Meditate gente, meditate...

L'esperienza dei metodi di meditazione attiva di Osho

Vai alla fine del documento

Ho incontrato la meditazione ad aprile del 2002, quando ho deciso di frequentare un seminario di due giorni a Riccione. La conduttrice, Anando, è stata per anni la segretaria di Osho ed è attualmente la coordinatrice della Multiversity di Pune, in India, una sorta di “villaggio globale” in cui si praticano percorsi di formazione, crescita personale e terapia aventi tutti come base la meditazione.

         Attualmente sto praticando alcuni metodi di Osho sia individualmente che con alcune persone accomunate dalla stessa volontà di ricerca interiore.

         Chi è Osho?

Il suo nome alla nascita è Baghwan Shree Rajneesh, nato nel 1931 e morto nel 1990, ha avuto l’esperienza dell’illuminazione a 21 anni. Laureatosi in filosofia nel 1956, iniziò la carriera di insegnante universitario abbandonandola poi a metà degli anni ’60, quando decise che il suo lavoro doveva essere finalizzato ad aiutare le persone a raggiungere la meditazione. Organizzò quindi diversi Campi di Meditazione e nel 1974, a ventun anni esatti dalla sua illuminazione, creò l’ashram (comunità spirituale) di Pune, in India. All’inizio degli anni ’80 fondò un ranch negli Stati Uniti,  in Oregon, dove venne applicata la meditazione anche nella vita pratica, esperienza che si concluse nel 1987 con il suo arresto nel North Carolina (con la scusa di violazione delle leggi sull’immigrazione) ed un tentativo di avvelenamento in carcere. Tornato a Pune Osho, nel suo ultimo anno e mezzo di vita, creò un “laboratorio di crescita” sulle cui direttive ancor oggi ruota l’attività della Multiversity.

         Il suo pensiero è testimoniato da circa seicento libri, tradotti in quasi tutte le lingue, molti dei quali sono trascrizioni dei suoi discorsi.

         La cosa più importante che Osho ha lasciato in eredità agli uomini della nostra epoca sono le tecniche di meditazione “attive”, espressamente create per risvegliare l’uomo moderno da una sorta di “sonno” in cui sembra spesso vivere, e per togliergli quelle maschere dietro alle quali spesso si cela la sua vera essenza.

Ciò viene ottenuto anche tramite l’uso del corpo, a volte assecondato nelle sue manifestazioni naturali e a volte spinto ai suoi limiti. Ad esempio si respira in maniera caotica, si salta con le braccia tese al cielo e poi ci si ferma di colpo, ci si scuote, si danza, si corre sul posto oppure ci si siede osservando semplicemente il proprio respiro…:in ogni caso la meditazione dev’essere gioco, divertimento, curiosità, voglia di sperimentare e di andare oltre gli schemi abituali.

Non credete a chi ve la propone come una faccenda seriosa, roba da asceti che disprezzano il mondo e la gente…l’unica serietà richiesta è nella totale partecipazione mentre si medita.

La più famosa di tutte le tecniche di Osho è la Meditazione Dinamica, che dura un’ora ed è divisa in cinque stadi. Generalmente viene eseguita in gruppo, ma ognuno conserva una propria dimensione individuale, unica ed irripetibile. Generalmente si usa la musica che è stata creata da alcuni musicisti in collaborazione con Osho, che aiuta a scandire e ad accompagnare le varie fasi. I CD sono facilmente reperibili anche via Internet.

A cosa serve la meditazione?

Le meditazioni attive di Osho possono essere considerate come una vera e propria “catarsi”, una purificazione da tutte le repressioni, emozioni negative, blocchi, condizionamenti che ognuno tende ad accumulare nel corso della propria vita.

La pratica della meditazione può permettere all’uomo occidentale di guarire da una sua vecchia malattia, frutto di secoli di condizionamento: il dualismo, la falsa divisione tra mente e corpo, fonte di problemi a non finire. Dice Osho: “L’uomo è più di un animale, ma l’animale non può essere negato. Deve essere assorbito creativamente. (…) Non odiare l’animale. Amalo! Tu non ne sei separato. Ne sei parte ed è stato l’animale a spingerti fino al punto in cui sei diventato un uomo. Sii grato per questo.”

 

La meditazione può aiutarci anche ad abbandonare la tendenza ad identificarci in modo pressoché totale in quello che pensiamo, facciamo o nel ruolo che rivestiamo nei confronti del partner, della famiglia e della società, identificazione che spesso ci limita nell’espressione delle nostre vere potenzialità. Questo non significa abbandonare le persone che ci circondano, il nostro lavoro, i valori o i nostri punti di riferimento, ma ci permette di introdurre una qualità nuova nella relazione con noi stessi e con gli altri, in una parola nella nostra vita.

 

Meditazione significa scoprire che noi non siamo né i nostri pensieri, né le nostre emozioni, né le nostre azioni, né i nostri condizionamenti. Il nostro centro è assolutamente equidistante da ognuna di queste cose.

 

         La meditazione dunque non è una fuga dal reale, ma serve a “rientrare” nel mondo più svegli, attenti, all’erta, in una parola consapevoli. Citando di nuovo Osho: “ogni cosa che fai può diventare un occasione per meditare. La meditazione non è un momento separato, fa parte della vita. E’ come il respiro: come inspiri ed espiri, così mediti!”

Medici e scienziati hanno studiato anche gli effetti fisiologici della meditazione: il ritmo respiratorio e cardiaco rallentano, la circolazione sanguigna migliora, la pressione arteriosa si abbassa, i muscoli si rilassano, il cervello produce in maggiore quantità onde alfa e theta, che nella quotidianità si riscontrano soprattutto nei momenti in cui si è particolarmente rilassati o creativi e durante la fase REM del sonno. Inoltre alcune tecniche di meditazione favoriscono i processi di guarigione e di autoriparazione del corpo ed una maggiore efficienza del sistema immunitario.

 

Che fare dunque? Occorre scegliere la tecnica che più si adatta a noi, cominciando a sperimentare tra quelle che incuriosiscono di più, che si sentono più affini alla propria natura. L’indicazione è poi quella di praticarla tutti i giorni per un periodo di tre settimane, in modo da permetterci di scendere in profondità in  noi stessi. Quando sentiremo che la tecnica non ci darà più nulla, allora vorrà dire che il suo compito si sarà esaurito e allora occorrerà cambiarla.

Potrebbe prima o poi succedere che “all’improvviso, un giorno non sarai più identificato con ciò che stai facendo: la meditazione continua, tu sarai seduto all’interno del tuo essere, e starai ad osservare: quel giorno incontrerai la meditazione. A quel punto, la tecnica non ti è più di aiuto, né di disturbo: puoi continuare a praticarla, se vuoi, per esercizio, per il suo effetto rivitalizzante, ma non ne avrai più bisogno: ti è accaduta la vera meditazione”.

Un’ultima cosa. 

Tutti noi (me compreso, naturalmente) spesso sopravvalutiamo le possibilità della  nostra mente razionale e quindi tendiamo ad accostarci in modo unicamente intellettuale a molte delle questioni che ci riguardano, ad esempio anche nei confronti della meditazione.

Ad esempio, leggendo i libri di Osho, o di un altro maestri, è probabile che alla fine non si ottenga altro che un semplice aumento delle proprie conoscenze teoriche, rimanendo sostanzialmente la stessa persona: per capire una filosofia non occorre mettere in gioco se stessi.

Ma se invece si prova a sperimentare la meditazione si potrebbe scoprire che questa esperienza ha indotto nella nostra vita una trasformazione: non si è più lo stesso di prima. In altre parole: un approccio alla meditazione della serie “ah, leggendo qualche libro ora ho capito che cos’è” potrebbe non servirvi praticamente a nulla!

Un conto è sapere da altri, un altro è fare esperienza in prima persona.

 

Dunque meditate, gente, meditate…

 

 

Vai all'inizio del documento

La meditazione

Home Page