PROTOCOL#62

 

PROTOCOL #62 - Walking

Avvertì una fitta al petto nello stesso istante in cui il sorriso di Moloch scomparve dalla realtà.

Lo stesso dolore che l’aveva sorpresa quando Belial aveva compiuto la sua scelta definitiva. Allora però non gli aveva attribuito la stessa importanza. Ora che si era venuto a ripetere era quasi un segno di certezza.

Chiuse gli occhi, arrestando il suo passo in mezzo alla folla che, incurante, proseguiva la sua vita da schiava. Rimase silenziosa sotto i distratti sguardi appena accennati di alcuni passanti, che non si fermavano, le gettavano semplicemente occhiate stranite ed impersonali.

Il lungo viale gremito di persone che, come formiche, si susseguivano lungo l’asfalto nero, mentre i suoi occhi azzurri rimanevano celati dalle palpebre chiuse.

Perché si era fermata? Non doveva correre da colui che le avrebbe restituito i suoi compagni, i suoi guerrieri?

Ed allora perché le luci al neon delle insegne intorno a lei le illuminavano costantemente il volto freddo? Per quale motivo non si muoveva?

Se anche Moloch aveva compiuto la sua scelta, era una ragione in più per accorciare i tempi.

Una sensazione di nera ostinata rabbia le giunse alla gola.

Non avrebbero dovuto andare così, le cose.

Stava cadendo tutto.

Ogni cosa aveva preso una direzione diversa da come aveva avuto inizio, da come sarebbe dovuta andare.

Loro avrebbero dovuto combattere il sistema e guadagnare un posto nel mondo reale. Avrebbero dovuto riprendersi la vita che non avevano mai avuto, insieme. Uniti.

Ed invece...

Invece quei due sciocchi si erano gettati tra le braccia della morte senza esitare un istante. Avevano mandato tutto all’aria.

Per quale maledetta ragione si erano sacrificati?!

Lei, che era sempre stata la meno predisposta, la più fredda, ora sentiva di essere aggrappata ossessivamente a quella libertà tanto agognata ma mai realmente giunta. Cosa doveva farne ora, di quell’indipendenza, senza i suoi compagni?

Non aveva più senso. Alcun senso.

Qualcuno le urtò una spalla, facendole riaprire gli occhi. Ombre anonime le scorrevano attorno, senza identità, ad ognuno le proprie catene.

Perché aveva interrotto la sua marcia?

Doveva riprendersi i suoi fratelli prima che gli effetti del black out fossero annullati, le luci erano già tornate.

Doveva riavere i suoi guerrieri per ridare senso alla libertà.

 

>Protocol#63<