The Rolling Stones
Stadio San Siro, Milano
Martedi 10 giugno 2003

The set list

Brown Sugar
Start Me Up
You Got Me Rocking
Don't Stop
Miss You
Out Of Control
Angie
You Can't Always Get What You Want
Tumbling Dice
--- Band Introductions ---
Thru And Thru (Keith)
Happy (Keith)
Sympathy For The Devil
It's Only Rock'n Roll
(B-stage)
Mannish Boy (B-stage)
Like A Rolling Stone (B-stage)
Gimme Shelter
Honky Tonk Women
Street Fighting Man
Satisfaction
Jumping Jack Flash
(encore)

The Cranberies (warm-up) : 7:10pm -  7:55pm
The Rolling Stones            : 8:43pm - 10:50pm

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Rock da brividi

Milano, Stadio "G. Meazza", 10 giugno 2003: eccoli qua, gli Stones tornano in Italia.
Una lunga assenza (13 anni, dal 1990) passata a consumarne i vinili e a sentire tutti i loro lavori...
Assai raro essere partecipi di una leggenda vivente. I miti, per definizione, non si discutono.

è la prima volta che assistevo ad uno show degli Stones!
Fino a questa serata di un giugno insopportabilmente caldo.
I 65.000 impazienti, almeno tre generazioni ben rappresentate, terminata l'ultima hola "inganna -attesa" scattano all'unisono. Sì, perché si gioca subito forte con "Brown Sugar", seguita da "Start Me Up" e "You Got Me Rocking". Primi tre brani di una scaletta di venti, scelti in un repertorio che, per avere un'adeguata presentazione, dovrebbe fare da colonna sonora alle 24 ore di Le Mans.


Eccoli lì, salire sul mega palco.. Mick, fisico invidiabilmente asciuttissimo, cambierà una dozzina di t-shirts, dal rosa schocking iniziale ad una gamma di colori"pastello", su pantaloni neri
S'impadronisce immediatamente della scena, saltella, ancheggia, scatta, smorfieggia, coinvolge il pubblico, con pochi attimi di relax.
Il palco è sormontato da un mega - ingrandimento di una composizione di Jeff Koons.
"L'affrescone" si trasforma in mega-schermo su cui scorrono, in altissima definizione, le immagini del concerto (strabilianti le riprese delle dita di Ron che suona, riprese da una micro-camera posta sulla chitarra, belli i primissimi piani dei protagonisti).


Ma è, indubitabilmente, Keith, il vecchio teppista, cui non aprireste ancora oggi la porta se vi suonasse per chiedervi una scatola di pelati e che ottiene l'ovazione maggiore, il fulcro, il vero motore rombante del tutto.
Cambia camicie (sempre sbottonatissime) come le chitarre.
Come sempre sigaretta che va e viene e il gigantesco teschio d'argento all'anulare della mano destra, officia, intramontabile gigante (after Elvis only Keith "urla" uno striscione nelle prime file), il rito pagano della chitarra.
Inizia a sciorinare, con quello sguardo illuminato da sorrisi luciferini sullo sfondo di rughe del suo viso, quei riff di tre note che hanno fatto la storia del rock e continuano a dettarne la via.
Ha anche l'onore di prendersi il suo spazio, con un mini set personale, in cui canta "Thru And Thru" e "Happy".
 

Ron è il fedele scudiero e lo segue alla grande nelle sue scorribande, disegnando melodie fantastiche.

Dietro i tamburi di una batteria, quasi un metronomo alieno, Charlie indica il ritmo, con quella sua aria da inappuntabile libraio antiquario.
Buona visibilità per gli accompagnatori di alto livello.
 

In evidenza il più che collaudato bassista Darryl Jones a sostituire Bill Wyman che ha, da tempo, detto il suo "basta" al gruppo e che ho visto dilettarsi a suonare il blues che più gli piace.
Poi Chuck Leavell, già negli Allman Brothers Band e la panterona nera Lisa Fischer (miniabito nero con brillantini e tacchi alti) che cresce dalla backing vocals fino a duettare con Mick e a prendersi un suo spazio solista.
Nonostante la presenza di una solida sezione fiati (con il grande Bobby Keys al sax), gli Stones sono e restano una "guitar band", fedele al blues degli esordi.
Così "Mannish boy" granitico standard di Muddy Waters (col verso "I'm rolling stone", da cui Brian Jones trasse il nome del gruppo) e la cover di "Like a rolling stone" di Bob Dylan", eseguite su un b-stage, davanti alla tribuna, raggiunto tramite una passerella costruita sul prato, sono molto di più di un'autocelebrazione. una giusta autocelebrazione!

Il suono continua a profumare abbondantemente di black sound e gli hit si rincorrono senza interruzioni.
Acclamatissime e danzatissime "Angie" (la mia canzone preferita), "Miss You" , "You Can't Always Get What You Want" ; devastanti le esecuzioni di "Sympathy For The Devil" e "Gimme Shelter", con gli schermi che virano su colori, più sfilacciati e psichedelici e fiammate.
"Honky Tonk Women" è accompagnata da un cartone manga in cui una signorina sadomaso in stivaloni e perizoma, dopo averla cavalcata, è masticata e ingoiata dalla carnosissima bocca rossa, più che un simbolo, un vero feticcio.
"It's Only Rock'n Roll" è un inno cantato dall'intero pubblico come ai Campionati Mondiali di calcio.
"Satisfaction" porta all'esaltazione collettiva (tutti in piedi, tribuna centrale compresa) e prepara al bis finale di "Jumping Jack Flash" che sfuma in un delirio di fuochi d'artificio. Sì, decisamente piuttosto che ascoltare gli epigoni, ragazzi, ve lo assicuro sono ancora meglio gli originali.