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Fonte: www.washingtonpost.com

Data: 04.08.04

SITO ISRAELIANO RIVELA L’ANTICO USO DEI CEREALI.

La produzione della farina predata la coltivazione del frumento

Gli scienziati che lavoravano presso le rovine ormai inondate di un antico campo di pesca in Israele, hanno trovato le prove che i residenti del villaggio raccoglievano granaglie selvatiche, le mutavano in farina, e probabilmente cuocevano il pane almeno 10,000 anni prima dell’avvento delle coltivazioni.

I ricercatori hanno trovato tracce d’orzo e forse di altri cereali nelle fenditure di un’antica macina dissotterrata a Ohalo II, un insediamento che si trovava sulla costa sud-occidentale del Mare di Galilea, 22,000 anni or sono. Si tratta della prova più antica trovata finora della lavorazione dei grani di cereali da parte dell’uomo.

La ricerca implica una nuova svolta nella storia ancora misteriosa dell’evoluzione dell’agricoltura, dimostrando che gli umani iniziarono a raccogliere e trasformare i cereali forse migliaia di anni prima di coltivarli essi stessi.

“Abbiamo identificato resti di orzo e forse anche di frumento” ha dichiarato l’archeobotanica della Smithsonian Institution Dolores Piperno, che guida il team di ricerca. “L’orzo è il primo ad evidenziarsi tra gli altri cereali, e mostra che i popoli lo conoscevano perfino 10,000 anni prima”.

Il gruppo ha trovato la pietra tra le rovine di sei rifugi ad Ohalo II, ed ha anche trovato un circolo lastricato di pietre coperte di ceneri, che potrebbero essere servite come superfici di cottura. La ricerca è stata riportata sull’edizione corrente della rivista Nature.

“Vi è anche un certo numero di focolai, ma solo in un caso si trovano insieme alle pietre” ha dichiarato la Piperno. Perfino oggi, ha notato, molte culture creano dei forni accendendo un fuoco sulla sommità di pietre in uno spazio chiuso, e quindi spazzando via le braci prima di posare il pane o altri cibi sulla superficie rovente.

Ohalo II è un sito unico, apparentemente congelato nel tempo, al momento in cui fu invaso dalle acque. Una siccità prolungata ha però fatto riemergere l’insediamento nel 1989 e ancora 10 anni più tardi. Piperno ha dichiarato che si trova attualmente sommerso in circa 10 piedi di acqua.

Gli archeologi hanno iniziato gli scavi nel 1989. Il sito è stato apparentemente dato alle fiamme prima dell’inondazione, e questo ha aiutato a preservare molti dei manufatti da insetti e vermi, e l’improvvisa riemersione ha evitato che i batteri ne consumassero i resti.

Il risultato è un vero tesoro per gli archeologi. I ricercatori hanno trovato selci, pesci ed ossa di animali, resti di frutti, e frammenti di centinaia di specie di piante e animali. Ohalo II sta guadagnandosi la reputazione di sito forse meglio preservato del suo periodo al mondo. Per molti aspetti, può essere considerato una versione dell’Età della Pietra di Pompei, che fu seppellita dal 79 d.C. da un’eruzione del Monte Vesuvio.

“Le scoperte ad Ohalo II sono spettacolari” riconosce l’archeobotanica Naomi F.Miller del Museo dell’Università di Pennsylvania, ma la loro unicità “rende il sito difficile da valutare, perché non abbiamo metri di paragone”.

L’agricoltura – praticata da popolazioni stanziali che coltivavano i raccolti – comincia ad apparire tra 10,000 e 12,000 anni or sono in culture disparate del Medio Oriente, del Lontano Oriente ed in Mesoamerica, per ragioni ancora sconosciute.

Gli antichi abitanti di Ohalo II sapevano riconoscere e raccoglievano piante edibili, ma non tentavano di coltivarle in modo sistematico. Ciononostante la varietà di cibi trovati ad Ohalo II suggerisce un livello sostanziale di sofisticazione tra questi popoli.

“E’ uno dei gruppi di materiale più particolare mai trovato” ha dichiarato Patrick E. McGovern, un ricercatore anziano e scienziato al Museo dell’Università di Pennsylvania. I ricercatori hanno perfino identificato residui di uva ad Ohalo II, suggerendo che anche la produzione di pane sarebbe stata possibile.

“L’uva ha molti microrganismi sulla sua superficie, abbastanza per dare inizio ad un processo di fermentazione” ha dichiarato McGovern. Aggiungendone alcuni all’orzo macinato e mettendolo in un forno, gli antichi abitatori potrebbero avere ottenuto il pane lievitato. O forse vino ed altre bevande fermentate.

“Non è impossibile” ha dichiarato McGovern, ma è impossibile da dimostrare. Una delle principali difficoltà per i ricercatori è data dal fatto che le abitudini alimentari dell’Età della Pietra non contemplavano terraglie o contenitori di ceramica. “Probabilmente utilizzavano, ad esempio per la fermentazione delle bevande, bisacce di cuoio o simili, ma purtroppo non ne abbiamo mai ritrovato un esemplare” ha dichiarato. “Non avendo vasi o recipienti, non abbiamo nemmeno residui”.

Oltre alle granaglie macinate, il gruppo della Piperno ha anche individuato tracce consistenti di cereali tostati, specialmente  semi più piccoli, che suggeriscono che gli antichi residenti potrebbero avere esperito pratiche di conservazione per i cereali.

 

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