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IL DIARIO DI UN MECCANICO DENTISTA  

 

Avevo già deciso nel momento stesso in cui ero appena entrato in quella casa.

Man mano che l'ingegnere Rossetti apriva le imposte e descriveva con enfasi i pregi dell'appartamento(non so se se con la mente o forse con l'anima) cominciai a perdermi in strane sensazioni che mi avvolgevano dolcemente come la luce che lentamente riempiva la casa.

Se avessi ascoltato l'ingegnere, la razionalità mi avrebbe indotto a rinunciare dal prendere in affitto l'appartamento; era evidente come poco contava il puerile tentativo di nascondere con le parole, dettate più dal sentimento che dall'interesse, le pessime condizioni della casa poco rimediabili viste la qualità e la quantità delle promesse di intervento.

Era uno di quegli appartamenti degli anni 40, dalle grandi stanze, i lunghi corridoi, dai grossi muri di sabbia e tufo; ed era, almeno così a me sembrava, proprio dai quei muri che si sprigionava una percepibile aurea che racchiudeva in se tutto il tempo e la storia, la vita vissuta senza passato e senza futuro, una sorta di immobilità che dava il senso del divenire.

Accettati le condizioni d'affitto e pur senza chiederlo sperai che qualcosa, se non tutto di ciò che conteneva la casa fra vecchi mobili e antiche suppellettili, scatole e armadi pieni di ogni cosa, fosse lasciato. Capii in un momento di ritorno alla lucidità che così non sarebbe stato e me ne rammaricai.

Nei giorni a seguire, preparandomi al trasloco, il pensiero era fisso a quell'eccessivo contenuto di quella casa abitata da sempre da due sole persone; troppi mobili, troppi oggetti, troppe carte, troppo di tutto quasi come fosse un vecchio solaio, un magazzino da rigattiere o di stranezze.

Inventai la scusa di alcune misurazioni per i miei arredi ed ottenni la possibilità di ritornare da solo prima che la casa fosse del tutto svuotata.

Devo ammettere che rimasi molto deluso nel constatare che ciò che restava erano poche cose, vecchie cianfrusaglie senza alcuna apparente importanza, tre armadi che a mala pena stavano in piedi e  proprio da uno di questi (perché le ante erano semiaperte) che cominciò la mia piccola esplorazione.

Aprii del tutto gli sportelli e lasciai scorrere la mano fra un numero enorme di abiti appesi: un secolo di storia ! Scatole di latta di varia foggia sistemate sul ripiano inferiore, contenevano nastri, vecchie cravatte, bottoni, sacchetti di confetti vuoti, santini ed alcune medagliette di latta. In alto, sulla cappelliera, una grossa scatola di cartone chiusa da un nastro da regali di un rosso sbiadito non poteva passarmi inosservata. La presi a fatica, la poggiai sulla sedia a dondolo dalla paglia stranamente ancora in buono stato che stava in un angolo della stanza, sciolsi il nodo da panettiere e non fu poca la sorpresa nel vedere che la scatola conteneva (messi in buon ordine come per non danneggiarli e comunque con cura) un numero imprecisato di rotoli di cartone su quali viene normalmente avvolta la carta igienica.

Sorrisi, fu inevitabile; ma perché qualcuno poteva immaginare una simile collezione? Cosa nascondeva una così meticolosa archiviazione di qualcosa per cui non riuscivo ad immaginare un pur lontanissimo valore?…………….carta igienica!!!!!!!

Vagai ancora per la casa guardando qua e la senza più attenzione; sedie rotte, due radio di bachelite, piatti di servizi scompagnati, giornali ingialliti e polvere, tanta polvere.

Prima di uscire fui quasi spinto ad aprire la porta di quello che era stato lo studio, anche qui era rimasto ben poco; qualche scatola con libri di poco conto, quaderni di computisteria pieni di cifre, resti di matite copiative e di pennini.Poggiato su uno sgabello senza più tappezzeria, un raccoglitore di quelli con i nastri su i tre lati, lo presi soffiando via un po’ di polvere. Lo aprii; fogli scritti con penne stilografiche, pagine dattiloscritti con scarsa maestria, ritagli incollati su fogli pieni di annotazioni non tutte leggibili. Senza pensare mi sedetti sullo sgabello privo di tappezzeria, con il raccoglitore fra le gambe mi persi lentamente nella lettura e nel tempo.

10 settembre 2002

continua.......

 

 

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.........ma con gli odontotecnici tutto questo cosa c'entra?

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