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Fonte: http://weekly.ahram.org.eg/

13 -19 May 2004 - Issue No. 690  

LA NAVIGAZIONE DI HATHOR

La scoperta di una sala dedicata ad un’imbarcazione nel tempio di Hathor a Dendera richiama alla mente rituali e festeggiamenti religiosi

Di Jill Kamil

In marzo, una missione del Supremo Consiglio per le Antichità (SCA) che restaurava il tempio di Dendera, ha scoperto la principale cappella del tempio, dove era una volta custodita l’imbarcazione sacra della dea Hathor. Il natante trovato dagli archeologi che lavoravano a Dendera sin dall’inizio dell’anno, veniva usato nel corso della festa annuale della dea, una delle più speciali celebrazioni dell’Antico Egitto.

Rappresentazioni pittoriche delle barche sacre sulle quali le antiche divinità venivano condotte da un tempio all’altro sono piuttosto rare. Quelle che sopravvivono dal Nuovo Regno, mostrano che la barca sacra, usualmente dipinta su papiro, posava su una sorta di slitta che veniva portata in processione e trainata lungo il Nilo. Le sua estremità erano decorate con grandi festoni, e l’altare del dio era invariabilmente raffigurato parzialmente coperto da un drappo bianco. Nelle rappresentazioni dove i colori si sono mantenuti intatti, si vedono suggestivi scafi dorati, e l’altare è intarsiato di pietre preziose.

Le tradizioni di Hathor a Dendera sono strettamente legate a quelle di Horus di Edfu. Le due divinità erano in posizione equivalente, marito e moglie. Ad ogni sito, la sacra triade consisteva di Hathor, Horus ed il loro figlio, che portava un nome differente in ciascuna località.

Il nome Hat-hor, significa “la Casa di Horus” e la dea forma parte di una triade insieme con Horus di Edfu, ed il loro figlio, che a Dendera era Ihy, un giovane dio della musica.

Due volte l’anno, nell’occasione del compleanno di ciascuna divinità, si celebrava la festività della “Buona Unione”. La statua sacra di Hathor veniva prelevata dal suo santuario di Dendera, posta sul vascello del Nilo e recata contro la corrente in una splendida processione. Nel frattempo, quella di Horus sarebbe stata portata in direzione opposta, lungo la corrente, anch’essa con grande fanfara. Quando le barche si fossero incontrate, sarebbero state cinte da una corda tirata da un vascello all’altro, in segno di unità. Quindi, insieme, entrambe avrebbero ripreso la via del rispettivo tempio, per celebrare la riunione di marito e moglie con grande gioia, canzoni e preghiere.

Vi erano attività senza posa nell’antico Egitto, e poiché la geografia del territorio rendeva difficoltosi – se non impossibili - i trasporti eccetto che via fiume, il cuore del movimento dipendeva dal Nilo. Era l’arteria vitale che collegava l’Alto ed il Basso Egitto, il metodo più efficace e pratico per trasportare beni, il mezzo per cui gli antichi funzionari viaggiavano per i censi biennali, e i dignitari provinciali per partecipare alle festività.

Tutti i principali insediamenti si trovavano a poca distanza dal fiume e tutti i templi si trovavano lungo la riva del Nilo. Nei fatti, l’attitudine al movimento degli antichi Egizi, era così strettamente legata all’idea di navigare, che viaggiare verso sud si rendeva con l’espressione “andare contro corrente”, mentre viaggiare verso nord, al contrario “viaggiare nel senso della corrente”. Le imbarcazioni erano così familiari alla vista, e così legate alla vita commerciale e religiosa che il popolo non si sarebbe sorpreso di trovarle tra i più antichi elementi ritratti nell’arte e incluse negli corredi funerari dei personaggi importanti. Eppure, un modello attuale della barca sacra su cui la statua della divinità veniva portata in processione, salutata dalla popolazione festante, non è mai stata trovata. Solo rappresentazioni artistiche, spesso mal preservate, ci mostrano il dio Amun portato in processione.

Per via della pochezza del materiale scritto, si possono solo ipotizzare le attività che venivano preparate per tali occasioni, ed è importane farlo, perché la cura e l’attenzione dedicata ad esse è vitale alla nostra comprensione della vita nell’antico Egitto. Mediante l’osservazione del presente, possiamo comprendere più chiaramente il passato: le feste religiose e nazionali che si tengono in Egitto ancora oggi, suggeriscono che le barche del fiume fossero costruite ed assemblate presso i vari centri di culto per condurre le delegazioni ai siti dei festeggiamenti.  Persino maggiore cura era posta Presumibilmente nella costruzione delle imbarcazioni sacre.

Il tempio di Dendera (Tentyra in greco) si trova a circa 60 km a nord di Luxor, e 8 ad ovest di Qena, nel punto in cui il Nilo compie un grande salto verso ovest. Secondo un’iscrizione nella cripta del tempio, le sue prime fondazioni risalgono al tempo dei “Seguaci di Horus”. Documentazioni di questo primo periodo sono state trovate al sito, inscritte su rotoli di cuoio. Quando il tempio fu ricostruito durante il regno del Faraone Khufu della IV dinastia, l’ufficiale di alto rango Seneni fu responsabile per l’inaugurazione della “Navigazione di Hathor”, il suo viaggio verso Edfu nel mese di Epiphi.

La seconda grande festa a Dendera si svolgeva nel giorno dell’antico Capodanno, quando l’immagine di Hathor, che si riteneva avere gradualmente perso efficacia nel santuario oscurato nel corso dell’anno, sarebbe stato portato sulla cima del tempio per essere imbevuto nel potere del sole sorgente. Questa festività è ritratta nell’anticamera del tempio, dove vi sono rilievi su entrambe i lati che conducono alle scale, per ascendere alla sommità del tempio.

Queste raffigurazioni, eseguite con grande gusto sulle pareti, mostrano la processione ascendere e discendere dal tetto. Il Faraone è condotto da un sacerdote, ed è seguito da altri. Alcuni indossano maschere di divinità minori; altri accendono incensi e cantano o applaudono. Un sacerdote legge da un rotolo di papiro. Dietro di lui, una sacerdotessa, controllata dal sommo sacerdote, reca due cestini. Sono seguiti da tre sacerdoti in successione. Quindi si vedono diversi sacerdoti che recano l’altare sacro sul quale è posta la statua di Hathor. Mentre la processione ascende al tetto i sacerdoti cantano un lungo inno, che è scolpito sulle pareti.

Avendo recato il sacro altare sul tetto del tempio, i rituali necessari sono portati avanti e la processione è quindi pronta a discendere la seconda scalinata così che la statua possa essere riportata al santuario.

La dea Hathor aveva molti titoli. Era conosciuta come la Padrona di Dendera, la Signora dell’Albero di Sicomoro, ed il suo tempio era noto come il “Castello del Sistro” il suo emblema sacro, uno strumento musicale a forma di sonaglio. Hathor era talvolta ritratta come una mucca, talvolta una figura femminile con la testa di una mucca, ed in seguito con una testa umana e orecchie di mucca. Malgrado Dendera fosse il suo centro di culto, era una divinità ampiamente popolare, conosciuta perfino sino nel Sinai, in Fenicia e a Punt sulla costa somala.

Questo grande tempio, costruito per lo più di calcare, è uno dei migliori esempi di Tarda arte Egizia esistente. Ci è giunto relativamente intatto perché è stato sepolto fino alla metà del XIX secolo, quando fu dissotterrato da Auguste Mariette. Quando gli egittologi francesi lo liberarono dalle sabbie, le pareti erano ancora adorne dei nomi di tutti gli importanti Faraoni d’Egitto, dall’Antico Regno fino ai regni di Shabaka della XXVI dinastia, quando furono ricostruite le pareti esterne. Nectanebo, l’ultimo Faraone Egiziano, costruì un mammisi o Casa della Nascita, uno dei primi conosciuti del suo tipo.

Nella forma presente il tempio di Dendera è ampiamente tolemaico e romano, essendo la sua ricostruzione iniziata sotto i tardi Tolomei, e completata circa 185 più tardi, sotto l’Imperatore Romano Tiberio.

Nel dedicare un tempio a Hathor, i Tolomei onorarono una delle divinità più popolari d’Egitto. A quel tempo, deve esservi un grande fervore, con feste importanti che si tenevano diverse volte al mese, e feste speciali che duravano per alcuni giorni. Alcune festività erano esclusive del tempio, altre, come la Festa della Luna Nuova, e la Festa del Sorgere del Sole ad opera di Ptah, erano celebrate per tutto il paese. Il tempio era anche un noto luogo di guarigione, il che probabilmente ha attinenza ai continui restauri cui fu sottoposto

In tempi Greci e Romani i templi continuarono ad avere i mammisi. La Casa della Nascita sopravvissuta a Dendera, fu ricostruita dall’Imperatore Augusto presso le rovine di quella eretta da Nectanebo, ed è decorata con le incisioni aggiunte dall’Imperatore Traiano. Esse si collegano alla nascita del figlio di Horus, che crebbe fino all’età adulta, sconfiggendo i nemici di suo padre Osiride e salendo al trono dell’Alto e del Basso Egitto. Il proposito di mantenere quest’antica tradizione era mostrare che Horus (che si identificava con il primo Faraone d’Egitto) era il germoglio degli dei. In conseguenza ogni sovrano successivo che riconosceva questa tradizione mostrava che anch’egli, sarebbe stato considerato discendente di Horus, e così poteva ottenere la sanzione divina. Il conferimento delle corone, e l’offerta dell’insegna sacra da parte dei sacerdoti locali avrebbero indicato il riconoscimento di questo diritto di regnare.

La Casa della Nascita di Augusto a Dendera fu convertita in una chiesa nel V secolo, e nell’area fu costruita una Basilica Cristiana.

Il secondo stadio del progetto di restaurare il tempio di Dendera, è in programma per la prossima stagione. Include l’installazione di un centro di informazioni per i visitatori, che indicherà i percorsi attraverso l’area storica, ed offrirà comodità e servizi.

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