Archivio Egitto -- Archivio News -- Home

Egitto

Ultime notizie:

Fonte: L’Unione Sarda (www.unione.it)

Data: 20.06.04

PRESENTAZIONE IN PRIMA MONDIALE DELLO SCAVO DELLA VALLE DI ASSASIF, VERSANTE NORD-OVEST DI LUXOR.

DALLA TOMBA DI HARWA I SEGNI DI UN RINASCIMENTO EGIZIO

PRESENTATA A VILLANOVAFORRU (CA) LA SCOPERTA DELL’EGITTOLOGO FRANCESCO TIRADRITTI: DALLE DECORAZIONI DEL MONUMENTO NUOVE LETTURE SUL PASSAGGIO DALLA VITA ALLA MORTE

Nell’antico Egitto il mondo terreno e l’aldilà erano strettamente legati e le maestose tombe della civiltà dei faraoni e delle piramidi ne sono un chiaro esempio. Ma il cammino dalla vita alla morte e da questa alla vita eterna, per la prima volta, viene narrata anche dalle decorazioni della tomba di Harwa, del VII secolo, quando l’Egitto era oramai un paese diviso e la Valle del Nilo era in mano ai faraoni nubiani della XXV dinastia.

Le ultime scoperte su uno dei monumenti funerari privati più grandi dell’antico Egitto sono state presentate dall’egittologo Francesco Tiradritti nella sala conferenze del Museo del Territorio di Sa Corona Arrubia, presso la mostra che “per la prima volta ha raccolto i reperti di diverse collezioni italiane e raccontato l’Egitto attraverso le figure dei suoi protagonisti, il faraone, il contadino, la famiglia e il dio”, ha spiegato Ferruccio Dendena, della Icograf di Milano, che ha organizzato l’evento culturale assieme a Sa Corona Arrubia.

I segreti racchiusi nella tomba di Harwa aiutano a capire ancora meglio quest’uomo egizio, i suoi ideali e la sua concezione della vita. Tiradritti ha realizzato un primo sopralluogo nel monumento nel 1995 e dal 1996 lavora alla sua riscoperta e valorizzazione, come responsabile della Missione Italiana a Luxor. Harwa visse tra la fine dell’VIII e l’inizio del VII secolo e detenne la carica di Grande Maggiordomo della Divina Adoratrice, posizione che gli permise di gestire le ingenti risorse dello stato, che abbracciava tutto l’Egitto meridionale. L’importante funzionario fece scavare nella piana dell’Assasif, sulla riva ovest di Luxor, il proprio sepolcro di ben 4500 metri quadrati, estensione che supera le tombe che i sovrani delle epoche precedenti si erano fatti erigere nella vicina Valle dei Re.

Tiradritti illustra ad un pubblico interessato e curioso il suo lavoro nella tomba di Harwa. In giacca e cravatta, ha abbandonato solo fisicamente camice e attrezzi. Parla con passione e chiarezza, come fosse ancora impegnato fra la sabbia e i detriti del monumento di Luxor.

La prima scoperta interessante si trova all’esterno, e si tratta di una cava, “rarissima nelle tombe egizie, che ci fornisce interessanti notizie sulle tecniche architettoniche utilizzate dagli egiziani” dice l’egittologo. Il sepolcro di Harwa è il più antico della necropoli di Assasif. Gli alti funzionari di Tebe, l’odierna Luxor, che gli succedettero, ne seguirono l’esempio facendo scavare i propri sepolcri intorno al suo ed imitandone soprattutto gli elementi decorativi.

Da questi emergono testimonianze importanti sulla cultura e l’arte del periodo. Sequenze di arieti, così come l’immagine di un pescatore, che prima si avvicina al fiume e poi lavora il pesce pescato, richiamano figure e ritmi di vita del 2400 a.C.: “una sorta di rinascimento egiziano, che recupera la sua storia passata, come è accaduto nel 1500 per il Rinascimento italiano” aggiunge Tiradritti. Il sepolcro di Harwa è stato oggetto di frequentazione anche nei secoli successivi, come prova il ritrovamento di un frammento di un ritratto greco-romano del II secolo d.C.

Ma la scoperta più importante, di cui l’egittologo va orgoglioso, sono le decorazioni sistemate nei punti di collegamento fra le varie stanze della tomba, che descrivono, senza lasciare spazio a dubbi od equivoci, il passaggio fra la vita e la morte e quindi fra la morte e la vita eterna. Una vera novità per i monumenti funerari egiziani. Prima una stele dove in geroglifico Harwa racconta la sua vita fatta d’imprese nobili, aiuto ai deboli e a chi è in difficoltà, “quasi un preannuncio dei principi del cristianesimo” osserva l’egittologo.

Quindi un’allegoria della morte. Harwa ritratto come un vecchio dal ventre prominente, seno cadente e doppio mento, condotto nell’Oltretomba dal dio sciacallo Anubi. La mano della divinità stringe con fermezza quella dell’uomo, che invece tiene le dita ben distese, quasi cercasse di divincolarsi dall’ineluttabile presa “perché gli egiziani temevano la morte” ricorda l’egittologo. Il destino di Harwa si compie nel raggiungimento del dio Osiride, re dei Morti, la cui immagine è scolpita in altorilievo sulla parete di fondo del santuario, nell’ultima stanza, dove l’anima, liberatasi dal corpo, contemplerà Osiride per l’eternità.  La sua immagine, che appare così lontana all’ingresso della tomba, adesso emerge in tutto il suo splendore. All’esterno è stato inoltre ritrovato un frammento di giara, con dei geroglifici scritti in rosso, “un colore forte utilizzato per combattere le forze soprannaturali” conclude l’egittologo.

Da qui ripartiranno i suoi scavi ed il suo studio sul monumento. Per Tiradritti la vacanza è già finita. Dopodomani riparte per l’Egitto, verso la sua tomba di Harwa.

 

Altre News sull'Egitto..

Home

1