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Fonte: http://weekly.ahram.org.eg/

Data : 22-28.07.04

LA MUMMIA DEL SACERDOTE IN 3-D    

Tomografia computerizzata e scansione laser sono state combinate per esaminare la mummia di un sacerdote seppellito a Tebe circa 2,800 anni or sono, e per ricreare la sua vita e la sua morte. Il corrispondente di Al-Ahram Weekly, Nevine El-Aref, è entrato nel mondo delle nuove tecnologie per scoprire come siano rivelati i segreti del passato.

Dall’inizio di questo mese, una galleria riservata alle mostre speciali al British Museum, presso la Sala di Lettura della British Library, è stata convertita in un cinema con 12 metri di schermo curvo per la visione virtuale della mummia di Nesperennub, un antico sacerdote egiziano che serviva il culto di Khonsu al Tempio di Karnak attorno all’800 a.C.

La tecnologia è stata curata dalla Silicon Graphic Inc (SGI) di Mountain View, California.

Il museo, ormai da tempo, non usa svolgere le mummie dai loro bendaggi come si usava fare nel passato, e la visualizzazione interattiva e a 3-D, è preferita in quanto tecnica non invasiva. Il tour virtuale all’interno del cadavere di Nesperennub mostra i suoi strati segreti e rivela dettagli sulla sua età, vita, aspetto, stato di salute, e sulle modalità della mummificazione. Un numero di medaglioni d’oro, amuleti e scarabei di ceramica incisa, e cera erano stati posti sul suo corpo.

Il sarcofago di Nesperennub è uno dei pezzi più pregiati dell’esposizione del British Museum, fin dal momento in cui fu acquistato nel 1899. Prima di essere scelto per questo esperimento, il bellissimo sarcofago dipinto riposava intatto, da quando fu sigillato dagli imbalsamatori, poco tempo prima del seppellimento lungo la Riva Occidentale di Luxor, presso le tombe reali della Valle dei Re. La mummia è stata scansionata ai raggi-X negli anni ’60, ma l’immagine nebulosa aveva mostrato solo che il defunto era un adulto nei suoi 40 anni.

Ora la tomografia assiale computerizzata e le tecniche di scansione laser hanno permesso di scoprire i segreti nascosti della mummia. La visualizzazione del corpo è stata ottenuta mediante tecniche di definizione tridimensionali del volume, sviluppate dalla SGI; un processo usato anche in medicina e nella progettazione di automobili e veicoli spaziali.

Grazie ad uno scanner per la tomografia computerizzata, sono state ricavate più di 1,500 sezioni trasversali, ciascuna di 1 millimetro di spessore, presso l’Ospedale Nazionale di Neurologia e Neurochirurgia, a Londra. Si è trattato del primo corpo antico ad essere interamente riprodotto interattivamente in una forma volumetrica a 3-D.

“Questo sofisticato software è già usato nell’esplorazione petrolifera, previsioni meteorologiche, diagnosi mediche e allenamenti militari, ma questo è stato il primo uso in Egittologia” ha spiegato Zahi Hawass, Segretario Generale del Supremo Consiglio di Antichità (SCA). Hawass ha spiegato che svolgere le mummie dai bendaggi, l’unica pratica attuabile nel passato, offriva alcune conoscenze ma causava danni irreversibile al corpo ed ai bendaggi; al meglio si perdeva il contesto degli oggetti all’interno dei bendaggi, mentre al peggio si poteva avere anche la completa distruzione della mummia. Questa tecnica invasiva fu usata per esaminare, ad esempio, la mummia di Tutankhamun.

“In tempi Vittoriani, le mummie egiziane venivano svolte nel corso di spettacoli pubblici, con modalità invasive che naturalmente danneggiavano la mummia” ha dichiarato John Taylor, assistente curatore al British Museum. “Con questo metodo, invece, stiamo raccogliendo informazioni senza alterare i bendaggi e la composizione del corpo. Possiamo rivelare molto di più in questo modo, di quanto l’occhio umano possa vedere”. Usando le nuove tecniche, gli esperti della SGI e del British Museum si sono imbarcati in un’intrapresa della durata di due anni, sezionando il corpo e perfino penetrando all’interno delle sue ossa.

In un’intervista al quotidiano The Observer, Taylor ha dichiarato: “Tutto quello che sappiamo davvero su una mummia dall’esterno, è il nome della persona e quel che faceva di lavoro. Ora possiamo scoprire come sembrava, quanti anni aveva, se fosse in salute e come morì”. Ma quel che è davvero nuovo è che Nesperennub potrà essere usato ancora e ancora come modello sperimentale, in luogo delle solite immagini statiche.

Insieme, gli scienziati e gli storici hanno scoperto ogni dettaglio della condizione fisica del sacerdote morto e del suo seppellimento. Sanno, per esempio, che aveva un ascesso ad uno dei denti e che il gruppo di imbalsamatori che lavorò su di lui, fece un lavoro piuttosto imperfetto. Non sarebbe possibile dirlo dall’esterno, ma un vaso contenente unguenti si incollò accidentalmente alla testa del sacerdote. “Il gruppo deve aver pensato che nessuno lo avrebbe mai scoperto, e così concluse le procedure e coprì il tutto” ha spiegato Taylor.

Secondo Afshad Mistri, direttore del marketing per la visualizzazione avanzata della SGI, lo studio ha risolto il mistero della mummia di Nesperennub. All’inizio degli anni ’60 una scansione ai raggi X dei suoi resti rivelò quella che fu definita una “placenta disidratata” sulla sua testa. Gli scienziati pensarono che si trattasse di un cordone ombelicale, Ma l’immagine in 3-D ha rivelato che la placenta era invece un vasetto di argilla grezza e non cotta. “E’ un oggetto piuttosto insolito da trovare all’interno dei bendaggi di una mummia” ha commentato Mistri. Ma quando la testa della mummia è vista in 3-D da differenti angolazioni, e sotto una varietà di differenti impostazioni di visualizzazione, emerge un indizio importante. Il vasetto probabilmente conteneva la resina versata sul corpo di Nesperennub come parte del processo di mummificazione. Forse lo posarono sulla testa della mummia e dimenticarono di rimuoverlo dopo aver lavorato sul corpo, e si incollò alla testa del sacerdote. Un’area della parte posteriore della testa, dalla quale sembra essere stata staccata la pelle, potrebbe rappresentare un tentativo infruttuoso di rimuovere i grumi di resina che ancoravano il vasetto. “Quando compresero che il vasetto non poteva essere rimosso senza causare ulteriori danni, gli imbalsamatori potrebbero avere deciso di procedere con i bendaggi, sperando che il loro errore non venisse mai scoperto” ha concluso Taylor. “Ma non sarebbe stata la prima né l’ultima volta che gli imbalsamatori egizi commisero errori simili”.

Vi è ancora un mistero sul sacerdote, che una volta officiava il rituale presso il Tempio di Khonsu a Karnak. Nel processo di creazione della rappresentazione a 3-D della sua scatola cranica, il team ha scoperto un piccolo buco, come il foro d’entrata di un proiettile.

“E’ un’anomalia” ha scritto Taylor nel suo libro: Mummy: The Inside Story, pubblicato per l’occasione. Ha aggiunto che poiché sembra avere distrutto il cervello dall’interno verso fuori, non sembra essere stata la causa della morte.

I neurologi hanno suggerito una varietà di spiegazioni, dal tumore ad una forma craniale di tubercolosi, ma niente è considerato appropriato, poiché non vi sono altri segni di malattia sul corpo.

Passando oltre le spalle ed attraversando il petto di Nesperennub, la tomografia computerizzata ha individuato tavolette di cuoio rosse conosciute dagli Egittologi come “bretelle delle mummie”. Nelle vicinanze si trovavano due altri pendenti di cuoio in forme differenti.

Un secondo paio di tavolette è visibile ai fianchi del collo di Nesperennub, e potrebbe essere una sorta di controparte di quelle sul petto. “Queste tavolette e pendenti sono di valore per gli storici” ha dichiarato Taylor, aggiungendo che spesso recavano iscrizioni incise che nominavano il Faraone che regnava il tempo. “Ma l’immagine in 3-D non ci dice se le tavolette sul corpo di Nesperennub siano incise o meno”.

La tomografia assiale mostra che Nesperennub indossava anelli sulle dita di ogni mano. Sono di un materiale relativamente denso, più probabilmente metallo, forse persino oro. “Nesperennub probabilmente indossava altri anelli in vita, ma questi anelli funebri potrebbero bene recare iscrizioni o altri elementi che avrebbero aiutato a promuovere il benessere del defunto dopo la morte” sostiene Taylor.

Un grande numero di amuleti di pietra, metallo o ceramica smaltata, furono posti all’interno dei bendaggi come modo di garantire speciali poteri o protezione. La loro posizione è importante. Molte si trovano sul collo o nella parte superiore del corpo, considerata dagli Egiziani la parte più vulnerabile del corpo. Presso la spalla destra di Nesperennub si trova un oggetto approssimativamente ovale fatto di una sostanza densa che, per via della forma, dimensione e posizione, gli Egittologi ritengono sia uno scarabeo del cuore.

Un gruppo di amuleti più piccoli è incasellato sulla gola.

“Alcuni di questi amuleti si riconoscono immediatamente per la loro forma” ha dichiarato Taylor. Uno è il pilastro djed, simbolo del dio Osiride, che offriva stabilità magica ed il potere di resistere durante il processo di resurrezione. Un altro è il wedjat, l’occhio di Horus, che conferisce protezione a chi lo indossa e lo salvaguarda dal male. Sulla parte bassa del petto della mummia, proprio sotto il pettorale alato, si trova un oggetto la cui forma ricorda quello dell’amuleto dello “scettro di papiro”. Rappresenta un fascio della pianta del papiro, unita insieme nella forma di una colonna piuttosto alta. E’ usualmente fatto di un materiale dipinto di verde, ed il suo colore, come anche la sua origine botanica, simbolizza la nuova vita per associazione con la crescita delle piante.

Una delle figure più interessanti scoperte sopra l’occhio destro del morto, è un piccolo oggetto a forma di cobra, che rappresenta il segno geroglifico del suono dj di proprietà magiche. Le immagini in 3-D rivelano che questo oggetto serpentiforme si trova in prossimità ravvicinata del volto di Nesperennub, e se non propriamente a contatto con la sua pelle, deve essere attaccato allo strato più interno di tessuto. “Gli amuleti a forma di serpente sono molto rari, ed il loro preciso significato non è chiaro” ha dichiarato Taylor. Egli ritiene che la sua posizione sulla fronte della mummia possa suggerire alcune connessioni con il serpente Uraeus. Il serpente di Nesperennub potrebbe avere avuto due funzioni magiche: la prima di proteggerlo contro le forze maligne nell’oltretomba, e la seconda di fargli conseguire uno status più elevato nel mondo delle divinità.

Aiutata da una procedura usata dalla polizia per identificare i corpi in decomposizione, Caroline Wilkinson dell’Università di Manchester è stata in grado di produrre una ricostruzione facciale di Nesperennub. Alcuni pioli sono stati infissi in una riproduzione del cranio di Nesperennub in punti specifici, ad indicare la profondità del tessuto molle usualmente presente in queste aree della testa umana. Con questi pioli come punti di riferimento, i muscoli, gli occhi e la pelle sono stati modellati nell’argilla, ed attaccati al cranio. Quando il processo è giunto a termine, è stata applicata una colorazione artificiale alla pelle, ed agli occhi, per produrre un’espressione realistica.

“La struttura ossea, naturalmente, non determina ogni contorno del tessuto molle, e così un modello di questo genere non potrà mai essere accurato al 100%” ha dichiarato Taylor.

La ricostruzione di Nesperennub tiene conto della sua età come stimata dallo stato dello scheletro; è stato lasciato senza capelli, come si usava per indicare lo status di sacerdote.

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