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Fonte: http://www.abc.net.au/science/news/default.htm

Data : 13.07.04

NUOVA SVOLTA NELLA TEORIA « OUT-OF-AFRICA »

I primi umani facevano l’amore, e non la guerra, secondo le nuove analisi del DNA presentate ad una conferenza genetica, che offrono una nuova versione dell’ipotesi chiamata “Out of Africa” circa le origini umane.

Il ricercatore statunitense Professor Alan Templeton dell’Università di Washington, St. Louis, contesta la prevalente interpretazione dell’ipotesi Out-of-Africa, che sostiene che i primi umani migrarono dall’Africa e soppiantarono le popolazioni euro-asiatiche.

Invece, si ibridarono, ha dichiarato alla conferenza annuale della Società genetica Australiana tenutasi questa settimana a Melbourne.

Templeton ha dichiarato che le sue evidenze non supportano la cosiddetta teoria della sostituzione, nella quale gli ominidi africani causarono l’estinzione di altre specie di Homo.

Invece, ha dichiarato che le analisi del genoma umano mostrano che gli scambi genetici preistorici crearono un singolo lignaggio evoluzionistico che iniziò in Africa e terminò al punto in cui ci troviamo oggi.

Ha esaminato il DNA mitocondriale, ed il DNA su una gamma di cromosomi, compresi X e Y.

“L’eredità genetica degli attuali umani è di origine africana, in modo predominante” ha dichiarato.

Templeton è il primo a suggerire che l’espansione dal continente Africano avvenne in tre differenti ondate: 2 milioni di anni or sono, 800,000 anni or sono e 100,000 anni or sono.

La visione alternativa sostiene invece che l’espansione fuori dall’Africa si verificò in due volte, e determinò l’estinzione genetica di popolazioni esistenti, con i colonizzatori che in seguito si diversificarono in razze separate.

 

COSA ACCADDE ALLA RAZZE?

Ma Templeton sostiene che questa estinzione non si verificò mai e che una combinazione di spostamenti e di ibridazioni incrociati implica che non accadde una diversificazione delle razze.

“Abbiamo realmente da abbandonare l’idea della razza. Essa non riflette effettivamente le differenze genetiche che possiamo ora misurare in modo obbiettivo”

Templeton ha spiegato che le differenze genetiche tra popolazioni umane oggi sono basate sulla geografia e non sulla genetica.

Ciò significa che un Norvegese sarebbe più strettamente imparentato ad un abitante dell’Africa sub sahariana, piuttosto che un abitante delle Fiji.

“Vediamo differenze in differenti regioni del mondo, ma il migliore indicatore di queste differenze è la distanza geografica, semplicemente, e non altri elementi come il colore della pelle”.

Templeton ha dichiarato che i suoi dati non indicano in modo conclusivo se l’ibridazione accadde anche con il ramo Neanderthal.

Ma ha dichiarato che esistono evidenze fossili che ciò probabilmente accadde, il che implicherebbe che un poco dei Neanderthal viva ancora dentro ciascuno di noi.

Il genetista australiano Professore Associato Philip Batterham dell’Università di Melbourne ha dichiarato che la ricerca mostra che l’umanità era molto più strettamente imparentata di quanto precedentemente creduto, e che le razze sarebbero solo un fenomeno culturale.  

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