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La vergogna di Bolzaneto

Bisogna aspettare che escano per sapere cosa sta succedendo qui dentro in questa domenica di sole, dopo che anche il ministro della Giustizia Castelli è passato a far visita. Fuori è tutto tranquillo, ogni tanto arriva una camionetta, l'autista saluta il piantone. C'è un ruscello vicino. Tira vento fresco e si sentono gli uccelli. Li dietro nel bosco ci sono di certo anche gli scoiattoli. I primi rilasciati escono già nel pomeriggio di domenica. Per giorni e giorni, per settimane i loro racconti riempiranno i giornali di tutto il mondo. Tutti i governi interessati chiederanno spiegazioni formali, annunciano ricorsi alle Corti di giustizia internazionali. Mano a mano che escono, i detenuti di Bolzaneto. raccontano cose così. Norman Blair, Londra, 38 anni: «Ci hanno sputato in bocca, urinato addosso».Nicola Doherty, Londra, assistente sociale: «Alle ragazze tagliavano i capelli». Pedro, Madrid: «Ci obbligavano a gridare `Viva il Duce' e `Viva Pinochet'. A un ragazzo accanto a me che gemeva hanno detto: `Risparmia il fiato, soffri e zitto'». Kirsten Wagenschein, giornalista tedesca: «Ci hanno obbligati a stare per ore con le mani alzate e la faccia rivolta al muro, c'era anche gente con gambe e braccia fratturate». Mark O' Brian, irlandese: «Mi colpivano ai genitali». Vincent Bonnecase, parigino: «Mi colpivano sulle ferite, mi sbattevano la testa contro il muro, vedevo il mio sangue colare sulla parete». Antonino Lupi, sindaco di Monterotondo: «Mio figlio Bruno, 18 anni, liceale, è stato picchiato con stracci bagnati e una saponetta dentro. Mi ha detto: papà, le botte si dimenticano, gli sputi in bocca no». Rosana Allueva, 20 anni, Saragozza, Spagna: «Mentre mi picchiavano mi dicevano bastarda, e altre parole che non capivo. Mi hanno fatto firmare molti fogli in bianco prima di uscire». Sebastian Juneman, 23 anni, tedesco, lavoratore per la Chiesa evangelica: «Mentre un medico mi visitava un poliziotto ha preso il mio accendino e ha cominciato a bruciarmi i peli del petto». Sherman Sparcks, 23 anni, Oregon, Usa. «Non capivo l'italiano, non potevo rispondere, mi hanno preso a calci alla testa e allo scroto, mentre ero a terra». Miriam Heigl, studentessa di Scienze politiche, 25 anni, Monaco, frattura all'asso mastoide orecchio sinistro: «Sembravano tutti completamente fuori di senno. Accanto a me hanno spruzzato gas lacrimogeno in faccia a un ragazzo, lo hanno spogliato e portato in doccia, riportato indietro, nello stanzone, nudo con una cuffia calcata in testa». Dieci ragazze, ora assistite dall'avvocato Simonetta Crisci del Foro di Roma, hanno presentato denuncia per vío-lenza sessuale. Nei verbali delle loro deposizioni si legge: «Ci hanno costrette ad andare al bagno insieme ai poliziotti, che ci guardavano e ci urlavano oscenità».




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