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il tarocco ed altre carte antiche
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IL TAROCCO DI VIÉVILLE

2ª parte
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altre pagine

pagina I
tarocchi
classici
pagina II
tarocchi
regionali
pagina III
l'ordinamento
dei trionfi
pagina IV
moderni &
di fantasia
pagina V
il Mulûk
wa-Nuwwâb
pagina VI
i tarocchi
dei Visconti
pagina VII
i tarocchi
ferraresi
pagina VIII
il tarocco
di Marsiglia
pagina IX
il Tarot
de Paris
pagina XI
le
Minchiate
pagina XII
il tarocchino
di Mitelli
pagina XIII
il tarocco
di Mantegna
pagina XIV
il
Hofjagdspiel
pagina XV
il
Hofämsterspiel
pagina XVI
il mazzo di
Jost Amman
pagina XVII
il mazzo moresco
Italia 2

molte carte mostrate in questa pagina appartengono al mazzo stampato a Parigi
verso la metà del XVII secolo da J. Vieville (indicato JV nelle didascalie),
la cui fedele ristampa è a cura di Héron (Francia)




I TRIONFI
Nonostante le numerose differenze di cui si è detto finora, la gran parte dei soggetti del tarocco parigino sono davvero simili allo stile marsigliese; molti dettagli coincidono, e solo pochi trionfi se ne discostano completamente, questi ultimi appartenenti tutti alla seconda metà della serie.
Fra quelli quasi identici c'è la Giustizia, la cui figura femminile ha perduto una posizione come numero d'ordine, ma ha guadagnato un paio d'ali. Queste sono la corruzione grafica dell'alto schienale di un trono che si vede alle spalle dell'allegoria nella classica illustrazione marsigliese.
Il dodicesimo trionfo, l'Appeso, a parte l'inversione di orientamento destra-sinistra, sembra anche invertita sul piano verticale.
Infatti il numero che si legge alla base della carta è IIX, cioè un XII capovolto. In effetti, questo potrebbe anche essere lo stesso XII invertito da destra a sinistra, ma poiché nessun'altra carta della serie appare invertita su questo piano, e questo è l'unico trionfo ad avere il numero alla base della carta, possiamo ragionevolmente supporre che a Parigi l'Appeso venisse tenuto in mano con la testa verso l'alto e i piedi in basso, sebbene ciò faccia sembrare la sua già insolita posizione ancora più innaturale.
Come detto nella 2ª parte, problemi di orientamento di questo soggetto erano a volte comparsi anche in alcune edizioni del tarocco di Marsiglia. Quello in fondo a sinistra ha il numero posizionato correttamente, cioè sopra l'illustrazione, ma sottosopra, nonostante il nome alla base sia un chiaro segno della direzione in cui questa carta dovrebbe essere orientata.
l'appeso, di JV e di
I.Krebs (XVIII secolo, stile marsigliese)


JV - la Temperanza
Un'altra serie di differenze la si trova ne la Temperanza, sebbene a prima vista non siano così notevoli: la figura femminile, ora coronata, non ha più le ali che aveva sviluppato nel sud della Francia (forse rubatele dall'anzidetta Giustizia?). Non ha più un vaso per ciascuna mano, ma un vaso e uno scettro, mentre l'altro recipiente è poggiato a terra. Un particolare del tutto nuovo è il nastro, sul quale si legge quasi in verticale il motto SOL  FAMA ("l'unica fama"), forse dal significato di "l'unica virtù per la quale vale essere ricordati". Ciò che è ancor più interessante, però, è che il testo è invertito, mentre il numero XIIII è opportunamente scritto; ciò potrebbe voler dire che anche all'incisore non era del tutto chiaro il significato della scritta, che considerava solo un particolare grafico; ciò andrebbe d'accordo anche con l'ipotesi di cui si è detto nella 3ª parte, cioè uno stile le cui matrici sarebbero state realizzate copiando un altro mazzo, o un modello in positivo, il cui testo era correttamente orientato.

Il Diavolo ci riporta alla tradizione medioevale in quanto raffigura un demone dalle molte facce su tutto il corpo. Tale creatura è vista di lato, senza alcun altro demone minore d'accompagno.
Una rappresentazione simile veniva fatta con i tarocchi italiani, in particolare quelli prodotti a Bologna, potendo con ciò ipotizzarsi un'ulteriore fonte di ispirazione dello stile di Parigi, stavolta dal gruppo chiamato A da Dummett, o gruppo meridionale.


Il sedicesimo trionfo è la Saetta.
Apparentemente, i cambiamenti che nel sud della Francia avevano trasformato questo soggetto in la Maison Dieu a Parigi vennero aggirati, e il nome originale sopravvisse.

JV - il Diavolo

JV - la Saetta
A differenza della carta del Tarocco di Carlo VI, più vicina a quella tipica dello stile marsigliese (se ne veda l'immagine nella 2ª parte), l'allegoria parigina mostra un uomo sotto un albero, nell'intento di ripararsi da uno scroscio di pioggia provocato da alcune nuvole che coprono il sole. Qualche goccia è gialla o rossa, e molto probabilmente rappresenta i fulmini, mentre le nuvole che oscurano il sole sono una simbolica manifestazione dell'ira divina.
Questa interpretazione è forse più semplice di quella che si usava raffigurare nei tarocchi antichi; l'allegoria che troviamo nel Tarot de Paris del tardo XVI secolo ha in pratica lo stesso significato, sebbene il suo impatto visivo sia più simbolico (un demone con un tamburo, a rappresentare il rombo dei tuoni).
Il trionfo de la Saetta venne mantenuto nel tarocco fiammingo (tarocchi regionali, 4ª parte), ma poi quando questo stile si estinse scomparve del tutto.

la Stella, raffigurante un astronomo:
Tarot de Paris (a sin.) e JV
I tre soggetti cosmologici sono alquanto simili a quelli del Tarocco di Carlo VI, dimostrando ancora una volta la relazione esistente fra lo stile di Parigi e quello italiano nord-orientale, di cui oggi le tracce più significative si trovano nel tarocchino di Bologna, il cui stile è più vicino del lombardo a quello ferrarese. Tuttavia, anche quello parigino non ha una corrispondenza esatta, un po' come se i loro valori fossero stati parzialmente riarrangiati, anche con l'introduzione di un soggetto nuovo.

la Stella, tarocco di
Ercole d'Este, 1460-80

Per maggiore comodità, ta tabella che segue riassume i soggetti e i loro valori così come si trovano nei tarocchi che abbiamo sin qui menzionato.

   Parigi e Vallonia
   Ferrara
   Bologna
   Italia centrale
LA STELLALA LUNAIL SOLE
tarocco di J.Vieville (XVII sec.)astronomo sedutodonna con un lungo fusocavaliere discinto
Tarot de Paris (XVII sec.)astronomo sedutodonna con un lungo fusodonna e scimmia
tarocco di Ercole d'Este (XV sec.)due astronomi stantiastronomo sedutoDiogene nel barile
tarocco di Carlo VI (XV sec.)(mancante)due astronomi stantidonna con un lungo fuso
tarocchino bolognesetre dignitari (re magi?)due astronomi stantidonna con un lungo fuso
minchiateun dignitario a cavalloastronomo sedutogiovane coppia di innamorati

La tabella sembra suggerire che i fabbricanti di carte francesi abbandonarono uno dei due soggetti con gli astronomi, magari semplicemente perché li consideravano ridondanti, e dunque il tema della donna col fuso venne arretrato di una posizione (da il Sole a la Luna), cosicché emerse l'esigenza di introdurre una nuova allegoria per il terzo soggetto.
In alternativa, i fabbricanti francesi potrebbero aver abbandonato una delle carte con gli astronomi allo specifico scopo di far arretrare la figura femminile alla XVIII posizione, per rispettare l'antica relazione simbolica fra la Luna e la natura femminile. Infatti nella tradizione lombarda, cioè nei tarocchi dei Visconti, così come pure fra le carte di Mantegna, la Luna è rappresentata da una donna, raffigurazione della dea Diana, spesso armata di arco e frecce. Nel foglio Cary, e poi più avanti nello stile di Marsiglia, l'allegoria rimase una figura femminile, che versa acqua in un fiume.
la Luna da JV, dal tarocco di Carlo VI e dal tarocco di Ercole d'Este

trionfo 16, tarocco Leber:
notare il retro della freccia
Il lungo fuso che la donna ha in mano ne la Luna di origine francese, e ne il Sole del tarocco di Carlo VI, in effetti potrebbe essere nato come corruzione grafica della lunga freccia di Diana: il particolare della sua estremità posteriore. Lo si può vedere chiaramente in una carta del tarocco Leber (XVI secolo, Italia settentrionale, ma ora a Rouen, Francia settentrionale), uno stile non tradizionale i cui trionfi avevano motti in latino anziché i nomi dei propri soggetti. Di questi il numero 16 raffigurava un'allegoria molto simile a quella anzidetta: una figura femminile stante, nel mare, sotto una stella a otto punte, la cui mano regge una lunga freccia con la punta rivolta verso il basso; la sua estremità posteriore, cioè le penne, è davvero molto simile al fuso di cui sopra.

il Sole, dal
tarocco di Carlo VI

Il diciannovesimo trionfo, il Sole, sembrerebbe quello interpretato con maggiore libertà, lontano dagli stretti cliché dei due gemelli propri dello schema lombardo-marsigliese.
Nell'edizione di Vieville, un cavaliere biondo completamente discinto procede sul suo destriero, reggendo una bandiera bicolore, senza altri particolari che possano suggerirne il significato, tranne una croce rossa sui quarti posteriori del cavallo, che però con ogni probabilità rappresenta i finimenti dell'animale, e non uno stemma.

Quasi a sorpresa, l'ultima carta, il Mondo, abbandona lo stile italiano nord-orientale e ritorna a quello francese meridionale, mostrando la classica figura femminile con lo scettro, all'interno della ghirlanda a forma di mandorla, col Tetramorfo (i simboli degli evangelisti) ai quattro angoli.

JV - il Sole


1ª PARTE
COLLOCAZIONE STORICA E CARATTERI GENERALI

ulteriori riferimenti al tarocco si possono trovare nei siti Trionfi e The Hermitage



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