Dopo   Seattle

 

 

 

Il movimento fece la sua prima apparizione internazionale nel novembre ’99, quando si unirono in un cammino comune, che fino a poco tempo prima sarebbe stato del tutto impraticabile, soggetti eterogenei dalle più diverse provenienze e dai percorsi spesso reciprocamente conflittuali.

Sindacalisti e ambientalisti, per esempio, studenti e organizzatori per la difesa dei diritti umani, gruppi femministi e organizzazioni di tutela dei consumatori, anarchici e comunisti.

 

 

 

SEATTLE

  NOVEMBRE 1999. Questo arcipelago di differenze, di istanze e di “visioni del mondo” trova la prima ribalta mediatica in quel 30 novembre 1999, quando a Seattle il WTO (World Trade Organization – L’Organizzazione Internazionale del Commercio) si riunisce per celebrare il traghettamento dal secolo che muore a quello che si sta affacciando, del progetto di liberalizzazione a tappe forzate del commercio mondiale. Compito specifico del WTO – una delle istituzioni economiche internazionali più importanti assieme alla Banca Mondiale e al Fondo Monetario Internazionale – infatti è proprio quello di fissare regole universali che rimuovano tutti gli ostacoli alla libera circolazione di capitali e consentano alla libera competizione di diventare la ragion d’essere del mondo intero.

Accade allora qualcosa di sorprendente, che prende completamente alla sprovvista organizzatori e convenuti all’appuntamento, polizia e media. Circa 50 mila dimostranti invadono il centro cittadino con il dichiarato obbiettivo di bloccare i lavori del vertice. E, imprevedibilmente, ci riescono. I 5 mila delegati non riescono a raggiungere il Teatro Paramount, che doveva ospitare la cerimonia di apertura dei lavori e il mattino del 30 novembre è una sparuta pattuglia di poche centinaia di funzionari quella che è riuscita a raggiungere il Paramount, mentre la rappresentanza statunitense al completo, cui sarebbe spettato il compito di pronunciare il discorso inaugurale, è asserragliata in albergo stretta d’assedio dai manifestanti. Una lunga catena umana di studenti, lavoratori e contadini provenienti dal Sud del mondo si è impadronita delle strade del centro e cinge d’assedio la sede del vertice. Le autorità cittadine, totalmente impreparate fanno la loro parte e, decretando una misura d’ordine pubblico eccezionale come il coprifuoco, contribuiscono all’affondamento definitivo del vertice. Sarà l’inizio del percorso di quella protesta nomade e colorata, rumorosa e allegra che da quella data marca strettamente gli appuntamenti dei “decisori” delle sorti del resto del mondo.

 

 

 

WASHINGTON

APRILE 2000. Il tris della riunione della “sacra trimurti” G7, del Fondo Monetario Internazionale e della banca mondiale è un’occasione troppo ghiotta per lasciarsela scappare e gli attivisti tornano a colpire. La polizia questa volta non si lascia cogliere impreparata e carica violentemente le migliaia di manifestanti. Nella capitale politica dell’impero è guerriglia.

 

 

 

PRAGA

SETTREMBRE 2000. Ancora un appuntamento congiunto per il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, questa volta in una capitale di quell’ex blocco di paesi del “socialismo reale” che ha perso la Guerra Fredda, da poco conquistati agli splendori del capitalismo vincente. Anche qui arriva il popolo di Seattle, con oltre 9 mila persone. Cominciano a delinearsi strategie e comportamenti, obiettivi tattici e linee di condotta differenziati delle sue diverse anime.

 

 

 

MONTREAL

OTTOBRE 2000. Ancora una tappa nordamericana per il meeting del G20, che riunisce i ministri finanziari e i governatori delle banche centrali dei venti paesi più industrializzati. Diversi protagonisti per uno stesso copione che vede ancora una volta la polizia caricare duramente i manifestanti.

 

 

 

NIZZA

DICEMBRE 2000. Siamo di nuovo in Europa, per l’appuntamento del Consiglio Europeo, vale a dire il vertice dei capi di governo dei 15 paesi aderenti all’Unione. La strategia delle forze dell’ordine questa volta è di giocare d’anticipo, non consentendo ai manifestanti di arrivare sul “luogo del disfatto”. Per la prima volta dalla loro applicazione, gli accordi di Schengen sull’apertura delle frontiere vengono “congelati” e la linea di confine tra Italia e Francia viene blindata. I treni provenienti dall’Italia vengono bloccati e “piombati”da reparti antisommossa che impediscono ai manifestanti perfino di scendere dai vagoni. Gli scontri si consumano, così, tutti a ridosso di un confine che non esiste più solo per le merci ed i capitali, ma che può essere ripristinato “on demand” per le persone e per le idee.

 

 

 

DAVOS

GENNAIO 2001. Un seminario di studi e incontri in una delle più esclusive località sciistiche della Svizzera. E’ la settimana bianca dei padroni del mondo che, tra una discesa in snowboard e un tuffo in piscina, un cocktail mondano e una conferenza tessono la lodi dei magnifici (ma poco progressivi) destini della globalizzazione. Tra essi Bill Clinton, che si profonde nell’apologia del WTO. Anche in questo caso la politica delle forze dell’ordine è quello di stendere un cordone sanitario invalicabile intorno alla sede del meeting. Con risultati surreali, che trasformano una delle località più glamour del pianeta nel set di una pellicola di fantascienza, una specie di Sarajevo dei ricchi assediata, sprofondata in una tempesta di neve e spopolata per l’occasione anche dei residenti, che si danno a fuga precipitosa. Ma tutto è inutile: i manifestanti riescono a penetrare gli sbarramenti, guidati dal leader contadino francese Josè Bovè.

 

 

 

NAPOLI

MARZO 2001. Palcoscenico tutto italiano per il vertice internazionale del Global Forum, sotto la regia del ministro dell’esecutivo di centrosinistra Bassanini. Quello che accade in città non si vedeva da tempo in una piazza del Bel Paese. Secondo molte testimonianze l’aggressione delle forze dell’ordine è di una brutalità inedita: dopo aver chiuso tutte le vie di fuga, il corteo viene attaccato su più fronti, in una carica, che da intervento di alleggerimento della pressione dei dimostranti, si trasforma rapidamente in una caccia all’uomo, con intimidazioni e maltrattamenti che sarebbero continuati anche nelle caserme. Episodi che hanno dato origine a interrogazioni parlamentare e denunce.

 

 

 

QUEBEC CITY

APRILE 2001. Presidenti e governatori di Nord, Centro e Sud America si danno appuntamento in Canada gioco è la possibile estensione del trattato di libero scambio NAFTA e gli attivisti anche questa volta assediano il vertice, la cui zona viene protetta da una rete metallica antisfondamento che subito viene ribattezzata “il muro della vergogna” e che viene in più punti abbattuta.

 

 

 

GOTEBORG

GIUGNO 2001. Riunione del Consiglio Europeo al cui ordine del giorno è anche le misure di salvaguardia ambientale. Questa volta la protezione del fortino della globalizzazione viene affidata alla mole di container disposti  di traverso come barriera invalicabile sui viali di accesso al luogo del meeting. Nel resto della capitale svedese, lasciata praticamente sguarnita dalle forze dell’ordine, si accendono duri scontri. La polizia svedese, evidentemente del tutto impreparata alla gestione della dinamica dei conflitti di piazza, prima tenta ridicoli affondi di agenti a cavallo, che vengono rapidamente costretti a ripiegare dal contrattacco dei manifestanti. Poi spara ad altezza d’uomo pallottole vere: due i ragazzi colpiti, uno ridotto in fin di vita.

 

 

 

 

 

 

 

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