Sono circondati da un'atmosfera misteriosa alimentata da antiche leggende. Già nel nome i Sibillini rievocano un mito: quello della Sibilla Cumana. Sotto la cima del Monte Sibilla si apriva, infatti, fino a qualche anno fa (prima che una frana andasse ad ostruirne l'ingresso) la grotta dove, secondo Virgilio, si recò Enea. E non è la sola leggenda che ha contribuito a creare un'aura di inquietudine intorno a questi luoghi. Nelle acque del lago di Pilato sarebbe morto, lì trasportato dai demoni, proprio il procuratore romano che lasciò crocifiggere Gesù.
Il territorio del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, 71.437 ettari aspri e selvaggi, è modellato da fenomeni carsici e glaciali, dove creste calcaree si alternano a vasti pianori e a gole strette e profonde scavate da acque cristalline.
Paesaggio e geologia
I Monti Sibillini sono un massiccio di rocce calcaree, nate sui bassi fondali di antichi mari caldi. L'area è stata modellata profondamente dai ghiacci del quaternario, la cui azione è ancor oggi riconoscibile nei circhi glaciali del Monte Vettore, del monte Bove, dell'alta valle dell'Ambro, della val di Tela e nelle valli sottostanti, dal tipico modellamento a "U". Le grandi pareti sono numerose: da quelle del Pizzo del Diavolo, che sovrasta il lago di Pilato, a quelle delle gole dell'Infernaccio. Il cuore del grande parco nazionale è costituito da vette che superano i 2000 metri, tra le quali spiccano il Vettore (la cima più alta con 2.476 m.s.l.m.) e il Monte Sibilla. Da questo imponente asse principale digradano un versante orientale, con valli strette e orientate a nord come quelle del Tenna e dell'Ambro, e uno occidentale, caratterizzato da tre particolari depressioni: il Piano Grande e il Piano Perduto, nei pressi di Castelluccio, e il Piano Piccolo, posto tra i monti Cappelletta e Gualdone. Un fattore che ha determinato la particolare morfologia del massiccio è il carsismo: un po' ovunque si trovano grotte e doline. L'acqua che viene assorbita dalle rocce calcaree ricompare a valle sotto forma di risorgive. Famose sono quelle di Norcia, che alimentano le uniche marcite dell'Italia peninsulare.
Animali e piante
Il patrimonio faunistico dei Sibillini è molto ricco e annovera uno straordinario numero di invertebrati, tra i quali spiccano oltre 700 specie di lepidotteri. Fra i mammiferi ricordiamo il gatto selvatico (Felis silvestris), l'istrice (Hystrix cristata), il lupo (Canis lupus) e il capriolo (Capreolus capreolus). Proprio a Campi è stato varato alla fine del 1997 un progetto pilota che ha comportato la recinzione di un'intera collina e l'immissione nell'area così delimitata di alcune coppie di caprioli che un tempo erano endemiche di questi territori. Gli animali sono del tutto liberi e non vengono alimentati artificialmente. Fra gli uccelli, l'Aquila reale, il gufo reale, il falco pellegrino, il piviere tortolino. La vipera dell'Orsini e quella comune rappresentano i rettili, mentre, per quanto riguarda gli invertebrati, si citano due rari endemismi: il coleottero Duvalius ruffoi, tipico del monte Vettore ed il chirocefalo del Marchesoni, un piccolo crostaceo che vive unicamente nelle acque del lago di Pilato. La vegetazione del Parco è tipicamente appenninica. Fino ai 1.000 metri prevale il bosco caducifoglio, mentre più in alto domina la faggeta. Oltre i 1.800 metri si estendono i pascoli, costellati di cespugli di ginepro nano. La flora dei Sibillini conta circa 1.800 specie tra cui il genepì dell'Appennino, la stella alpina dell'Appennino ed il giglio martagone.
Invito alla visita
Il parco offre molte possibilità escursionistiche al visitatore con itinerari sia di interesse naturalistico sia storico-culturale. Tutta l'area dei Monti Sibillini racchiude antichi centri che meritano una visita se non addirittura un viaggio: Castelluccio di Norcia, per esempio, uno dei più alti centri abitati permanentemente dell'Italia centrale, si erge a 1.452 m.s.l.m. sul colle che domina il Piano Grande. Le mete più classiche per l'escursionista sono la Valle del Lago di Pilato (quattro ore tra andata e ritorno, partendo dal suggestivo borgo di Foce), la cima del Monte Vettore (da Forca di Presta, quattro ore tra andata e ritorno) e lo splendido canyon dell'Infernaccio, che si raggiunge da Rubbiano. Un'altra suggestiva escurdione è rappresentata dalla salita al Monte Sibilla, partendo dal rifugio omonimo. Per chi ama la mountain bike o le lunghe passeggiate a piedi si raccomanda di percorrere il Piano Grande, una vastissima distesa erbosa completamente in pianura.
(Testo e foto tratti dalla rivista "Airone - supplemento "Parchi d'Italia" al n.174 ottobre 1995)