A M A R I A C A L L A S

 

Maria..

Su di te, sulla tua personalità

Sulla tua Voce

Sulla tua Arte

E’ stato scritto moltissimo

In tutte le lingue..

Qualche centinaio di libri, fino ad oggi…

167.000 pagine su Internet, sino ad oggi…

Per non parlare delle tonnellate di articoli…

Sempre su di te, discussioni furibonde

Per decenni

E non solo tra melomani, critici musicali

Ma anche tra studiosi del Costume

Tra grandi intellettuali..

Cosa rarissima

Nei secoli

per una Cantante

Per quanto grande fosse la sua Arte

Per quanto bella fosse la sua voce

Ma sei stata una cantante, per quanto Somma?

No! Sei stata una Artista…

E come per tutti i Grandi dell’Arte, in qualsiasi campo,

la tua grandezza è stata, soprattutto,

il saper tradurre, esternare con il tuo Canto

come altri con il pennello

ed altri ancora con lo scalpello o la penna,

quanto noi tutte ,creature umane

abbiamo dentro, senza saper trovare

parole per DIRE…

"La sua voce commuove perché contiene un Dramma"..

titolo di un bellissimo articolo su di te,

di un grande critico musicale,

i primi tempi della tua "esplosione" sulle scene;

quando portasti lo scompiglio, la Rivoluzione,

nello stagno addormentato del Teatro d’Opera…

e tutti i critici più autorevoli

cercavano di spiegarne il perché.

Ovviamente la tua grandezza di Artista

Non è stata soltanto nella drammaticità del tuo Canto..

Ma non sto qui a discutere del tuo posto (immenso),

nel mondo del teatro .

 

Qui si parla

Delle corde del cuore, dell’anima,

che tu hai saputo toccare attraverso il tuo canto,

corde talmente profonde, vive, palpitanti,

da far spesso venire il groppo alla gola,

ancora oggi, dopo tanti anni che sei volata via,

in chi si accalora a parlare di te…

Non dico soltanto di fans

Che possono averti idealizzata..

Ma di persone che ti hanno frequentata per anni

Per decenni..

I tuoi amici più cari…

Non ricordo chi ha detto..

"Dio, come canteranno i tuoi angeli in cielo

se a noi

sulla Terra

hai concesso

di ascoltare una voce così"?

Maria.. Tu eri già all’apice della carriera e della gloria

quando io vivevo i miei sedici, diciassette anni

DISPERATI.

"Ancora un anno è passato

senza un grido

senza un lamento

venuto a rompere d’improvviso il giorno.."

Frase letta non ricordo più dove

Ma che ripetevo ad ogni mio nuovo compleanno

di prigionia angosciante,

nella mia tragica famiglia

.

Anno dietro anno..

Ogni giorno identico a quello precedente

Nella solitudine straniante e muta

Nella frustrazione di una giovinezza ARDENTE

Che premeva.. PREMEVA, dentro..

Un muro altissimo

Invalicabile

Tra me e la VITA…

"Ma che cosa è per te la vita?"

chiedeva la mia amica Lina,

ragazza normale in una normalissima famiglia

Cosa era, (e cosa è), per me, la VITA?

No, non Principi Azzurri, Feste, Onori..

VITA, dicevo a Lina, è per me LIBERTA’

Libertà di poter stendersi tra l’erba

E guardare le trine di rami e foglie

contro l’azzurro del cielo…

O i mille giuochi delle nuvole,

dalle forme mutevoli

sulle quali fantasticare..

O, la notte,

perdersi tra miliardi di stelle palpitanti..

O imbastire lunghi discorsi con la Luna

quando è grande e tonda

e sembra stia lì ad ascoltarti

sorridendo sorniona.

VITA è l’Amore da dare e ricevere…

Le cose belle fatte con le persone cui vuoi bene.

Per le persone cui vuoi bene…

Per le persone che hanno bisogno

E possono ripagarti soltanto con un sorriso..

VITA è viaggiare alla scoperta di orizzonti nuovi

fisici, mentali o spirituali

VITA è l’incontro con persone diverse da te

Per arricchirti di esperienze

Per imparare a guardare con altri occhi

Quanto ci circonda.

Vita è, soprattutto, LIBERTA’…

Poter fare le cose che più ti piacciono,

o che più ritieni utili,

senza che alcuno interferisca.

Non è VITA avere per orizzonte

le quattro mura di una stanza..

Per cielo il soffitto

Per orizzonte un quadratino di finestra

dalla quale intravvedere uno spicchietto di cielo,

Ed assistere al cambiamento delle stagioni

attraverso qualche alberello striminzito,

che si ingegna a non morire

soffocato dall’asfalto.

NON è VITA un giorno identico all’altro..

Anno dopo anno

In un silenzio irreale

Rotto unicamente

da parole di disprezzo

O di odio

O da liti furibonde..

Ma per quanto cercassi di spiegarti, COME potevi capire

tu, Lina,

ragazza normale,

della mia DISPERAZIONE?

Per non impazzire, per non suicidarmi,

mi inventavo mille cose

dal disegno agli amici di penna

/trovati su Topolino, (tra i quali anche tu, Lina)

Dal leggere (a sedici anni ero già a Dostojewski, Camus)

a collezioni varie..

Ma i sedici, diciassette, anni

NON POSSONO accontentarsi soltanto di queste cose!

Il radiogrammofono..

Un grosso mobile di radica..

Si apriva dall’alto ed appariva il Grammofono

Con il suo braccetto nero..

La puntina-chiodo…

Se si aprivano le antine,

il frontalino della radio… Giravi una manopola,

si accendevano lucine di tanti colori..

E suoni, canti,,,

conversazioni in tutte le lingue..

La TV, allora, un lusso da ricconi!

Quel frontalino pieno di colori…

Giravo la manopola e fantasticavo..

Specialmente la notte

Quando tutto era silenzio.

Il mio UNICO contatto con il mondo,

a parte le lettere e le finestre…

Anche tu sei arrivata

Attraverso quella radio, Maria..

Una sera di pieno inverno..

Mai amato la musica, fino a quel momento!

Nemmeno le canzonette…

Gira e rigira la manopola.. La mano si blocca

Una musica struggente..

E su quella musica

Una voce…

Canta la voce… Dice cose…

Non capisco le parole..

O, meglio, non capisco il testo nella sua interezza…

Ma, egualmente, "vedo"…

Un albero smunto..

sulla cima di una collina pietrosa..

Sotto l’albero una ragazza..

Ha freddo

Ha fame

Ha paura…

C’è una luna grande che illumina la valle sottostante..

Nella valle, delle case..

Le finestre illuminate..

Il fumo che esce dal camino…

Tutto parla di tepore, benessere ed amore

In quelle case lontane..

Da lì la ragazza è stata scacciata

Non sa bene per quale colpa

O quale cattiveria del prossimo…

Ma lei sa che MAI PIU’ potrà tornare…

E piange, la ragazza..

Il pianto accorato,

sommesso,

straziato,

di chi sa di non poter più sperare…

… E’ il mio stesso pianto..

derivato dal medesimo dolore…

Ogni nota un sospiro, un lamento, un grido

della mia anima esiliata

della mia vita calpestata..

E piango.. Piango.. Piango…

Ma ecco che, una dopo l’altra, le note si allineano..

Una Scala d’argento che sale.. Sale..

Note fatte di lacrime e trasformate in gradini d’Argento…

Sale la Scala….

Su.. su.. su.

.

Castelli di Cristallo

Zampilli di limpidissima acqua…

Tappeti di fiori di ogni colore..

Valli verdissime..

Monti verniciati d’oro dal Sole

E poi d’argento dalla Luna…

Arcobaleni

Nuvole bianchissime

Leggere come sospiri…

E profonde caverne

Grotte incantate

Piene di scrigni traboccanti tesori..

Vulcani infuocati che eruttano

Non so se lava o sangue palpitante…

Era LA CALLAS

Che cantava "Casta Diva", dalla Norma di Bellini.

Ma dietro alla sacerdotessa druidica

C’eri tu, Maria

Che trasfiguravi il Tuo dolore

Rannicchiata ai piedi

Dell’albero risecchito…

E, quella sera,

hai aiutato me

a fare altrettanto..

Mi hai preso per mano

e mi hai portato via con te..

Su, su su.. per Paradisi lontanissimi.

nei quali nessun dolore, nessuna cattiveria

potevano sfiorarci…

Avevo soltanto la radio, allora…

Di farmi comprare dei dischi neanche a parlarne..

Ma tu eri all’apice del successo

E, per mia fortuna,

le tue interpretazioni erano spesso in onda….

E ogni volta che arrivavi

Mi tendevi la mano..

E volavamo via…Lontano..

Lontanissimo…

E un giorno ti ho scritto

"A Maria Callas – Milano"

Eri talmente famosa,

che anche senza il nome della città

la mia lettera ti sarebbe egualmente arrivata…

Avevo scritto a Maria, non alla Callas..

E ti dicevo chiaramente che non volevo autografi,

non aspettavo risposta..

era soltanto per dirti GRAZIE…

Tu hai compreso benissimo la differenza..

Una tua lettera lunga e bella.

Una intera opera, una foto bellissima

Con tanto di autografi..

La promessa che, una volta a Roma

Ci saremmo incontrate..

La lettera l’ho avuta in ospedale…

La mia quinta o sesta operazione..

E ti ricordavi di me

Mandandomi cartoline

Dalle tournee..

Rispondendomi subito

Quando mi facevo viva con te…

Si chiama transfert?

A un certo punto io,

ragazzina senza una vita,

ho cominciato a vivere

attraverso te…

I tuoi successi erano i miei..

I tuoi viaggi erano i miei..

I tuoi bellissimi vestiti,

erano tali e quali a quelli

che, potendo, avrei scelto io..

Montagne di rotocalchi..

che allora traboccavano di te…

per seguirti…

In mezzo a tue migliaia di foto

di trionfi

di frequentazioni regali

di viaggi da sogno

una mi ha colpito in modo particolarissimo….

Una foto da nulla.

Passeggi sotto casa tua ed è primavera..

l’ombra dei rami e delle foglie

proietta sul marciapiede e su di te

una specie di merletto…

"Sento" la brezzolina carezzarti il viso…

Uno STRUGGIMENTO…

Guardare come un sogno irragiungibile

persino una passeggiata sotto casa

in un mattino di primavera…

Anche per merito tuo, Maria,

sono riuscita a non impazzire,

a non suicidarmi

Mi avevi fatta entrare in una favola stupenda…

In un sogno che sembrava diventare sempre più esaltante…

A Roma sei venuta.

Ma avevi ben altro a cui pensare…

Che conoscere me di persona.

.

La tua voce che si incrina,

proprio durante il "Casta Diva"…

Il Gran Rifiuto a continuare a cantare…

Lo scandalo planetario che ne segue…

"L’ennesimo capriccio della Diva…"

Stavolta imperdonabile..

Offesa al Presidente della Repubblica,

ed a tutto il Gran Mondo

accorso per ascoltarti…

Al Teatro dell’Opera, in una serata che si voleva regale…

Omaggio alla Regina…

Che invece se ne va sbattendo la porta!

E poi chiede scusa,

cerca di far valere le sue ragioni..

Ma NESSUNO è disposta a comprenderla,

a scusarla..

Chissà..

Mi è rimasta sempre dentro un’impressione…

Non il Capriccio di una Diva ma l’inizio di una Tragedia…

Fu in quella sera drammatica che la Callas

(e con lei tu, Maria),

cominciaste a morire?

Quella sera, per la prima volta,

prendeste coscienza che LA CALLAS

non sarebbe stata immortale?

Per me, di sicuro, fu proprio così!

Con la tua voce spezzata, sia pure per un attimo,

la prima presa di coscienza che, in questo mondo

TUTTO finisce..

Anche le cose le più BELLE..

Le più SACRE…

Quanto, QUANTO piangere, di nuovo!!

Stavolta di dolore..

Dolore per te e per me, Maria..

Per noi tutte creature umane destinate,

irrevocabilmente

a perderci nel NULLA!

Il linciaggio morale!!!

I giornali a gara per diffamarti,

per offenderti, per svalutarti…

Nell’Italia ancora iperbeghina

e ferocemente maschilista

di fine anni 50, volevano, probabilmente,

farti pagar salato, salatissimo,

l’essere arrivata a fama stratosferica,

senza essere "Figlia di.."

"Moglie di.."

"Amante di.."

Senza essere una sex simbol…

Famossissima (e strapagata),

solo grazie a te stessa.. Al tuo lavoro..

alla tua personalità, per molti irritante,

soprattutto per come la descriveva la stampa…..

La TIGRE!!!

Contrapposta a "Voce d’Angelo"…

Callas e Tebaldi…

Carmen e Michaela…

Turandot e Liù

La stragrande maggioranza, naturalmente,

a parteggiare

per la dolcissima, mite, accomodante "Michaela"…

per la sacrificale Liù…

Per "l’Angelo" Tebaldi, cioè…

Così dovevano essere le donne

allora!

Ricordi, Maria?

Ed io ti ammiravo anche per questo…

Perché sapevi combattere,

sapevi tener testa!

Perché detestavo le Michaele, le Liù

Gli Angeli costruiti sui giornali…

Così come sui giornali

Era stata costruita LA TIGRE!

Non per niente l’eroina della mia adolescenza

era stata Giovanna d’Arco!

Ma la valanga contro di te

era ormai di proporzioni galattiche..

e, soprattutto, inarrestabile…

Nessun giuoco è più crudele ed eccitante,

del ridurre in polvere l’Idolo caduto…

Che tu avessi ragione o torto,

ad ogni nuovo "incidente",

a nessuno importava più…

Tu eri colpevole..

Sempre e comunque…

Quanti hanno saputo, per esempio

Che la causa con il Teatro dell’Opera di Roma

Dopo la tua interruzione di Norma,

la hai vinta tu?

E LA TIGRE ha iniziato a vacillare…

A vacillare perchè

il tuo BALUARDO,

la tua Spada invincibile

il tuo Riscatto,

la tua Rivincita contro l’Esilio

la tua VOCE, cioè…

non era più fortino inattaccabile..

Come il Crac dell’Opera di Roma,

aveva drammaticamente messo in evidenza…

Il trionfo della Scala

E poi l’apoteosi di Parigi

in quel movimentatissimo 1958,

Avrebbero dovuto ripagarti

dello scivolone a Roma..

Ma quella sera del 2 gennaio 1958

il Sipario si era strappato per sempre..

E tu, per me, ne eri tragicamente cosciente…

Il Concerto di Amburgo.. inizio ’59..

Un filmato ce lo ha tramandato..

Tu bellissima e, a tratti, anche insuperabile…

Ma talmente fragile, talmente spaventata…

Tutto il concerto

con una mano convulsamente aggrappata ad una ringhiera..

e l’altra quasi inchiodata sul petto..

Quasi fosse, quello,

l’unico modo per rimanere in piedi..

e per non farti scoppiare il cuore nel petto…

I tuoi occhi smarriti che, di quando in quando

Imploravano sostegno e conferme

in quelli di Rescigno che ti dirigeva..

Che PENA, Maria

Rivederti.. Anche dopo tanti anni..

La TIGRE?? Dove era finita ?

Solo una donna terrorizzata,

Divorata dall’ansia..

Dall’angoscia…

Dall’insicurezza…

LA CALLAS quasi agonizzante..

E tu, Maria, che cercavi di sostenerla…

Aveva ancora tantissime frecce nel suo arco, la CALLAS!

Ma lei e tu eravate troppo ferite, in quel momento,

per rendervene conto!

E, quasi a conferma inappellabile delle vostre paure,

a raffica, uno dopo l’altro,

anche gli effetti materiali

della sistematica demolizione dell’Idolo..

Prima era TUTTO perdonato..

Poi… La Diva insopportabilmente capricciosa

dicevano..

Chi, la croce, la buttava invece su tuo marito,

troppo provinciale, troppo esoso, cattivo consigliere…

Ma questo lo sussurravano gli amici..

La stampa, tutta contro di te..

Esclusivamente contro di te

Nemmeno il più piccolo sconto, ormai…

Al minimo sbaglio, (vero o presunto),

uno dietro l’altro,

i più grandi Teatri del mondo,

ti hanno licenziata!

Sbarrata l’Opera di Roma..

Blindato il Metropolitan

Ostile il Covent Garden

La Scala.. Il TUO Regno

che fa calare il sipario di ferro

per impedirti altre uscite sul palcoscenico..

durante la recita di addio al TUO pubblico…

Nessuno si ricorda questo calvario

quando s i accusa ferocemente Onassis

di averti distrutta come cantante…

oltrechè come donna…

Per me, invece,

Onassis, apparendo al tuo orizzonte,

ti ha tirato fuori dal baratro

nel quale stavi inesorabilmente precipitando..

Che poi le cose, dopo nove anni di relazione,

siano finite come sono finite,

è un altro discorso…

Ma allora,

in quella estate 1959…

COME avrebbe potuto, LA CALLAS

risollevarsi,

riprendere il suo posto nell’Olimpo?

Cosa la aspettava, nella situazione in cui era.?

Nell’età che ormai aveva?

36 anni..

Pochi ancora, per una donna..

troppi per ricostruire

una carriera lirica sbriciolata

quale, ormai, era la sua…

Certo, donna tra le più famose del mondo,

prima di Onassis e ancor più dopo Onassis,

i Mercanti ti avrebbero egualmente coperta d’oro..

se solo tu avessi voluto…

Ma il Rispetto, la Venerazione

che avevi per la Musica,

la Dignità verso te stessa

mai ti avrebbero permesso di svendere

LA CALLAS…

sull’altare del denaro e degli applausi facili..

Ritirarti a vita privata?

Darti all’insegnamento?

A 36 anni?

Con un marito vecchio ed oramai imbarazzante

Per i livelli cui tu eri arrivata…

E si può tornare ad una vita normale

Dopo essere stata LA CALLAS?

Ma ecco Onassis

con le sue ricchezze da Creso…

Il mondo dell’Arte (dai dirigenti della Scala in giù)

ti spalanca di nuovo le porte…

di nuovo si prostra ai tuoi piedi…

Tutto è tornato in regola!

Anche tu costretta, finalmente,

a farti spalleggiare da un uomo…..

Dimenticata LA TIGRE..

Risotterrata l’ascia di guerra..

Tutti i giornali

Di nuovo ad incensarti…

Ad osannarti…

Sia come sia,

quanto diversa appari, sempre ad Amburgo,

un po’ di tempo dopo quel 1959!!!

Come brillano ora i tuoi occhi!

Come sei fiera..

e spavalda,

ed ammiccante

in special modo mentre canti "Carmen",

Come straripa anche dal corpo

quella tua femminilità che,

prima dell’Incontro,

aveva via libera soltanto sul palcoscenico!!…

Molti sospettano il tuo calcolo

In quella unione strepitosa…

Ti ha mai ASCOLTATA cantare,

chi vede in te soltanto

una accorta programmatrice

della propria carriera?

Ad osservare il tuo comportamento,

appare tutto il contrario..

Con Onassis al fianco,

Ti sei allontanata talmente tanto dalla Musica

che molti melomani,

hanno preso a rimproverarti con grande asprezza

(grande quanto l’ammirazione e l’amore che ti portavano),

per aver tu dismesso la tunica di Sacerdotessa dell’Arte

a favore del Jet Set…

Ti facevano proposte prestigiosissime..

Di nuovo i più Grandi dell’Arte,

a pregarti di tornare, di non privare il pubblico

dei TESORI che potevi ancora dispensare…

Tu nicchiavi..

Rifiutavi quasi tutto…

Forse c’entrava anche Onassis nei tuoi no…

Ma, credo io, che chi ti voleva bene,

nel suo egoismo,

nel suo fervore artistico,

non si rendesse conto di QUANTO tu, Maria,

avessi pagato alla Callas.

Di Quanto fossi stanca di PAGARE!

E ora, il tuo, era un atto di ribellione…

Alla sua TIRANNIA!

Stavi provando a far vivere Maria

Maria che aveva dato,

nei 36 anni precedenti

tutto il suo sangue, tutta la sua anima,

per far vivere LEI, la Callas!

Se calcoli li hai fatti

Li hai fatti per Maria…

Ti sei illusa di sostituire l’Arte con l’Amore…

E anche qui sei stata scippata..

LA CALLAS poteva amare

Qualcuno al disotto di un Onassis?

E Onassis poteva amare

Qualcuna al disotto della CALLAS?

LA CALLAS dei bei tempi, LA TIGRE..

non avrebbe fatto finire la Storia

così come è finita…

.

Ma alla TIGRE si erano spezzati gli artigli..

Rimaneva Maria, da sola…

Prima messa su un altare..

(Maria, o LA CALLAS?)

Poi umiliata, calpestata, ripudiata…

Maria, da sola, avrebbe amato un Onassis?

Chissà..

Forse no…

Onassis non era uomo da amare…

Una donna, per essere accettata da lui,

doveva soltanto essere sua complice…

Tu, Maria, non sapevi, non volevi essere complice..

Tu volevi un uomo da amare..

Un uomo che ti amasse…

Sospirava Rita Haiworth

"Gli uomini che dicono di amarmi

vanno a dormire con Gilda

e si svegliano con Rita.."

E’ la maledizione delle Divine…

Meneghini aveva subito dimenticato Maria

Per mettersi al totale servizio della CALLAS

Onassis aveva lastricato d’oro

Le strade davanti alla CALLAS..

Ed avrebbe poi lasciato quelle polverose, fangose,

a Maria..

Ma in quel 1959, tutto era appena agli inizi..

Tu scivolavi sognante sulle strade lastricate d’oro..

Veleggiavi, innamorata e felice, sul "Christina"

Io, al contrario,

vivevo il mio periodo più ATROCE, in famiglia..

E nemmeno il tuo amore favoloso,

del quale traboccavano tutti i media

(che ancora non si chiamavano così),

serviva più a distrarmi dall’angoscia

che montava, montava…

Alla fine, anche per me,

si è rotto il tragico incantesimo..

Certo non avevo un "Christina" per abitazione

Né Montecarlo come cornice…

Ma avevo la mia giovinezza ancora intatta

Nonostante tutto…

Hai continuato ad avere

Un posto di grande privilegio nel mio cuore…

Ma ormai non dovevo più

Immedesimarmi in te..

Per illudermi di vivere…

Avevo la MIA vita da costruire..

Non una vita da Divina,,

ma da DONNA… Era la cosa

che più volevo al mondo…

Pian piano, tu eri quasi scompasrsa dai media..

Io avevo ormai tanto da fare, tanto da VIVERE…

Domande su di te non me ne sono poi fatte molte..

Forse come tanti,

troppi tuoi amici

che avrebbero potuto aiutarti

se si fossero posti il problema..

Ma ti si poteva aiutare???

Temo di no..

Al punto in cui eri,

agli inizi degli anni settanta,

sia LA CALLAS che Maria,

ormai morte e sepolte..

Rimaneva un simulacro

Che trascinava i suoi giorni…

Murata viva nel suo appartamento…

"Pippo, per fortuna, ogni giorno

è un giorno di meno"…

dicesti una volta a Di Stefano,

tuo compagno di tanti trionfi,

tuo amico pietoso degli ultimi anni disperati…

E in un tiepido mattino di settembre

Te ne sei andata via improvvisamente…

In perfetto, solitario silenzio..

Come solitari e silenziosi

Erano stati i tuoi ultimi anni

"Muore giovane chi è caro agli Dei"..

Con te, Maria, gli dei non erano stati

Pietosi abbastanza..

Altrimenti ti avrebbero risparmiato,

almeno dieci anni di disperazione!

Maria..

Non posso più ascoltare i tuoi dischi..

Mi fa TROPPO male.

Ogni tanto penso…

Sei morta sotto l’albero scheletrito..

Di solitudine..

Al buio.. Al freddo..

Quel tuo pianto sommesso..

Disperato e trasfigurato…

Hai dato tutto di te alla CALLAS ….

O LA CALLAS si è preso TUTTO di te…

Sei stata contraccambiata con una Scala d’Argento

Che Lei si è però portata via..

quando si è allontanata,

Ti ha lasciata senza più palazzi di Cristallo,

E Boschi Incantati…

E Caverne Magiche..

Anche l’Amore si è portata via…

Morta LA CALLAS, VIVA LA KENNEDY!

E’ rimasta Maria?

O soltanto un guscio vuoto

In un oceano di silenziosa solitudine?

E mi viene in mente,

La Rondine de "Il Principe Felice", di Wilde…

La Rondine che spoglia, giorno dopo giorno,

La statua del Principe

Di tutte le sue scaglie d’oro

Di tutte le sue gemme,

per farne dono ai poveri…

Vola La Rondine,

di quartiere in quartiere,

di casa in casa

per deporre i suoi doni

sui davanzali di chi ne ha più bisogno…

E l’inverno la sorprende

Ormai troppo stanca

Per migrare verso i paesi caldi…

E il freddo la uccide…

Dal rogo ove sono gettati

La statua ormai spoglia e la rondine morta

Si salva, intatto, il cuore dell’uccellino…

Quel cuore tu continui a donare a noi, Maria,

attraverso le registrazioni, tantissime, per fortuna…

Le pochissime persone

Che sono riuscite a vederti

Sul tuo letto di morte,

hanno detto che eri bellissima

con la tua lunga treccia nera sulla spalla.

A me piace ricordarti

Sovrapponendo al tuo sorriso

Ai tuoi occhi di incanto,

i fotogrammi finali

di un documentario a te dedicato..

Dei fiori spinti dolcemente verso il largo,

dalle onde azzurrissime dell’Egeo

che ha accolto le tue ceneri…

 

 

 

 

Gabriella Leopizzi

 

 

 

 

 

 

 

Roma, 24 luglio 2002

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 A M A R I A C A L L A S

 

 

Maria..

Su di te, sulla tua personalità

Sulla tua Voce

Sulla tua Arte

E’ stato scritto moltissimo

In tutte le lingue..

Qualche centinaio di libri, fino ad oggi…

167.000 pagine su Internet, sino ad oggi…

Per non parlare delle tonnellate di articoli…

 

Sempre su di te, discussioni furibonde

Per decenni

E non solo tra melomani, critici musicali

Ma anche tra studiosi del Costume

Tra grandi intellettuali..

Cosa rarissima

Nei secoli

per una Cantante

Per quanto grande fosse la sua Arte

Per quanto bella fosse la sua voce

 

Ma sei stata una cantante, per quanto Somma?

No! Sei stata una Artista…

E come per tutti i Grandi dell’Arte, in qualsiasi campo,

la tua grandezza è stata, soprattutto,

il saper tradurre, esternare con il tuo Canto

come altri con il pennello

ed altri ancora con lo scalpello o la penna,

quanto noi tutte ,creature umane

abbiamo dentro, senza saper trovare

parole per DIRE…

 

"La sua voce commuove perché contiene un Dramma"..

titolo di un bellissimo articolo su di te,

di un grande critico musicale,

i primi tempi della tua "esplosione" sulle scene;

quando portasti lo scompiglio, la Rivoluzione,

nello stagno addormentato del Teatro d’Opera…

e tutti i critici più autorevoli

cercavano di spiegarne il perché.

 

Ovviamente la tua grandezza di Artista

Non è stata soltanto nella drammaticità del tuo Canto..

Ma non sto qui a discutere del tuo posto (immenso),

nel mondo del teatro .

 

 

Qui si parla

Delle corde del cuore, dell’anima,

che tu hai saputo toccare attraverso il tuo canto,

corde talmente profonde, vive, palpitanti,

da far spesso venire il groppo alla gola,

ancora oggi, dopo tanti anni che sei volata via,

in chi si accalora a parlare di te…

Non dico soltanto di fans

Che possono averti idealizzata..

Ma di persone che ti hanno frequentata per anni

Per decenni..

I tuoi amici più cari…

 

Non ricordo chi ha detto..

"Dio, come canteranno i tuoi angeli in cielo

se a noi

sulla Terra

hai concesso

di ascoltare una voce così"?

Maria.. Tu eri già all’apice della carriera e della gloria

quando io vivevo i miei sedici, diciassette anni

DISPERATI.

"Ancora un anno è passato

senza un grido

senza un lamento

venuto a rompere d’improvviso il giorno.."

Frase letta non ricordo più dove

Ma che ripetevo ad ogni mio nuovo compleanno

di prigionia angosciante,

nella mia tragica famiglia

.

Anno dietro anno..

Ogni giorno identico a quello precedente

Nella solitudine straniante e muta

Nella frustrazione di una giovinezza ARDENTE

Che premeva.. PREMEVA, dentro..

 

Un muro altissimo

Invalicabile

Tra me e la VITA…

 

"Ma che cosa è per te la vita?"

chiedeva la mia amica Lina,

ragazza normale in una normalissima famiglia

Cosa era, (e cosa è), per me, la VITA?

No, non Principi Azzurri, Feste, Onori..

VITA, dicevo a Lina, è per me LIBERTA’

Libertà di poter stendersi tra l’erba

E guardare le trine di rami e foglie

contro l’azzurro del cielo…

 

O i mille giuochi delle nuvole,

dalle forme mutevoli

sulle quali fantasticare..

O, la notte,

perdersi tra miliardi di stelle palpitanti..

O imbastire lunghi discorsi con la Luna

quando è grande e tonda

e sembra stia lì ad ascoltarti

sorridendo sorniona.

 

VITA è l’Amore da dare e ricevere…

Le cose belle fatte con le persone cui vuoi bene.

Per le persone cui vuoi bene…

Per le persone che hanno bisogno

E possono ripagarti soltanto con un sorriso..

 

VITA è viaggiare alla scoperta di orizzonti nuovi

fisici, mentali o spirituali

VITA è l’incontro con persone diverse da te

Per arricchirti di esperienze

Per imparare a guardare con altri occhi

Quanto ci circonda.

 

Vita è, soprattutto, LIBERTA’…

Poter fare le cose che più ti piacciono,

o che più ritieni utili,

senza che alcuno interferisca.

 

Non è VITA avere per orizzonte

le quattro mura di una stanza..

Per cielo il soffitto

Per orizzonte un quadratino di finestra

dalla quale intravvedere uno spicchietto di cielo,

Ed assistere al cambiamento delle stagioni

attraverso qualche alberello striminzito,

che si ingegna a non morire

soffocato dall’asfalto.

 

NON è VITA un giorno identico all’altro..

Anno dopo anno

In un silenzio irreale

Rotto unicamente

da parole di disprezzo

O di odio

O da liti furibonde..

 

Ma per quanto cercassi di spiegarti, COME potevi capire

tu, Lina,

ragazza normale,

della mia DISPERAZIONE?

 

Per non impazzire, per non suicidarmi,

mi inventavo mille cose

dal disegno agli amici di penna

/trovati su Topolino, (tra i quali anche tu, Lina)

Dal leggere (a sedici anni ero già a Dostojewski, Camus)

a collezioni varie..

Ma i sedici, diciassette, anni

NON POSSONO accontentarsi soltanto di queste cose!

 

Il radiogrammofono..

Un grosso mobile di radica..

Si apriva dall’alto ed appariva il Grammofono

Con il suo braccetto nero..

La puntina-chiodo…

Se si aprivano le antine,

il frontalino della radio… Giravi una manopola,

si accendevano lucine di tanti colori..

E suoni, canti,,,

conversazioni in tutte le lingue..

 

La TV, allora, un lusso da ricconi!

Quel frontalino pieno di colori…

Giravo la manopola e fantasticavo..

Specialmente la notte

Quando tutto era silenzio.

Il mio UNICO contatto con il mondo,

a parte le lettere e le finestre…

 

Anche tu sei arrivata

Attraverso quella radio, Maria..

Una sera di pieno inverno..

Mai amato la musica, fino a quel momento!

Nemmeno le canzonette…

Gira e rigira la manopola.. La mano si blocca

Una musica struggente..

E su quella musica

Una voce…

 

Canta la voce… Dice cose…

Non capisco le parole..

O, meglio, non capisco il testo nella sua interezza…

Ma, egualmente, "vedo"…

 

Un albero smunto..

sulla cima di una collina pietrosa..

Sotto l’albero una ragazza..

Ha freddo

Ha fame

Ha paura…

C’è una luna grande che illumina la valle sottostante..

Nella valle, delle case..

Le finestre illuminate..

Il fumo che esce dal camino…

Tutto parla di tepore, benessere ed amore

In quelle case lontane..

 

Da lì la ragazza è stata scacciata

Non sa bene per quale colpa

O quale cattiveria del prossimo…

Ma lei sa che MAI PIU’ potrà tornare…

E piange, la ragazza..

Il pianto accorato,

sommesso,

straziato,

di chi sa di non poter più sperare…

 

… E’ il mio stesso pianto..

derivato dal medesimo dolore…

Ogni nota un sospiro, un lamento, un grido

della mia anima esiliata

della mia vita calpestata..

 

E piango.. Piango.. Piango…

 

Ma ecco che, una dopo l’altra, le note si allineano..

Una Scala d’argento che sale.. Sale..

Note fatte di lacrime e trasformate in gradini d’Argento…

Sale la Scala….

Su.. su.. su.

.

Castelli di Cristallo

Zampilli di limpidissima acqua…

Tappeti di fiori di ogni colore..

Valli verdissime..

Monti verniciati d’oro dal Sole

E poi d’argento dalla Luna…

Arcobaleni

Nuvole bianchissime

Leggere come sospiri…

 

E profonde caverne

Grotte incantate

Piene di scrigni traboccanti tesori..

Vulcani infuocati che eruttano

Non so se lava o sangue palpitante…

 

Era LA CALLAS

Che cantava "Casta Diva", dalla Norma di Bellini.

Ma dietro alla sacerdotessa druidica

C’eri tu, Maria

Che trasfiguravi il Tuo dolore

Rannicchiata ai piedi

Dell’albero risecchito…

 

E, quella sera,

hai aiutato me

a fare altrettanto..

Mi hai preso per mano

e mi hai portato via con te..

Su, su su.. per Paradisi lontanissimi.

nei quali nessun dolore, nessuna cattiveria

potevano sfiorarci…

 

Avevo soltanto la radio, allora…

Di farmi comprare dei dischi neanche a parlarne..

Ma tu eri all’apice del successo

E, per mia fortuna,

le tue interpretazioni erano spesso in onda….

E ogni volta che arrivavi

Mi tendevi la mano..

E volavamo via…Lontano..

Lontanissimo…

 

E un giorno ti ho scritto

"A Maria Callas – Milano"

Eri talmente famosa,

che anche senza il nome della città

la mia lettera ti sarebbe egualmente arrivata…

Avevo scritto a Maria, non alla Callas..

E ti dicevo chiaramente che non volevo autografi,

non aspettavo risposta..

era soltanto per dirti GRAZIE…

 

Tu hai compreso benissimo la differenza..

Una tua lettera lunga e bella.

Una intera opera, una foto bellissima

Con tanto di autografi..

La promessa che, una volta a Roma

Ci saremmo incontrate..

 

La lettera l’ho avuta in ospedale…

La mia quinta o sesta operazione..

E ti ricordavi di me

Mandandomi cartoline

Dalle tournee..

Rispondendomi subito

Quando mi facevo viva con te…

 

Si chiama transfert?

A un certo punto io,

ragazzina senza una vita,

ho cominciato a vivere

attraverso te…

 

I tuoi successi erano i miei..

I tuoi viaggi erano i miei..

I tuoi bellissimi vestiti,

erano tali e quali a quelli

che, potendo, avrei scelto io..

 

Montagne di rotocalchi..

che allora traboccavano di te…

per seguirti…

In mezzo a tue migliaia di foto

di trionfi

di frequentazioni regali

di viaggi da sogno

una mi ha colpito in modo particolarissimo….

Una foto da nulla.

 

Passeggi sotto casa tua ed è primavera..

l’ombra dei rami e delle foglie

proietta sul marciapiede e su di te

una specie di merletto…

"Sento" la brezzolina carezzarti il viso…

Uno STRUGGIMENTO…

Guardare come un sogno irragiungibile

persino una passeggiata sotto casa

in un mattino di primavera…

 

Anche per merito tuo, Maria,

sono riuscita a non impazzire,

a non suicidarmi

Mi avevi fatta entrare in una favola stupenda…

In un sogno che sembrava diventare sempre più esaltante…

 

A Roma sei venuta.

Ma avevi ben altro a cui pensare…

Che conoscere me di persona.

.

La tua voce che si incrina,

proprio durante il "Casta Diva"…

Il Gran Rifiuto a continuare a cantare…

Lo scandalo planetario che ne segue…

"L’ennesimo capriccio della Diva…"

Stavolta imperdonabile..

Offesa al Presidente della Repubblica,

ed a tutto il Gran Mondo

accorso per ascoltarti…

Al Teatro dell’Opera, in una serata che si voleva regale…

 

Omaggio alla Regina…

Che invece se ne va sbattendo la porta!

E poi chiede scusa,

cerca di far valere le sue ragioni..

Ma NESSUNO è disposta a comprenderla,

a scusarla..

 

Chissà..

Mi è rimasta sempre dentro un’impressione…

Non il Capriccio di una Diva ma l’inizio di una Tragedia…

 

Fu in quella sera drammatica che la Callas

(e con lei tu, Maria),

cominciaste a morire?

Quella sera, per la prima volta,

prendeste coscienza che LA CALLAS

non sarebbe stata immortale?

 

Per me, di sicuro, fu proprio così!

Con la tua voce spezzata, sia pure per un attimo,

la prima presa di coscienza che, in questo mondo

TUTTO finisce..

Anche le cose le più BELLE..

Le più SACRE…

 

Quanto, QUANTO piangere, di nuovo!!

Stavolta di dolore..

Dolore per te e per me, Maria..

Per noi tutte creature umane destinate,

irrevocabilmente

a perderci nel NULLA!

 

Il linciaggio morale!!!

I giornali a gara per diffamarti,

per offenderti, per svalutarti…

Nell’Italia ancora iperbeghina

e ferocemente maschilista

di fine anni 50, volevano, probabilmente,

farti pagar salato, salatissimo,

l’essere arrivata a fama stratosferica,

senza essere "Figlia di.."

"Moglie di.."

"Amante di.."

Senza essere una sex simbol…

 

Famossissima (e strapagata),

solo grazie a te stessa.. Al tuo lavoro..

alla tua personalità, per molti irritante,

soprattutto per come la descriveva la stampa…..

 

La TIGRE!!!

Contrapposta a "Voce d’Angelo"…

Callas e Tebaldi…

Carmen e Michaela…

Turandot e Liù

La stragrande maggioranza, naturalmente,

a parteggiare

per la dolcissima, mite, accomodante "Michaela"…

per la sacrificale Liù…

Per "l’Angelo" Tebaldi, cioè…

Così dovevano essere le donne

allora!

 

Ricordi, Maria?

Ed io ti ammiravo anche per questo…

Perché sapevi combattere,

sapevi tener testa!

Perché detestavo le Michaele, le Liù

Gli Angeli costruiti sui giornali…

Così come sui giornali

Era stata costruita LA TIGRE!

Non per niente l’eroina della mia adolescenza

era stata Giovanna d’Arco!

 

Ma la valanga contro di te

era ormai di proporzioni galattiche..

e, soprattutto, inarrestabile…

Nessun giuoco è più crudele ed eccitante,

del ridurre in polvere l’Idolo caduto…

Che tu avessi ragione o torto,

ad ogni nuovo "incidente",

a nessuno importava più…

 

Tu eri colpevole..

Sempre e comunque…

 

Quanti hanno saputo, per esempio

Che la causa con il Teatro dell’Opera di Roma

Dopo la tua interruzione di Norma,

la hai vinta tu?

 

E LA TIGRE ha iniziato a vacillare…

A vacillare perchè

il tuo BALUARDO,

la tua Spada invincibile

il tuo Riscatto,

la tua Rivincita contro l’Esilio

 

la tua VOCE, cioè…

 

non era più fortino inattaccabile..

Come il Crac dell’Opera di Roma,

aveva drammaticamente messo in evidenza…

 

Il trionfo della Scala

E poi l’apoteosi di Parigi

in quel movimentatissimo 1958,

Avrebbero dovuto ripagarti

dello scivolone a Roma..

 

Ma quella sera del 2 gennaio 1958

il Sipario si era strappato per sempre..

E tu, per me, ne eri tragicamente cosciente…

 

Il Concerto di Amburgo.. inizio ’59..

Un filmato ce lo ha tramandato..

Tu bellissima e, a tratti, anche insuperabile…

Ma talmente fragile, talmente spaventata…

Tutto il concerto

con una mano convulsamente aggrappata ad una ringhiera..

e l’altra quasi inchiodata sul petto..

Quasi fosse, quello,

l’unico modo per rimanere in piedi..

e per non farti scoppiare il cuore nel petto…

 

I tuoi occhi smarriti che, di quando in quando

Imploravano sostegno e conferme

in quelli di Rescigno che ti dirigeva..

 

Che PENA, Maria

Rivederti.. Anche dopo tanti anni..

La TIGRE?? Dove era finita ?

Solo una donna terrorizzata,

Divorata dall’ansia..

Dall’angoscia…

Dall’insicurezza…

LA CALLAS quasi agonizzante..

E tu, Maria, che cercavi di sostenerla…

Aveva ancora tantissime frecce nel suo arco, la CALLAS!

Ma lei e tu eravate troppo ferite, in quel momento,

per rendervene conto!

 

E, quasi a conferma inappellabile delle vostre paure,

a raffica, uno dopo l’altro,

anche gli effetti materiali

della sistematica demolizione dell’Idolo..

Prima era TUTTO perdonato..

Poi… La Diva insopportabilmente capricciosa

dicevano..

Chi, la croce, la buttava invece su tuo marito,

troppo provinciale, troppo esoso, cattivo consigliere…

Ma questo lo sussurravano gli amici..

La stampa, tutta contro di te..

Esclusivamente contro di te

 

Nemmeno il più piccolo sconto, ormai…

Al minimo sbaglio, (vero o presunto),

uno dietro l’altro,

i più grandi Teatri del mondo,

ti hanno licenziata!

 

Sbarrata l’Opera di Roma..

Blindato il Metropolitan

Ostile il Covent Garden

La Scala.. Il TUO Regno

che fa calare il sipario di ferro

per impedirti altre uscite sul palcoscenico..

durante la recita di addio al TUO pubblico…

 

Nessuno si ricorda questo calvario

quando s i accusa ferocemente Onassis

di averti distrutta come cantante…

oltrechè come donna…

 

Per me, invece,

Onassis, apparendo al tuo orizzonte,

ti ha tirato fuori dal baratro

nel quale stavi inesorabilmente precipitando..

Che poi le cose, dopo nove anni di relazione,

siano finite come sono finite,

è un altro discorso…

 

Ma allora,

in quella estate 1959…

 

COME avrebbe potuto, LA CALLAS

risollevarsi,

riprendere il suo posto nell’Olimpo?

Cosa la aspettava, nella situazione in cui era.?

Nell’età che ormai aveva?

36 anni..

Pochi ancora, per una donna..

troppi per ricostruire

una carriera lirica sbriciolata

quale, ormai, era la sua…

 

Certo, donna tra le più famose del mondo,

prima di Onassis e ancor più dopo Onassis,

i Mercanti ti avrebbero egualmente coperta d’oro..

se solo tu avessi voluto…

Ma il Rispetto, la Venerazione

che avevi per la Musica,

la Dignità verso te stessa

mai ti avrebbero permesso di svendere

LA CALLAS…

sull’altare del denaro e degli applausi facili..

 

Ritirarti a vita privata?

Darti all’insegnamento?

A 36 anni?

Con un marito vecchio ed oramai imbarazzante

Per i livelli cui tu eri arrivata…

E si può tornare ad una vita normale

Dopo essere stata LA CALLAS?

 

Ma ecco Onassis

con le sue ricchezze da Creso…

Il mondo dell’Arte (dai dirigenti della Scala in giù)

ti spalanca di nuovo le porte…

di nuovo si prostra ai tuoi piedi…

 

Tutto è tornato in regola!

Anche tu costretta, finalmente,

a farti spalleggiare da un uomo…..

 

Dimenticata LA TIGRE..

Risotterrata l’ascia di guerra..

Tutti i giornali

Di nuovo ad incensarti…

Ad osannarti…

 

Sia come sia,

quanto diversa appari, sempre ad Amburgo,

un po’ di tempo dopo quel 1959!!!

Come brillano ora i tuoi occhi!

Come sei fiera..

e spavalda,

ed ammiccante

in special modo mentre canti "Carmen",

Come straripa anche dal corpo

quella tua femminilità che,

prima dell’Incontro,

aveva via libera soltanto sul palcoscenico!!…

 

Molti sospettano il tuo calcolo

In quella unione strepitosa…

Ti ha mai ASCOLTATA cantare,

chi vede in te soltanto

una accorta programmatrice

della propria carriera?

 

Ad osservare il tuo comportamento,

appare tutto il contrario..

Con Onassis al fianco,

Ti sei allontanata talmente tanto dalla Musica

che molti melomani,

hanno preso a rimproverarti con grande asprezza

(grande quanto l’ammirazione e l’amore che ti portavano),

per aver tu dismesso la tunica di Sacerdotessa dell’Arte

a favore del Jet Set…

 

Ti facevano proposte prestigiosissime..

Di nuovo i più Grandi dell’Arte,

a pregarti di tornare, di non privare il pubblico

dei TESORI che potevi ancora dispensare…

Tu nicchiavi..

Rifiutavi quasi tutto…

Forse c’entrava anche Onassis nei tuoi no…

Ma, credo io, che chi ti voleva bene,

nel suo egoismo,

nel suo fervore artistico,

non si rendesse conto di QUANTO tu, Maria,

avessi pagato alla Callas.

Di Quanto fossi stanca di PAGARE!

E ora, il tuo, era un atto di ribellione…

Alla sua TIRANNIA!

Stavi provando a far vivere Maria

Maria che aveva dato,

nei 36 anni precedenti

tutto il suo sangue, tutta la sua anima,

per far vivere LEI, la Callas!

 

Se calcoli li hai fatti

Li hai fatti per Maria…

Ti sei illusa di sostituire l’Arte con l’Amore…

E anche qui sei stata scippata..

 

LA CALLAS poteva amare

Qualcuno al disotto di un Onassis?

 

E Onassis poteva amare

Qualcuna al disotto della CALLAS?

 

LA CALLAS dei bei tempi, LA TIGRE..

non avrebbe fatto finire la Storia

così come è finita…

.

Ma alla TIGRE si erano spezzati gli artigli..

Rimaneva Maria, da sola…

Prima messa su un altare..

(Maria, o LA CALLAS?)

Poi umiliata, calpestata, ripudiata…

 

Maria, da sola, avrebbe amato un Onassis?

Chissà..

Forse no…

Onassis non era uomo da amare…

Una donna, per essere accettata da lui,

doveva soltanto essere sua complice…

 

Tu, Maria, non sapevi, non volevi essere complice..

Tu volevi un uomo da amare..

Un uomo che ti amasse…

 

Sospirava Rita Haiworth

"Gli uomini che dicono di amarmi

vanno a dormire con Gilda

e si svegliano con Rita.."

E’ la maledizione delle Divine…

 

Meneghini aveva subito dimenticato Maria

Per mettersi al totale servizio della CALLAS

Onassis aveva lastricato d’oro

Le strade davanti alla CALLAS..

Ed avrebbe poi lasciato quelle polverose, fangose,

a Maria..

 

Ma in quel 1959, tutto era appena agli inizi..

Tu scivolavi sognante sulle strade lastricate d’oro..

Veleggiavi, innamorata e felice, sul "Christina"

Io, al contrario,

vivevo il mio periodo più ATROCE, in famiglia..

E nemmeno il tuo amore favoloso,

del quale traboccavano tutti i media

(che ancora non si chiamavano così),

serviva più a distrarmi dall’angoscia

che montava, montava…

 

Alla fine, anche per me,

si è rotto il tragico incantesimo..

Certo non avevo un "Christina" per abitazione

Né Montecarlo come cornice…

Ma avevo la mia giovinezza ancora intatta

Nonostante tutto…

 

Hai continuato ad avere

Un posto di grande privilegio nel mio cuore…

Ma ormai non dovevo più

Immedesimarmi in te..

Per illudermi di vivere…

Avevo la MIA vita da costruire..

Non una vita da Divina,,

ma da DONNA… Era la cosa

che più volevo al mondo…

 

Pian piano, tu eri quasi scompasrsa dai media..

Io avevo ormai tanto da fare, tanto da VIVERE…

Domande su di te non me ne sono poi fatte molte..

Forse come tanti,

troppi tuoi amici

che avrebbero potuto aiutarti

se si fossero posti il problema..

Ma ti si poteva aiutare???

 

Temo di no..

Al punto in cui eri,

agli inizi degli anni settanta,

sia LA CALLAS che Maria,

ormai morte e sepolte..

Rimaneva un simulacro

Che trascinava i suoi giorni…

Murata viva nel suo appartamento…

 

"Pippo, per fortuna, ogni giorno

è un giorno di meno"…

dicesti una volta a Di Stefano,

tuo compagno di tanti trionfi,

tuo amico pietoso degli ultimi anni disperati…

 

E in un tiepido mattino di settembre

Te ne sei andata via improvvisamente…

In perfetto, solitario silenzio..

Come solitari e silenziosi

Erano stati i tuoi ultimi anni

"Muore giovane chi è caro agli Dei"..

Con te, Maria, gli dei non erano stati

Pietosi abbastanza..

Altrimenti ti avrebbero risparmiato,

almeno dieci anni di disperazione!

 

Maria..

Non posso più ascoltare i tuoi dischi..

Mi fa TROPPO male.

 

Ogni tanto penso…

 

Sei morta sotto l’albero scheletrito..

Di solitudine..

Al buio.. Al freddo..

Quel tuo pianto sommesso..

Disperato e trasfigurato…

 

Hai dato tutto di te alla CALLAS ….

O LA CALLAS si è preso TUTTO di te…

Sei stata contraccambiata con una Scala d’Argento

Che Lei si è però portata via..

quando si è allontanata,

Ti ha lasciata senza più palazzi di Cristallo,

E Boschi Incantati…

E Caverne Magiche..

 

Anche l’Amore si è portata via…

Morta LA CALLAS, VIVA LA KENNEDY!

 

E’ rimasta Maria?

O soltanto un guscio vuoto

In un oceano di silenziosa solitudine?

 

E mi viene in mente,

La Rondine de "Il Principe Felice", di Wilde…

La Rondine che spoglia, giorno dopo giorno,

La statua del Principe

Di tutte le sue scaglie d’oro

Di tutte le sue gemme,

per farne dono ai poveri…

 

Vola La Rondine,

di quartiere in quartiere,

di casa in casa

per deporre i suoi doni

sui davanzali di chi ne ha più bisogno…

 

E l’inverno la sorprende

Ormai troppo stanca

Per migrare verso i paesi caldi…

 

E il freddo la uccide…

 

Dal rogo ove sono gettati

La statua ormai spoglia e la rondine morta

Si salva, intatto, il cuore dell’uccellino…

 

Quel cuore tu continui a donare a noi, Maria,

attraverso le registrazioni, tantissime, per fortuna…

 

Le pochissime persone

Che sono riuscite a vederti

Sul tuo letto di morte,

hanno detto che eri bellissima

con la tua lunga treccia nera sulla spalla.

 

A me piace ricordarti

Sovrapponendo al tuo sorriso

Ai tuoi occhi di incanto,

i fotogrammi finali

di un documentario a te dedicato..

 

Dei fiori spinti dolcemente verso il largo,

dalle onde azzurrissime dell’Egeo

che ha accolto le tue ceneri…

 

 

 

 

 

 

Gabriella Leopizzi

 

 

 

 

 

 

 

 

Roma, 24 luglio 2002

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A M A R I A C A L L A S

 

 

Maria..

Su di te, sulla tua personalità

Sulla tua Voce

Sulla tua Arte

E’ stato scritto moltissimo

In tutte le lingue..

Qualche centinaio di libri, fino ad oggi…

167.000 pagine su Internet, sino ad oggi…

Per non parlare delle tonnellate di articoli…

 

Sempre su di te, discussioni furibonde

Per decenni

E non solo tra melomani, critici musicali

Ma anche tra studiosi del Costume

Tra grandi intellettuali..

Cosa rarissima

Nei secoli

per una Cantante

Per quanto grande fosse la sua Arte

Per quanto bella fosse la sua voce

 

Ma sei stata una cantante, per quanto Somma?

No! Sei stata una Artista…

E come per tutti i Grandi dell’Arte, in qualsiasi campo,

la tua grandezza è stata, soprattutto,

il saper tradurre, esternare con il tuo Canto

come altri con il pennello

ed altri ancora con lo scalpello o la penna,

quanto noi tutte ,creature umane

abbiamo dentro, senza saper trovare

parole per DIRE…

 

"La sua voce commuove perché contiene un Dramma"..

titolo di un bellissimo articolo su di te,

di un grande critico musicale,

i primi tempi della tua "esplosione" sulle scene;

quando portasti lo scompiglio, la Rivoluzione,

nello stagno addormentato del Teatro d’Opera…

e tutti i critici più autorevoli

cercavano di spiegarne il perché.

 

Ovviamente la tua grandezza di Artista

Non è stata soltanto nella drammaticità del tuo Canto..

Ma non sto qui a discutere del tuo posto (immenso),

nel mondo del teatro .

 

 

Qui si parla

Delle corde del cuore, dell’anima,

che tu hai saputo toccare attraverso il tuo canto,

corde talmente profonde, vive, palpitanti,

da far spesso venire il groppo alla gola,

ancora oggi, dopo tanti anni che sei volata via,

in chi si accalora a parlare di te…

Non dico soltanto di fans

Che possono averti idealizzata..

Ma di persone che ti hanno frequentata per anni

Per decenni..

I tuoi amici più cari…

 

Non ricordo chi ha detto..

"Dio, come canteranno i tuoi angeli in cielo

se a noi

sulla Terra

hai concesso

di ascoltare una voce così"?

Maria.. Tu eri già all’apice della carriera e della gloria

quando io vivevo i miei sedici, diciassette anni

DISPERATI.

"Ancora un anno è passato

senza un grido

senza un lamento

venuto a rompere d’improvviso il giorno.."

Frase letta non ricordo più dove

Ma che ripetevo ad ogni mio nuovo compleanno

di prigionia angosciante,

nella mia tragica famiglia

.

Anno dietro anno..

Ogni giorno identico a quello precedente

Nella solitudine straniante e muta

Nella frustrazione di una giovinezza ARDENTE

Che premeva.. PREMEVA, dentro..

 

Un muro altissimo

Invalicabile

Tra me e la VITA…

 

"Ma che cosa è per te la vita?"

chiedeva la mia amica Lina,

ragazza normale in una normalissima famiglia

Cosa era, (e cosa è), per me, la VITA?

No, non Principi Azzurri, Feste, Onori..

VITA, dicevo a Lina, è per me LIBERTA’

Libertà di poter stendersi tra l’erba

E guardare le trine di rami e foglie

contro l’azzurro del cielo…

 

O i mille giuochi delle nuvole,

dalle forme mutevoli

sulle quali fantasticare..

O, la notte,

perdersi tra miliardi di stelle palpitanti..

O imbastire lunghi discorsi con la Luna

quando è grande e tonda

e sembra stia lì ad ascoltarti

sorridendo sorniona.

 

VITA è l’Amore da dare e ricevere…

Le cose belle fatte con le persone cui vuoi bene.

Per le persone cui vuoi bene…

Per le persone che hanno bisogno

E possono ripagarti soltanto con un sorriso..

 

VITA è viaggiare alla scoperta di orizzonti nuovi

fisici, mentali o spirituali

VITA è l’incontro con persone diverse da te

Per arricchirti di esperienze

Per imparare a guardare con altri occhi

Quanto ci circonda.

 

Vita è, soprattutto, LIBERTA’…

Poter fare le cose che più ti piacciono,

o che più ritieni utili,

senza che alcuno interferisca.

 

Non è VITA avere per orizzonte

le quattro mura di una stanza..

Per cielo il soffitto

Per orizzonte un quadratino di finestra

dalla quale intravvedere uno spicchietto di cielo,

Ed assistere al cambiamento delle stagioni

attraverso qualche alberello striminzito,

che si ingegna a non morire

soffocato dall’asfalto.

 

NON è VITA un giorno identico all’altro..

Anno dopo anno

In un silenzio irreale

Rotto unicamente

da parole di disprezzo

O di odio

O da liti furibonde..

 

Ma per quanto cercassi di spiegarti, COME potevi capire

tu, Lina,

ragazza normale,

della mia DISPERAZIONE?

 

Per non impazzire, per non suicidarmi,

mi inventavo mille cose

dal disegno agli amici di penna

/trovati su Topolino, (tra i quali anche tu, Lina)

Dal leggere (a sedici anni ero già a Dostojewski, Camus)

a collezioni varie..

Ma i sedici, diciassette, anni

NON POSSONO accontentarsi soltanto di queste cose!

 

Il radiogrammofono..

Un grosso mobile di radica..

Si apriva dall’alto ed appariva il Grammofono

Con il suo braccetto nero..

La puntina-chiodo…

Se si aprivano le antine,

il frontalino della radio… Giravi una manopola,

si accendevano lucine di tanti colori..

E suoni, canti,,,

conversazioni in tutte le lingue..

 

La TV, allora, un lusso da ricconi!

Quel frontalino pieno di colori…

Giravo la manopola e fantasticavo..

Specialmente la notte

Quando tutto era silenzio.

Il mio UNICO contatto con il mondo,

a parte le lettere e le finestre…

 

Anche tu sei arrivata

Attraverso quella radio, Maria..

Una sera di pieno inverno..

Mai amato la musica, fino a quel momento!

Nemmeno le canzonette…

Gira e rigira la manopola.. La mano si blocca

Una musica struggente..

E su quella musica

Una voce…

 

Canta la voce… Dice cose…

Non capisco le parole..

O, meglio, non capisco il testo nella sua interezza…

Ma, egualmente, "vedo"…

 

Un albero smunto..

sulla cima di una collina pietrosa..

Sotto l’albero una ragazza..

Ha freddo

Ha fame

Ha paura…

C’è una luna grande che illumina la valle sottostante..

Nella valle, delle case..

Le finestre illuminate..

Il fumo che esce dal camino…

Tutto parla di tepore, benessere ed amore

In quelle case lontane..

 

Da lì la ragazza è stata scacciata

Non sa bene per quale colpa

O quale cattiveria del prossimo…

Ma lei sa che MAI PIU’ potrà tornare…

E piange, la ragazza..

Il pianto accorato,

sommesso,

straziato,

di chi sa di non poter più sperare…

 

… E’ il mio stesso pianto..

derivato dal medesimo dolore…

Ogni nota un sospiro, un lamento, un grido

della mia anima esiliata

della mia vita calpestata..

 

E piango.. Piango.. Piango…

 

Ma ecco che, una dopo l’altra, le note si allineano..

Una Scala d’argento che sale.. Sale..

Note fatte di lacrime e trasformate in gradini d’Argento…

Sale la Scala….

Su.. su.. su.

.

Castelli di Cristallo

Zampilli di limpidissima acqua…

Tappeti di fiori di ogni colore..

Valli verdissime..

Monti verniciati d’oro dal Sole

E poi d’argento dalla Luna…

Arcobaleni

Nuvole bianchissime

Leggere come sospiri…

 

E profonde caverne

Grotte incantate

Piene di scrigni traboccanti tesori..

Vulcani infuocati che eruttano

Non so se lava o sangue palpitante…

 

Era LA CALLAS

Che cantava "Casta Diva", dalla Norma di Bellini.

Ma dietro alla sacerdotessa druidica

C’eri tu, Maria

Che trasfiguravi il Tuo dolore

Rannicchiata ai piedi

Dell’albero risecchito…

 

E, quella sera,

hai aiutato me

a fare altrettanto..

Mi hai preso per mano

e mi hai portato via con te..

Su, su su.. per Paradisi lontanissimi.

nei quali nessun dolore, nessuna cattiveria

potevano sfiorarci…

 

Avevo soltanto la radio, allora…

Di farmi comprare dei dischi neanche a parlarne..

Ma tu eri all’apice del successo

E, per mia fortuna,

le tue interpretazioni erano spesso in onda….

E ogni volta che arrivavi

Mi tendevi la mano..

E volavamo via…Lontano..

Lontanissimo…

 

E un giorno ti ho scritto

"A Maria Callas – Milano"

Eri talmente famosa,

che anche senza il nome della città

la mia lettera ti sarebbe egualmente arrivata…

Avevo scritto a Maria, non alla Callas..

E ti dicevo chiaramente che non volevo autografi,

non aspettavo risposta..

era soltanto per dirti GRAZIE…

 

Tu hai compreso benissimo la differenza..

Una tua lettera lunga e bella.

Una intera opera, una foto bellissima

Con tanto di autografi..

La promessa che, una volta a Roma

Ci saremmo incontrate..

 

La lettera l’ho avuta in ospedale…

La mia quinta o sesta operazione..

E ti ricordavi di me

Mandandomi cartoline

Dalle tournee..

Rispondendomi subito

Quando mi facevo viva con te…

 

Si chiama transfert?

A un certo punto io,

ragazzina senza una vita,

ho cominciato a vivere

attraverso te…

 

I tuoi successi erano i miei..

I tuoi viaggi erano i miei..

I tuoi bellissimi vestiti,

erano tali e quali a quelli

che, potendo, avrei scelto io..

 

Montagne di rotocalchi..

che allora traboccavano di te…

per seguirti…

In mezzo a tue migliaia di foto

di trionfi

di frequentazioni regali

di viaggi da sogno

una mi ha colpito in modo particolarissimo….

Una foto da nulla.

 

Passeggi sotto casa tua ed è primavera..

l’ombra dei rami e delle foglie

proietta sul marciapiede e su di te

una specie di merletto…

"Sento" la brezzolina carezzarti il viso…

Uno STRUGGIMENTO…

Guardare come un sogno irragiungibile

persino una passeggiata sotto casa

in un mattino di primavera…

 

Anche per merito tuo, Maria,

sono riuscita a non impazzire,

a non suicidarmi

Mi avevi fatta entrare in una favola stupenda…

In un sogno che sembrava diventare sempre più esaltante…

 

A Roma sei venuta.

Ma avevi ben altro a cui pensare…

Che conoscere me di persona.

.

La tua voce che si incrina,

proprio durante il "Casta Diva"…

Il Gran Rifiuto a continuare a cantare…

Lo scandalo planetario che ne segue…

"L’ennesimo capriccio della Diva…"

Stavolta imperdonabile..

Offesa al Presidente della Repubblica,

ed a tutto il Gran Mondo

accorso per ascoltarti…

Al Teatro dell’Opera, in una serata che si voleva regale…

 

Omaggio alla Regina…

Che invece se ne va sbattendo la porta!

E poi chiede scusa,

cerca di far valere le sue ragioni..

Ma NESSUNO è disposta a comprenderla,

a scusarla..

 

Chissà..

Mi è rimasta sempre dentro un’impressione…

Non il Capriccio di una Diva ma l’inizio di una Tragedia…

 

Fu in quella sera drammatica che la Callas

(e con lei tu, Maria),

cominciaste a morire?

Quella sera, per la prima volta,

prendeste coscienza che LA CALLAS

non sarebbe stata immortale?

 

Per me, di sicuro, fu proprio così!

Con la tua voce spezzata, sia pure per un attimo,

la prima presa di coscienza che, in questo mondo

TUTTO finisce..

Anche le cose le più BELLE..

Le più SACRE…

 

Quanto, QUANTO piangere, di nuovo!!

Stavolta di dolore..

Dolore per te e per me, Maria..

Per noi tutte creature umane destinate,

irrevocabilmente

a perderci nel NULLA!

 

Il linciaggio morale!!!

I giornali a gara per diffamarti,

per offenderti, per svalutarti…

Nell’Italia ancora iperbeghina

e ferocemente maschilista

di fine anni 50, volevano, probabilmente,

farti pagar salato, salatissimo,

l’essere arrivata a fama stratosferica,

senza essere "Figlia di.."

"Moglie di.."

"Amante di.."

Senza essere una sex simbol…

 

Famossissima (e strapagata),

solo grazie a te stessa.. Al tuo lavoro..

alla tua personalità, per molti irritante,

soprattutto per come la descriveva la stampa…..

 

La TIGRE!!!

Contrapposta a "Voce d’Angelo"…

Callas e Tebaldi…

Carmen e Michaela…

Turandot e Liù

La stragrande maggioranza, naturalmente,

a parteggiare

per la dolcissima, mite, accomodante "Michaela"…

per la sacrificale Liù…

Per "l’Angelo" Tebaldi, cioè…

Così dovevano essere le donne

allora!

 

Ricordi, Maria?

Ed io ti ammiravo anche per questo…

Perché sapevi combattere,

sapevi tener testa!

Perché detestavo le Michaele, le Liù

Gli Angeli costruiti sui giornali…

Così come sui giornali

Era stata costruita LA TIGRE!

Non per niente l’eroina della mia adolescenza

era stata Giovanna d’Arco!

 

Ma la valanga contro di te

era ormai di proporzioni galattiche..

e, soprattutto, inarrestabile…

Nessun giuoco è più crudele ed eccitante,

del ridurre in polvere l’Idolo caduto…

Che tu avessi ragione o torto,

ad ogni nuovo "incidente",

a nessuno importava più…

 

Tu eri colpevole..

Sempre e comunque…

 

Quanti hanno saputo, per esempio

Che la causa con il Teatro dell’Opera di Roma

Dopo la tua interruzione di Norma,

la hai vinta tu?

 

E LA TIGRE ha iniziato a vacillare…

A vacillare perchè

il tuo BALUARDO,

la tua Spada invincibile

il tuo Riscatto,

la tua Rivincita contro l’Esilio

 

la tua VOCE, cioè…

 

non era più fortino inattaccabile..

Come il Crac dell’Opera di Roma,

aveva drammaticamente messo in evidenza…

 

Il trionfo della Scala

E poi l’apoteosi di Parigi

in quel movimentatissimo 1958,

Avrebbero dovuto ripagarti

dello scivolone a Roma..

 

Ma quella sera del 2 gennaio 1958

il Sipario si era strappato per sempre..

E tu, per me, ne eri tragicamente cosciente…

 

Il Concerto di Amburgo.. inizio ’59..

Un filmato ce lo ha tramandato..

Tu bellissima e, a tratti, anche insuperabile…

Ma talmente fragile, talmente spaventata…

Tutto il concerto

con una mano convulsamente aggrappata ad una ringhiera..

e l’altra quasi inchiodata sul petto..

Quasi fosse, quello,

l’unico modo per rimanere in piedi..

e per non farti scoppiare il cuore nel petto…

 

I tuoi occhi smarriti che, di quando in quando

Imploravano sostegno e conferme

in quelli di Rescigno che ti dirigeva..

 

Che PENA, Maria

Rivederti.. Anche dopo tanti anni..

La TIGRE?? Dove era finita ?

Solo una donna terrorizzata,

Divorata dall’ansia..

Dall’angoscia…

Dall’insicurezza…

LA CALLAS quasi agonizzante..

E tu, Maria, che cercavi di sostenerla…

Aveva ancora tantissime frecce nel suo arco, la CALLAS!

Ma lei e tu eravate troppo ferite, in quel momento,

per rendervene conto!

 

E, quasi a conferma inappellabile delle vostre paure,

a raffica, uno dopo l’altro,

anche gli effetti materiali

della sistematica demolizione dell’Idolo..

Prima era TUTTO perdonato..

Poi… La Diva insopportabilmente capricciosa

dicevano..

Chi, la croce, la buttava invece su tuo marito,

troppo provinciale, troppo esoso, cattivo consigliere…

Ma questo lo sussurravano gli amici..

La stampa, tutta contro di te..

Esclusivamente contro di te

 

Nemmeno il più piccolo sconto, ormai…

Al minimo sbaglio, (vero o presunto),

uno dietro l’altro,

i più grandi Teatri del mondo,

ti hanno licenziata!

 

Sbarrata l’Opera di Roma..

Blindato il Metropolitan

Ostile il Covent Garden

La Scala.. Il TUO Regno

che fa calare il sipario di ferro

per impedirti altre uscite sul palcoscenico..

durante la recita di addio al TUO pubblico…

 

Nessuno si ricorda questo calvario

quando s i accusa ferocemente Onassis

di averti distrutta come cantante…

oltrechè come donna…

 

Per me, invece,

Onassis, apparendo al tuo orizzonte,

ti ha tirato fuori dal baratro

nel quale stavi inesorabilmente precipitando..

Che poi le cose, dopo nove anni di relazione,

siano finite come sono finite,

è un altro discorso…

 

Ma allora,

in quella estate 1959…

 

COME avrebbe potuto, LA CALLAS

risollevarsi,

riprendere il suo posto nell’Olimpo?

Cosa la aspettava, nella situazione in cui era.?

Nell’età che ormai aveva?

36 anni..

Pochi ancora, per una donna..

troppi per ricostruire

una carriera lirica sbriciolata

quale, ormai, era la sua…

 

Certo, donna tra le più famose del mondo,

prima di Onassis e ancor più dopo Onassis,

i Mercanti ti avrebbero egualmente coperta d’oro..

se solo tu avessi voluto…

Ma il Rispetto, la Venerazione

che avevi per la Musica,

la Dignità verso te stessa

mai ti avrebbero permesso di svendere

LA CALLAS…

sull’altare del denaro e degli applausi facili..

 

Ritirarti a vita privata?

Darti all’insegnamento?

A 36 anni?

Con un marito vecchio ed oramai imbarazzante

Per i livelli cui tu eri arrivata…

E si può tornare ad una vita normale

Dopo essere stata LA CALLAS?

 

Ma ecco Onassis

con le sue ricchezze da Creso…

Il mondo dell’Arte (dai dirigenti della Scala in giù)

ti spalanca di nuovo le porte…

di nuovo si prostra ai tuoi piedi…

 

Tutto è tornato in regola!

Anche tu costretta, finalmente,

a farti spalleggiare da un uomo…..

 

Dimenticata LA TIGRE..

Risotterrata l’ascia di guerra..

Tutti i giornali

Di nuovo ad incensarti…

Ad osannarti…

 

Sia come sia,

quanto diversa appari, sempre ad Amburgo,

un po’ di tempo dopo quel 1959!!!

Come brillano ora i tuoi occhi!

Come sei fiera..

e spavalda,

ed ammiccante

in special modo mentre canti "Carmen",

Come straripa anche dal corpo

quella tua femminilità che,

prima dell’Incontro,

aveva via libera soltanto sul palcoscenico!!…

 

Molti sospettano il tuo calcolo

In quella unione strepitosa…

Ti ha mai ASCOLTATA cantare,

chi vede in te soltanto

una accorta programmatrice

della propria carriera?

 

Ad osservare il tuo comportamento,

appare tutto il contrario..

Con Onassis al fianco,

Ti sei allontanata talmente tanto dalla Musica

che molti melomani,

hanno preso a rimproverarti con grande asprezza

(grande quanto l’ammirazione e l’amore che ti portavano),

per aver tu dismesso la tunica di Sacerdotessa dell’Arte

a favore del Jet Set…

 

Ti facevano proposte prestigiosissime..

Di nuovo i più Grandi dell’Arte,

a pregarti di tornare, di non privare il pubblico

dei TESORI che potevi ancora dispensare…

Tu nicchiavi..

Rifiutavi quasi tutto…

Forse c’entrava anche Onassis nei tuoi no…

Ma, credo io, che chi ti voleva bene,

nel suo egoismo,

nel suo fervore artistico,

non si rendesse conto di QUANTO tu, Maria,

avessi pagato alla Callas.

Di Quanto fossi stanca di PAGARE!

E ora, il tuo, era un atto di ribellione…

Alla sua TIRANNIA!

Stavi provando a far vivere Maria

Maria che aveva dato,

nei 36 anni precedenti

tutto il suo sangue, tutta la sua anima,

per far vivere LEI, la Callas!

 

Se calcoli li hai fatti

Li hai fatti per Maria…

Ti sei illusa di sostituire l’Arte con l’Amore…

E anche qui sei stata scippata..

 

LA CALLAS poteva amare

Qualcuno al disotto di un Onassis?

 

E Onassis poteva amare

Qualcuna al disotto della CALLAS?

 

LA CALLAS dei bei tempi, LA TIGRE..

non avrebbe fatto finire la Storia

così come è finita…

.

Ma alla TIGRE si erano spezzati gli artigli..

Rimaneva Maria, da sola…

Prima messa su un altare..

(Maria, o LA CALLAS?)

Poi umiliata, calpestata, ripudiata…

 

Maria, da sola, avrebbe amato un Onassis?

Chissà..

Forse no…

Onassis non era uomo da amare…

Una donna, per essere accettata da lui,

doveva soltanto essere sua complice…

 

Tu, Maria, non sapevi, non volevi essere complice..

Tu volevi un uomo da amare..

Un uomo che ti amasse…

 

Sospirava Rita Haiworth

"Gli uomini che dicono di amarmi

vanno a dormire con Gilda

e si svegliano con Rita.."

E’ la maledizione delle Divine…

 

Meneghini aveva subito dimenticato Maria

Per mettersi al totale servizio della CALLAS

Onassis aveva lastricato d’oro

Le strade davanti alla CALLAS..

Ed avrebbe poi lasciato quelle polverose, fangose,

a Maria..

 

Ma in quel 1959, tutto era appena agli inizi..

Tu scivolavi sognante sulle strade lastricate d’oro..

Veleggiavi, innamorata e felice, sul "Christina"

Io, al contrario,

vivevo il mio periodo più ATROCE, in famiglia..

E nemmeno il tuo amore favoloso,

del quale traboccavano tutti i media

(che ancora non si chiamavano così),

serviva più a distrarmi dall’angoscia

che montava, montava…

 

Alla fine, anche per me,

si è rotto il tragico incantesimo..

Certo non avevo un "Christina" per abitazione

Né Montecarlo come cornice…

Ma avevo la mia giovinezza ancora intatta

Nonostante tutto…

 

Hai continuato ad avere

Un posto di grande privilegio nel mio cuore…

Ma ormai non dovevo più

Immedesimarmi in te..

Per illudermi di vivere…

Avevo la MIA vita da costruire..

Non una vita da Divina,,

ma da DONNA… Era la cosa

che più volevo al mondo…

 

Pian piano, tu eri quasi scompasrsa dai media..

Io avevo ormai tanto da fare, tanto da VIVERE…

Domande su di te non me ne sono poi fatte molte..

Forse come tanti,

troppi tuoi amici

che avrebbero potuto aiutarti

se si fossero posti il problema..

Ma ti si poteva aiutare???

 

Temo di no..

Al punto in cui eri,

agli inizi degli anni settanta,

sia LA CALLAS che Maria,

ormai morte e sepolte..

Rimaneva un simulacro

Che trascinava i suoi giorni…

Murata viva nel suo appartamento…

 

"Pippo, per fortuna, ogni giorno

è un giorno di meno"…

dicesti una volta a Di Stefano,

tuo compagno di tanti trionfi,

tuo amico pietoso degli ultimi anni disperati…

 

E in un tiepido mattino di settembre

Te ne sei andata via improvvisamente…

In perfetto, solitario silenzio..

Come solitari e silenziosi

Erano stati i tuoi ultimi anni

"Muore giovane chi è caro agli Dei"..

Con te, Maria, gli dei non erano stati

Pietosi abbastanza..

Altrimenti ti avrebbero risparmiato,

almeno dieci anni di disperazione!

 

Maria..

Non posso più ascoltare i tuoi dischi..

Mi fa TROPPO male.

 

Ogni tanto penso…

 

Sei morta sotto l’albero scheletrito..

Di solitudine..

Al buio.. Al freddo..

Quel tuo pianto sommesso..

Disperato e trasfigurato…

 

Hai dato tutto di te alla CALLAS ….

O LA CALLAS si è preso TUTTO di te…

Sei stata contraccambiata con una Scala d’Argento

Che Lei si è però portata via..

quando si è allontanata,

Ti ha lasciata senza più palazzi di Cristallo,

E Boschi Incantati…

E Caverne Magiche..

 

Anche l’Amore si è portata via…

Morta LA CALLAS, VIVA LA KENNEDY!

 

E’ rimasta Maria?

O soltanto un guscio vuoto

In un oceano di silenziosa solitudine?

 

E mi viene in mente,

La Rondine de "Il Principe Felice", di Wilde…

La Rondine che spoglia, giorno dopo giorno,

La statua del Principe

Di tutte le sue scaglie d’oro

Di tutte le sue gemme,

per farne dono ai poveri…

 

Vola La Rondine,

di quartiere in quartiere,

di casa in casa

per deporre i suoi doni

sui davanzali di chi ne ha più bisogno…

 

E l’inverno la sorprende

Ormai troppo stanca

Per migrare verso i paesi caldi…

 

E il freddo la uccide…

 

Dal rogo ove sono gettati

La statua ormai spoglia e la rondine morta

Si salva, intatto, il cuore dell’uccellino…

 

Quel cuore tu continui a donare a noi, Maria,

attraverso le registrazioni, tantissime, per fortuna…

 

Le pochissime persone

Che sono riuscite a vederti

Sul tuo letto di morte,

hanno detto che eri bellissima

con la tua lunga treccia nera sulla spalla.

 

A me piace ricordarti

Sovrapponendo al tuo sorriso

Ai tuoi occhi di incanto,

i fotogrammi finali

di un documentario a te dedicato..

 

Dei fiori spinti dolcemente verso il largo,

dalle onde azzurrissime dell’Egeo

che ha accolto le tue ceneri…

 

 

 

 

 

 

Gabriella Leopizzi

 

 

 

 

 

 

 

 

Roma, 24 luglio 2002