The Lovely Linda
capitolo 2
Uno di questi giorni andarono a
vedere gli allenamenti della nazionale giapponese con una piccola sorpresa per
tutti gli altri ragazzi.
Arrivarono nel primo pomeriggio
a Tokyo e si recarono allo stadio, dove la nazionale si allenava.
“Saranno felici di
vederti!” disse lei
“Anche perché se non lo sono
la stampella gliela spacco in testa!”
“Poi voglio vedere come ci
torni a casa!”
“Credo correndo!”
“Scemo!” disse
sorridendogli affettuosamente.
Arrivati a bordo del campo
nessuno si accorse di loro.... Seguirono attentamente l’azione che si stava
svolgendo....
Holly e Tom procedevano
velocemente verso la porta di Alan, poi Atton tirò violentemente in porta, ma
per Alan non ci fu verso di pararla....
“Che diavolo fai Alan?! Se Ed
si infortuna su chi diavolo possiamo contare?!”
Sentendo quella voce così
familiare tutti si voltarono e con grande stupore videro Benji accompagnato da
una ragazza che non conoscevano.
Tutti si diressero dai due e
Bruce, il solito allupato disse
“Ehilà Benji, come va? E chi
è questa bella signorina??”
“Questa bella signorina è
un’infermiera, si chiama Linda e se non la smetti di sbavare è la volta buona
che il naso te lo rompo sul serio!”
“Uffa, come siamo
permalosi!”
“Ciao Benji! É un po’ che
non ci si vede, scusa se non sono più passato a trovarti ma eravamo molto
impegnati con gli allenamenti...ah, ciao Linda!”
“Ciao Holly!”
“Ma...ma come, vi
conoscete?” chiese Bruce
“La sera che Benji si è
fatto male l’ha accompagnato Holly in ospedale, e quella sera c’ero io di
turno”.
“Uffa, ma a me non capitano
mai infermiere così carine....quand’è che sei di nuovo di turno?”
“Mi dispiace Bruce, Linda ora
è di turno a casa mia....ma allora al tuo naso non ci tieni proprio eh?”
“Cosa c’è Price? Facciamo
i gelosi?”
“Non provocarmi Lenders!”
“Cosa vuol dire che è di
turno a casa tua?”
“Vuol dire che dal momento in
cui Benji si è fatto male io sto a casa sua per aiutarlo a fare tutte quelle
cose che tu puoi fare senza bisogno di altri, e anche quelle che tu non puoi
fare senza altri....ci siamo chiariti?!”
Mark rimase spiazzato da quella
frase mentre Benji si godeva la scena del suo rivale che veniva messo a tacere
da una donna...un momento davvero memorabile!
“Price! Che piacere
vederti!” disse l’allenatore avvicinandosi al portiere.
“Salve mister”
“Devo ammettere che si sente
la tua mancanza in campo! Come va la gamba?”
“Meglio, ma io in ste cose
non ci capisco un tubo, è meglio se chiede a lei” disse Benji indicando Linda
“Ah, buongiorno..sbaglio o
lei è l’infermiera che era di turno quella sera in pronto soccorso?”
“Si, lei è il signore alla
guida dell’auto, vero?”
“Si, sono io. Allora, che ci
dice del nostro portiere paratutto?”
“Beh, dovrà portare il gesso
ancora per due settimane, ma naturalmente ci sarà un lungo periodo di
riabilitazione, di preciso non so quanto ci vorrà.”
“Ah, non è una notizia
confortante....seguirà lei la riabilitazione?”
“Questo ancora non lo so, ma
comunque credo sia più plausibile l’ipotesi che a seguire la riabilitazione
sia un fisioterapista.”
“Beh, speriamo di riaverlo in
campo al più presto!”
“Lo spero anch’io”
Detto questo si sedettero in
panchina a seguire gli allenamenti chiacchierando con Julian. Poi salutarono
tutti e si prepararono per tornare a casa.
Andando verso la macchina si
sentirono chiamare alle spalle. I due giovani non fecero in tempo a riconoscere
ci fosse che un pallone da calcio tirato da quella persona stava per colpire in
pieno il portiere, che a causa delle stampelle non poteva parare il tiro.
Intuito il pericolo Linda si mise davanti a Benji e fermò il pallone
all’altezza del petto.
“Chi diavolo è?”
chiese calciando con forza il pallone nella direzione da cui era venuto.
“Complimenti, ma non eri tu
che dovevi parare quel tiro”
Benji ancora un po’ stupito
dopo aver scoperto che Linda se la cavava niente male a calcio, riconobbe subito
il ragazzo che aveva tirato quel pallone.
“Schneider!”
“Complimenti Price! Cos’è,
adesso ti nascondi dietro ad una ragazza? Non sei più capace nemmeno di parare
un tiro? Oppure avevi paura del mio nuovo tiro speciale, anche se a quanto pare
devo aver sbagliato qualcosa visto che una donna qualunque è riuscita a
pararlo...”
Benji stava per rispondere per
le rime, ma venne anticipato da Linda
“Pezzo di cretino che non sei
altro! Sei scemo o cosa? Prima di tutto donna qualunque lo dici a qualcun
altra.. Non vedi che Benji ha le stampelle e una gamba ingessata? Oppure hai
perso la vista?”
“Bel peperino la tua ragazza
Price!”
“Ti sto parlando io, oppure
non sono degna nemmeno di ricevere una risposta? E comunque per quanto riguarda
quel tiro sarei pronta a pararlo di nuovo....Mi sorprendi Schneider, un grande
campione come te che non si è accorto che con un piccolo accorgimento il tuo
tiro perde ogni effetto...”
“Che diavolo stai dicendo?
Non ti sembra di essere un po’ troppo presuntuosa?”
“Diciamo pure realista!”
Benji era senza parole, prima
suo padre, poi Lenders e adesso Schneider, riusciva a tenere testa alle tre
persone più egoiste, sarcastiche e presuntuose del mondo...ma da dove le usciva
tutto quel coraggio? Poi adesso, voleva sfidare Schneider....
“A quanto pare la tua ragazza
vuole sfidarmi....non sa a cosa va incontro...oltre l’umiliazione si farà
anche male, credo che debba trovarsi un buon ortopedico dopo aver perso la
sfida!”
“Non preoccuparti, sono
un’infermiera, non è quello il problema!”
“Allora preparati....ti
conviene non provare nemmeno ad intercettarla!”
“Qui? No....andiamo in un
campo da calcio decente....”
Benji assisteva impotente alla
scena...tanto non sarebbe riuscito a far cambiare idea ne a uno ne
all’altro....doveva solo sperare che Linda non si facesse male.
Il gruppo raggiunse nuovamente
lo stadio dove si stava allenando la nazionale giapponese. Linda tolse il
cappotto e gli stivali alti. Studiò un attimo il cielo....
“Cosa fai? Preghi?” chiese
sarcasticamente il tedesco....
“Hey Benji, che ha intenzione
di fare Linda???” chiese Philip un po’ preoccupato
“Non ci crederai....vuole
sfidare Schneider...”
“Ma è scema? Insomma, ho
sentito dire che il tiro di Schneider è davvero imbattibile, non è potente,
ma, pur seguendo la stessa traiettoria sembra quasi che si sdoppi diverse volte,
i portieri che hanno tentato di pararlo hanno detto che pur non cambiando
traiettoria, Schneider sembra sfruttare una certa illusione ottica che impedisce
al portiere di riconoscere chiaramente la sagoma del pallone....potrebbe farsi
male!”
“Lo so, ma non ne vuole
sapere di rinunciare.....”
Linda abbassò lo sguardo e si
mise davanti alla porta.....
“Davvero non so come
ringraziarti, hai fatto in modo che io non avessi il sole negli occhi per
tirare...ops ma come farai tu a parare? Pazienza, un punto a favore per me anche
se non ne ho bisogno”
“Bamboccio.....”
“Cos’hai detto?”
“Niente, tira pure!”
“Come diavolo farà, Benji
devi fermarla, ha il sole negli occhi!”
“Aspetta Philip.....forse sto
cominciando a capire....”
Schneider posizionò il pallone
e fece qualche passo indietro per la rincorsa.....Benji studiava attentamente la
sua ragazza....
Il tedesco tirò e,
sorprendendo tutti, Linda parò facilmente il tiro, al che Schneider rimase
immobile a bocca aperta al centro dell’area.....
“Ho vinto io Schneider....non
è stato affatto difficile, usa il cervello un pochino più spesso per piacere,
potresti riuscire a fare qualcosa di sensato forse.....”
Linda tirò il pallone a
Schneider che ribolliva dalla rabbia e si diresse verso la panchina, dove i suoi
amici gioivano per la figuraccia del tedesco.
“Come diavolo hai fatto?!”
chiese Schneider raccogliendo il pallone.
“Posso solo dirti che oggi il
cielo è sereno....il resto cerca di capirlo da solo....Metti in moto le
rotelline!”
Schneider uscì sconsolato dal
campo chiedendosi che cosa avesse di sbagliato quel tiro....e pensare che era
andato in Giappone solo per mostrarlo a Price e per vantarsi del fatto che
nemmeno lui sarebbe stato capace di pararlo...invece era stato battuto, battuto
da una donna.....
“Hey, ma come diavolo hai
fatto? Insomma i migliori portieri del mondo non ci sono riusciti!” disse
Philip non credendo a ciò che aveva appena visto...
Linda si mise gli stivali ed il
cappotto e disse: “Che incapaci!”
“Posso sapere perché hai
scelto di avere lo svantaggio del sole negli occhi?”
“Ed, chi ha detto che è
uno svantaggio, le cose vanno viste da tutti i punti di vista....”
Benji e Julian si diedero
un’occhiata complice e scoppiarono a ridere, Linda si girò verso di loro
“Hey, che avete da ridere???
Non ditemi che avete già capito tutto?!”
“Ah ah ah...povero Karl!!!
Nessuno ci aveva ancora pensato ah ah ah....Davvero complimenti hai un ottimo
senso dell’osservazione!”
“Uffa Julian, ha già capito!
Ma non è giusto!”
“Mi dispiace Linda, se penso
che è stato ingannato dal suo stesso tiro!”
“Benji, ti ci metti anche
tu?!”
“Ma tu hai mai giocato a
calcio in vita tua?!
“No, e allora? In effetti
facevo qualche tiro con i miei cuginetti....però sono molto brava in
pallavolo!!!”
I due ragazzi continuarono a
ridere, e dopo qualche secondo si unì a loro anche Philip che aveva capito
tutto
“No Philip! Anche tu? Vabbé
tanto vale dirlo ormai!!!”
“Ecco brava, fa così che Ed
potrebbe averne bisogno!”
“Ecco qui il grande segreto,
basta scegliere la metà campo in modo che il portiere abbia il sole non proprio
negli occhi altrimenti non vede ‘na mazza, ma comunque rivolto verso di lui.
Al momento in cui Schneider effettua il tiro, se con gli occhi si segue la forma
del pallone ci si accorge che la sfera esegue minimi cambi di direzione. Ciò
che ha fregato gli altri portieri è stato l’effetto ottico che si viene a
formare imprimendo un tipo di rotazione al pallone in modo che le parti bianche
e quelle nere si confondano in maniera strana con le tribune. Avendo però il
sole di fronte, il portiere vede solo l’ombra del pallone e perciò non viene
ingannato dall’effetto ottico. Fine della lezione. Nota bene: il tiro di
Schneider effettuato su di un pallone completamente bianco o comunque tinta
unita perde ogni particolarità.
FINE”
Warner rimase a bocca aperta
così come anche tutti gli altri.
“Cavolo Benji, la tua ragazza
la sa lunga!”
“Non per niente è la mia
ragazza!” disse Benji
Tutti scoppiarono a ridere, poi
salutarono Benji e Linda che tornavano a casa.
Passarono due settimane e
finalmente tolsero il gesso a Benji, ma visto che la gamba era ancora un po’
gonfia Linda fece comunque una fasciatura alla gamba del ragazzo. Poi parlarono
con un ortopedico che disse che era ora di ricominciare la riabilitazione. Il
medico chiese a Linda di parlare in privato con lei, e la cosa preoccupò non
poco Benji, che aveva il terrore di non poter tornare a giocare a calcio...
“Linda, prima di me hai visto
la radiografia del ragazzo, cosa ne pensi?”
“Penso che, probabilmente non
potrà più giocare a calcio...Anche se le fratture sono guarite, l’osso è
comunque danneggiato, per non parlare dei legamenti...ci vorrebbe un
miracolo!”
“La penso anch’io così....Ma
quel miracolo di cui parli può compiersi....”
“Pensi di ricorrere alla
chirurgia?”
“No...ma non me la sento
nemmeno di darlo nelle mani di un fisioterapista, i metodi tradizionali non
servirebbero...”
“E allora, cosa pensi di
fare?”
“Io non faro niente,lo farai
tu!”
“Io? Ma che stai dicendo?”
“Sto dicendo che l’osso può
essere rinforzato, con calcio e vitamine, i legamenti possono guarire, credo che
la cosa migliore però, sia che tu gli stia vicino.”
“E che cosa posso fare?”
“Ginnastica di
riabilitazione, da questa sera via le stampelle, devi farlo camminare da solo,
poi potrà cominciare a correre, a saltare, a fare tutto quello che faceva
prima. Ma gli devi stare vicino, devi dargli coraggio, con una persona di cui si
fida tutto sarà più facile, poi mi sembra che ci tenga molto a te, per
orgoglio non farebbe nulla per deluderti! Questo lo sai anche tu!”
Linda sorrise, John aveva
ragione, Benji non l’avrebbe delusa
“Grazie John, allora vado! Ti
faccio sapere come va!”
“Va bene, fai gli auguri a
Benji!”
“Ok!”
La ragazza tornò da Benji che
la aspettava nervoso.
“Allora che ti ha detto?”
“Che non farai
fisioterapia”
“Perché?”
“Perché non servirebbe, se
vuoi ricominciare a giocare devi darti molto da fare, e la fisioterapia non è
il modo giusto.”
“Allora che dovrei fare?”
“Da stasera via le stampelle,
ricominci a camminare!” disse sorridendo, per dare anche a lui un po’ di
entusiasmo.
“Ma, ho appena tolto il
gesso!”
“Niente ma, non hai bisogno
delle stampelle, ma solo di un po’ di coraggio!”
“Pensi possa bastare?”
“Ne sono sicura, e
poi....ricordati che ci sono io, potrai contare sempre sul mio appoggio e sulla
mia presenza....”
“Va bene, mi hai convinto,
non voglio deluderti”
Linda si avvicinò a lui, che
appoggiò le stampelle ad una delle poltrone della sala d’attesa e le mise le
mani attorno alla vita, per poi baciarla dolcemente sulle labbra.
Arrivati a casa trovarono però
una spiacevole sorpresa. I genitori di Benji erano tornati senza preavviso, e
non erano soli, purtroppo.
“Ciao Benji,” disse sua
madre, “sono felice che la gamba vada meglio! Guarda chi abbiamo portato
direttamente da Londra, il signor Ernest Jowitt, è il miglior fisioterapista
dell’Inghilterra, si occuperà lui della tua riabilitazione.”
“Cosa?” a Linda prese una
fitta al petto...non era possibile, avrebbe dovuto farlo lei....
“Ha capito bene signorina
Harrison” disse invece il padre porgendole una busta gialla “qui ci sono i
soldi che le dobbiamo per aver seguito Benji, ora può andarsene.”
“Ma che cosa vuol dire
questo?” chiese Benji in preda alla rabbia
“Vuol dire che da oggi la
signorina Harrison esce dalla nostra casa e dalla nostra vita, ha un lavoro, non
può continuare a starti dietro, in fondo è solo un’infermiera, non ha nessun
attestato ne come ortopedico ne come fisioterapista, dunque il suo compito è
finito qui. Può tornare a fare fasciature in ospedale.”
“Non potete mandarmi via così!
Non me ne faccio niente dei vostri stupidi soldi!” disse buttando per terra la
busta dalla quale si intravedevano alcune banconote.
“L’abbiamo pagata, questo
basta, ora è pregata di prendere le sue cose e di andarsene. Anzi, guardi
Sophia le ha già preparate, addio.”
Linda aveva le lacrime agli
occhi, mentre guardava la governante che poggiava vicino alla porta un borsone
con dentro le sue cose.
“Non potete mandarla via!”
disse Benji “lei è la mia ragazza!”
“Già, dimenticavo Benji, ho
alcune cosette da dirti su quella che tu chiami la tua ragazza, che potrebbero
farti cambiare idea!”
“Cosa...Linda”
La giovane era al limite della
sopportazione.... “Che diavolo credete di sapere sulla mia vita se nemmeno mi
conoscete?”
“Vuoi saperlo adesso??? Bene,
facciamo una piccola lista. Un fidanzamento mandato all’aria, un aborto, la
fuga dalla tua città, devo elencarne altre?”
Linda sentiva le gambe venirle
a meno....non voleva che Benji venisse a sapere quelle cose, appartenevano al
suo passato...Con le lacrime agli occhi prese il borsone e corse via, mentre
Benji impotente la chiamava.
Salì in macchina e si diresse
sconvolta verso casa....
Arrivata buttò a terra la
borsa e salì di corsa le scale e si buttò sul letto piangendo.
Anche Benji era sconvolto, i
suoi genitori erano capaci solo a prendere delle decisioni che a loro non
spettavano. Si chiuse in camera sua, rifiutò persino la cena...con poteva
credere a quello che era successo.
La mattina successiva arrivò
in fretta. Linda fu svegliata dai raggi del sole che entravano flebilmente dalla
serranda, allungò il braccio per cercare il corpo di Benji accanto a se...Non
lo trovò....poi alzò la testa, aveva una confusione tremenda, poi si ricordò
di quello che era successo....Scoppiò di nuovo a piangere....Poi squillò il
telefono, Linda fece un bel respiro e rispose.
-Pronto-
-Pronto, Linda? Sono Philip-
-Ciao Philip-
-Ho chiamato a casa di Benji ma
non ti ho trovata e i suoi genitori mi hanno detto di chiamarti a casa, è
successo qualcosa?-
-Senti Philip....ti va di
venire da me? Ho...ho bisogno di qualcuno con cui parlare, sto impazzendo....-
-Va bene, arrivo subito-
-Grazie...-
-Di niente.-
Il giovane ragazzo si preparò
velocemente ed uscì dall’albergo dove era in ritiro con la nazionale.
Fortunatamente quel giorno non c’erano gli allenamenti, e voleva chiedere a
Linda di portare Benji per uscire tutti insieme, ma evidentemente tra quei due
era successo qualcosa.
“Hey Philip, dove stai
andando?”
“Devo andare subito a casa di
Linda!”
“Sai dove abita?”
“Ehm....no”
“E allora dove stavi
andando?”
“Invece di fare tante domande
dimmi dove abita!”
Holly sospirò poi diede
all’amico un foglio. “Non è troppo lontano da casa di Benji, al massimo
chiedi a qualcuno!”
Ma Philip non l’aveva
sentito, era già corso via.
Passò un po’ di tempo, Linda
non si era mossa dal letto. Stava li, rannicchiata con le ginocchia appoggiate
al petto, a pensare....Sapevano tutto, persino dell’aborto.....eppure era
passato così tanto tempo, aveva solo 17 anni all’epoca, era possibile che un
errore fatto da ragazzina potesse costarle tanto? Continuava a piangere.....
Anche Benji se la passava male,
era rimasto chiuso in camera, si era rifiutato si
fare colazione e non aveva nessuna intenzione di partecipare alla sedute
di fisioterapia con quel tizio.
Linda stava ancora pensando
agli avvenimenti del passato, quando qualcuno suonò alla porta...scese
svogliatamente le scale e aprì la porta. Dall’altra parte c’era Philip, che
doveva aver corso come un disgraziato, visto il fiatone. Lei lo fissò immobile,
poi gli buttò le braccia al collo, cominciando a piangere e singhiozzare. Lui
la fece calmare e si sedettero sul divano.
“Allora, mi racconti che è
successo?”
Lei continuando a singhiozzare
gli raccontò tutto quello che era successo.
“Questo è tutto....non
volevo che Benji sapesse quelle cose....appartengono al mio passato....”
Philip pensò un po’....come
si poteva uscire da quella situazione?
“Senti, tu non muoverti da
qui....credo che la cosa migliore sia che tu e Benji vi incontriate...”
“E come? Se metto di nuovo
piede in quella casa mi fanno fuori!”
“Come si suol dire, se
Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto, porto Benji qui, mi
raccomando, non muoverti, aspettami qui!”
Philip uscì di corsa e in un
batter d’occhio arrivò davanti alla villa di Benji, suonò e rispose il
maggiordomo. Philip entrò nella grande casa, dove incontrò il padre di Benji.
“Buongiorno signor Price,
sono Philip Callaghan un compagno di squadra di suo figlio, potrei vederlo?”
“Camera sua è da quella
parte, se riesci a farti aprire la porta con piacere”
“Grazie mille”
Detto questo il giovane si
diresse verso la porta che gli era stata indicata e bussò diverse volte senza
ottenere risposta....bussò di nuovo ma niente da fare....
“Benji muoviti apri, sono
Phlip, ho le vesciche alle dita a forza di bussare, mi vuoi aprire?”
“Che diavolo vuoi, se anche
tu vuoi convincermi a fare fisioterapia con quel buono a nulla puoi
andartene!”
“Non fare l’imbecille, non
me ne frega niente della tua cavolo di fisioterapia, apri questa diavolo di
porta altrimenti la butto giù!”
Dopo qualche secondo di
silenzio Benji aprì la porta, aveva lo sguardo stanco, probabilmente non aveva
dormito tutta la notte. Fece entrare l’amico e chiuse nuovamente la porta a
chiave.
“Cosa vuoi Philip?”
“Vieni, ti porto fuori”
“Non ho intenzione di
uscire”
“Cambiamo la frase, ti porto
da Linda.”
“Cos’hai detto?”
“Che ti porto da Linda,
quindi vedi di darti una mossa”
“Hai idea di quello che
succede se esco?”
“Si, lo so, ho visto i
cecchini appostati qui fuori, spareranno a vista a chiunque esca da qui...ma non
dire scemenze, che vuoi che succeda? Muoviti, per quanto ne sanno loro io Linda
manco la conosco, ti porto solo a fare due passi qui fuori...”
“Sissignore”
I due uscirono dalla stanza con
grande stupore dei genitori di Benji
“Finalmente figliolo hai
ceduto!”
“Lasciami in pace! Vado a
fare due passi con Philip.”
I due ragazzi uscirono e si
diressero verso casa di Linda....
“Benji...per quanto riguarda
le cose che ti hanno detto i tuoi genitori....”
“Philip, non mi interessa il
suo passato, non mi interessa se è vero o no quello che hanno detto, non voglio
sapere del suo passato, del fidanzamento, dell’aborto o della fuga, voglio
solo fare parte del suo presente....il resto non sono affari miei”
“Allora meglio così. Siamo
arrivati”.
I due ragazzi suonarono e dopo
qualche senza ricevere risposta, Philip decise di scavalcare il cancelletto per
aprirlo dall’interno all’amico, che con le stampelle non poteva certo
scavalcare.
Fece entrare Benji e poi
iniziarono a bussare diverse volte alla porta, ma continuavano a non ricevere
risposta.
“Maledizione, non dovevo
lasciarla da sola!” disse Philip continuando a bussare.
Attirata dal frastuono Aurora
Jacobs, la vicina di casa, andò davanti alla villetta di Linda
“Che succede, chi diavolo
siete voi”
“Signora la prego, ha una
copia delle chiavi? Linda è dentro, ma non vuole aprire, la prego, ci aiuti!”
Benji era in preda al panico. La donna non se lo fece ripetere due volte e corse
in casa a prendere la copia delle chiavi che Linda le aveva lasciato quando era
andata a stare a casa di Benji. La donna uscì pochi secondi dopo porgendo la
chiave a Benji che aprì rapidamente la porta. Una volta entrati andarono subito
nel salotto dove Philip aveva lasciato Linda, e la trovò lì, che guardava la
televisione. Era rannicchiata sul divano con le ginocchia appoggiate al petto e
con il telecomando in mano continuava a mandare avanti e indietro lo spezzone di
una videocassetta. Benji e Philip la riconobbero subito, era la partita che
avevano giocato circa due mesi prima
contro la rappresentativa europea . Linda continuava a rivedere il solito
spezzone. Una delle parate più spettacolari della partita. Sul potente tiro di
Schneider, Benji effettuava una parata da manuale, degna di essere ricordata
nella storia del calcio.
Benji conosceva quella
cassetta, era stata prestata a Linda dal suo collega John. Il portiere tolse il
telecomando dalla mano della ragazza e spense
la TV, poi si sedette vicino a lei e la abbracciò forte.
“Non farlo più, stupida, mi
hai fatto spaventare”.
Benji tratteneva a fatica le
lacrime, ma non ce la fece più quando, come dopo essersi risvegliata dal sonno,
Linda ricambiò l’abbraccio stringendosi al ragazzo.
“Mi dispiace....”
“Non importa, ora sei qui con
me...” disse lui mentre dagli occhi gli uscivano le lacrime.
Philip trasse un gran sospiro
di sollievo, fortunatamente la ragazza non aveva fatto stupidaggini, e persino
la signora Jacobs sembrava sollevata.
“Scusami per non averti detto
prima quelle cose...”
“Hai fatto bene, non mi
interessa il tuo passato...io ti amo per quello che sei ora, non per quello che
eri....”
“Grazie...”
Lei lo guardò negli occhi poi
sorrise e disse asciugandogli le lacrime: “Sei carino quando piangi!”
“Ti stai divertendo?”
“ Te l’ho già detto,
vedere la gente soffrire è il mio passatempo preferito!”
Entrambi risero, poi lui sfiorò
con le dita le labbra di lei e le disse: “A me invece piace vedere le tue
labbra incurvarsi in un bel sorriso....”
Lei sorrise nuovamente poi lo
baciò sulle labbra.
“Romeo e Giulietta, non è
per interrompere, ma come fate a rivedervi? In fondo il padre di Benji non ha
nessuna intenzione di fare in modo
che voi stiate insieme!”
Linda si alzò con una luce
nuova negli occhi.
“Allora Shakespeare: Romeo e
Giulietta lo dici a qualcun altro che alla fine muoiono tutti e due, quindi
evitiamo...al massimo....non so.....John e Yoko....no, li muore lui....allora
questo è perfetto Paul e Linda, no, li muore lei e poi Benji mi
uccide....comunque.....metti in moto il cervello e trova una soluzione!”
“Beh...” Philip era un
po’ insicuro di quello che stava per dire “Benji potrebbe venire a vivere
qui....se per entrambi va bene!”
I due ragazzi si guardarono e
sorrisero entrambi “Complimenti Philip, vedi che se usi il cervello qualcosa
di buono viene fuori?”
“Ma che simpatici,
piuttosto....si pone una domanda....come diavolo facciamo a portare qui le cose
di Benji?”
“Vedo che le rotelline hanno
smesso di girare....perché le idee geniali vengono sempre a me? Allora, Benji
ora torna a casa, va in camera sua, apre la finestra del balcone, poi chiede ai
suoi genitori di parlare con loro, e chiede che siano presenti maggiordomi,
camerieri e compagnia bella in modo che in casa non ci sia nessun rompi
cetrioli. Io e l’atletico Callaghan entriamo dalla finestra e prendiamo tutto
quello che Benji ci dirà di prendere.”
“Donna dalle brillanti idee,
questo è furto!”
“Ispettore Derrik, in fondo
noi prendiamo solo quello che è di Benji per poi darlo a Benji....e poi anche
se fosse il furto deve venire
denunciato dal proprietario della merce rubata, quindi il problema non si
pone.”
“É arrivato Diabolik! Va
bene, lo faccio solo perché voglio Benji al più presto in squadra. Vediamo di
muoverci”
Linda andò un momento in
bagno, si diede una sciacquata visto
che si sentiva un tantino zingara, mise un paio di pantaloni neri e una felpa
blu. Infilò le scarpe da ginnastica e poi uscirono tutti di casa.
Arrivarono davanti a casa di
Benji ed attuarono il piano. Benji andò prima in camera sua con Philip ed aprì
la finestra. Poi uscì ed accompagnò il ragazzo alla porta. Una volta uscito
Philip, Benji riunì i genitori, il fisioterapista e i camerieri e cominciò un
lungo discorso che non portava da nessuna parte, ma doveva in qualche modo
tenerli li. Nel frattempo Linda era entrata dal balcone in camera di Benji,
aveva tirato fuori dagli armadi tutto quello che le aveva detto il ragazzo,
facendo attenzione a non dimenticare nulla e ficcò tutto in un borsone che poi
gettò dalla finestra a Philip che lo caricava in macchina. “Ma a che gli
serve la maglia dell’Amburgo? Boh....chi lo capisce è bravo” Prese
un’altra borsa e mise dentro le ultime cose. Però nell’altra stanza il
padre di Benji che aveva sentito dei rumori si stava avviando verso la camera
del figlio. L’uomo aprì la porta mentre Benji cercava di impedirglielo.
Proprio nel momento in cui la porta si spalancò Linda gettò dal balcone
l’ultima borsa e si nascose sotto il letto. Mentre il padre di Benji cercava
di capire chi fosse il ladro, Linda scivolò fuori e corse verso Benji che aveva
già raggiunto l’uscita della casa. Quando l’uomo se ne accorse era troppo
tardi. Il figlio stava salendo sull’automobile di Linda che velocemente era
uscita dal cortile di casa Price. Ma si sarebbe vendicato. L’uomo chiamò
immediatamente il direttore dell’ospedale e lo convinse a licenziare Linda,
minacciandolo di non finanziare più alcuni progetti dell’ospedale.
L’uomo non poté rifiutare e decise di fare come voleva Price.