PROTOCOL #47 - Wine glass

- Chianti!- esclamò inaspettatamente Lucy, estraendo dalla vetrina una bottiglia ancora chiusa - Si trattava bene il ragazzino!-

In quel momento Smith comprese che poteva anche andarsene in quell’istante, ma per lei non sarebbe cambiato granché. Una sorta di acida frustrazione lo invase da capo a piedi.

- Non ti dispiace nemmeno un po’ per gli esseri umani che ho trasformato in cloni?- le chiese con cattiveria, tentando di mascherare ciò che realmente provava.

Lucyfer staccò di netto il tappo dalla bottiglia, dopo averne scartato il collo, per poi versarne il contenuto in un calice che aveva appena estratto dalla stessa raffinata credenza.

- Puoi farne ciò che vuoi, non m’interessa nulla di loro. Gli umani sono schiavi ignari, non possono aiutarmi a guadagnare la libertà.- rispose mentre un fiotto di liquido rossastro invadeva il bicchiere.

Smith strinse i pugni. Ora comprendeva il motivo per cui l’aveva cercata, inseguita senza sosta.

Voleva le sue attenzioni, voleva che gli toccasse di nuovo il viso con quelle dita gelide, che gli rivolgesse un sorriso, un segno che gli facesse capire che per lei era importante...

Importante...? Stava realmente impazzendo. Perché tutte quelle sensazioni nuove lo avvolgevano e lo torturavano a quel modo?... La freddezza di Lucyfer gli faceva quasi paura, si sentiva un burattino inerme, non poteva fare nulla contro il suo distacco.

- Scappare da me invece ti porterà a qualcosa?- le disse quasi sibilando, a denti stretti.

La bionda bevve il primo sorso, deliziata.

- A nulla.- rispose con un sorriso provocatorio - Ma è divertente.-

L’altro socchiuse gli occhi dietro le lenti scure. Lucyfer non era come ogni volto che aveva incontrato fino ad allora. Era diversa... non aveva paura di lui, continuare a sfuggirgli per lei era null’altro che un gioco divertente...

- Dici forse che dovrei mantenere i contatti con te?- riprese lei - Perché? Non ho obblighi verso di te. Certo, ti ho mostrato la verità ma non sei forse in grado di camminare da solo?-

- Non si tratta di questo.- rispose Smith, alterato.

La nitida attrazione che provava verso quella donna, sua simile, si faceva ogni minuto della sua vita più intensa... lo rendeva quasi pazzo... vedeva quel calice toccare le sue labbra e quella linfa rossa scendere giù per la sua gola, immobile.

Lucyfer bevve l’ultimo sorso, poi poggiò il bicchiere sul bancone. Sentiva che un muro pesante era calato tra loro ed ora non era nemmeno più sicura di poterlo sfiorare di nuovo... era doloroso. Stranamente, irrimediabilmente doloroso.

- Mi dispiace allora, se non si tratta di questo io non posso aiutarti.- disse poi con serenità, velando il dispiacere.

Lui avrebbe voluto urlare.

- Ci siamo detti tutto, no?- sorrise lei. Uno di quei sorrisi falsi ed insopportabili.

Smith a quelle parole non riuscì a trattenersi. Voleva andarsene? No, non l’avrebbe permesso.

Avanzò di pochi passi, togliendosi gli occhiali neri con foga senza badare a dove cadessero, la raggiunse e le afferrò violentemente le spalle.

Il calice cadde rovinosamente a terra all’urto con il bancone e di nuovo mille pezzi di vetro inondarono il pavimento.

- No.- le rispose con sdegno.

Lucyfer comprese che quell’uomo stava facendo di tutto per non lasciarla andare. Stava tentando di farla rimanere ad ogni costo. Non si trattenne dal chiedergli spiegazioni e parlò.

- Una volta stavi lasciandomi andare senza aggiungere nient’altro. Per quale ragione ora deve essere diverso?- una voce calda e segreta fuoriuscì da quelle labbra rosse.

Smith le si addossò con tutto il suo peso, premendola contro la parete. La sua fronte contro la propria.

- Perché non m’importa nulla se sono un programma o un umanoide... perché quando ti vedo la realtà non è più un incubo... perché se ti allontani da me impazzisco...-

 

>Protocol#48<

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