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Fonte: http://www.archaeology.org/

Data : 21.05.04

“TROY” ARRIVA IN ITALIA

Sbarca oggi in Italia il kolossal hollywoodiano ispirato all’Iliade di Omero. Leggiamo un commento - piuttosto critico - di Mark Rose, editorialista della rivista statunitense Archaeology e curatore del sito www.archaeology.org

 

Troy è un film violento. Il grande poema epico di Omero, l’Iliade è tagliato e ritagliato senza pietà, mentre le prove storiche e gli elementi archeologici sono disseminati senza particolare ordine tra le scene del film.

Vediamo di svolgere una breve critica in soli tre paragrafi: l’archeologia, la storia, e quindi brevemente, il film come film.

Comincerò con l’archeologia perché in un certo senso fa da cornice alla storia della Guerra di Troia. L’Iliade è il più potente dei poemi epici, ed una delle più grandi opere della storia della letteratura mondiale. Come ogni grande storia, può ben essere riferita ad altre ambientazioni, altri luoghi o posti, e rimane sempre vera nella sua essenza (come Giulietta e Romeo, che è stata riscritta infinite volte, ad esempio in West Side Story).

L’archeologia qui potrebbe offrire l’ambientazione o contesto, e presumibilmente i produttori del film hanno inteso creare una certa corrispondenza con il racconto omerico. Omero, che visse nell’VIII secolo a.C., raccontò di eventi di molto precedenti, attorno al 1,200 a.C., verso la fine dell’Età del Bronzo, ovvero il periodo in cui gli antichi Greci sostengono abbia avuto luogo la Guerra di Troia. Così, potremmo aspettarci una certa continuità sul piano archeologico, con elementi che corrispondano a quanto noi conosciamo sulla cultura materiale del mondo Egeo, attorno al 1,200 a.C. Invece quello cui si assiste è una sorta di paradosso cronologico.

Mi limiterò a pochi dei più macroscopici esempi: le navi ricordano la linea dei modelli dell’VIII secolo (vedere foto): le statue che costellano la città di Troia nel film sono creazioni piuttosto orride, apparentemente ispirare a sculture del VI e V secolo a.C.; le principesse troiane in una scena indossano gioielleria che appartiene alla Prima Età del Bronzo, un millennio pieno prima che la storia avesse luogo; e le monete sono rispettosamente poste sugli occhi di tutti gli eroi che vengono uccisi nel film, senza badare al fatto che le monete non saranno inventate prima di cinque o sei secoli. Potreste anche attendervi alcuna corrispondenza tra lo scenario fisico del film ed i luoghi reali. La vera città di Troia è ultimamente un luogo ben conosciuto e abbiamo una buona concezione del modo in cui dovesse apparire, grazie agli scavi del Troia Projekt (dell’Università di Tubinga e dell’Università di Cincinnati) e alla realtà virtuale basata su essi (vedi immagine a destra); gli autori del film, ad ogni modo, devono aver preteso qualcosa di più spettacolare (vedi foto). La minacciosa muraglia che cinge la città nel film, che può sembrare alta dai 40 ai 50 piedi, e con due torri più alte, è una licenza cinematografica (non esistevano macchinari per assedio in grado di abbattere mura del genere nella Tarda Età del Bronzo; così mura di tale scala sarebbero state uno spreco colossale). Vi sono evidenze per un fossato che circonda la parte inferiore della città a Troia, ma qui la finzione ignora la realtà. Così l’archeologia nel film manca due volte, in termini di unità di tempo e di luogo. Alcune delle in accuratezze sono comprensibili dal punto di vista degli autori del film – vedere Achille che chiama a gran voce Ettore in piedi su una muraglia alta cinquanta piedi è certo di maggiore effetto di vederlo sul lato opposto di un fossato. Ma altri di questi errori, come le monete, sono abbastanza inspiegabili; non aiutano il film. Perché non usare i corretti elementi storici? Ed era davvero così importante vedere abbattere tante di quelle sciocche stratue nel corso del sacco di Troia (notare in particolare quella dedicata al Dio Apollo, all’inizio del film)?

Omero deve avere sbagliato qualcosa nel narrare la storia della Guerra di Troia, che meritava perciò di essere riscritta, a giudicare dai cambiamenti (non possiamo dire miglioramenti) apportati dagli autori del film.

Omero dice che ci vollero dieci anni, ma qui si conclude tutto in tre settimane.

La famosa contesa tra Agamennone e Achille si esaurisce nel giorno uno.

Ettore uccide Menelao ed Aiace nel giorno due della guerra (il fatto che Omero lasci sopravvivere Menelao alla guerra, e lo faccia tornare felicemente a Sparta con Elena sarebbe stato imbarazzante, ed il suicidio di Aiace non era invece necessario ai fini del film).

Nella notte del secondo giorno, i Troiani scatenano la loro arma segreta: Grandi Palle di Fuoco!

Giorno tre: Ettore è una persona talmente buona che, dopo avere ucciso Patroclo, il giovane protetto di Achille, suggerisce agli altri di desistere per il resto del giorno.

Per la fine del giorno quattro, Achille uccide Ettore e Priamo può arrivare e chiedere il corpo di suo figlio. Dove ad Omero vollero più di nove anni, al film sono bastati quattro giorni.

Per il gran finale, gli autori non erano soddisfatti dall’episodio del cavallo e del sacco di Troia. Nell’epica, Achille è morto tempo prima della costruzione del cavallo di legno; qui,invece,è ancora vivo e vegeto, così da poter cercare il suo amore, la bella Briseide. Attaccata da Agamennone, Briseide lo uccide (non importa se nel racconto Agamennone, tornato in Grecia, fu ucciso dalla sua moglie infedele Clitemnestra, e quindi vendicato dai suoi figli Oreste ed Elettra). Paride quindi colpisce Achille con alcune frecce (cinque o sei, ne ho perso il conto) prima di fuggire con il suo amore, Elena, per vivere una vita semplice e tranquilla ai piedi del Monte Ida. Questo è giusto! Elena e Paride riescono a fuggire! Omero ha sbagliato! Anche la moglie di Ettore, Andromaca, riesce a fuggire, con il loro figlio. E infine, Paride offre la “spada di Troia” ad Enea che fugge per andare a fondare Roma.

“Un finale molto più roseo di quello di Omero. Sono tanti i punti cruciali in cui lo script del film si discosta dall’epica, ma qui arriviamo veramente al colmo: Achille non si unisce all’esercito come descritto, Briseide è una schiava e non una sacerdotessa di Apollo, etc. etc. etc.

Qual è l’impatto di tutte queste fantasie? L’Iliade di Omero è un’opera profonda sul significato di essere uomini; il film non lo è. Il messaggio di Omero è qui diluito da una piuttosto insipida storiella di ragazzi e ragazze, e la narrativa dell’epica soffocata in molti punti per ottenere effetti non poi così speciali.

Considerando “Troy” invece semplicemente un film, e questo è un giudizio del tutto personale, alcuni dei personaggi sono ben caratterizzati, mentre altri non lo sono affatto. Ettore e Andromaca vanno bene, Elena migliora nel corso del film. Paride è accettabile. Priamo (Peter O’Toole) sembra un po’ spaesato in alcune scene. Brad Pitt sembra invece impegnarsi molto per essere un credibile Achille, anche se le sue battute non sempre sono così buone , (“Che nessun uomo mai dimentichi quale minaccia rappresentiamo!” esclama, nel caso in cui il pubblico rischiasse di dimenticarlo) e forse il ruolo va un po’ oltre le sue capacità, o - almeno - forse l’Achille di Omero era oltre le sue capacità. Il film non è indimenticabile, il che non significa che non possa colpire l’immaginario, appassionare, e fare il pieno di incassi. Ma dati i 200 milioni di dollari di partenza, forse ci si sarebbe potuti impegnare un po’ di più.

C’è da augurarsi che alcuni possano davvero sentirsi ispirati a leggere la vera storia dell’Iliade di Omero, dopo averlo visto. I pochi che lo faranno saranno certo sopravanzati dai milioni che assisteranno alla proiezione del film e lasceranno il cinema convinti di avere visto qualcosa che riflette i tempi e i luoghi che hanno ispirato Omero.

Dato per certo che un blockbuster estivo non è la stessa cosa di un documentario storico, si sarebbe potuti essere stato più accurati e aderenti alla narrazione omerica, e al contesto storico ed archeologico, senza per questo sacrificare il richiamo del pubblico.

 

 

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