Divorzio fra il Dow e i Tbond ?
C'è molta attenzione negli ultimi tempi alle decisioni delle Banche Centrali
in materia di tassi d'interesse, soprattutto se si guarda al mercato
azionario. In generale, nei mezzi d'informazione, è ben radicata l'idea
che un rialzo dei tassi di interesse possa essere negativo per il mercato
azionario come invece un ribasso possa favorire la crescita delle quotazioni.
L'obiettivo di questo articolo è di verificare con i dati se questa
relazione esiste realmente e se può essere di utilità in una strategia di
analisi del mercato azionario.
Per questa ricerca verranno utilizzati i dati dell'indice americano Dow
Jones e i tassi dei TBond americani.
Nel primo grafico (scala logaritmica) i dati partono dal 1919 e arrivano
fino ai giorni nostri. I valori sono mensili e dove possibile rappresentano
la media delle quotazioni giornaliere.
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Senza scendere nei particolari e guardando alla direzione generale del
mercato, si può chiaramente dire che i tassi americani hanno avuto
tre tendenze principali (vedi grafico):
1) al ribasso dal 1920 al 1946
2) al rialzo dal 1946 al 1981
3) al ribasso dal 1981 ad oggi (1998)
Nel primo caso (1920-1946) l'indice Dow Jones ha avuto 3 periodi
di rialzo rispettivamente a) dal 1921 al 1929, b) dal 1932 al 1937 e
c) dal 1942 al 1946 e 2 periodi di ribasso a) dal 1929 al 1932 e
b) dal 1937 al 1942.
Nel secondo caso (1946-1981) l'indice Dow Jones ha avuto 1 lungo
rialzo dal 1946 al 1966 e un ribasso o consolidamento dal 1966 al 1981.
Nel terzo caso (1981 ad oggi) l'indice Dow Jones ha avuto un rialzo
che sta proseguendo fino ai giorni nostri.
Utilizzando la formula della correlazione (fra le due serie storiche
e per tutto il periodo) otteniamo un valore di 0,55.
Questa formula statistica ci dovrebbe dire se due serie di
dati hanno dei movimenti simili (in questo caso il valore
dovrebbe essere uguale a 1) oppure opposti (che è quello
che ci si aspettava fra tassi d'interesse e azioni ed in questo
caso il valore dovrebbe avvicinarsi a - 1) oppure se non c'è nessuna
relazione statisticamente valida (in questo caso più il valore
si avvicina a zero più è alta la probabilità che fra i dati
analizzati non esista nessun rapporto).
Tengo a precisare che la correlazione è stata fatta utilizzando
i valori logaritmici (a mio avviso appropriati quando si fa un
confronto fra quotazioni di lungo periodo) e non i valori reali
delle due serie storiche. In quest'ultimo caso il valore sarebbe
stato di 0,27, quindi ancora più deludente del precedente.
Storicamente possiamo quindi dire che non esiste una relazione
diretta fra i tassi d'interesse ed i valori azionari visto
che un rialzo degli indici può verificarsi (e storicamente
si è verificato) sia in presenza di tassi al rialzo che al
ribasso, come pure un calo delle quotazioni azionarie si può
sviluppare sia in condizione di crescita dei tassi che nel
caso opposto.
Tuttavia, un'analisi più attenta, dimostra che nel terzo caso
(dal 1981 ad oggi) questa relazione ha avuto un senso e
probabilmente giustifica l'attenzione dei mezzi d'informazione
a questo tipo di approccio al mercato azionario.
Non a caso negli ultimi 18 anni l'indice di correlazione fra
le due serie storiche è di - 0,91 (sempre su valori logaritmici)
e quindi molto vicino al valore richiesto di - 1,00.
A questo punto, studiando solo gli ultimi 18 anni, desidero
portare alla vostra attenzione il grafico 2 evidenziato qui sotto.
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In questo periodo di correlazione negativa fra i due indici ci
sono stati altri tre rialzi paragonabili, sia a livello temporale
che di estensione, a quello attuale. Sono indicati con le
lettera A-B-C-D. L'analisi è stata fatta utilizzando le chiusure
giornaliere di entrambi e l'obbiettivo era di verificare il
valore dell'indice DJ all'inizio del rialzo dei tassi e alla
fine dello stesso per provare l'influenza negativa che questo
avrebbe avuto sulle quotazione azionarie.
La tabella sotto sintetizza tutti i dati con i risultati relativi.
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I risultati fino all'ultimo rialzo confermano l'influenza che
in questi ultimi anni i tassi hanno sulle quotazioni azionarie.
Nel primi due casi (05.1983-05.1984 e 07.1986-10.1987) il mercato,
nonostante la crescita iniziale (più evidente nel caso del 1987)
ha terminato, alla fine del rialzo dei tassi, a un livello inferiore
rispetto alla data di inizio del movimento.
Nel terzo caso (10.1993-11.1994) il mercato azionario, se paragonato
con il movimento precedente e successivo, ha avuto certamente
una pausa di consolidamento terminando a livelli quasi invariati
rispetto alla data di inizio del movimento.
La sorpresa, per ora, è quest'ultimo caso (10.1998-10.1999?).
Nonostante i tassi siano cresciuti in maniera simile ai casi
precedenti, il mercato azionario è cresciuto costantemente
e di pari importo.
Le conclusioni sono a mio avviso due ed entrambe valide.
1. O la relazione negativa fra i tassi e il mercato azionario
che dura ormai da 18 anni è terminata e quindi
il futuro
andamento dei tassi non avrà più nessuna influenza sul mercato
azionario.
Abbiamo visto nel primo grafico che storicamente è
già successo e quindi dobbiamo accettare il fatto
che può accadere di nuovo.
2. oppure (se la relazione esiste ancora) due considerazioni
devono essere fatte:
a) i tassi non hanno raggiunto il loro apice
, ma un ulteriore rialzo risulta probabile sopra i livelli
del 26.10.1999 a 6,381
b) e durante questo rialzo il mercato azionario dovrebbe calare
fino a raggiungere il livello che
aveva all'inizio del movimento,
cioè 7.721,35.
Altri target, se paragonati ai risultati precedenti, sono:
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