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Fonte: http://www.guardian.co.uk/

Data : 12.01.04

Teoria di « Indonesia Jones » per l’Africa.

Furono i Vichinghi dell’Africa. Ovvero, navigatori arditi che percorsero migliaia di miglia marine per prelevare ricchezze da terre sconosciute, gli attuali Zimbawe, Mozambico, Sud Africa e Nigeria.

Secoli prima degli europei, marinai dell’Indonesia commerciavano attraverso il continente, riempiendo i loro vascelli d’oro e argento per i principi di Java e Sumatra.

In cambio, offrivano all’Africa i segreti del ferro e del bronzo, delle piante esotiche come banane e patate dolci, ed una nuova cultura arricchita con musica, architettura e spiritualità.

Poi, come d’incanto, i navigatori sparirono. Alcuni morirono, alcuni fecero ritorno a casa, altri si sposarono con persone del luogo e lì si insediarono. Lentamente, l’influenza asiatica si radicò così in profondità in Africa, che l’uomo bianco non se ne sarebbe potuto accorgere.

Questo è quanto riferisce una controversa nuova teoria circa lo sviluppo dell’Africa più di 2,000 anni or sono, che potrebbe riaprire un dibattito razziale: se furono cioè gli outsider a promuovere determinati progressi in materia di tecnologia, agricoltura ed arte.

L’autore di questa teoria non è uno storico professionista. Robert Dick-Read non ha mai finito l’università e non ha qualificazioni accademiche.

Ma la sua dichiarata “ossessione” per la teoria indonesiana ha occupato più di 50 anni della sua vita di lavoro indefesso e solitario, per la raccolta di prove, tra cui un antico manoscritto che, egli spera, proverà le sue supposizioni.

Alcuni esperti hanno liquidato Dick-Read definendo le sue teorie pure speculazioni senza costrutto, ma altri hanno dichiarato che la tesi di “Indonesia Jones” potrebbe essere plausibile.

Un tentativo di dimostrare che marinai dal sud dell’Asia potrebbero avere raggiunto l’ovest dell’Africa è ora sul punto di andare a buon fine: una spedizione che ha ricostruito una nave, illustrata nei bassorilievi di un tempio buddista dell’VIII secolo a Java, ha attraversato l’Oceano Indiana e raggiunto il Sud Africa, destinazione Ghana.

Dopo aver sostato a Cape Town la scorsa settimana, l’equipaggio di 15 membri riprenderà oggi il suo viaggio, ha dichiarato Mujoko, uno dei partecipanti indonesiani. “Riteniamo che i nostri antenati arrivarono qua. Quando la nostra spedizione sarà conclusa credo che gli storici dovranno riconoscere che questo viaggio potrebbe essere stato plausibile ­anche nel passato”.

E’ generalmente accettato che circa 1,500 anni or sono, navigatori da Indonesia e Malesia, i famosi navigatori che vagarono per il Pacifico, navigarono anche 3,700 miglia ad ovest e si insediarono in Madagascar, una vasta isola a largo del Mozambico.

Sarebbe ipotizzabile che fossero riusciti ad esplorare il continente africano, a sole 150 miglia di distanza; ma a differenza del Madagascar, sulla terraferma manca uno dei riscontri: i popoli del continente non assomigliano o parlano come gli Indonesiani.

Gli storici hanno notato frammenti di influenza asiatica attraverso l’Africa – in piante, manifatture e strumenti, ma respingono recisamente l’idea che fossero arrivati su flotte di canoe indonesiane.

Ispirato da un seminario del 1959 presso la Scuola di Londra di Studi Orientali e Africani, Dick-Read, 73 anni, ha trascorso decenni in viaggio tra i due continenti, trasformando questi frammenti di prove in una teoria radicale dei “vichinghi d’Africa” che egli spera sarà pubblicata quest’anno.

Le spezie indonesiane come la cassia e la cannella che l’antica Roma importava, non arrivavano via India, ma dall’est dell’Africa dopo un epico viaggio per mare, ha dichiarato, che spiegherebbe anche quanto presto le ceramiche dell’età del ferro si diffusero nel I e II secolo d.C. dalle coste del Kenia fino al Sud Africa.

Piante come la banana e la patata dolce si ritiene comunemente siano originarie dell’Indonesia e Dick-Read cita racconti orali e scritti di rituali collegati ai cibi che suggeriscono che raggiunsero l’Africa occidentale troppo presto per essere stati importati da viaggiatori via terra.

Dick-Read sostiene che le ceramiche e le sculture di bronzo trovate in Nigeria deriverebbero anch’esse dal popolo dei navigatori, perché troppo distanti dalle rotte commerciali Sahariane e troppo sofisticate per gli indigeni.

Sir Mervyn Brown, ex-ambasciatore inglese in Madagascar e storico della regione, trova le conclusioni di Dick-Read “generalmente plausibili” e richiede nuove ricerche.

“Dick-Read non ha offerto alcuna particolare rivelazione nell’area, ma ha proposto nuove dettagliate evidenze a sostegno” ha dichiarato. “L’influenza nell’Africa occidentale non è generalmente nota, perfino tra accademici”.

Altri storici non sono d’accordo. Robert Soper, un’autorità sulla storia dell’Africa orientale, ha dichiarato che non vi sono evidenze note: per esempio manufatti di origine indonesiana lungo la costa africana, nell’età del ferro.

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