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INDICE DELLE GALLERIE
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il tarocco e altre carte antiche
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I TAROCCHI DEI VISCONTI
BRERA-BRAMBILLA VISCONTI
CARY-YALE VISCONTI
PIERPONT-MORGAN BERGAMO VISCONTI-SFORZA

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INDICE DELLE GALLERIE

pagina I
tarocchi
classici
pagina II
tarocchi
regionali
pagina III
l'ordinamento
dei trionfi
pagina IV
moderni &
di fantasia
pagina V
ilMulûk
wa-Nuwwâb
pagina VII
il tarocco
di Marsiglia
pagina VIII
il Tarot
de Paris
pagina IX
il tarocco
di Viéville
pagina X
le
Minchiate
pagina XI
il tarocchino
di Mitelli
pagina XII
il tarocco
di Mantegna
pagina XIII
il
Hofämsterspiel
pagina XIV
il mazzo di
Jost Amman
pagina XV
il mazzo moresco
Italia 2


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· II parte ·

LE FAMIGLIE E LE CARTE
Come già accennato, il mazzo Cary-Yale si ritiene essere correlato all'ultimo duca dei Visconti, Filippo Maria, mentre quello Pierpont-Morgan è forse collegato al suo successore, Francesco Sforza.
Un documento datato 1450 riporta la richiesta fatta da quest'ultimo di doe para de carte da triumphi (cioè "due paia di mazzi da trionfi"), rivelando che il gioco del tarocco, o "trionfi", era presso la corte un passatempo certamente praticato.

In tutti i mazzi viscontei si trovano diversi emblemi di famiglia sotto forma di motivi decorativi o di temi per lo sfondo, e in alcuni particolari delle illustrazioni. È soprattutto rappresentata la famiglia Visconti, tanto nei trionfi quanto nelle figure. Nei mazzi più tardi compaiono anche gli stemmi di famiglia degli Sforza, ma meno numerosi e in un più ridotto numero di soggetti.
Alcuni di quelli viscontei sono i seguenti:


l'aquila imperiale

la corona ducale

il motto di famiglia

il sole
Il più famoso di tutti, però, era il biscione che divora una figura umana, mostrato nella I parte, un elemento che ancora oggi si ritrova nello stemma civico di Milano e, ovviamente, anche nelle carte da gioco regionali ivi usate, le Lombarde (si veda la galleria italiana per maggiori dettagli).


i tre anelli
Appartenendo alla nobiltà minore, gli Sforza avevano meno stemmi: tre anelli che si intrecciano e una fontana di forma esagonale sono quelli che compaiono più spesso nel mazzo Pierpont-Morgan, tanto come particolari che come motivo per lo sfondo. In un minor numero di carte appare anche il leone veneziano di S.Marco (un ricordo dei giorni in cui Francesco combatteva per Venezia).
Dopo aver conquistato il Ducato di Milano, però, gli Sforza ebbero diritto ad usare anche alcuni emblemi dei Visconti, quali l'aquila imperiale e il biscione.

Fra i tarocchi cosiddetti minori del "gruppo Visconti", alcuni hanno una carta aggiuntiva, che raffigura lo stemma di famiglia come soggetto principale: forse questa carta non era usata nel gioco, ma era semplicemente in onore del proprietario del mazzo.

il leone di Venezia


CHI DIPINSE LE CARTE?



interessanti somiglianze
fra l'allegoria della Fede, dal mazzo CYV, e un disegno di un esponente dei Zavattari (a sinistra)

Poiché il nome del pittore (o pittori) che decorarono questi tarocchi non appare in alcun documento, né le carte recano firme o iniziali, l'attribuzione è stata fatta sulla base delle somiglianze fra le loro illustrazioni ed altre opere coeve, quali disegni, incisioni, dipinti, affreschi, ecc., il cui autore è certo.
La lista dei nomi potenziali include Bonifacio Bembo, Antonio Cicognara, Marziano da Tortona, la famiglia Zavattari (in particolare Francesco Zavattari), i quali nel XV secolo erano attivi in Lombardia.

Al momento, la maggior parte degli studiosi ritiene che Bonifacio Bembo abbia dipinto entrambi i mazzi.
L'artista nacque a Brescia verso il 1420, ed operò in diverse città lombarde fino al 1477, anno in cui entrò stabilmente alla corte degli Sforza come pittore. Fra le sue altre opere, in una chiesa presso Cremona ritrasse Francesco Sforza e sua moglie Bianca Maria Visconti in un affresco datato 1450 circa: la nobile coppia era davvero fra i soggetti con cui questo autore si era cimentato.

illustrazione di Bonifacio Bembo dal "Lancillotto del Lago"
Le immagini in alto e a destra mostrano un raffronto fra un disegno di Bembo e due dettagli provenienti rispettivamente dal mazzo Cary-Yale Visconti (particolare da gli Amanti) e dal mazzo Pierpont-Morgan (il motivo della veste indossata dalle figure del seme di Denari).
A parte la somiglianza dei personaggi, anche la decorazione a fiori con petali rotondi che nel disegno fa da sfondo appare molto vicina a quella usata nelle carte.

CYV ~ gli Amanti (in alto), e
PMVS ~ donna di Denari (a sinistra)

Queste ed altre similitudini danno ragione dell'attribuzione fatta a Bembo per entrambi i tarocchi dei Visconti, sebbene alcuni studiosi su ciò ancora dissentano.


particolare dal trittico di B.Bembo
L'incoronazione della Vergine;
le grolle sono compatibili con quelle
del 2, 3 e 4 di Coppe del mazzo CYV
Sei trionfi del mazzo Pierpont-Morgan, Forza, Temperanza, la Stella, la Luna, il Sole e il Mondo, hanno un aspetto un po' diverso dai restanti: forse richiesti per sostituire gli originali (persi o danneggiati), furono dipinti in uno stile simile, sebbene si riconosca facilmente la mano di un pittore differente. I visi e i corpi ritratti da questo secondo sconosciuto autore appaiono sicuramente più "rotondi" e muscolosi, meno delicati delle figure esili, tardo-gotiche di Bembo.

PMVS
particolare da il Mondo
S.Kaplan ha ipotizzato che il secondo pittore possa trattarsi di Antonio Cicognara, il cui nome è legato ad altri tarocchi realizzati nella seconda metà del XV secolo, sempre appartenenti al "gruppo Visconti".



LE DICITURE
Diverse carte di entrambi i mazzi (specialmente il Pierpont-Morgan) hanno qualche parola di testo.
Nella gran parte dei casi si tratta del motto di famiglia dei Visconti, a bon droyt, cioè "a buon diritto", che appare spesso in molte carte dei semi su un nastro al centro (se ne vede un esempio più in alto nella pagina, fra gli emblemi dei Visconti).
Le stesse parole compaiono anche in qualche altra carta, ma sotto forma di particolari diversi.
L'asso di Spade del mazzo Brera-Brambilla, al di sopra di a bon droyt ha un altro motto dei Visconti, phote mante(n) (corruzione del francese il faut mantenir, "si deve mantenere").

BBV ~ particolare dall'asso di Spade

(in alto) PMVS ~ particolare dal 2 di Coppe
(in basso) CYV ~ particolare da gli Amanti

Il 2 di Coppe del mazzo Pierpont-Morgan, invece, ha la scritta amor myo. Una simile, amor in lettere dorate, ora appena intuibile a causa dell'usura, si legge sul baldacchino della già menzionata carta gli Amanti dal tarocco Cary-Yale, appena al di sopra della serie di stemmi; in questo caso, la seconda parte myo probabilmente seguiva la prima parola, ma ora non è più visibile. Entrambe queste carte si accordano bene con l'ipotesi dei tarocchi come regalo di nozze, o per un anniversario.

Sulla veste di un personaggio femminile accanto alla regina di Spade del Cary-Yale, si legge chiaramente in verticale la parola lialmente (qui a destra). Probabilmente ciò è una corruzione di lealmente, con riferimento ai Visconti, o a qualsiasi dei loro alleati al tempo della realizzazione del mazzo.

CYV ~ particolare
della donna di Spade
PMVS ~ la Ruota della Fortuna
Altre due carte hanno un testo, sebbene questo sia chiaramente riferito ai soggetti effigiati più che ai proprietari dei due tarocchi: sul trionfo numero 10 del Pierpont-Morgan, tutti e quattro i personaggi "parlano" a mezzo di un nastro vicino alle loro bocche, quasi come un odierno fumetto: la figura in cima alla ruota dice regno, quella che risale dice regnabo ("regnerò"), quella che scende dice regnavi ("ho regnato"), mentre il vecchio a carponi dice sum sine regno ("non ho regno"), sottolineando come il fato possa fortemente influenzare la condizione umana.

Invece, sul trionfo numero 20 del mazzo Cary-Yale, il Giudizio, al di sopra degli angeli che chiamano i morti a risorgere dalle loro tombe, si legge surgite ad iudicium ("risorgete per il giudizio"), mostrato in dettaglio qui in basso.

Ulteriori diciture erano una volta presenti su altre carte, ma sono scomparse o sono pressoché illegibili a causa dell'usura.

CYV ~ particolare da il Giudizio


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ulteriori riferimenti al tarocco si possono trovare nel sito The Hermitage di Tom Tadfor Little



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