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Fonte: http://weekly.ahram.org.eg/

Data : 10-16.06.04

LA CREATIVITÀ ECLISSATA DALLA GRANDEZZA.

I media hanno dedicato solo poche righe alla riapertura dopo il restauro del tempio funerario di Seti I a Qurna. Questo Faraone merita più attenzioni, scrive Jill Kamil.

E’ stata una delle figure più rappresentative che si siano mai sedute sul trono dell’Egitto. Figlio di un ufficiale dell’esercito, Seti I ha ottenuto più risultati per il suo paese - politicamente e culturalmente - di quanto abbia fatto il suo famoso figlio Ramses II – che è persino sospettato di avergli rubato uno dei templi più famosi. Secondo K A Kitchen, autore di The Life of Ramses II, quando Seti prese il potere dopo il breve regno di suo padre Ramses I, fondatore della XIX dinastia, manifestò una doppia ambizione: “essere il nuovo Tuthmosis III (grande conquistatore) ed il nuovo Amenophis (Amenhotep) III (raffinato costruttore), tutti in uno.”

E per conseguire questo scopo Seti I (1294-1279 a.C.) non perse tempo. In primo luogo rafforzò il suo esercito per combattere Libici, Siriani ed Ittiti, nello sforzo per superare l’Impero di Tuthmosis III. Riuscì a riconquistare estesi territori, assicurando, di fatto, alla sfera di influenza egiziana il Nord Africa ed il Vicino Oriente; Ramses II, ricordiamo, combatté la sola battaglia di Kadesh contro gli Ittiti.

Seti I quindi, iniziò un revival artistico ed architettonico. Si augurava di tornare ai canoni tradizionali dell’arte egiziana prima del cosiddetto periodo Amarna, della tarda XVIII Dinastia, e le delicate, classiche sculture nei suoi due templi a Qurna e Abydo, come anche i rilievi nella sua tomba nella Valle dei Re, competono con le più raffinate mai eseguite. Quella di Seti è una tomba classica che sorpassa di gran lunga tutte le altre nella Valle dei Re, sia in dimensione che in termini di esecuzione artistica. Ogni centimetro dei suoi 100 metri di lunghezza è coperto con rappresentazioni, e queste furono portate avanti dai più raffinati incisori.

Uno sforzo simile è osservabile nella scelta da parte di Seti di un sito sulla necropoli di Tebe per il suo tempio funerario – un monumento che ne avrebbe assicurato il culto “per l’eternità”. Si spinse al punto di andare ad abitare nei pressi della necropoli per controllare i lavori da vicino. Ciò comunque non era così insolito. I faraoni spesso trascorrevano il loro tempo presso i siti di costruzione, per controllare i progressi dei loro monumenti, dimorando in piccoli palazzi comprendenti un complesso di camere, quartieri per il soggiorno e sale per la conservazione dei beni. Rovine di simili costruzioni sono state trovate nei pressi del tempio di Seti, dalle quali egli poteva controllare da vicino i suoi artigiani scelti, tutti parte di un gruppo che includeva carpentieri, incisori, pittori che lavoravano con diligenza ed anonimamente.

Nei tempi antichi la necropoli di Tebe non era desolata come sembra oggi. Vi erano abitazioni per sacerdoti e stalle per gli animali sacrificali. Vi erano dispense e granai, ognuno con un suo sovrintendente, ed intorno si trovavano laghi, gruppi di alberi e giardini bellissimi. Forse la sua consorte, la Regina Tuya, una donna matura che non prendeva parte attiva agli affari di stato ma era una devota moglie e madre, si univa a suo marito in queste occasioni.

Il Tempio funerario di Seti non era ancora finito quando morì dopo 21 anni di regno, e fu lasciato a suo figlio ed erede Ramses II affinché completasse quel che suo padre aveva iniziato. Il giovane faraone non ebbe però la stessa cura. Non è difficile identificare i raffinati bassorilievi che caratterizzano l’opera degli incisori di Seti da quelli più rozzi di suo figlio Ramses.

Ramses, tra l’altro, non ha interamente dissipato i sospetti di avere usurpato un grande monumento iniziato da suo padre. E’ possibile che il tempio mortuario ora conosciuto come il Ramasseum fosse quello iniziato da Seti I per il suo stesso culto, e che egli, simultaneamente, stesse costruendo un tempio più piccolo nel quale onorare suo padre Ramses I, il cui breve regno non lasciò il tempo di edificare un tempio più grande? Una tale devozione filiale sarebbe in perfetto accordo con la tradizione. Quel che invece non rientra nella tradizione è che Ramses II dimostrasse così poca pietà filiale da finire il tempio mortuario di suo padre, ed auto-attribuirselo, dedicando invece a suo padre Seti I ed a suo nonno Ramesse I – il cui solo successo in due anni di regno fu il trasferimento della capitale da Menfi al Delta- il tempio più piccolo. Qui sta l’anomalia.

Potrebbe il grande tempio mortuario conosciuto come Ramasseum essere stato, nei fatti, progettato per e da Seti I? Ramses II, volendo il monumento più grande per sé, avrebbe potuto relegare suo padre al tempio più piccolo, in coabitazione con Ramses I, così che egli potesse colmare il suo disegno ambizioso? E’ possibile che Seti I sia stato screditato da un figlio egocentrico che oggi viene considerato uno dei più grandi faraoni della storia? Se così fosse, allora Ramses II, il più famoso di tutti i sovrani egizi, colui che costruì monumenti alla sua gloria attraverso tutto il paese e che talvolta vantava crediti per il lavoro fatto dai suoi antenati, fosse il meno grato dei figli.

Ramses II crebbe in un ambiente familiare amorevole e fu il prodotto di un rigido addestramento da parte di suo padre. Era solo un ragazzo quando Seti I iniziò ad istruirlo sui suoi doveri reali. Portò il giovane Ramses in giro per l’Egitto. Gli permise di accompagnarlo nelle campagne estere, e si assicurò che il ragazzo sapesse tutto quello che c’era da sapere sulle opere dell’amministrazione e l’importanza della costruzione dei templi. Seti I incoraggiò il futuro Ramses II a seguirlo nelle missioni reali, e preparò il popolo ad accettarlo come suo degno successore. La grandezza di Ramses era dovuta, in parte non irrilevante, alla formazione ed all’esempio di suo padre. In un rilievo del tempio di Seti I ad Abydo, la preoccupazione di Seti circa la sua continuità storica è evidente: esso mostra il giovane Ramses, ritratto di fianco, che legge un papiro iscritto con i nomi di 67 predecessori celebrati che si estendono dal semi-mitico Menes.

Il tempio funebre di Seti I fu in larga misura spazzato via da un’inondazione in tempi antichi. Della sua originaria lunghezza di circa 158 metri, solo 47 rimangono ancora, la maggior parte nell’area contenente il santuario, le sue sale e le anticamere. Ad ogni modo, vi sono pochi dubbi circa la qualità dei rilievi sopravvissuti nella sua tomba e nel tempio di Abydo. Nelle due camere che fiancheggiano le sale rimanenti dell’ipostilo i rilievi sono splendidamente incisi. Mostrano le offerte d’incenso e lo svolgimento di cerimonie alla presenza delle divinità. Il calcare, finemente rifinito, fu lavorato con attenzione e cura.

La manodopera aveva raggiunto uno stadio rimarchevole di maturità nel regno di Seti I. Gli artisti conoscevano il disegno prospettico e sapevano come applicarlo. Ancora, interpretavano le loro figure come fecero gli artisti nel Vecchio Regno, non violando mai il percorso artistico stabilito, ma concentrandosi semplicemente nella definizione e rifinitura dei dettagli. Quando Ramses II completò il tempio di suo padre non usò la stessa manodopera. E’ facile identificare i suoi rozzi rilievi, specialmente nella divisione sul lato destro del tempio di Seti I a Qurna, dove le sculture di una lunga sala sono opera di qualità chiaramente inferiore.

Strano che Ramses II abbia preso con tale sufficienza una missione così importante.

Ramses II prese su se stesso quello che può solo essere descritta come una straordinaria attività di costruzione nei suoi 6-7 anni di regno. I suoi monumenti, semplicemente maestosi, si diffondevano da Menfi ad Elaiopoli ad Abydo, Tebe e Nubia. Ad ogni modo, è noto per avere usurpato monumenti precedenti, e di averli fregiati del suo nome. Nelle sculture delle sua famosa battaglia di Kadesh, ritratte sulle pareti di molti dei suoi templi, è mostrato nel pieno del suo vigore, mentre il nemico, per lo più ferito o morente, giace ammassato a terra. I rilievi di questa battaglia nel Ramasseum sono stati considerati da alcuni come interpretazioni pretenziose, e mentre non vi è dubbio che la complessità della composizione mostri lo sviluppo e la sofisticatezza, le figure individuali indicano un marcato decadimento del dettaglio espressivo rispetto ai rilievi dei monumenti di Seti I. Sappiamo chi sia il più famoso faraone della XIX Dinastia, ma sappiamo chi fosse il più grande?

La storia ha accordato a Seti I un minore risalto, rispetto a quello di Ramses II, la cui immagine è perpetuata in giganteschi dettagli sulle rocce del Medio Oriente e dei templi della Nubia. E’ raro riuscire a trovare un singolo pilone, una sala, o una camera nei templi egizi che non rechi il suo nome. Fu un amante dell’autocelebrazione, ed il suo nome è impresso in modo indelebile nella storia, rispetto ad ogni altro faraone.

Ma prendiamoci un momento per ricordare il suo potente padre, Seti I, ed i suoi lodevoli successi. Non ci lasciamo impressionare dal Ramasseum costruito da suo figlio, badiamo piuttosto alla bellezza dei fregi del suo tempio di Qurna. Vi sono molti eroi non debitamente celebrati nella storia dell’Antico Egitto.

La mummia di Seti I si trovava nel gruppo che sopravvisse ai profanatori di tombe attorno al 1000 a.C.; sacerdoti a lui fedeli lo riseppellirono in un luogo nascosto a Deir Al-Bahri. Il sito, già scoperto dai ladri locali, fu riscoperto dall’allora Direttore di Antichità Gaston Maspero nel XIX secolo.

 

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