The Lovely Linda

capitolo 1

Aeroporto di Tokyo, l’aereo proveniente da Londra era atterrato da poco e Linda, ancora un po’ scombussolata a causa del fuso orario, camminava un po’ confusa verso il parcheggio dei Taxi. Arrivata davanti ad uno di questi, chiese all’autista se poteva portarla in una cittadina chiamata Fujisawa. L’uomo l’aiutò a caricare e due valigie ed il borsone e poi l’accompagnò alla destinazione desiderata. Quando scese dal taxi davanti ad una graziosa villetta si osservò intorno…quella cittadina era così diversa da Liverpool, il cielo era sereno e non offuscato dai frequenti nuvolosi che spesso imperversano sull’isola britannica misti al fumo delle numerose fabbriche della città industriale nel Mersey dal quale era arrivata. Sorridendo disse a se stessa: “Ma che ci faccio qui?!”

Prese le sue valigie e le appoggiò davanti al cancello della villetta e suonò al campanello. Venne ad aprire un’anziana signora dallo sguardo severo.

“Lei è la signorina Harrison?”

“Si, buongiorno, lieta di conoscerla” disse la giovane ragazza

“Lasciamo perdere i convenevoli, ho altro da fare!”

La signora condusse Linda dentro la villetta e dopo averle dato un foglio da firmare le disse

“Questa è la casa che ti ha lasciato tua nonna, firma qui ed è tua”.

Linda prese dalla tasca interna della giacca un cofanetto dal quale tirò fuori un paio di occhiali e lesse attentamente tutto ciò che c’era scritto. L’anziana signora spazientita disse acidamente:

“Cos’è non si fida? Guardi che non ho tempo da perdere!”

Linda alzò gli occhi dal contratto e fissando la donna con i suoi occhi viola le disse

“Mi dispiace, ho sempre avuto l’abitudine di leggere prima di firmare.”

La donna non disse altro, poi dopo qualche minuto la ragazza prese la penna stilografica dalla giacca e firmò il foglio.

L’anziana signora le consegnò tutte le chiavi dell’appartamento comprese quelle dell’automobile che sua nonna le aveva lasciato e lasciò la casa.

Linda si alzò ed ispezionò bene tutte le camere della casa.

Al piano di sotto c’era oltre al grande salotto in cui era appena stata, c’era un piccolo soggiorno arredato in maniera molto graziosa, i mobili in legno conservavano un fascino un po’ rustico, ma allo stesso tempo elegante e caloroso. Da li una porta pieghevole conduceva ad un piccolo cucinino.

Dall’entrata un’altra porta conduceva ad un bagno di servizio, con doccia lavandino e wc. Il muro era coperto da piastrelle azzurre e a terra c’era un piccolo tappeto celeste.

Nell’altro lato dell’entrata c’era una scala in legno che conduceva al piano di sopra. Li c’erano le due camere da letto. La prima aveva un letto matrimoniale con i comodini e l’armadio uguale. Si poteva chiaramente riconoscere il gusto di sua nonna nell’arredo. Non era affatto antiquato o  superato come si poteva immaginare, sua nonna aveva sempre amato le cose giovanili, e quei mobili ne erano la prova. Sul letto c’era un piumone rosa con alcuni cuscini quadrati sulla spalliera. Nell’altra cameretta c’erano due letti singoli, una poltrona, una scrivania e alcuni scaffali pieni di libri. Quella camera la nonna l’aveva arredata pensando che le sue due nipotine magari sarebbero andate a passare le vacanze estive a casa sua, purtroppo Linda e sua sorella Heather erano cresciute troppo in fretta,  Heather era sposata ed aveva due splendidi bambini, alla povera nonna si era spezzato il cuore quando aveva saputo che la sua nipotina aveva divorziato dal marito David, mentre lei, Linda, aveva passato a pieni voti l’esame del liceo scientifico che frequentava ed ora dopo un corso di un anno era diventata infermiera, anche grazie alla fortuna che aveva avuto, infatti suo padre era uno stimato cardiologo, e sua mamma lavorava come ortopedico nell’ospedale di Liverpool. Dopo la morte della nonna, Linda aveva deciso di trasferirsi in Giappone nella città della nonna, che aveva lasciato a lei la sua casa, forse con un po’ di rancore verso l’altra nipote, che aveva avuto tanta fretta a sposarsi, almeno quanta ne aveva avuta a mettere fine al suo matrimonio. Si era trasferita li, per cambiare, ma forse anche per fuggire… Suo padre si era fissato con quello stupido fidanzamento con quel medico. A Linda non andava proprio giù che qualcuno potesse condizionare la sua vita, così, senza dire nulla ai genitori, mandò il suo curriculum all’ospedale di  Fujisawa. Dopo poche settimane aveva ricevuto la risposta affermativa del responsabile, e, fatte le valigie, si era trasferita in Giappone. In effetti aveva un po’ di paura, ma fortunatamente, grazie alle lettere ad alle lunghe telefonate con la nonna aveva una conoscenza pressoché perfetta della lingua nipponica. Ma non era proprio quella la sua paura, aveva paura di cambiare, di sbagliare, ma sapeva che se almeno non provava, non poteva ottenere nulla….era per quello che aveva preso la decisione di partire….

Diede un’ultima occhiata alla casa….sempre al secondo piano c’era il bagno, un piccolo ripostiglio ed un altro salottino. C’era anche una grande terrazza, sulla quale un grande ombrellone e due sdraio giacevano a terra in un angolo in attesa della stagione estiva.

Entrò nuovamente nella camera con i due letti singoli ed osservò attentamente i numerosi libri sugli scaffali, poi sorrise, quell’acida signora di prima aveva riposto sulle mensole tutti i volumi che erano arrivati il giorno prima per posta. Poi, scendendo al piano di sotto, si accorse che la donna aveva comprato anche un po’ di pane e qualche frutto. Forse sarebbe dovuta andare a ringraziarla, ma non ora, voleva solo fare una bella doccia ed andare a riposarsi, avrebbe pensato a tutto più tardi….

Si tolse i vestiti e si infilò sotto la doccia calda. Rimase un po’ a riflettere…poi si asciugò, si infilò il pigiamone invernale e si mise sotto il caldo piumone.

Quando si svegliò si accorse che era mattina….caspita quanto aveva dormito! Si stiracchiò un po’ e scese di sotto per fare colazione, ma con disappunto notò che non c’era ne latte ne caffè… già, non aveva comprato niente, ed il frigo era completamente vuoto. Prese svogliatamente un’arancia che aveva portato la signora il giorno prima ed iniziò a sbucciarla mentre guardava pigramente la tv. Dopo aver fatto colazione, se così si poteva definire,  si preparò per uscire.

Dopo essersi lavata mise una camicia bianca, un paio di pantaloni neri, un maglioncino della stessa tinta e gli stivali. Andò davanti allo specchio e spalmò sul viso un po’ di crema idratante. Pettinò i lunghi capelli neri e li legò in una coda. Illuminò un po’ le palpebre con un ombretto bianco perlato e fissò attentamente la sua immagine riflessa nello specchio. Le piacevano i suoi occhi, quel taglio un po’ orientale ereditato dalla nonna, ma soprattutto il loro colore, viola intenso, a scuola era molto famosa per il colore del suo iride, era l’unica del suo istituto ad avere gli occhi di un colore così raro…ne andava davvero orgogliosa! Stese un velo di lucidalabbra color pesca , mise il cappotto e dopo aver preso la borsa si avviò verso l’uscita. Controllò sulla su agenda il giorno in cui si sarebbe dovuta presentare in ospedale….il 5 novembre….non si arrabbieranno se arrivo il 25 ottobre...pensò tra se e se.

L’ospedale non era molto grande, andò all’ufficio informazioni e chiese di parlare con il direttore. Fortunatamente quel giorno non era troppo impegnato, e la ricevette dopo una decina di minuti.

“Buongiorno, sono Linda Harrison”

“Buongiorno signorina Harrison, si accomodi”

L’anziano signore la fissò, sembrava molto più grande per avere solo 20 anni…

“Allora signorina Harrison” disse tirando fuori una cartella dal cassetto della scrivania “Ho letto il suo curriculum e sono rimasto molto impressionato…ha passato a pieni voti l’esame di maturità del liceo scientifico, ha superato brillantemente numerosi corsi scolastici e non, non avrei proprio potuto rifiutare la sua proposta di lavoro!”

“Ne sono felice!”

“Mi scusi, ma lei non doveva cominciare il giorno 5?”

“Lo so, infatti sono solo venuta per conoscere più o meno come funziona qui, sa, arrivando dall’Inghilterra!”

Il direttore e la ragazza parlarono per circa un oretta dopo di che la ragazza uscì ed andò a fare un po’ di spesa.Fortunatamente il camice era lo stesso, quindi almeno di quello non doveva preoccuparsi….era stata assegnata al reparto di ortopedia, proprio come sua mamma…

Arrivata al supermercato fece una gran spesa e circa a mezzogiorno fu a casa. Si cambiò e mise in ordine la spesa. Poi preparò il pranzo.

Accesa la televisione il telegiornale parlava dell’amichevole tra Giappone e la rappresentativa europea che si sarebbe tenuta il giorno successivo a Tokyo.  “Uhm…mi piacerebbe vederla….peccato, i biglietti saranno tutti esauriti, mi toccherà guardarla in TV”

La sera successiva armata di popcorn  si mise davanti alla televisione. Le due squadre sembravano entrambe molto determinate, e a parte i guizzi di Schneider e del capitano del Giappone, Oliver Atton, la partita era abbastanza equilibrata.

-Schneider è al limite dell’area, si prepara a tirare, il portiere Price è pronto per ricevere il pallone…-

“Bene, Schneider segnerà!”

-Magnifica parata del portiere Giapponese!!! Incredibile!!!-

“Caspita se è bravo sto portiere…Uhm…ne avevo sentito parlare…Se non sbaglio giocava nell’Amburgo….Caspita se è carino!”

La partita finì 4-3 in favore del Giappone, in effetti c’era da aspettarselo. Un po’ delusa Linda andò a dormire.

Passò ancora qualche giorno, Linda aveva cominciato a lavorare regolarmente in ospedale, e, anche se  era la più giovane, era anche la più stimata tra le infermiere del reparto. Una sera, mentre era si turno al pronto soccorso i medici di turno erano tutti impegnati a causa di un grave incidente. Tutti i medici e le camere operatorie erano occupare, e a Linda venne chiesto di rimanere in Pronto Soccorso, e nel caso arrivasse qualche paziente, cercare di occuparsene da sola, visto che tutti gli altri si stavano occupando dei feriti che erano stati recuperati dai resti del bus che aveva fatto un brutto incidente in periferia.

A parte quell’imprevisto, la serata era piuttosto tranquilla, fortunatamente non erano arrivati casi più urgenti e dopo circa mezz’ora erano arrivate altre due infermiere chiamate d’urgenza.

Dopo un po’ arrivò ragazzo alquanto agitato.

“Che sta succedendo?”

“Venga subito per piacere, il nostro portiere…ci aiuti per favore!”

Il ragazzo che parlava era agitatissimo e Linda non aveva capito bene che cosa stesse succedendo….

“Venga con me per piacere!”

Il ragazzo condusse Linda di fuori, pioveva tantissimo, in un’auto parcheggiata davanti all’ingresso Linda vedeva un ragazzo dolorante seduto sul sedile posteriore, corse verso l’auto.

“Cos’è successo?”

L’uomo alla guida le disse

“Ci stavamo allenando, poi la gamba ha ceduto, ora non riesce a muoverla”

Linda guardò il ragazzo dietro, poi si girò verso l’altro ragazzo.

“Aspetta qui, vado a prendere la barella, poi dovete aiutarmi a tirarlo fuori”

Linda cose dentro l’ospedale e dopo pochi secondi uscì con la barella ed un’altra infermiera.

“Svelta Mary, dammi una mano!” poi rivolgendosi all’altro ragazzo “Tu, come ti chiami?”

“Holly…Oliver Atton”

“Svelto Holly, aiutami!”

Riuscirono a caricare il ragazzo sulla barella e lo portarono rapidamente al pronto soccorso.

“Mister, non si preoccupi, vada pure, resto io con Benji.”

L’uomo fece un cenno con la testa e se ne andò.

Linda disse all’amica che si sarebbe occupata lei del ragazzo, visto che stavano arrivando altri pazienti.

“Allora Holly, calmati e spiegami bene cos’è successo” disse mentre sfilava i pantaloni al suo paziente.

“Allora, ci stavamo allenando, ho fatto un tiro, Benji si è tuffato per pararlo, dev’essere scivolato sul fango, è caduto e da quel momento non è più riuscito a muovere la gamba”

Linda tastava delicatamente la gamba del ragazzo, era gonfia e livida, poi lo guardò in faccia. Il giovane aveva la fronte imperlata di sudore e il volto contratto dal dolore.

“Ho paura, caro Benji, che per un bel po’ la tua squadra dovrà fare a meno di te!”

“Cosa?” disse Benji come se si fosse svegliato tutto d’un colpo.

“Hai capito bene, ho paura che la tua gamba sia rotta…”poi disse rivolta ad Holly

“Se non sei un parente non puoi rimanere in pronto soccorso…”

“Ma….”

“Queste sono le regole, anche per il capitano della nazionale giapponese, e poi il tuo amico è maggiorenne.”

“La prego!”

“Uff…mi dispiace davvero….senti, lascia il tuo numero, appena so qualcosa ti chiamo, va bene?”

Un po’ titubante Holly accettò la proposta, scrisse il suo numero su un block notes e dopo aver dato un ultimo incoraggiamento a Benji si diresse verso l’uscita.

La ragazza si concentrò sul suo paziente….

“Dobbiamo fare delle radiografie, ma credo che non siano libere le stanze….Aspetta qui, non muoverti!”

“E dove dovrei andare in mutande e con una gamba rotta?”

“Hai ragione anche tu….”

La ragazza chiamò il reparto radiologia per chiedere se fossero liberi, ma la risposta fu negativa.

Tornò da Benji….

“Mi dispiace, non prima di un’ora”

“E io dovrei stare qui a contorcermi dal dolore per un’ora senza sapere cos’ho?”

“Guarda che le radiografie non sono mica miracoli, non fanno passare il male, credo che avrai parecchio tempo per contorcerti dal dolore!”

“Simpatica!”

“Preparati psicologicamente a portare il gesso per 40 giorni!”

“Ti stai divertendo?”

“Da morire, vedere la gente soffrire è il mio passatempo preferito! Almeno con te infortunato forse l’Europa riuscirà a portare a casa la vittoria nella prossima partita”

“Diamine, è vero la partita a Parigi, come diavolo faranno?”

“Non lo so, so solo che vinceremo!”

“No, perderemo, Ed non può parare i tiri di Schneider!”

“Nemmeno tu, a quanto pare! Vinceremo!”

“Hey, ma tu tiferai mica per l’Europa?!

“Certo, sono inglese, per chi cavolo dovrei tifare???”

“Mi ci mancava solo l’infermiera inglese!”

“Non ti preoccupare, se preferisci ti chiamo la mia collega….Mary??!”

Si avvicinò una donna….donna….sembrava più una palla….era più larga che lunga, con lo sguardo minaccioso e i rotoli di grasso che uscivano da tutte le parti…

“No, no ti prego!” disse Benji in preda allo sconforto

“Mary, per piacere, vedi se si è liberato qualcuno in radiologia”

“È inutile che chiedo, tanto sono ancora tutti occupati”

“Va bene, grazie lo stesso!”

Poi si girò sorridendo verso Benji

“Guarda che lei tifa Giappone!”

“Che me ne frega, almeno tu sei carina!”

Linda arrossì un po’ e Benji le disse

“Ti ho messa in imbarazzo Liz Taylor?”

“Eh?”

“Hai gli occhi viola come lei…sono bellissimi….”

“Grazie, allora non hai solo il pallone in testa!”

“Quando vedo una bella ragazza me ne accorgo!”

“Oh, sono lusingata!” disse prendendolo in giro

“Sempre brava a fare del sarcasmo eh?”

Lei sorrise dolcemente, facendo sciogliere il cuore del portiere giapponese

“Linda?”

“E tu come fai a sapere come mi chiamo?”

“Il cartellino!”

“ah”

“Posso sapere quanti anni hai? Sembri molto giovane!”

“Ne ho fatti 20 a settembre”

“Avevo ragione, sei giovane”

Squillò il telefono del reparto, dopo aver risposto Linda sorrise e ritornò da Benji.

“Bene, possiamo salire, il reparto si è liberato”

“Non mi lascerai mica nelle mani di quella botte vero?!”

“No, mio caro portiere, ci sto io con te…se non ti dispiace!”

“Anzi!”

Salirono in radiologia e dopo aver fatto le lastre scesero nuovamente in pronto soccorso. Linda si sedette studiò la radiografia….fece una faccia preoccupata….

“Co-cos’è quella faccia?” chiese Benji un po’ impaurito.

Linda cercò di nascondere la sua preoccupazione e disse

“Niente, non è rotta, ma ci sono alcune microfratture, devo proprio ingessarti”

Arrivati in sala gessi, Linda era molto pensierosa…non gli piaceva affatto ciò che aveva visto….probabilmente Benji non avrebbe più potuto giocare a calcio…non per quelle fratture, la sua gamba sembrava averne già passate tante….

Lo aiutò a sdraiarsi sul lettino e cominciò a fasciare la gamba, il ragazzo venne percorso da un brivido sentendo le mani calde e sottili della ragazza sfiorargli la pelle…

Dopo averlo ingessato lo aiutò a rimettersi sulla barella e dopo averlo portato davanti alla scrivania dove era seduta prima, compilò un foglio prescrivendogli degli antinfiammatori e alcune iniezioni. Poi gli disse:

“C’è qualcuno che ti può venire a prendere?”

“Ehm..no”

“I tuoi genitori?”

“Sono all’estero”

“Un amico?”

“Alle due di notte?”

“In effetti…la tua ragazza?”

“Non ce l’ho!” disse Benji arrossendo fino alla punta dei piedi

“Come un ragazzo carino come te che non è fidanzato?”

Benji arrossì ancora di più….”No”

“Allora mi tocca accompagnarti a casa io!”

“Ma non devi lavorare?”

“Guarda che il mio turno è finito alle undici di ieri sera!”

“E perché diavolo sei rimasta?”

“Preferivi la botte?”

“No…ma…insomma, perché sei rimasta, potevi andare a casa a riposarti!”

“Ecco perché non sei fidanzato!” disse lei sospirando e portandosi una mano alla fronte

“Ma che vuoi dire?”

“Niente, ti accompagno a casa…”

Benji non capiva il comportamento della ragazza, ma preferì non fare altre domande.

Linda lo aiutò a sedersi in macchina e poi si fece spiegare la strada. Arrivati davanti alla grande villa a momenti non le prese un coccolone.

“Caspita, ho ingessato la gamba al piccolo Lord! Mi  vuoi dire che non avete un maggiordomo o un cameriere che poteva venire a prenderti?”

“Quando i miei sono all‘estero se li portano dietro, dicono che io posso arrangiarmi senza!”

“Cavolo, li avessi io me li porterei pure in bagno!”

I due entrarono in casa e Linda aiutò Benji a sdraiarsi sul letto, ma ironia della sorte lei gli cadde addosso….

“Scusami, certo che anche tu, potevi lasciarmi le braccia eh?!” disse lei, ma lui non sembrava ascoltarla, la fissava solo negli occhi con uno sguardo strano….

“Benji…che….” Non fece in tempo a finire la frase che lui la zittì con un dolcissimo bacio sulle labbra. Lei inizialmente non ricambiò, ma poi si perse nella dolcezza di quel momento.

“Ma che stai facendo?” disse lei staccando appena le labbra. Lui non rispose, ma continuò a baciarla. Mollò la presa delle sue braccia e con le mani le accarezzava la schiena e i capelli. Lei appoggiò una mano sulla guancia del portiere e alzando il volto disse:

“Perché lo stai facendo...”

Benji non capiva il significato della domanda, era chiaro, lei gli piaceva e sembrava ricambiare...ma guardandola negli occhi aveva capito che non era quello che in realtà voleva sapere. Non ricevendo una risposta Linda si alzò in piedi e si voltò dalla parte opposta.

Il portiere non sapeva cosa doveva fare, poi seduto sul letto le disse:

“Domani lavori?”

“No, perché?”

“Beh...con la  gamba conciata così non credo che potrò fare molto, manco riesco ad alzarmi!”

“Infatti non devi alzarti!”

“E in bagno come ci vado?!”

Linda pensò un attimo, in effetti una persona con la gamba ingessata non dovrebbe affatto rimanere da sola tutto il giorno....

“Senti, i tuoi genitori hanno un cellulare?”

“Si, perché?”

“Li chiamo e li informo di quello che è successo, vedranno loro cosa fare, mi dai il numero?”

“É scritto li” disse Benji indicando un foglio vicino al telefono.

Linda stava per fare il numero poi disse:

“Ah...com’è che fai te di cognome?!”

“Te lo sei già dimenticato?”

“Ehm....dai, mica posso ricordarmi i nomi di tutti i miei pazienti!”

“Price, mi chiamo Price”

“Thank you!”

 

-Pronto, parlo con il signor...Price?-

-Si, chi diavolo è lei da casa mia?-

Simpatico come il figlio....pensò Linda.... -Signor Price sono Linda Harrison, un’infermiera, volevo dirle che Benji si è fatto male durante gli allenamenti e ora è a casa con la gamba ingessata-

-E allora? Ha 20 anni ormai, cosa mi interessa a me, è adulto!-

-Signor Price! É possibile che non le interessi il fatto che suo figlio non possa andare nemmeno in bagno da solo? Insomma, ha bisogno di qualcuno che gli eviti al massimo tutti i movimenti che fa normalmente!-

-Ha detto di essere un’infermiera vero? Faccia il suo lavoro!-

-Il mio lavoro l’ho fatto, ora è arrivato il momento che anche lei si comporti da padre!-

Benji non riusciva più a trattenere le risate, com’era carina mentre ribolliva dalla rabbia a causa di quel cinico di suo padre!

Il padre di Benji sospirò, stava per perdere la pazienza.... -Come ha detto che si chiama lei?-

-Linda Harrison-

-Lavora all’ospedale di Fujisawa vero?-

-Si-

-Lei si occupi di mio figlio, chiamerò io il direttore-

-Ma chi si crede di essere lei?-

-Sono il migliore amico del figlio del direttore dell’ospedale e se proprio vuole saperlo posso farla ritrovare senza lavoro entro domattina, quindi lei si occupi della convalescenza di mio figlio. Potrebbe trovarlo conveniente visto che il suo misero stipendio di infermiera verrebbe raddoppiato per tutto il periodo che lei passa a casa mia...l’avverto Harrison, questa non è una proposta, è un ordine, quindi se si reputa una persona furba veda di accettare se non vuole trovarsi disoccupata e poi...non le fa pena Benji? Buona fortuna!-

-Ma brutto....- “niente ha riattaccato.....”

“Allora?” chiese Benji con le lacrime agli occhi per quanto aveva riso.

Linda rimase in silenzio a pensare....guardò Benji....l’avrebbe fatto....ma l’avrebbe fatto solo per lui....odiava prendere ordini in quel modo e specialmente odiava le persone come il padre di Benji...se non fosse stato che si era accorta di provare qualcosa per quel ragazzo, avrebbe preferito perdere il lavoro piuttosto che scendere a patti con quel tizio....

“Mi occuperò io di te....”

“E il lavoro?”

“Ci penserà tuo padre”

Benji poteva leggere una certa tristezza negli occhi della ragazza...

“Se non vuoi non sei obbligata”

“Non ti preoccupare Benji....sono felice di passare un po’ di tempo con te....”

Si avvicinò al letto e disse “Forza, ti do una mano a cambiarti, comincia a toglierti la maglia!”....

Da quel giorno Benji e Linda passarono insieme ogni minuto della giornata, a volte lei lo accompagnava a vedere gli allenamenti dei suoi compagni oppure assistevano alle partite dei ragazzi più giovani della NewTeam.