La storia Egizia - Secondo Periodo Intermedio

Poiché il corso del tempo non rivela soluzioni di continuità, solo qualche avvenimento importante o una serie di avvenimenti giustificano il fatto che un dato regno sia considerato l'inizio di una nuova era. Non si saprà mai perché Sebeknofru (o Sebeknofrura, come viene chiamata nei testi di data posteriore) sia stata considerata l'ultima sovrana della XII dinastia, ma il Canone di Torino, l'elenco dei re di Saqqara e Manetone sono tutti d'accordo su questo punto, mentre l'elenco di Abido salta a piè pari da Ammenemes IV al primo re della XVIII dinastia. Essendosi stabilita con una certa esattezza la data della fondazione della XVIII dinastia ad opera di Amosis I, dobbiamo accettare l'intervallo dal 1786 al 1567 a. C. come durata del II periodo intermedio, età ricca di problemi anche più astrusi di quelli del I.

Si può osservare che il disegno generale di queste due epoche oscure è più o meno lo stesso. Entrambe iniziano con un caotico susseguirsi d'insignificanti reggenti locali; in entrambe, le invasioni dalla Palestina gettano la loro ombra sul delta e anche sulla valle del Nilo; e per entrambe la salvezza giunge infine da una rude stirpe di principi tebani che, dopo aver soffocato i dissidi interni, scacciano lo straniero e aprono una nuova epoca di grande potenza e prosperità.

Secondo Manetone, la XIII dinastia era diospolita (tebana) e comprese sessanta re che regnarono complessivamente per 453 anni; la XIV dinastia conta a sua volta settantasei re originari di Xois, l'odierna Sakha al centro del delta, per complessivi 184 anni di regno o, secondo un'altra interpretazione, 484. Per quanto riguarda il periodo dalla XV alla XVII dinastia ci sono divergenze nelle opere di Eusebio e Sesto Africano, mentre dallo storico ebreo Giuseppe Flavio se ne ha un resoconto assai più semplice presentato come un estratto letterale dell'opera di Manetone. Esaminando i dati forniti da Sesto Africano si vede che la sua XV dinastia è costituita da sei monarchi stranieri, i cosiddetti re pastori o Hyksos, la cui dominazione durò 284 anni. Anche nella XVI dinastia si ritrovano i re pastori, trentadue di numero per un totale di 518 anni. Per finire, durante la XVII dinastia, re pastori e re tebani regnarono contemporaneamente in antagonismo, 43 per ciascuna stirpe e 151 anni complessivi. Addizionando queste cifre (e per la XIV dinastia attenendosi a quella minore), si ottengono 217 re per un periodo di 1590 anni, superiore di ben sette volte alla durata dello stesso periodo, accertata dalla data sotiaca fornita dal papiro di El-Lahun.

Il Canone di Torino, malgrado il suo stato frammentario, è una fonte d'inestimabile valore. Secondo la ricostruzione di Ibscher, i re, iniziando dalla XII dinastia e scendendo verso la XVIII, sono distribuiti su non meno di sei colonne che contengono ciascuna fino a trenta nomi. Sarebbe imprudente tuttavia desumerne che il manoscritto originario elencasse 180 re perché la decima e l'undicesima colonna sono in certo modo dubbie; qualcuno dei nomi qui citati, come pure quelli della nona colonna, hanno un'apparenza assai sospetta. Non più di una sessantina sono in uno stato di conservazione tale da essere leggibili e, fra questi, solo di in terzo si è potuto verificare l'autenticità in base a prove esterne. La cifra degli anni è conservata per ventinove di essi, in totale 153 anni trascurando le frazioni di mesi e giorni. Compresi in questa somma sono i regni di sei re ognuno dei quali supera i dieci anni di regno (in tutto 101 anni), ma l'interpretazione delle cifre non ha sempre l'attendibilità che si vorrebbe. Questo calcolo non lascia che 52 anni per gli altri ventitre re, con una media di poco più di due anni a testa. E' da notarsi che, nel raro caso in cui i monumenti sono datati, questa data si riferisce per lo più al primo, al secondo o al terzo anno di regno.

Nella storia egizia la lunga durata di un regno è indice sicuro della prosperità del paese, si può quindi inversamente dedurne che, durante il periodo corrispondente nel Canone di Torino alle dinastie XIII e XIV di Manetone, il paese attraversava anni turbolenti e confusi e i suoi sovrani si assassinavano a vicenda e si succedevano con estrema rapidità. Il Canone cita anche in due, se non in tre casi, periodi d'interregno, uno dei quali della durata di sei anni. Sempre nel Canone di Torino, immediatamente dopo una riga che può esser ricostruita cosi " [Capo di un paese straniero] Khamudy", ne segue un'altra che dice: "[Totale capi di] un paese straniero 6, uguale a 108 anni... " Si tratta ovviamente degli usurpatori stranieri citati da Sesto Africano in corrispondenza alle dinastie XV, XVI e XVII di Manetone. La frase appena citata porta a concludere che il Canone abbraccia dinastie diverse che regnarono contemporaneamente in diverse regioni dell'Egitto, anche se questo era ignoto al compilatore. Sottraendo infatti 108 anni ai 211 che si possono al massimo concedere per il II periodo intermedio, si trovano un centinaio di re ammassati in poco più di un secolo, cosa evidentemente assurda, tanto più tenendo conto dei sopra citati 108 anni assegnati a sei regni. Ne consegue che i 108 anni dei re Hyksos non possono esser sottratti in questo modo e devono riferirsi a una dominazione che interessò solo una qualche regione del delta.

L'alternativa più recente, accettata da tutti gli egittologi, è che il Canone comprendesse nel proprio elenco molti sovrani che regnarono nello stesso periodo ma presumibilmente in regioni del paese assai distanti l'una dall'altra. Ai dominatori Hyksos viene comunemente associata la XV dinastia. La XVI dinastia di Manetone pare interamente fittizia, e la XVII può servire solo per classificare i principi tebani in essa compresi. I Tebani che salvarono l'Egitto appartenevano a una famiglia strettamente unita nella quale le donne ebbero una parte straordinariamente importante, fosse per il fascino personale o perché considerate veicoli del sangue regale.


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