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Le Nuove Forme di Internazionalizzazione (NFI)

Le Nuove Forme di Internazionalizzazione (NFI) vengono definite, per la prima volta, da Oman C. come Nuove Forme di Investimento all'estero.

Il termine "nuove" è in contrapposizione alla forma classica di esportazione e di investimento diretto all'estero (IDE).

A partire dagli anni '80, si sono evoluti nuovi generi di collaborazione tra imprese che rappresentano sempre più il modo di "crescere" di un'impresa, attraverso la collaborazione esterna, piuttosto che la crescita interna.

Le nuove forme organizzative sostituiscono la tradizionale dicotomia williamsoniana tra make or buy.

Il make together è oggi la nuova forma organizzativa industriale al tempo stesso più efficiente ed efficace per affrontare la crescente dinamica dei mercati.

Allo stesso tempo l'evoluzione del fenomeno di internazionalizzazione delle economie ha spinto le imprese a ricorrere a meccanismi di difesa e gestione della concorrenza, non solo a livello nazionale, ma anche e soprattutto, a livello internazionale.
 
Tabella 1 - Vecchie e nuove forme di internazionalizzazione

Vecchie forme di internazionalizzazione 

"MAKE"
organizzazione interna
(IDE)
or
"BUY"
ricorso a transazioni sul mercato
(ESPORTAZIONI)
 
Nuove forme di internazionalizzazione
"MAKE TOGETHER"

sviluppo di accordi cooperativi tra imprese 

(FORME INTERMEDIE) 

equity agreements 

(accordi simmetrici): 

 partecipazioni di minoranza al capitale 

 consorzi 

 joint venture 

non equity agreements 

(accordi asimmetrici): 

 licenze 

 accordi di fornitura 

 sub-fornitura 

 accordi commerciali 

 franchising 

 forniture chiavi in mano 

 cessioni di assistenza 

Fonte: Sanguigni V. (1995)

Le NFI possono essere classificate da un punto di vista giuridico a seconda che siano basate su equity agreement, che implica una partecipazione azionaria al capitale, o non equity agreement, che comporta un accordo contrattuale tra imprese per lo svolgimento di attività in comune o per particolari forme di assistenza tecnico-produttiva.

1) Per Momigliano e Balcet le "nuove forme" possono essere raggruppate in tre tipologie, in cui si tiene conto di talune differenze giuridiche, ma si dà un peso prevalente al contenuto e alle finalità economiche:

"joint venture a partecipazione minoritaria": si caratterizzano per modalità di contributo al capitale di rischio, che vincolano più strettamente, rispetto ad altre soluzioni, l'investitore estero ai risultati economici dell'attività produttiva oltre frontiera. Le forme contrattuali si distinguono in operative, che hanno per oggetto l'esecuzione di più prestazioni frazionate tra i partecipanti e funzionali a un investimento cui i co-venturers partecipano direttamente; strumentali, che hanno per oggetto il coordinamento dell'attività di più imprese per la stipulazione di un contratto relativo a un'opera complessa e richiedente l'intervento di imprese specializzate in diversi settori.

"I subappalti ed i decentramenti produttivi internazionali extragruppo": costituiscono una prima forma di coinvolgimento estero indotta da opportunità di disintegrazione verticale delle fasi del ciclo produttivo e dall'affidamento di una parte di esse (in genere quelle più labour intensive) ad imprese localizzate in paesi a basso costo del lavoro. Questa situazione si verificherà qualora esse siano accompagnate da clausole tali da consentire, all'impresa multinazionale, la ricostituzione di una integrazione verticale su scala internazionale e pertanto, la conservazione sull'intero ciclo di un certo grado di potere di controllo tecnologico.
Tali forme sono divenute assai più frequenti soprattutto in alcuni New Industrial Countries (NIC) asiatici e latino americani. La soluzione giuridica adottata può variare, dagli accordi di buy-back e di production sharing (sperimentati nella ricerca petrolifera e nella cooperazione industriale est-ovest) sino a clausole di assistenza tecnica manageriale e procedure di quality control da parte dell'impresa appaltante.

"Altri accordi di cooperazione industriale internazionale tra imprese": si possono includere in essi diversi possibili "pacchetti" contrattuali non equity, che configurano rapporti di collaborazione tra imprese di paesi a diverso grado di sviluppo, prolungati nel tempo e prevalentemente orientati a servire il mercato interno del paese di destinazione.
Possiamo includere in tale categoria le forniture di interi complessi produttivi "chiavi in mano" o "prodotto in mano", integrate da accordi di assistenza tecnica e di formazione del personale, o da contratti di management e di franchising.

In ognuna delle tre categorie sopra indicate può rientrare, diversamente combinata nel contratto, la vecchia forma della cessione di licenze e brevetti.

2) Altra interessante classificazione delle forme di internazionalizzazione è quella proposta da Capello e Pompili.

La tesi di questi si fonda sulla constatazione che, a partire dal secondo dopoguerra, il commercio internazionale si è caratterizzato per un nuovo oggetto di scambio, diverso dai beni fisici e dai fattori produttivi: l'informazione.

Così gli accordi di cooperazione, che vengono considerati nuove forme di internazionalizzazione nella tabella 1, vengono definiti attraverso un'analisi dell'oggetto, trasferito attraverso gli scambi internazionali.

Se tale oggetto è fisico ci troviamo di fronte a semplici scambi di commercio internazionale, che possono essere suddivisi, a seconda delle loro caratteristiche, in interni, od esterni oppure, qualora l'oggetto sia l'informazione (conoscenza o diritti di proprietà) le forme di internazionalizzazione cambiano assumendo l'aspetto della costituzione o di un'impresa multinazionale insieme a consociate produttive, se la relazione è interna, o di accordi di cooperazione con imprese estere, se la relazione è esterna .

Le differenti tipologie delle forme di internazionalizzazione possono essere classificate, sia sulla base del tipo di relazioni vigenti (interne od esterne alle imprese), oppure in base agli oggetti trasferiti internazionalmente (beni e fattori produttivi o conoscenza e diritti di proprietà).
 
 
 
 
Tabella 2 - Tipologia delle forme di internazionalizzazione
Flussi
Merci
Conoscenza
Relazioni
Interna
Consociate commerciali IDE (consociate produttive) 
Esterna
Licenze commerciali 

 ad agenti esteri 

Accordi di cooperazione 

 (licenze produttive Accordi R&S) 

Fonte: Capello, Pompili (1993)
 

Gli accordi di cooperazione commerciale sono parte dei tradizionali scambi di commercio internazionale, mentre il network della impresa transnazionale, è caratterizzato da accordi di produzione, di ricerca e strategici.
 


Figura 1- Configurazione organizzativa del modello "home based" e del modello "transnazionale"
figura 1

Fonte: Parente R. (1992)
 

Sempre per Capello e Pompili la distinzione tra conoscenza e proprietà è utile per individuare simmetrie (equity) ed asimmetrie (non equity) negli accordi.

Il diritto di proprietà sulla tecnologia, la cui natura è di bene privato, può essere scambiato sulla base di un accordo asimmetrico (come le licenze di produzione), a seconda delle caratteristiche del mercato di destinazione.

Minori sono l'ampiezza della domanda e la concentrazione dell'offerta nel mercato di destinazione, più gli accordi di cooperazione asimmetrici saranno in favore del detentore dei diritti di proprietà.

Al contrario la conoscenza, tipico club good, è difficilmente scambiabile, sulla base di accordi asimmetrici, dal momento che il possesso dell'oggetto scambiato è irreversibile una volta che sia condiviso dalle parti.

Per di più, in un'ottica dinamica, l'accumulazione di conoscenza, è più rapida in un regime di cooperazione.

Inoltre, negli accordi di R&S (ricerca e sviluppo) l'approccio simmetrico sarà ancora più frequente, dal momento che spesso tali accordi sono stipulati tra imprese e istituzioni senza fini di lucro, ossia tra organizzazioni i cui obiettivi non sono direttamente in concorrenza.



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