Esplorando lo Scalandrone

 

di Francesco Cosentini

 

 

Siamo bagnati fradici, io e Fabio camminiamo lungo un sentiero sui Piani di Giffoni e, assaporando il piacere dei raggi di sole che riscaldano questa fredda giornata di fine Marzo, ripensiamo all'avventura appena trascorsa.

......Tutto è iniziato solcato un piccolo e seminascosto ingresso nella roccia, poi è stata solo meraviglia e stupore.

Il buio, e il fragoroso rimbombare (quasi una sorta di “rumoroso silenzio”) dell'acqua, che da millenni discende impetuosa attraverso questa cavità e vi regna sovrana, ci proiettano in un'atmosfera fiabesca che sembra vanificare qualunque sforzo dell’immaginazione.

Poi  la luce, quella dei nostri impianti acetilene, basta appena a distinguere ciò che abbiamo di fronte: ci accompagna ancora il pensiero che possa trattarsi di un mondo fantastico, frutto di un sogno.

La roccia, il vuoto, il gigantesco cavernone, i pipistrelli, l'irruenza delle acque della cascata che con un balzo si gettano nel lago... Siamo nella prima sala della Grotta dello Scalandrone, sui contrafforti del monte Accellica, all’interno del Parco regionale dei Picentini. È stata denominata "Sala delle bambine che giocano" da colui che tra primi l’ha esplorata:la fantasia gli suggerì che il complesso gioco di risonanze prodotto dall’acqua, potesse somigliare a candide voci infantili.

Dopo essere rimasti per un po’ di tempo immobili, nell’inevitabile ammirazione di questa stupefacente espressione della natura, decidiamo che è giunto il momento di proseguire l'esplorazione e addentrarci all’interno della montagna. Una quindicina di metri ci separano dal primo passaggio obbligato che, ubicato proprio sotto la cascata, ci riserva qualche sorpresa.

Camminando nelle freddissime acque del lago, procediamo cauti, attenti a scegliere punti non troppo profondi che ci consentano quanto meno di non bagnarci oltre le ginocchia.

La passeggiata è suggestiva e più che piacevole, arrivati sotto il punto di risalita iniziamo la progressione in verticale per superare un dislivello di circa otto metri accanto alla cascata. La risalita risulta un pochino  problematica per la tendenza della corda a spostarsi e a pendolare proprio sotto il copioso getto d’acqua, più abbondante del solito perché siamo in pieno periodo di scioglimento della neve. Cosicché arriviamo al primo frazionamento già belli zuppi e intirizziti dal freddo, vanificando gli sforzi di pochi attimi prima.

L’acqua ormai percola ovunque dentro i nostri indumenti, i movimenti si fanno rigidi e sincopati, conveniamo di muoverci e proseguire alla svelta senza fermarci, per recuperare un po’ di calore e distrarci dalla sgradevole sensazione di essere diventati delle “spugne umane”.

La tattica funziona, procede tutto alla grande, tanto che quasi ci dimentichiamo del disagio, avanziamo rapidi lungo i traversi, ma lasciando sempre un po’ di spazio alla curiosità e con occhio attento alle bellezze che la grotta ci offre,ammiriamo rapiti le concrezioni: stalattiti, stalagmiti, colate... Ogni tanto incontriamo qualche pipistrello, forse già uscito dal letargo, e riusciamo ad apprezzare senza timore anche i tenebrosi meandri che alla prima nostra disattenzione sarebbero pronti a risucchiarci. Va bene che vogliamo raggiungere il cuore della grotta, ma preferiremmo farlo rimanendo integri ed evitando di fare qualche volo!

 

Le gallerie che percorriamo, sempre con la massima attenzione, presentano qualche minima difficoltà, ma sono tutto sommato comode, abbastanza ampie così come tutte le altre sale che incontriamo, fino a quando troviamo un passaggio molto stretto che richiede un accurato studio dei movimenti e presenta un ulteriore inconveniente: un abbondante rivolo d’acqua che cade perpendicolare proprio al centro della fessura.

Di qui il dilemma: passare col busto in avanti o infilare prima le gambe? E fare il tutto in posizione prona o supina? Procediamo per tentativi – la situazione diventa esilarante –, ci sforziamo di non essere goffi ed impacciati, soprattutto di non incastrarci e passare il più velocemente possibile, considerando che l’acqua continua ad inzupparci.

Alè alè, siamo passati! Lo sforzo e l’applicazione ci hanno premiato. Infatti, continuando, possiamo scorgere una bellissima sala, e contemplare un altro lago con l’immancabile cascata. Riposiamo qualche istante, un po’ stanchi e indolenziti, siamo ormai da tanto in grotta, il tempo qui trascorre tanto velocemente che neanche te ne accorgi.

Valutiamo la situazione e, facendo prevalere il buon senso, conveniamo che possiamo ritenerci soddisfatti e appagati della bella esperienza fin qui vissuta, che comunque ancora non consideriamo terminata, dovendo infatti conservare energie sufficienti per affrontare il ritorno e i famigerati punti critici.

In questo santuario del creato si percepisce un senso di eternità e di quiete, l’opera della natura che genera e modella la roccia creando figure multiformi e spettacolari; un mondo vivo, originatosi da tempi remoti, mutato nel corso del tempo eppure cristallizzato nella sua purezza ed integrità, capace di regalare emozioni uniche.

 

 

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