RAKARTH

 

“Fossi in te, ci penserei…”
L’anziano maestro si rivolse a lui con sguardo pacato, privo di ogni inflessione.
Il giovane mezz’oscuro era rimasto sconcertato. Il vecchio lo aveva sorpreso con le fragili dita dentro la borsa della donzella, lì in quella misconosciuta taverna di Narva, “Al Cane Pazzo”.
Normalmente Rakarth sarebbe fuggito, scappato, estraendo l’insolita lama che lui definiva “dell’ingiuria” e che nulla aveva di più di un normale pugnale , se non la forma offensiva. Ma il tono tranquillo e gli occhi silenziosi del vecchio lo avevano stupito, lasciandolo fermo immobile, le mani nella borsa, incapace di ogni azione. Fu il vecchio a riprendere la parola.
“Guarda lì” disse puntando con l’indice un guerriero seduto al tavolo, a fianco della ragazza che stava derubando.
Era grosso. Ed aveva un’aria maledettamente minacciosa.
Ritrasse istintivamente le mani dalla borsa.
In quel momento la giovane umana, sua preda, si girò, e dopo un attimo di silenzio dovuto ad un sentimento misto paura e stupore, la ragazza si rivolse al mezz’oscuro con tono entusiasta salutandolo con un: “Ehiii… ma ciao!” Rakarth rimase stupito.
“Ma cosa fai lì? Siediti con noi!” lo invitò l’umana “Io sono Cassandra!”
“Spiacere di conoscerti. Io mi chiamo Rakarth.” Disse sedendosi al tavolo “Il mastino morde?”
La ragazza rise, ma non il guerriero al suo fianco.
“Lui è mio fratello, Morkhai.Qui intorno dovrebbe esserci il mio maestro…”
Rakarh tese la mano. Morkhai no. Il mezz’oscuro riprese la parola: “Siete sempre così espansiva, o solo quando siete ubriaca?”
“Ma perché, scusa?” rispose la ragazza.
“Beh, è che non mi capita spesso di essere invitato ad un tavolo…”
La sua condizione di mezz’oscuro gli aveva regalato un’esistenza infelice. Ripudiato sia dagli umani che dagli oscuri, era difficile per Rakarth pensare che la ragazza lo avesse invitato al tavolo senza avere un secondo fine.
“Non capis… Ah! Ecco il maestro che torna con le birre!”
“Tu no!” tuonò il guerriero
“Scusa perché no?” controbattè la giovane
“Perché ti fa male.”
“Ma scusa... Parliamone!”
Sorridendo Rakarth si voltò per conoscere il “maestro”, e rivide il vecchio che lo aveva colto con le mani nella borsa. E smise di sorridere. Ora mi scoprirà! Portò rapidamente la mano sul pugnale.
Ma l’anziano signore non parlò. Né in quell’occasione, né per il resto della serata. Si presentò come Eldur, la guida di Cassandra, e già particolarmente alticcio, passò la notte a parlare di avventure, di mostri e di incontri nei monti di Narva. Cassandra lo ascoltava stupito. Morkhai no.
Quella strana famiglia, l’ambiente particolare della taverna, il calore fino ad allora sconosciuto dell’amicizia, lasciarono un segno indelebile in Rakarth, che decise di seguire la giovane sacerdotessa che, per prima, ha saputo regalare un sorriso ad un mezz’oscuro…