L'antica strada COMO NOVARA

Lo studio della viabilità antica può presentare diverse difficoltà a seconda dell'itinerario scelto. Spesso una strada è ancora in uso, quindi la sua individuazione non lascia dubbi e viene spesso avvalorata dalla presenza di elementi architettonici e storici, dalla toponomastica o altro. Altre volte non restano riscontri storici o particolari segnali oppure la strada pur essendo ancora in parte utilizzata fa parte di una ragnatela di percorsi talmente fitta da rendere quasi impossibile il suo riconoscimento pur avendo la certezza della sua esistenza.

La Como Novara è proprio un esempio di questo tipo: tutti gli studiosi di storia antica e medioevale ne parlano con certezza, ma la sua localizzazione è rimasta sempre contraddittoria.

Il primo motivo è certamente legato al fatto che, come vedremo, questa strada, come tutte le strade antiche di rispetto, aveva parecchie varianti, alcune delle quali utilizzate contemporaneamente, altre in periodi differenti. Tutte queste varianti, tre secondo il mio studio, sono in buona parte percorribili tuttora in autovettura essendo asfaltate e, con altre strade e autostrade più o meno importanti, portano da Como a Novara confondendosi non poco con gli itinerari più recenti.

Il secondo motivo per cui questa strada è individuabile con difficoltà è la mancanza di riscontri storici quali letteratura di viaggio, scritture catastali o mappe. Vari, anche se non sempre facilmente riconoscibili, sono gli elementi architettonici quali ospizi, chiese o monasteri, dedicazioni, castelli ecc.

L'area di cui mi sono interessato in modo più approfondito riguarda la parte del Contado del Seprio compresa nell'attuale provincia di Varese: in questa zona, come vedremo, la Como Novara conserva ancora molti suoi segreti e molti suoi gioielli.

Castelseprio, come dicono gli storici, venne fortificato dai Romani nel IV sec. d.C. in quanto punto nodale per le comunicazioni tra Como, Milano, Varese, Novara. Nel 1287 venne distrutto e raso al suolo da Ottone Visconti. Iniziò così la decadenza strategica del castrum ed il bosco si impadronì del territorio.

Sembra un buon punto fisso per la Como Novara, ma, se attraverso il bosco cerchiamo di ritrovare qualche traccia significativa di questa strada non otterremo risultati di interesse.

Castelseprio, infatti, era all'epoca il centro più importante del Contado del Seprio. Per cancellarne la memoria non bastava distruggere tutte le costruzioni era anche necessario demolire anche le strade che vi giungevano. La Como Novara la strada che, come vedremo, collegava altri importanti centri del Contado stesso, venne spostata più a Sud su un percorso forse già esistente ma fino ad allora non altrettanto importante. Questo spostamento vide anche diminuire l'importanza dei centri che attraversava in origine, mentre altri ne trassero vantaggio. Come per la via Emilia che venne spostata più a Est a seguito della distruzione di Lodi Vecchio anche qui, dopo la distruzione di Castelseprio, la Storia cominciava a passare per altre località.

Studiando a fondo il territorio incontriamo altro punto fisso forse più misterioso del precedente in quanto in quest'area non c'è un parco archeologico come a Castelseprio, ma solo poche rovine dimenticate in una boscaglia disordinata e, nel borgo, parti della cinta muraria e di due torri: Castelnovate. Si dice che il borgo, forse la Città della Binda, fosse sede di zecca nel VIII sec. e che in epoca medioevale contasse ben sette chiese! Era un importante punto di controllo di un facile guado sul Ticino. L'attraversamento, su una struttura militare predisposta durante l'ultima guerra, era accessibile alle autovetture fino a qualche decina di anni addietro. Ora resta una stretta strada asfaltata che scende fino al fiume.

Da qui, il più alto punto di osservazione sulla valle del Ticino situato di fronte alla collina di Oleggio ed alla strada che collegava Arona con Novara, da questo punto proveremo a seguire (nel senso opposto) un itinerario della Como Novara.

La scelta dipende soprattutto dall'orientamento dei monumenti che incontreremo lungo il percorso: le chiese, gli altari, essendo orientati con la porta d'ingresso verso ovest, si presentano meglio a chi proviene da questa direzione. I castelli stessi, posti su alture, si scorgono così in tutta la loro imponenza.

L'itinerario descritto, forse il più antico, toccherà in ordine le seguenti località: Somma Lombardo, Mezzana, Arsago Seprio, Besnate, Ierago, Solbiate Monte, Carnago, Castelseprio, Torba, Venegono Superiore, Binago, Olgiate Comasco.

Il secondo itinerario, in termini temporali, parte sempre da Castelnovate, raggiunge Gallarate, Cassano Magnago, Bolladello, Peveranza (Cairate), Lonate Ceppino, Venegono Inferiore per ricongiungersi con il primo tracciato a Binago.

Il terzo, forse coevo del precedente, attraversa il Ticino più a sud, vicino a Turbigo lungo l'allineamento Cameri-Nosate. Passa poi per Lonate Pozzolo, Ferno, Cardano quindi ancora per Gallarate, Cassano, Cairate, Lonate Ceppino, Tradate, Castelnuovo Bozzente, Olgiate Comasco.

La località di Cairate, sede di un monastero di origine Longobarda, è citata solo nel terzo itinerario. Trovandosi però a pochi chilometri da Castelseprio e vicino a Peveranza, resta, durante tutta la lunga vita di questa arteria, un punto di riferimento di notevole importanza.

L'ITINERARIO

Castelnovate. La località, sita nel comune di Vizzola, si trova su una collina situata in una stretta ansa del Ticino. La sua posizione naturale è stata determinante nella scelta dell'area come luogo adatto all'osservazione ed al controllo di una vasta area oltre che di un comodo attraversamento del Ticino. Il superamento del fiume fu possibile fino agli anni Cinquanta quando l'ultima struttura fissa, un ponte militare della seconda guerra mondiale, venne demolita.

A testimoniare l'importanza di Castenovate restano le rovine del Castrum del V-VII secolo, costruito con grossi ciottoli e la stessa tecnica usata a Castelseprio. Fuori terra restano purtroppo solo i resti di due torri completamente dimenticati e perduti fra una vegetazione di infestanti in prossimità del cimitero e di una disordinata piazzola per rifiuti. Quest'area, aspettando di essere valorizzata, nasconde forse ancora molte sorprese. Sono già state scoperte, infatti, due are votive dedicate a Giove, di cui una, ancora visibile in luogo vicino alla parrocchiale di S. Stefano, reca inciso il motivo del sole raggiato (simile al sole delle Alpi). Ritrovate anche tombe di epoca longobarda con corredo di un guerriero ed altri interessanti reperti ora conservati in vari musei lombardi. Della zecca Flavia Novate (con probabilità l'antico nome di Castelnovate) vennero recuperate nel ripostiglio monetale di Mezzomerico (Novara) alcune monete auree del periodo di Desiderio. All'interno del paese, che contava in epoca medioevale ben sette chiese dedicate a S. Alessandro, S. Antonio, S. Eusebio, S. Giovanni Battista, S. Naborre, S. Stefano, S. Vittore, resta solo una casa torre, ben conservata, inserita in costruzioni di sapore medioevale.

Somma è toponimo di origine latina, in quanto sta ad indicare il punto più alto dell'antica strada romana che collegava Milano al Lago Maggiore, arteria che nel XIV secolo fu detta "strada de Ro" e in quello successivo "Via Ducale".

Proprio lungo tale strada venne scoperta nel 1949 una necropoli romana del II secolo d.C.; negli stesso periodo ed in anni più recenti sono stati rinvenuti nel territorio comunale un sepolcreto romano di cremati con ricchi corredi tombali, numerose lapidi votive e funerarie, un'altra necropoli a Mezzana Superiore.

Dopo la donazione del territorio sommese da parte dell'abate Venerio di S. Gallo a Guidone Visconti (1141), si ha notizia della costruzione nel 1188, per opera di Alberto da Somma, dell'ospizio per i pellegrini di Monte Sordo allo Strona sito a lato della antica strada che congiungeva Milano con Sesto Calende. Qui nel XIII secolo esisteva anche una chiesa dedicata a S. Nazaro.

Ad attestare l'importanza del dominio visconteo nei secoli è l'imponente castello che si presenta oggi come un considerevole complesso di strutture databili dal XIV al XIX secolo. (E' visitabile il sabato e la domenica in primavera-estate).Trasformato da struttura difensiva in fastosa residenza, conserva, negli ambienti interni, sale con affreschi del XVI- XVII secolo.

Anche la chiesa prepositurale di S. Agnese venne costruita dai Visconti verso la fine del XII secolo, davanti al loro castello. Demolita nel 1448 dai fratelli Francesco e Guido perché impediva l'ampliamento della loro dimora, fu immediatamente ricostruita e ristrutturata dagli stessi Visconti nel 1645 su disegno dall'architetto Francesco Maria Richini.

Alla chiesa, posta sul Sempione, si giunge seguendo il tracciato della Comum Novaria che divide in due Somma come un lungo solco. Sulle pareti della strada possiamo notare alcune rappresentazioni della Madonna poste a livello del primo piano.

Mezzana, oggi frazione di Somma Lombardo, ma un tempo importante borgo con almeno tre chiese. Al XIII secolo risalgono i primi dati storici sulla chiesa di S. Stefano a Mezzana, elevata a collegiata. Ricostruita intorno al 1450 da Francesco Visconti ha subito, nei secoli, parecchi restauri; all'interno racchiude due grandiosi affreschi ai lati dell'altare maggiore ed un pregevole trittico del XV secolo. Nel centro storico la chiesa trecentesca di S. Antonio, utilizzata fino dai tempi di S. Carlo Borromeo come scuola di dottrina cristiana e come luogo di ritrovo della confraternita del SS. Sacramento.

Fuori Mezzana, in piena campagna, sorge il Santuario della Madonna della Ghianda, dal nome del frutto della pianta sulla quale, secondo la tradizione, verso il1260, apparve la Madonna ad una giovane sordomuta. La primitiva chiesetta, i cui muri perimetrali vennero alla luce nel 1936, fu inglobata nel successivo santuario progettato, per volere del cardinale Borromeo, dall'architetto Pellegrino Tibaldi. Intatta è rimasta l'originale piccola abside con un prezioso dipinto di Michelino da Besozzo (XIV-XV secolo).

Arsago Seprio. Questa località fu, in età romana, sede di un importante presidio militare di controllo sulla strada che metteva in comunicazione Milano con il Lago Maggiore. In età longobarda divenne capoluogo di un territorio che comprendeva l'attuale Varesotto e i cui confini superavano di molto gli attuali. Vi si insediò una famiglia di arimanni che ha lasciato una necropoli ricca di testimonianze. Compreso nel Comitato del Seprio, Arsago passò nel 1129 nelle mani dei Visconti alla cui famiglia è appartenuto sino al XVIII secolo.

Sulla collina che sorge al centro dell'abitato restano i ruderi di una torre quadrangolare, forse appartenenti ad un antico castello visconteo. Il palazzo sito nelle vicinanze fu abitato dai Visconti di Arsago e, fino al Settecento, chiamato "castello".

Rispetto al centro dell'abitato, in posizione isolata lungo una antico itinerario, sorge l'oratorio dei Santi Cosma e Damiano che risale al XII secolo; probabilmente però si trattava di una cappella eretta da qualche famiglia longobarda o franca, usata come mausoleo. Ad unica aula, la chiesa è stata più volte ristrutturata. Ben conservata è l'abside con una cornice di archetti sorretti da lesene.

Il complesso monumentale di maggiore rilevanza, che accoglie chi proviene da Mezzana, è quello che comprende la Chiesa parrocchiale di S. Vittore e l'attiguo battistero di S. Giovanni. La chiesa romanica, edificata forse sul luogo di un preesistente edificio risalente all'epoca longobarda, è costruita con blocchi irregolari di pietra in cui compaiono materiali di recupero da costruzioni precedenti. L'interno a capanna, con tre navate, è stato ampiamente rimaneggiato nei secoli. Le colonne si alternano ai pilastri, le capriate sono in legno a vista e, sui fianchi della navata maggiore, vi sono delle monofore.

Il campanile, coevo alla chiesa, presenta fasce angolari ed archetti che ne separano i quattro piani. Quando la sua cella campanaria venne murata nel 1872, le campane vennero poste all'aperto, su un terrazzo superiore.

Accanto alla chiesa, è situato il Battistero di S. Giovanni, edificato probabilmente nella prima metà del XII secolo. Costruito con blocchi squadrati, ha una base ottagonale sormontata da un tiburio percorso da arcatelle di cui una poggiante su un'ara romana. La parte superiore, il matroneo, a cui si può accedere, è coperta da una volta a crociera. Nell'interno i capitelli raffigurano animali e simboli medioevali; al centro si trova la vasca battesimale ottagonale.

Prima di uscire da Arsago, alla ns. sinistra su una collinetta, la chiesa di S. Maria in Monticello di origine altomedioevale.

Proseguiamo alla volta di Besnate, nota per la presenza della palude Lagozza in cui furono rinvenuti resti di un insediamento palafitticolo risalente a circa cinquemila anni or sono. Entrando in paese, alla ns. sinistra, un altare affrescato con la Madonna e S. Rocco in abiti da pellegrino con la conchiglia, simbolo del pellegrinaggio a S. Giacomo di Galizia. Poco oltre il castello di notevoli proporzioni. Fu eretto dai Visconti; oggi è solo in parte ristrutturato e trasformato in condominio di lusso. Si trova sulla cima della collina assieme al centro storico, alla chiesa cinquecentesca di S. Maria in Castello ed alla chiesa di S. Martino, interessante e ricca di opere d'arte, di fondazione precedente all'anno Mille. Più volte rimaneggiata, conserva nel suo interno alcune tele cinquecentesche di notevole valore. Tipico esempio di artigianato del Seicento sono la cantoria e l'organo coi puttini musicanti. All'esterno resta la torre campanaria in pietra a vista di epoca medioevale.

Nella frazione Buzzano vi era il Santuario della Divina Grazia di cui si ha notizia sin dal 1400, ma ormai pressochè distrutto. Pare che la chiesa, con l'annessa foresteria, costruita dai benedettini sullo scorcio del IX secolo, sia servita nel Seicento per ospitare i fedeli che si recavano in pellegrinaggio a Santa Maria del Monte sopra Varese.

Jerago. Il paese sorge su una collina prima della valle dell'Arno. Ci accoglie il notevole castello ricostruito nelle forme attuali dai Visconti sui resti di una costruzione militare altomedioevale. Conservato in modo esemplare, è ora proprietà privata così come l'adiacente chiesetta di S. Giacomo, romanica, costruita in pietra a vista con piccolo atrio coperto adatto al riparo dei viandanti. All'interno, l'abside è ornata con chiari affreschi rappresentanti gli apostoli; nella parte superiore restano tracce di un Cristo in mandorla. Nel corso di recenti restauri, nell'abside sono emersi affreschi antecedenti, forse risalenti al IX secolo. Da segnalare anche la pregevole immagine di S. Giacomo, sulla parete Nord, ed una scena in cui appare rappresentata la sua decollazione sulla parete opposta. Percorrendo la strada, alle soglie dell'abitato incontriamo un'edicola raffigurante S. Rocco, la Madonna e S.Antonio.

Si scende nella valle dell'Arno, ora percorsa dall'autostrada Milano-Varese, per poi risalire verso Solbiate Monte. Le vicende del paese, che comprendeva i due centri di Solbiate Arno e Solbiate Monte, furono direttamente collegate a quelle del Contado del Seprio. Di questa località si comincia a parlare solo nell'Alto Medioevo, quando viene indicato con Besnate, sede di una corte che aveva giurisdizione su tutto il territorio circostante, da Somma Lombardo sino a Castelseprio. La tradizione vuole che vi abbia dormito il Barbarossa dopo la sconfitta di Legnano del 1176.

La località di Solbiate Monte è particolarmente interessante perché vi si trova la romanica chiesetta di S. Agata, posta in posizione dominante rispetto agli altri fabbricati. Nell'interno l'abside è decorata da preziosi affreschi del XIV -XV secolo in cui risaltano Cristo in mandorla e la Crocifissione attorniata dalle figure degli Apostoli su cui risultano incisi numerosi graffiti.

Carnago , la località che segue: è il luogo dove fu trasferita la pieve dopo la distruzione di Castelseprio.

Oggi, di notevole interesse è la chiesa prepositurale di S. Martino in cui sono custoditi pregevoli affreschi ed importanti arredi. Da segnalare, nella sacrestia, la presenza di un affresco quattro-cinquecentesco proveniente dalla chiesa di S. Maria di Castelseprio. All'incrocio della Comum- Novaria, ( via Garibaldi) con la vecchia strada Gallarate - Varese (via Italia), troviamo la chiesa di S.Rocco costruita in forme tardo-rinascimentali sulle rovine di una costruzione, forse una torre, più antica. Questo complesso sorge su una collina, in una posizione di controllo delle due importanti arterie medioevali.

Si arrivava al Castrum Sibrium in prossimità della guardiania del Parco Archeologico attraverso un percorso agevole attraverso il bosco dopo aver superato il torrente Tenore in prossimità dell'antico ponte distrutto dalla disastrosa alluvione del 1995.

Il centro fortificato di Sibrium fu costruito verso la fine del III secolo dai Romani in una posizione strategica, sulla sommità di un colle da cui era possibile il controllo di un tratto del fiume Olona e della strada che stiamo studiando. Era ben collegato con Milano, attraverso Cairate, e Varese, attraverso Carnago. Per molti secoli fu un avamposto militare di grande importanza: assediato e conquistato dai Goti, poi dai Bizantini e dai Longobardi, divenne in epoca franca sede del Comitato di Sibrium. Rimasto nelle mani dei Torriani quando Milano passò ai Visconti, nel 1287 fu assalito e distrutto dalle forze viscontee. Le sue mura furono abbattute e, sul suo territorio, in segno di maledizione, fu versato il sale. Anche l'Arcivescovo scagliò l'anatema su chiunque avesse voluto riportarla in vita. Fu allora che gli abitanti superstiti si trasferirono a Carnago o in pianura dando origine all'attuale Castelseprio.

Della antica cittadella ora sono rimaste solo le tracce conservate in un suggestivo Parco Archeologico protetto da una fitta vegetazione. Gli scavi archeologici, intrapresi a partire dagli anni Cinquanta, hanno riportato alla luce resti della lunga cerchia muraria e delle torri, parte della basilica di S. Giovanni Evangelista, un battistero con due vasche battesimali. All'esterno del Battistero, dietro l'abside di S. Giovanni, era ubicato il cimitero dove sono ancora visibili due lastre tombali del IX secolo.

Sempre nel castrum rimangono i resti di una cisterna, di una canonica del XIII secolo, della chiesa di S. Paolo e di un piccolo convento tardo-medioevale.

Poco distante dal perimetro del castrum sorge la chiesa di S. Maria foris portas che gli studi più recenti ritengono costruita tra il VII e il IX secolo, epoca a cui risalirebbe il prezioso ciclo di affreschi dell'abside principale. Le scene rappresentate si svolgono su due registri sovrapposti e narrano episodi della vita di Maria e dell'infanzia di Cristo, ispirandosi ai Vangeli Apocrifi diffusi in Oriente. Una fascia rossa delimita le scene dallo zoccolo affrescato a velari.

Da una valletta laterale si poteva scendere verso l'Olona. Questa strada (vedi la planimetria allegata), ancora facilmente percorribile fino a qualche anno fa, è ora in parte franata ed ostruita da grossi tronchi di alberi. Era carrabile, aveva una pendenza costante del 10% e larghezza fino a due metri. Ancora percorribile con qualche rischio il ripido sentiero che scende direttamente verso il Monastero di Torba . Costituito da un'alta torre ed altri edifici collegati con mura alle fortificazioni di Castelseprio è un gioiello di architettura medioevale noto a tutti.. La strada, attraverso una porta ora non più esistente, usciva dal Castrum, e proseguiva verso nord fino al piccolo cimitero di Gornate .

In epoca tardo longobarda e carolingia, Torba perse la sua caratteristica primaria di difesa ed in essa si insediò un cenobio di monache benedettine. Dopo la distruzione di Castelseprio per opera dei Visconti nel 1287, continuò la sua funzione monastica fino al 1481, anno in cui le religiose si trasferirono a Tradate. Utilizzata per anni a scopo agricolo, il il complesso è stato restaurato ad opera del FAI (Fondo Ambiente Italiano) di cui oggi è proprietà.

La costruzione più antica è la torre risalente al V secolo, situata in posizione dominante sul fondovalle. I graffiti e il prezioso ciclo di affreschi di carattere religioso, forse del VIII secolo, attestano la sua trasformazione in oratorio e capitolo del cenobio monastico. L'antico convento si trovava dove ora sorge la cascina, assai rimaneggiata nel passaggio da monastero ad edificio rurale.

Appartiene al complesso conventuale anche la Chiesa di S. Maria, giunta a noi pressoché intatta. L'elemento più antico è il campanile che affiancava una cappella costruita nel VIII- IX secolo e andata distrutta quando fu eretta nel XI secolo l'attuale chiesa romanica. Durante i lavori di scavo sono comparsi anche resti di un edificio religioso del VII-VIII secolo caratterizzato dalla presenza di una cripta.

La strada proseguiva verso S. Pancrazio, ove si attraversava l'Olona nel punto più favorevole per risalirne la valle con una pendenza accettabile ed in piena sicurazza. Del percorso originale restano alcuni tratti, il primo da Torba al cimitero di Gornate è completamente nascosto fra la vegetazione, il secondo, riconoscibile dai muri di sostegno della vecchia strada, è ancora percorribile poco dopo il nuovo ponte.

Attraverso la località di Somadeo, frazione a sud dell'abitato di Castiglione si attraversa la strada Milano Varese, quindi, a sinistra, si passa nelle vicinanze della Chiesa di S. Pietro con annessi gli edifici di un antico monastero di monaci Agostiniani poi passato alle monache Romite Ambrosiane. L'interno, lungo e stretto è ricoperto da vari strati di pittura e quindi non presenta segni di affresco. Dietro l'altare, al di sotto del quale pare fosse ubicato il forno del convento, è visibile un bassorilievo in pietra raffigurante una Madonna con bambino.

La costruzione si trova su una collina, in posizione dominante: è probabile che, anticamente, fosse un luogo di sosta o di riparo. Ora la chiesetta è difficilmente raggiungibile, chiusa da varie villette e conosciuta solo dagli abitanti della omonima frazione.

Venegono Superiore

Si arriva a Venegono accolti dalla vista della collina su cui sorge l'imponente castello costruito nel X secolo. Sull'area doveva sorgere una torre di vedetta inserita nel sistema difensivo del Sibrium. Soltanto nell'anno 1200, però, in un inventario di beni posseduti dal monastero di S. Ambrogio, si parla espressamente del villaggio di Venegono Superiore sorto attorno al suo castello.

Sotto la collina incontriamo il santuario cinquecentesco di S. Maria al Castello o alla fontana con un affresco sulla facciata raffigurante S. Cristoforo. Il Santo, il cui nome letteralmente significa "portatore di Cristo", era particolarmente caro ai viandanti che lo consideravano un loro protettore. La tradizione vuole infatti che, chi vedesse la sua immagine, raffigurata soprattutto in prossimità dell'attraversamento di un corso d'acqua, per quel giorno fosse certo di non morire di morte improvvisa. Forse per questo la sua figura grandeggia spesso non solo all'interno delle chiese ma anche sulle pareti esterne o sui campanili ben visibili dalle strade più frequentate.

La chiesetta di S. Martino, posta al centro del cimitero e rimaneggiata nella sua parte absidale, è più antica. La sua fondazione risale probabilmente all'inizio del XII secolo; interessanti affreschi con S. Cristoforo, la Madonna , S. Antonio Abate sono stati restaurati recentemente. Sorta come chiesa campestre divenne in seguito parrocchiale per Venegono Superiore ed Inferiore fino alla metà del 1400.

Al XV secolo risale invece la prima edificazione della chiesa di S. Caterina d'Alessandria e l'attuale parrocchiale di S.. Giorgio, riedificata da S. Carlo e rimaneggiata nel nostro secolo.

Lasciato Venegono Superiore, attraverso la fitta pineta di Piambello, entriamo nel territorio Comasco per raggiungere Como seguendo il tracciato dell'odierna viabilità Varese Como.

Affresco nel monastero di Torba.

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Dario Monti

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