MORKAI

 

La neve cade lentamente sulle montagne. Non si ode nessuno suono, non c’è nessuno movimento tranne il placido cadere dei fiocchi. In una valle si scorgono delle rovine parzialmente coperte dalla coltre bianca. Tra tutte primeggia un edificio squadrato a due piani. Sulla facciata si apre una grande arcata, sede di un portone prima che il legno marcisse. Oltre la soglia buio impenetrabile. Il silenzio è rotto da un suono secco. Dopo pochi secondi il suono si ripete più forte proveniente  dalle tenebre dell’edificio. L’entrata da su un corridoio che conduce ad un cortile interno. Il cortile ospita un pozzo circondato da un basso muro. Una serie di impronte nella neve fresca vanno e vengono dal pozzo. I segni di stivali bagnati salgono una scala dai gradini consunti, continuano per un breve tratto di corridoio al piano superiore e spariscono in una stanza.
Al centro della stanza, avvolto in un pesante mantello di lana scura, una figura cala un pesante candelabro su un mobile. Pezzi di legno si staccano e cadono a terra accanto ai resti di una sedia e di una panca.
La figura appoggia il candelabro ad una parete e comincia a radunare i pezzi di legno in una piccola pira. Armeggia con le dita intirizzite dal freddo un acciarino e dopo numerosi tentativi riesce ad accendere l’esca. Mentre il fuoco comincia ad ardere si siede su uno zaino e si stringe nel mantello.
E’ un giovane di media statura, corporatura robusta con le spalle larghe, il viso è segnato dalla stanchezza. A parte il mantello e gli stivali, indossa giacca e pantaloni di rozza lana e porta al collo un semplice ciondolo di legno attaccato ad una sottile striscia di cuoio.
Mentre osserva ipnotizzato le fiamme che si levano dal piccolo falò, una mano corre ad accarezzare con delicatezza il piccolo ciondolo.
Che ci faccio qui? Cosa posso trovare in questo luogo sperduto?
La fronte si aggrotta mentre un turbinio di pensieri affolla la mente stanca.
Non dovevo andarmene. Cassandra mi aveva implorato di restare. Perché non le ho dato ascolto? Fa freddo, ho fame.
Come cercando riparo da freddo si china maggiormente verso il fuoco ed aumenta la stretta del mantello.
Voglio tornare da Cassandra ed i miei compagni.
Una strana luce compare nei suoi occhi, con un gesto rabbioso si alza in piedi e da un calcio allo zaino, mandandolo a sbattere contro la parte.
Basta! Ho vagato anche troppo in queste terre desolate. Tornerò a Narva.
No, tu non te ne andrai!

Il giovane si blocca impietrito. Lentamente si gira su se stesso per scrutare le ombre danzanti create dal fuoco.
“Chi c’è qui? Chi ha parlato” dice nervosamente.
Il suono della sua stessa voce lo coglie di sorpresa. Ha la voce roca, forse a causa dei giorni passati senza proferire parola. La sua voce è il primo vero suono che sente da giorni.
Non era la voce di qualcuno. Non ho sentito veramente. Qui non c’è nessuno. Sono solo. E’ stata la mia imm…..
Non sei solo.

La paura comincia a disegnare una maschera grottesca sul suo volto.
“Non è possibile, sto impazzendo” dice con voce un po’ troppo alta.
Una figura evanescente fuoriesce lentamente dalle ombre danzanti, oscurità che prende vita e assume la forma di un uomo avvolto in un pesante mantello.
I due si fronteggiano, uno la copia oscura dell’altro, come una immagine distorta da uno specchio tenebroso.
 Benvenuto, ti ho aspettato a lungo.
“Cosa sei? Uno spirito od una allucinazione?”
Non sono frutto della tua mente, non temere. Sono reale quanto può esserlo chi non è più tra i vivi.
“Uno spettro! Vuoi uccidermi per farmi condividere il tuo fato o che altro?”
Una risata riecheggiò tra le stanze abbandonate.
Non posso arrecarti nessun danno, anche volendo. Ed io non voglio. Sei giunto fino a me per avere le risposte che cerchi. Siedi quindi e ascolta, perché il mio tempo tra i vivi è finito da troppo e non voglio indugiare oltre. E’ una storia lunga ....

Fuori la neve continua a scendere placida e nessun suono si ode nella valle.