DIOCESI DI PARMA

LA DOMENICA GIORNO DEL SIGNORE
Lettera Pastorale 2004-2005

INTRODUZIONE

  1. LA DOMENICA, IERI E OGGI
  2. LA DOMENICA GIORNO DEL SIGNORE .
  3. DOMENICA, REALTÀ ORIGINARIA
  4. NON C’È CHIESA SENZA ASSEMBLEA
  5. DOMENICA ED EUCARISTIA
  6. DOMENICA GIORNO SPECIALE
  7. GIORNO BENEDETTO E CONSACRATO
  8. DOMENICA E ANNO LITURGICO

3. INDICAZIONI PASTORALI

4. VERSO IL DOMANI

Carissimi,

la Lettera che state leggendo presenta il programma pastorale per il 2004 - 2005 dedicato a "La domenica, giorno del Signore". Vorrei che per tutti i cristiani cattolici della Chiesa di Cristo che è in Parma la domenica fosse un giorno unico, bello, vivo.

INTRODUZIONE

Nella Lettera Pastorale dell’anno scorso: La comunità cristiana. Chiamò a sé i suoi discepoli (Lc 6,13) ho preannunciato che quest’anno il percorso della nostra Chiesa sarebbe stato caratterizzato da la domenica, giorno del Signore, luogo e tempo in cui i discepoli diventano comunità. Nella Lettera scrivevo:

"1) Giorno del Signore.

I cristiani dei primi secoli, in tempo di persecuzioni, accusati nei processi di celebrare l’Eucaristia domenicale, dicevano: Noi non possiamo vivere senza il Giorno del Signore. Essi avevano forte la convinzione che senza Giorno del Signore avrebbero perduto la loro consistenza di cristiani. Questo si può dire anche per il nostro ambiente. La domenica è il giorno in cui Dio Padre ha aperto una finestra che dall’eternità si affaccia sul tempo e lo riempie; è il giorno nel quale Dio fa festa al Figlio che risorge e gli dona una umanità rinnovata. E noi non possiamo non viverlo come un giorno nuovo, definitivo, pieno della presenza di Dio.

La celebrazione dell’Eucaristia nel giorno del Signore è fonte e manifestazione del raduno dei figli di Dio e vero antidoto alla loro dispersione nel pellegrinaggio verso il Regno (CVMC 47). In essa la parrocchia ha il punto più alto e più bello della sua vita, incontra il Signore dei giorni e si apre all’eternità.

Uno dei segni del rinnovamento della vita della comunità cristiana è il modo di celebrare il Giorno del Signore. Da tempo anche la nostra Diocesi si interroga al riguardo. Si chiede anche se le celebrazioni debbano essere uniche per un dato territorio per manifestare l’unità visibile della comunità, o molteplici per venire incontro alle esigenze dei fedeli. E le piccole comunità, per lo più disperse sull’Appennino, come devono celebrare la domenica, il Giorno del Signore? E poi c’è il problema della partecipazione dei fanciulli e dei ragazzi alla celebrazione domenicale. Come aiutare inoltre i fratelli immigrati a vivere il Giorno del Signore, valorizzando la loro fede e la loro cultura? Infine non va dimenticato che la domenica è anche il giorno del riposo: come salvaguardarlo perché sia un giorno per l’uomo?" (pp. 59-60).

Anche quest’anno vogliamo camminare in comunione con la Chiesa italiana. Essa parla della domenica negli "Orientamenti pastorali per il primo decennio del 2000: Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia" (nn. 47-49) e nella Nota pastorale Il volto missionario della parrocchia in un mondo che cambia (n. 8); inoltre la Chiesa italiana sta per celebrare il Congresso Eucaristico Nazionale a Bari, (21 - 29 maggio 2005) riflettendo su Senza la domenica non possiamo vivere.

Merita menzione la recente nota pastorale CEI Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia: "Dobbiamo "custodire" la domenica, e la domenica "custodirà" noi e le nostre parrocchie, orientandone il cammino, nutrendone la vita" (n. 8).

Il nostro ultimo Sinodo ha dedicato al Giorno del Signore i nn. 190-191 e alle celebrazioni liturgiche i nn. 192-201. Mi sembra utile riproporre almeno questo numero:

"190. La Chiesa celebra, nel corso dell’anno, l’opera della salvezza, culminante nella Pasqua di Cristo, ma anche ogni settimana fa esplicita memoria della Risurrezione. La Domenica è il giorno in cui la comunità cristiana celebra, attraverso i secoli, il mistero pasquale di Cristo. Quel giorno è quindi la Pasqua settimanale, il giorno dell’Eucaristia e della preghiera, della comunità e delle famiglie, giorno di riposo e di festa, di attenzione ai fratelli e di impegno nella carità.

Sarà quindi necessario che le comunità non riducano la celebrazione del Giorno del Signore alla sola assemblea eucaristica, ma trovino spazio per altre forme di pietà e di incontri formativi, già convalidati dalla tradizione o di nuova realizzazione. Per il senso di missionarietà che scaturisce dall’Eucaristia, in questo giorno deve trovare concreta realizzazione l’impegno di testimonianza della propria fede e l’attenzione ai fratelli più bisognosi".

La nostra Diocesi ha già messo a tema il giorno del Signore nel 1979-80. Mons. Amilcare Pasini pubblicò il 22 febbraio 1979 la Lettera pastorale per la Quaresima 1979: "Il giorno del Signore". In essa si parlava della domenica come giorno di riposo, di festa, di ringraziamento e della comunità e si concludeva riflettendo sulla "incidenza della domenica nella nostra esistenza e nella storia della salvezza". La Lettera era scritta per "preparare il meglio possibile il prossimo Congresso Eucaristico Diocesano, che si sarebbe celebrato a Langhirano, la seconda settimana di maggio del 1980" (p. 11).

Nei prossimi anni metteremo a tema: 20052006, l'iniziazione alla fede dei fanciulli e degli adulti; 2006-2007, la parrocchia, la Chiesa che vive in mezzo alle case.

La nostra Chiesa nel 2006 festeggerà i 900 anni della Dedicazione della Cattedrale. Il 2006 sarà un anno giubilare preparato nel 2005 anche da riflessioni e iniziative rivolte a meglio comprendere il valore della Chiesa locale e della Cattedrale, e in esse del ministero del Vescovo.

 

1. LA DOMENICA, IERI E OGGI

Gli anziani ricordano che fino a 60-70 anni fa i cristiani, specialmente nei paesi, vivevano la domenica partecipando alla mattina alla Messa e al pomeriggio a una "funzione religiosa" (Adorazione eucaristica - spiegazione della Dottrina cristiana - Benedizione col SS. Sacramento), non facendo lavori manuali, vestendosi "dalla festa" ... Per l’uomo in genere e per i cristiani cattolici era implicito che il tempo era di Dio, che bisognava "santificare la festa" partecipando alla Messa e astenendosi dal lavoro. Vi era una profonda unità tra religione, famiglia, vita sociale e cultura. Adesso non è più così.

Negli ultimi decenni gli operatori pastorali si sono molto concentrati sulle rilevazioni statisti che, cioè sul numero dei praticanti. La cosa non è secondaria, ma c’è una domanda più rilevante: quanto i praticanti sono comunque influenzati dalla pratica religiosa nella loro vita?

Negli ultimi anni alcuni dei significati che la domenica ha assunto nella nostra tradizione si sono venuti accentuando e quasi imponendo.

Molti guardano sempre più alla domenica per potersi incontrare, fare attività, esperienze, insieme; per altri la domenica è vissuta come fine settimana, come momento alternativo ai ritmi ordinari, in cui sganciarsi dalla morsa e dai vincoli dell’organizzazione del lavoro e degli impegni sociali.

Non sempre queste due esigenze si combinano.

Il fine settimana è un blocco di giorni indistinto formato certamente dal sabato e dalla domenica ma che tende a dilatarsi e a non distinguere qualitativamente i giorni. Anzi, spesso il sabato è il giorno più promettente mentre la domenica finisce per essere il giorno del triste rientro, del prossimo ritorno agli impegni lavorativi.

Anche da noi emergono continuamente nuove modalità di aggregazione su interessi particolari di mille tipi che incidono sulla domenica: sportivi, culturali o più in generale di intrattenimento.

Oltre alle manifestazioni sportive in senso stretto, sia quelle agonistiche che quelle amatoriali o giovanili, troviamo eventi in cui si intrecciano l’attenzione alla cura di sé, del corpo e dell’alimentazione. Frequenti sono le rievocazioni delle tradizioni che sottendono una qualche ricerca di appropriazione della propria identità e del senso di appartenenza.

Riscuotono poi un significativo consenso anche le proposte educativo-ambientalistiche (biciclettate, camminate, visite a fattorie…), e quelle legate alle fiere e ai numerosi mercati in cui l’aspetto diretto dell’acquisto viene inserito in una cornice suggestiva e attraente di incontro di persone, di bisogno di stare insieme.

Allo stesso modo il grande successo dei parchi di intrattenimento, dei parchi tematici, delle mostre d’arte dice che il fine settimana viene sempre più sentito come occasione di distrazione e di attenzione a sé ("mi prendo cura di me,

me lo sono guadagnato durante la settimana… meglio se riesco a farlo con altri, purché i nostri interessi coincidano…").

La gamma dell’offerta si arricchisce continuamente in una ricerca esasperata della novità che arriva anche alle scelte più strane e bizzarre. È ormai difficile trovare una domenica del calendario che non sia occupata da mille appuntamenti.

I fenomeni sopra ricordati sono segni della ricerca di ritmi più sani di vita e si traducono spesso in incontri e relazioni significative (famiglie che si conoscono e si frequentano per i figli, persone che intrecciano legami di amicizia a partire da alcune esperienze o gite effettuate insieme, giovani che maturano relazioni significative…).

Nel contempo queste attese non possono non destare l’interesse di quei soggetti economici che sono alla ricerca di nuove possibilità di vendita, di consumo o anche solo di immagine. Così sempre più spesso aziende, ma anche altri tipi di soggetti, organizzano, promuovono e sponsorizzano le manifestazioni più diverse, ne garantiscono la realizzazione a costi contenuti e quindi a larga accessibilità per un ritorno di interesse e di immagine.

In questo senso uno sguardo attento non può non cogliere una novità. Se in passato i giorni feriali si caratterizzavano come tempo di lavoro e di scambio (acquisti, vendite) e la domenica come tempo del riposo e semmai del godimento tranquillo dei beni, oggi l’occasione per l’acquisto non è più limitata. Non solo comprare è sempre possibile, ma il tempo del comprare viene a sovrapporsi, a coincidere proprio con lo svago, con il tempo del relax.

Oggi centri commerciali, outlet e in genere molte innovazioni nella distribuzione vanno nella direzione di cancellare le distinzioni.

Verso questi luoghi, che si costituiscono come piccoli mondi con tutti i servizi possibili comodi e allettanti, che qualcuno ha chiamato

le cattedrali del consumo, ci si muove come ci si muoveva un tempo verso i luoghi di pellegrinaggio.

Sembrerebbe così venire a perdersi il ritmo alternativo del tempo: dato dal succedersi del tempo feriale e del tempo della festa, della domenica, che è insieme ritmo del riposo, della lentezza, dei tempi distesi. È ritmo della festa per essere stati liberati dal giogo della fatica, del sempre uguale; è ritmo del muoversi, del fare, della danza, come gioiosa e libera partecipazione a un gioco; è celebrazione della liberazione dalla tirannia del funzionale, del calcolato.

Può così accadere che nell’appiattimento della settimana, tutta omologata, venga a mancare il valore della domenica come tempo della festa, come tempo qualitativamente diverso, in cui ogni gesto, ogni azione vale per sé, non in quanto funzionale a raggiungere uno scopo, un obiettivo; in cui "fare" è "creare".

In fondo simbolicamente il comprare è essenzialmente impegnare tempo, energia, denaro per procurarsi un bene di cui godere in seguito ed eventualmente da condividere; ma quando sarà possibile goderne, goderne insieme, se non nel giorno di festa? E così siamo rinviati a un continuo circolo illusorio…

La domenica continua a essere sentita, seppur sempre meno, come diversa rispetto al tempo del lavoro, ma in sostanza rischia di essere risucchiata nel vortice degli impegni settimanali: il tempo liberato della domenica finisce per diventare un tempo di nuove costrizioni, magari meno evidenti, ma non meno imposte da altri.

Anche i cristiani sono dentro la cultura del fine settimana e fanno fatica a vivere la domenica come il Giorno del Signore.

Le ragioni sono molteplici, io mi limito a considerarne alcune per facilitare la riflessione.

1. L’affermarsi del sacro indistinto. Una delle persuasioni più diffuse oggi è che le religioni siano più o meno uguali, che abbiano tutte qualcosa di buono. Il bisogno di evadere dal materialismo porta alcuni a ricercare le emozioni legate all’arte, al silenzio, alla musica, al piacere; altri ad atteggiamenti di fideismo o alla ricerca di gruppi protettivi e forti o di persone carismatiche; altri alla ricerca di una spiritualità che sostenga la vita. In questo contesto la fede è vissuta in modo soggettivo e la verità cristiana non è considerata di origine divina e rivelata, non è accolta nella sua integralità, ma è recepita solo nella misura in cui corrisponde alle proprie vedute soggettive ed esigenze personali; solo se soddisfa il bisogno religioso del singolo. Il risultato è una "religione fai da te".

2. Il primato del sentimento. Per l’uomo d’oggi ciò che conta è ciò che "si sente"; sono le emozioni e questo porta a ritenere irrilevante i precetti, le norme che sono considerati qualcosa di esteriore oppure pratiche di mera tradizione e tra queste rientra anche il precetto festivo della Messa della domenica.

3. L’incertezza su chi sia il cristiano. C’è stato un tempo, fino ad alcuni decenni orsono, nel quale era abbastanza facile rispondere alla domanda: chi è il cristiano? Era il "cristiano devoto", quello che era fedele alla dottrina, ai riti e alle leggi della Chiesa. Le "devozioni", che erano il culto eucaristico e le pratiche religiose verso il Sacro Cuore, verso Maria e i santi e che si esprimevano in sagre, processioni e pellegrinaggi, univano il popolo cristiano attorno al Papa e alla Madonna dando uno spessore antropologico alla fede. Caduto il contesto religioso della cristianità le devozioni, agli occhi di molti, sono apparse più un fatto "religioso" che cristiano. Nel vissuto della fede dei cristiani di oggi devozioni tradizionali come le preghiere del mattino e della sera, la preparazione e il ringraziamento alla Comunione, l’adorazione eucaristica, il senso della domenica, il rosario, le mortificazioni… sono poco comprese nel loro significato. Alla loro scomparsa non è subentrato qualcosa d’altro che produca l’integrazione tra fede e opere, tra momento teologale e momento morale dell’esperienza cristiana ...ed è cresciuta l’incertezza dell’identità cristiana. Chi è il cristiano? Fino a quarant’anni fa il cristiano era chi professava la verità del Credo, osservava i dieci comandamenti e i cinque precetti della Chiesa, obbediva all’insegnamento del Papa, praticava la vita cristiana proposta dal parroco. Oggi per molti l’essere cristiano è un dato sociologico, vuol dire essere battezzato, cresimato, comunicato, far parte di una parrocchia. Non è un dato della fede, cioè il fatto di trovare la risposta al senso e alla verità della vita in modo definitivo e totale nella persona di Gesù Cristo. La scarsa partecipazione dei cristiani alla Messa della domenica è dovuta anche al fatto che essi non sanno che cosa voglia dire essere cristiani e non vedono una relazione necessaria tra l’essere cristiano e la domenica, Giorno del Signore, e della partecipazione alla Messa domenicale; non lo vedono perché non credono che il Signore Gesù è sacramentalmente presente nell’assemblea eucaristica e, a monte e più radicalmente, non credono che Gesù è l’unico Salvatore del mondo essendo Figlio di Dio.

 

 

2. LA DOMENICA GIORNO DEL SIGNORE

 

a. DOMENICA, REALTÀ ORIGINARIA

La storia della domenica comincia con la risurrezione di Gesù, il terzo giorno dalla sua morte, il primo giorno della settimana ebraica. Risulta chiaro che il Signore Gesù ha segnato questo primo giorno dopo il sabato di un significato nuovo e unico. Il racconto dei vangeli non solo documenta un fatto storico, ci fornisce pure gli elementi dottrinali della celebrazione domenicale.

Il primo giorno dopo il sabato.

Il mattino del primo giorno della settimana Gesù è risorto e si è manifestato ai suoi: prima a Maria Maddalena, poi a Pietro, ai due discepoli di Emmaus che lo riconobbero allo spezzar del pane. Il Risorto si rese presente anche fra gli apostoli raccolti nel cenacolo.

La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: "Pace a voi!". Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: "Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi". Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete resteranno non rimessi" (Gv 20,19-23).

Quella fu la Pasqua cristiana nella sua pienezza: la risurrezione di Gesù dai morti, il pasto messianico del Risorto con i suoi discepoli, il dono dello Spirito, l’invio missionario della Chiesa. La Pasqua è l’avvenimento centrale della storia della salvezza e ha segnato per sempre con la sua gioia il primo giorno della settimana. Ciò che verrà celebrato la domenica è già presente nel giorno stesso della Pasqua, la domenica non sarà niente altro che la celebrazione settimanale del mistero pasquale. Si può dire che nelle prime generazioni cristiane la domenica era l’unica festa cristiana, conteneva tutto ciò che si sarebbe sviluppato poi nell’anno liturgico.

Otto giorni dopo.

In quella prima domenica tuttavia nulla faceva pensare al ritorno settimanale di quel giorno di festa. Ma il Signore Gesù otto giorni dopo si mostra di nuovo ai discepoli. La celebrazione cristiana della domenica comincia propriamente con l’ottavo giorno dalla risurrezione: la domenica di Tommaso.

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: "Pace a voi!". Poi disse a Tommaso: "Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!". Rispose Tommaso: "Mio Signore e mio Dio!". Gesù disse: "Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!" (Gv 20,26-29).

Così, da quell’ottavo giorno dopo la Risurrezione, il primo giorno della settimana è fissato definitivamente come quello nel quale Gesù appare ai cristiani o almeno è fra loro in modo speciale. Senza nulla aggiungere al mistero della sua presenza fra i suoi, già realizzato a Pasqua, Gesù attira l’attenzione dei discepoli su due punti. Mostrando le sue piaghe pone la croce gloriosa al centro dell’assemblea rituale dei cristiani. Chiedendo fede a Tommaso, qualifica l’assemblea come riunione di "fedeli".

Il primo giorno, festa settimanale.

Dal Nuovo Testamento si ricava poi che la prima generazione cristiana diede subito importanza al primo giorno della settimana, legato alla memoria-presenza del Crocifisso-Risorto che raduna i credenti. Gli Atti degli Apostoli, al tempo dei viaggi di Paolo, ci informano che la domenica è un giorno particolare per i cristiani: Il primo giorno della settimana ci eravamo riuniti a spezzare il pane e Paolo conversava con loro (At 20,7). È ancora in questo giorno che Paolo, scrivendo ai Corinzi, raccomanda di mettere da parte gli aiuti per i poveri: Ogni primo giorno della settimana ciascuno metta da parte ciò che gli è riuscito di risparmiare (1 Cor 16,2). La domenica è il giorno fisso per la riunione dei credenti. Dalla successione dei testi biblici risulta che la domenica è il solo elemento del calendario liturgico che senza interruzione risale a Cristo stesso. È il giorno nel quale il Risorto è commensale con i suoi. Basta che i cristiani si riuniscano perché Lui sia l'Invitato, Ospite e Ospitante.

Nelle Chiese paoline la domenica conserva il nome giudaico di "giorno dopo il sabato" o "primo giorno della settimana". È nell'Apocalisse di Giovanni che nasce il termine "giorno del Signore" o "domenica". Giovanni infatti dice che il suo libro è una rivelazione avuta a Patmos nel giorno del Signore: Io, Giovanni, vostro fratello e vostro compagno nella tribolazione, nel regno e nella costanza in Gesù, mi trovavo nell’isola chiamata Patmos a causa della parola di Dio e della testimonianza resa a Gesù. Rapito in estasi, nel giorno del Signore, udii dietro di me una voce potente, come di tromba, che diceva: Quello che vedi, scrivilo in un libro (Ap 1,9-11).

La domenica nel pensiero del Concilio.

Il Concilio Vaticano II dà una definizione liturgica della domenica presentando l'insieme dell'anno liturgico come la celebrazione della redenzione:

La santa Madre Chiesa considera suo dovere celebrare con sacra memoria in giorni determinati nel corso dell'anno l'opera di salvezza del suo Sposo divino. Ogni settimana, nel giorno a cui ha dato il nome di "domenica", fa memoria della Risurrezione del Signore, che ogni anno, unitamente alla beata Passione, celebra a Pasqua, la più grande delle solennità (SC 102).

Riprendendo più avanti l’argomento espone più estesamente il senso della domenica, celebrazione settimanale del mistero pasquale, le cui origini si trovano nella Pasqua di Gesù:

Secondo la tradizione apostolica, che ha origine dallo stesso giorno della Risurrezione di Cristo, la Chiesa celebra il mistero pasquale ogni otto giorni, in quello che si chiama giustamente "giorno del Signore" o "domenica" (SC 106).

La domenica è così definita per il suo oggetto, il mistero pasquale, e si giustifica il suo nome di "giorno del Signore"; il suo ritorno ogni otto giorni risale, come attraverso gli anelli di una catena mai spezzata, al giorno stesso della Risurrezione. Il testo conciliare dice anche la ragione che obbliga il cristiano a santificare questo giorno, per i frutti di grazia che ne scaturiscono:

In questo giorno infatti i fedeli devono riunirsi in assemblea per ascoltare la parola di Dio e partecipare all'Eucaristia, e così far memoria della Passione, della Risurrezione e della gloria del Signore Gesù e rendere grazie a Dio che "li ha rigenerati nella speranza viva per mezzo della Risurrezione di Gesù Cristo dai morti" (1 Pt 1,3).

Le ultime frasi indicano le conseguenze pastorali che derivano dal fatto che la domenica è la celebrazione settimanale del mistero pasquale: Per questo la domenica è la festa primordiale che deve essere proposta e inculcata alla pietà dei fedeli, in modo che risulti anche giorno di gioia e di riposo dal lavoro. Non le venga anteposta alcun’altra solennità che non sia di grandissima importanza, perché la domenica è il fondamento e il nucleo di tutto l’anno liturgico (SC 106).

 

b. NON C’È CHIESA SENZA ASSEMBLEA

Senza dubbio i cristiani sono destinati a vivere nel mondo. Non conducono una vita diversa da quella dei loro simili, la dovrebbero però condurre in modo diverso guidati dalla fede, speranza e carità. Non estranei, ma diversi, impegnati senza compromessi; i cristiani non possono rimanere tali senza riunirsi.

Essi sono Chiesa: il termine indica coloro che sono "chiamati", "convocati" dalla Parola di Dio, "riuniti" nel nome del Signore risorto. Non per il solo gusto di ritrovarsi insieme, ma per lodare il Padre, per mezzo del Figlio, nello Spirito e per ricevere una missione che li invia verso i fratelli.

Ma c’è di più: l’assemblea è costitutiva della Chiesa, è la Chiesa che accoglie il suo Signore e che si manifesta come Sposa di Cristo.

L’assemblea riunita fa parte della Chiesa come sacramento di salvezza per gli uomini in Cristo Gesù. La Chiesa annuncia questa salvezza realizzandola, ossia riunendo gli uomini, facendo loro vivere in giorni stabiliti l’assemblea.

Il precetto domenicale, prima di essere "obbligo di andare a Messa", è sempre stato considerato come necessità di partecipare all’assemblea. Necessità vitale, molto più forte che non un obbligo disciplinare. Bisogno imperioso perché ogni cristiano si alimenti e la Chiesa sia segno: Nessuno diminuisca la Chiesa non partecipando all’assemblea e nessuno privi di un membro il corpo di Cristo (Didascalia degli apostoli, III sec.; cfr Ebr 10,25).

Convocati da Cristo, i cristiani rivelano al mondo che la Chiesa è un’assemblea fraterna. Che ne abbiano o no il desiderio, che questo li ponga o no in imbarazzo, la domenica essi ritrovano i loro fratelli per nutrirsi con loro e professare insieme la loro fede e si riconoscono corpo costruito dall’azione dello Spirito del Signore.

L’importanza della domenica ha portato la Chiesa a chiedere ai cristiani di riunirsi in assemblea sotto la guida di un fedele anche là dove non è possibile celebrare l'Eucaristia presieduta da un presbitero. Queste assemblee sono caratterizzate dall'ascolto della Parola, dall'esortazione fraterna, dalla preghiera e dalla comunione eucaristica. Prima ancora che nella celebrazione dell'Eucaristia infatti, di domenica, il Risorto è presente nell'assemblea raccolta nella fede attorno alla Parola. L'Enciclica Eucharisticum mysterium insegna: Si istruiscano i fedeli, perché conseguano una più profonda comprensione del mistero eucaristico, anche riguardo ai principali modi con cui il Signore stesso è presente nella sua chiesa nelle celebrazioni liturgiche. È infatti presente sempre nell’assemblea dei fedeli riuniti nel suo nome (Mt 18,20). È presente pure nella sua parola, perché parla lui stesso mentre nella chiesa vengono lette le Scritture. Nel sacrificio eucaristico, poi, è presente sia nella persona del ministro perché "colui che offre per mezzo del ministero dei sacerdoti, è il medesimo che allora si offrì sulla croce (Documento conciliare sul ministero dei presbiteri, 4) sia, e soprattutto, sotto le specie eucaristiche. In quel sacramento infatti, in modo unico, è presente il Cristo totale e intero. Dio e uomo, sostanzialmente e ininterrottamente. Tale presenza di Cristo sotto le specie si dice reale, non per esclusione, quasi che le altre non siano reali, ma per antonomasia (n. 9).

 

c. DOMENICA ED EUCARISTIA

La citazione precedente qualifica l'Eucaristia come la massima espressione del riunirsi cristiano. L'Eucaristia coincide tanto strettamente con l'assemblea cristiana tipica che nell'antichità essa veniva anche chiamata "sinassi", cioè semplicemente riunione.

Il passo della prima lettera ai Corinzi che parla dell'Ultima cena (I Cor 11,23-26), il testo più antico relativo alla istituzione dell'Eucaristia, ci è giunto anche con una variante caratteristica della liturgia di Edessa, ove si attribuisce alla volontà dello stesso Signore Gesù il legame tra domenica, assemblea ed Eucaristia, convinzione costante nella tradizione: "Fate questo in memoria di me, quando vi riunirete. Secondo l'ordine che abbiamo ricevuto, noi che siamo riuniti, commemoriamo la passione, la morte e la risurrezione del Signore".

Per la Didascalia degli apostoli non sono scusabili coloro che non partecipano alla riunione nel giorno del Signore, per ascoltare la parola di vita e nutrirsi del nutrimento divino. È quanto insegna il Concilio: "Da allora, la chiesa mai tra lasciò di riunirsi in assemblea per celebrare il mistero pasquale, mediante la lettura di quanto nella Scrittura lo riguardava (Lc 24,27), mediante la celebrazione dell’Eucaristia, nella quale vengono ripresentati la vittoria e il trionfo della sua morte e mediante l’azione di grazie ‘a Dio per il suo dono ineffabile (2 Cor 9,15) nel Cristo Gesù, per virtù dello Spirito Santo" (SC 6).

Ma il legame più profondo, che polarizza attorno alla domenica tutti gli aspetti del culto messi in luce dal Concilio, è il riferimento centrale alla Pasqua che è resa presente in tutta la sua efficacia nell’Eucaristia: "Ogniqualvolta la comunità si riunisce per celebrare l’Eucaristia, annunzia la morte e la risurrezione del Signore, nella speranza del suo ritorno glorioso. Ma ciò si manifesta specialmente nell’assemblea domenicale, che si fa nel giorno in cui il Signore è risorto e in cui secondo la tradizione apostolica si celebra in modo particolare il mistero pasquale mediante l’Eucaristia" (Istruzione sul culto eucaristico, 25).

L’Eucaristia domenicale di settimana in settimana è ogni volta l’ultimo e più completo incontro della Chiesa con il suo Signore, incontro salvifico promesso e che qui si realizza, fino al prossimo, fino al ritorno finale di Cristo. Noi siamo coloro che attendono il ritorno del Signore. Il Giorno del Signore celebra un evento avvenuto nel tempo ma, nello stesso tempo, anticipa nei segni il compimento nella pienezza del Regno. La comunità cristiana nell’assemblea del giorno del Signore non solo guarda al passato, non solo fa esperienza di una presenza, ma guarda avanti in attesa del Cristo risorto, colui che viene.

Il legame della domenica con l’Eucaristia e con la Pasqua è bene espresso ancora da questo passo del vescovo Eusebio di Cesarea: "Noi, i figli del nuovo patto, celebriamo ogni domenica la nostra Pasqua, siamo nutriti con il corpo del Salvatore, prendiamo parte in ogni tempo al sangue dell'AAgnello... Ogni domenica noi siamo animati dallo stesso corpo dell'Agnello pasquale redentore, la nostra anima viene segnata con il suo prezioso sangue" (Storia ecclesiastica, 23.2).

I martiri di Abitene prima del martirio esprimevano quanto è essenziale per la vita cristiana l’Eucaristia affermando: senza il `dominicum' non possiamo vivere. Il dominicum è appunto il banchetto eucaristico, ma significativo è che il termine sia lo stesso che designa il giorno del Signore. San Giovanni Crisostomo unisce vitalmente Eucaristia memoriale del Signore, domenica ed assemblea: "Astenersi dal pasto eucaristico significa separarsi dal Signore. Il pasto domenicale è quello che prendiamo in comune con il Signore e con i fratelli" (Omelie sul Vangelo di Giovanni, 82).

Il Papa nella lettera Novo Millennio Ineunte ha scritto: "Occorre insistere [in questa direzione] dando particolare rilievo all’Eucaristia domenicale e alla stessa domenica, sentita come giorno speciale della fede, giorno del Signore risorto e del dono dello Spirito, vera Pasqua della settimana" (NMI 35).

I vescovi italiani hanno ripreso queste indicazioni e hanno scritto: "La comunità cristiana potrà essere una comunità di servi del Signore soltanto se custodirà la centralità della domenica" (CVMC 47), precisando che la celebrazione eucaristica domenicale costituisce il "luogo significativo dell'educazione missionaria della comunità cristiana" (CVMC 48).

La domenica è la sorgente, il cuore e il vertice della vita parrocchiale: "La vita della parrocchia ha il suo centro nel giorno del Signore e l’Eucaristia è il cuore della domenica. Dobbiamo ‘custodirà la domenica, e la domenica ‘custodirà’ noi e le nostre parrocchie, orientandone il cammino, nutrendone la vita" (VMPMC, 8). La Nota pastorale "Il volto missionario della parrocchia in un mondo che cambia" ricorda che la domenica è il Giorno del Signore, giorno della Chiesa e giorno dell'uomo, caratteristiche che vanno affermate nel mondo di oggi.

Si celebra la domenica non con spirito utilitaristico, non perché "serve" a qualcosa, ma

perché è il giorno donato dal Signore, giorno nel quale Cristo Signore viene per stare con il suo popolo per dargli la sua Parola, il suo Corpo e il suo Spirito, viene per condurlo alla vita santa ed eterna; giorno nel quale i discepoli fanno l’esperienza di essere amati e salvati e lodano e ringraziano Dio per il dono del Figlio Gesù che ha salvato l’uomo con il suo sacrificio sulla croce; giorno nel quale i discepoli ricevono il mandato e avvertono la necessità di andare ad annunciare il Signore Risorto che salva.

 

d. DOMENICA GIORNO SPECIALE

L’Eucaristia domenicale è il biglietto da visita della parrocchia e, allo stesso tempo, ne dice la dimensione missionaria verso tutti. Il Giorno del Signore è sì partecipazione all’Eucaristia ma non in modo esaustivo. La domenica è anche tempo e luogo nel quale fare esperienze significative di comunione, di annuncio, di testimonianza della carità: un giorno tipico in cui tutta la comunità si rimette in stato di "iniziazione" e assolve così al suo compito di iniziare le nuove generazioni.

Domenica giorno della comunità.

La domenica è il giorno dei cristiani, è il "nostro giorno". Il comune ascolto della Parola di Dio e la comune partecipazione allo stesso Pane eucaristico fanno dei partecipanti all’assemblea liturgica una famiglia: "Noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane" (1 Cor 10,17). Le differenze linguistiche, sociali, culturali, etniche non sono più motivo di divisione ma vengono ad arricchire la comunità. Ogni cristiano è nostro fratello e sorella. L’antidoto più naturale contro la dispersione, che è favorita dal nostro ambiente sempre più cosmopolita, è la celebrazione domenicale. Noi abbiamo moltiplicato le celebrazioni festive nella speranza di "accontentare" tutti; le abbiamo considerate un bene da offrire, dimenticando che è un evento al quale si partecipa, è unico, è bello perché dato e fatto da Gesù per noi. Talora accade che, quando è annunciato un incontro con un personaggio carismatico, con preghiere di guarigione, accorrano in tanti con grandi sacrifici. Quando la domenica Gesù viene a incontrarci, a poca distanza da casa molti non si muovono: "è troppo scomodo, è noioso" dicono. Eppure ogni celebrazione eucaristica festiva è l’evento più importante che sta avvenendo nel mondo.

A me sembra che siano molto attuali le parole che scriveva ai cristiani di Filadelfia il santo vescovo di Antiochia Ignazio, martire a Roma nell’anno 107: "Procurate di partecipare ad una sola Eucaristia, perché una è la carne del Signore nostro Gesù Cristo, uno è il calice che ci unisce al sangue di Lui, uno è l’altare, come uno è il vescovo circondato dal collegio dei presbiteri e dei diaconi, miei compagni di ministero" (IV).

Non va poi dimenticato il comando di Gesù di invitare al banchetto della festa "ciechi, zoppi, poveri, storpi": il nostro ritrovarci insieme come comunità attorno alla mensa eucaristica domenicale non è vero se non fa posto ai fratelli e alle sorelle che si trovano abitualmente ai margini, perché malati, inabili, poveri. La loro presenza o assenza è motivo della nostra fedeltà al Signore Gesù.

Domenica giorno della missione.

La domenica rivivono in noi le parole dell’apostolo Giovanni:"Ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita […] noi lo annunziamo a voi, perché anche voi siate in comunione con noi" (1 Gv 1,1-3).

L’incontro con il Signore Risorto presente nella celebrazione della domenica diventa chiamata, vocazione per la missione, impegno di comunicare a tutti Cristo "nostra pace": "Andate ad annunziare ai miei fratelli" (Mt 28,10). Ogni domenica il cristiano matura la sua vocazione per servire il Signore, per l'avvento del Regno.

Domenica giorno della carità.

Dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, è sempre presente nella Chiesa l'invito di Gesù a che nulla vada perduto e l'annotazione accurata della raccolta dei resti avanzati: certamente come aiuto e soccorso alle necessità di altra gente, dei poveri...

La Chiesa antica ha collegato la Santa Messa all'aiuto della Chiesa povera, come quella in Giudea. Scriveva infatti l'apostolo Paolo: "Ogni primo giorno della settimana ciascuno metta da parte ciò che gli è riuscito di risparmiare" (1 Cor 16,2). Il legame tra l'Eucaristia e la carità è ben descritto dal martire Giustino nel II secolo: "Nel giorno chiamato del Sole ci raccogliamo in uno stesso luogo… si recano pane ed acqua… I facoltosi e volenterosi spontaneamente danno ciò che vogliono e quanto viene raccolto è consegnato al capo della comunità che ne distribuisce agli orfani, alle vedove, ai bisognosi per malattie o altro, ai detenuti ed ai forestieri; egli soccorre, in una parola, chiunque si trovi nel bisogno" (Ap I, 67).

Celebrare l’Eucaristia significa crescere ed edificarsi come carità (cfr. ETC n. 17): è perciò importante che ogni comunità ritrovandosi la domenica a celebrare l’Eucaristia testimoni con gesti concreti l’amore ricevuto: visita a persone sole, accoglienza a pranzo di persone in difficoltà, presenza presso le strutture residenziali…

 

e. GIORNO BENEDETTO E CONSACRATO

"Non possiamo vivere senza celebrare il Giorno del Signore". Le parole dei martiri di Abitène tornano attuali per i nostri tempi. L’uomo contemporaneo si lascia sempre meno raggiungere dai precetti. Certo, nessuno potrà mai abrogare il comandamento di Dio, ma i comandamenti sono prima di tutto prove d’amore. Anche in questo caso (Il Giorno del Signore, ECEI 3/25).

La fede dei cristiani, come quella degli ebrei, per essere vissuta, celebrata e trasmessa di generazione in generazione esige il tempo e lo spazio: le sono necessari un luogo in cui i credenti possano riunirsi (tempio, sinagoga, chiesa) e un tempo in cui possano radunarsi in assemblea (sabato, domenica, feste). Senza un luogo e un tempo fissati e vissuti la fede cristiana diventa un vago riferimento individuale e ideologico a Gesù di Nazareth e la Chiesa non ha più i connotati della comunità.

Oggi nel mondo occidentale i cristiani vivono in una dispersione che li espone sempre più al pericolo dell’assimilazione al mondo e la domenica è poco "creduta" come giorno del Signore. La trasmissione della fede avviene da noi sempre meno nella famiglia: dove può essere possibile se manca il giorno che fa incontrare il Signore e il luogo dove ci si riconosce fratelli?

Il futuro del cristianesimo dipende dalla fedeltà a vivere il giorno della domenica e a "vivere la parrocchia", cioè il dimorare da stranieri e pellegrini accanto agli altri uomini. Il popolo d’Israele, in questo, ci può essere di grande insegnamento. Dicono i rabbini: "Non è Israele che ha conservato il sabato, ma il sabato che ha conservato Israele nella storia". Gli ebrei, spesso in piccole comunità disperse in un mondo ostile, hanno conservato la fede grazie all’osservanza del sabato; il loro "testardo" vivere il sabato non come gli altri giorni della settimana ha preservato gli ebrei dall’assimilazione.

La domenica è un insostituibile presidio per la custodia della fede e per la difesa della qualità della vita a livello sociale. Bisogna vivere la domenica come vero giorno del Signore e giorno dell’uomo: giorno dedicato dall’uomo a Dio giorno dato dal Signore per la vita dell’uomo.

La domenica fa parte del grande ritmo dell'anno. È una "piccola pasqua settimanale" che vive del mistero di Cristo che culmina nella grande domenica della Pasqua annuale.

Attorno al triduo pasquale vi sono i cinquanta giorni dalla Pasqua alla Pentecoste, "come un sol giorno", e i quaranta giorni della quaresima, in preparazione. E poi vi è il ciclo del Natale e tutto il resto dell'anno che sviluppa i diversi momenti della vita e del mistero di Cristo. "Così, crescendo di anno in anno in Cristo, la Chiesa compie il suo esodo e, pellegrina nel tempo, si affretta verso il compimento di quella promessa che è l’anima e il senso di tutta la sua vita. La Chiesa che celebra il mistero pasquale di Cristo ogni domenica e, più solennemente, nella pasqua annuale, nel corso dell’anno commemora tutta l’opera salvifica del suo Signore. In questo modo, "essa apre ai fedeli le ricchezze delle azioni salvifiche e dei meriti del suo Signore, così da renderli in qualche modo presenti a tutti i tempi, perché i fedeli possano venirne a contatto ed essere ripieni della grazia della salvezza"" (Il Giorno del Signore, ECEI 3/23).

L'anno liturgico è l'itinerario ideale per ogni comunità che voglia crescere nella fede e offre un punto di appoggio per gli itinerari dell'iniziazione cristiana, della catechesi e delle celebrazioni sacramentali.

Esso tiene viva la dialettica "feriale-festivo"che ha così grande importanza per un lavoro

pastorale che sconfigga l’episodico e il frammentario e faccia vivere una sequela di Cristo bella e piena di senso e di speranza.

 

3. INDICAZIONI PASTORALI

 

Siamo all’inizio di un nuovo anno pastorale: auguro a tutti un anno bello, un anno di fede, di grazia e di santità.

Per quest’anno e per i prossimi anni l’obiettivo proposto è riconquistare il senso cristiano, il senso più pieno della domenica, seminare idee e proporre stili di vita che facciano sì che la comunità diocesana:

1. creda che la domenica è il Giorno del Signore:

a. del Signore, cioè suo dono, giorno che fa risaltare la sua centralità nella vita della Chiesa;

b. giorno, cioè spazio, luogo della vita, dell’esperienza, degli incontri, del cammino;

2. viva la domenica con coerenza nell’ordinarietà della sua vita.

La Nota pastorale Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia affida analogamente alla parrocchia tre obiettivi simili circa la domenica:

a. difendere anzitutto il significato religioso, ma insieme antropologico, culturale e sociale della domenica;

b. curare in modo particolare la qualità delle celebrazioni eucaristiche domenicali e festive in modo che vi

sia equilibrio tra Parola e Sacramento, cura dell’azione rituale, valorizzazione dei segni, legame tra liturgia e vita;

c. esplicitare che il Giorno del Signore è anche tempo della comunione, della testimonianza e della missione (n. 8).

L’assemblea eucaristica del giorno del Signore deve diventare sempre più un evento pastorale decisivo per configurare la comunità dei discepoli di Gesù e l’identità cristiana. Questo deve portare a valorizzare soprattutto tre aspetti dell’azione pastorale:

1. identificare nella strutturazione dell’anno liturgico il cammino di fede e, attorno all’assemblea eucaristica del giorno del Signore, cercare di dar corpo a cammini di fede che diano forma coerente e percepibile alla testimonianza della comunità;

2. prendersi cura di "coloro che, pur essendo battezzati, hanno un rapporto con la comunità

ecclesiale che si limita a qualche incontro più o meno sporadico, in occasioni particolari della vita" (CVMC, 46). Buona parte dell’azione pastorale delle nostre parrocchie si svolge nell’accoglienza delle domande dei sacramenti in occasione dei "passaggi" della vita che appaiono particolarmente impegnativi e che provocano una rimessa in gioco della propria esistenza. Si tratta della nascita di un figlio, della crescita di un fanciullo e di un adolescente e della sua difficile educazione, dell’amore e della celebrazione del matrimonio, della malattia, della morte e delle prove della vita che ne mettono in discussione il senso. È evidente l’opportunità pastorale che questa situazione offre: opportunità di proporre il Vangelo come risposta alle grandi domande dell’uomo e di individuare cammini di fede che ricominciano;

 

3. impegnarsi nel servizio alla società o, meglio, all’uomo e alla sua vicenda così come si svolge nella nostra società.

Questo ministero, che si esprime nelle innumerevoli attività caritative e sociali svolte dalle nostre comunità, ha sempre avuto una dimensione rilevante nelle pratiche del cattolicesimo.

Invito tutte le realtà diocesane a far emergere nel corso di questo anno proposte che traducano gli obiettivi e le indicazioni generali sopra ricordati in passi e percorsi pastorali per la nostra Chiesa nei prossimi anni.

Pertanto ogni comunità ecclesiale (parrocchia, unità pastorale, zona, associazione, movimento), inserisca nel proprio cammino le prospettive indicate da questa Lettera Pastorale e stenda il proprio programma pastorale.

Gli Uffici pastorali della Diocesi indicheranno gli itinerari e daranno sussidi per una concreta attuazione della Lettera nelle singole realtà parrocchiali, territoriali, d’ambiente, associative.

In questa lettera mi limito semplicemente a proporre le tappe di questo cammino ritmato dallo svolgersi dell’anno:

a. Nel tempo fino a Natale ogni parrocchia, unità pastorale, zona, gruppo, comunità legga il vissuto ecclesiale della propria domenica utilizzando la prima parte della Lettera. Il vissuto della domenica è stato presentato nella sua complessità, anche nella sua ambiguità, e contiene elementi da considerare con fiducia: la ricerca di una qualità positiva della vita in alternativa a un tempo duro e pesante, per godere qualcosa di inatteso e di gratuito, non dimenticando ombre e negatività; esperienze episodiche e frammentate, individualismo, fuga dall’ordinario, consumismo che porta a livellare un po’ tutto.

Uno sguardo particolare sia dato a livello parrocchiale alla partecipazione alla Messa domenicale delle famiglie, dei giovani, dei ragazzi del catechismo e si rinnovino le celebrazioni festive alla luce del documento…

b. Da gennaio a Pasqua sia proposto l’annuncio della domenica cristiana, giorno del Signore: si riscopra la novità cristiana di questo giorno.

La seconda parte della Lettera ci ha ricordato il "Vangelo della domenica; un "Vangelo", un annuncio decisivo per la nostra vita cristiana. Essa ha affermato che la Pasqua è origine della domenica, giorno di pienezza della vita, giorno di inizio, giorno di vita nuova donata dal Signore per tutti. Tutta la ricchezza pasquale è in tutte le domeniche, la domenica è per eccellenza il giorno dell’assemblea liturgica, giorno in cui i fedeli si riuniscono "perché ascoltando la Parola di Dio e partecipando all’Eucaristia, facciano memoria della Passione, della Risurrezione e della Gloria del Signore Gesù, e rendano grazie a Dio che li ha "rigenerati per una speranza viva per mezzo della Risurrezione di Gesù Cristo dai morti" (1Pt 1,3) (SC 106).

Questo tempo veda una catechesi appropriata che, partendo dal mistero pasquale, aiuti a contemplare il mistero della domenica, illustrando in particolare la centralità di Cristo Signore nella domenica e il valore del tempo nella vita e nell’esperienza del cristiano.

c. Il mese di aprile sia un tempo per una riflessione attenta, promossa dagli organismi di partecipazione, perché la Messa domenicale sia celebrata con la più piena e cosciente partecipazione dei fedeli.

d. La conclusione del lavoro di questo anno pastorale sia un momento diocesano unitario: una celebrazione di tipo sinodale, nel mese di ottobre, che delinei alcune scelte pastorali per vivere la domenica, giorno del Signore, frutto della riflessione precedente.

Permettete che dedichi una parola in particolare alle famiglie e ai giovani. Immersi in un mondo dispersivo, per "conquistare" la domenica cristiana e per "convertirsi" a essa, dobbiamo impegnarci. Abbiamo tutto contro. Certamente per prima cosa dobbiamo convertirci a Gesù, riconoscerlo Signore della nostra vita e del mondo, essere suoi.

Care famiglie dei cristiani, voi siete "Chiesa domestica"; come ogni Chiesa per il dono dello Spirito Santo siete sacramento di comunione, siete sposa di Cristo, avete la vocazione alla santità. Ma il peccato, purtroppo, è presente anche in voi, e questo vi rende spesso contraddittorie, realtà umane e divine, sante e peccatrici, generose e pigre, unite e divise… Non è automatico che celebriate unite la domenica; questo è un ideale, è la meta da ricercare con impegno. Cercate perciò di partecipare alla Messa insieme, per incontrare uniti Gesù risorto, per ringraziarlo, per ascoltare la sua parola, per aiutare la Chiesa a essere "famiglia di famiglie", per "cristianizzare" la famiglia rendendola luogo dell’amore, del dono, della riconciliazione, delle fede e della speranza.

Cari giovani, che avete incontrato Gesù, che gli date il vostro cuore, che siete pieni di gioia e desiderate costruire il mondo dell’amore così come lo vuole Dio, partecipate con fede alla Messa di ogni domenica nella vostra comunità: sia ogni volta l’incontro atteso con il Signore Gesù per vivere per lui e con lui.

Cari giovani, che amate un po’ Gesù ma che lo seguite in parte, che partecipate alla Messa solo qualche volta, non temete, non abbiate paura, aprite il vostro cuore a Cristo, unite ogni domenica la vostra preghiera alla preghiera di Cristo nella vostra comunità cristiana.

Cari giovani, che avete messo fra parentesi Gesù, sappiate che egli non vi ha messo fra parentesi, che Gesù vi ama e vuole la vostra felicità. Ogni domenica, in ogni Messa, Gesù vi attende per parlarvi, per farvi dono della sua felicità e della sua amicizia.

 

4. VERSO IL DOMANI

La celebrazione della domenica è stata, è e sarà sempre opportunità decisiva per vivere la fede cristiana e per testimoniarla. Negli Stati dove la persecuzione anticristiana ha imperato e impera, l’unica possibilità talora concessa ai cristiani è di riunirsi per la Messa della domenica. E quella Messa fa vivere la fede.

Anche nella nostra terra, in un contesto totalmente diverso, la Messa della domenica è il grande dono offerto ai cristiani per vivere la fede e per crescere nella fede.

L’assemblea eucaristica della domenica, del giorno del Signore, è il momento decisivo per continuare con serenità e coraggio il nostro cammino nella vita insieme con i fratelli.

In essa la comunità fa "eucaristia", ringrazia Dio per il dono del Figlio Gesù, per il perdono dei peccati e per la vita eterna e, nello stesso tempo, rifà il punto sulla propria identità e sul proprio cammino alla sequela di Cristo.

Ascoltando la Parola di Dio e condividendo il Pane ed il Vino eucaristici alimentiamo una vita conforme a quella di Cristo.

Non sempre a torto alcuni si lamentano di non portare a casa nulla dalla celebrazione eucaristica domenicale. Purtroppo non mancano celebrazioni povere della capacità di rinvigorire la fede e la speranza. Ma è lecito porsi la domanda: quanto sono attivo durante la celebrazione dell’Eucaristia domenicale per far sì che essa corrisponda alla sua realtà sacramentale? L’Eucaristia è dono di Dio ma anche frutto della mia partecipazione.

Ogni domenica il Signore Gesù viene ad animare una festa nel più profondo del cuore del cristiano, una festa che non ha fine perché ricomincia ogni domenica attorno alla mensa della Parola e della Eucaristia. Perché questo avvenga bisogna esserci!

Ho pensato di concludere la Lettera Pastorale con un ricordo.

Anche quella sera il sole aveva arrossato le pareti rocciose dell’Hoggar ed era calato velocemente lasciando nel buio l’oasi di Tamanrasset. Quella sera era l’ultima del mio pellegrinaggio sulle orme di Charles de Foucauld, insieme con Carlo Carretto, il piccolo fratello del Vangelo. Ci siamo riuniti nella cappella della "Fregate", una stanza lunga, quasi un corridoio, con un pavimento di sabbia del deserto, e alcune candele accese con una luce calda attorno all’ostensorio del SS. Sacramento.

I presenti in ginocchio nella sabbia in adorazione. Riascolto la voce tranquilla di fratel Carlo che parlava dell’Eucaristia, una voce piena di amore. "La Messa è e resta la cosa più importante del mondo. La nostra religione dovrebbe ruotare attorno a questo mistero che è il sunto dei due misteri principali della fede: Unità e Trinità di Dio, Incarnazione e Passione di Gesù. Guardando all’Eucaristia, adorando l’Eucaristia noi possiamo avere davanti a noi tutta la realtà umano-divina racchiusa nel mondo. La Trinità è presente, l’Incarnazione è visibile, la Passione del Signore, l’amore di Dio è palpabile. Tutto è raccolto in quest’ostia. È il Paradiso in terra e ci vuole tutta la nostra insensibilità e la nostra mancanza di fede a dimostrare l’abbandono in cui è lasciato Gesù".

 

Parma, 15 agosto 2004, Assunzione della Beata Vergine Maria

 

† Silvio Cesare Bonicelli

Vescovo

APPENDICE

La Chiesa ha pubblicato negli ultimi anni, iniziando dal Concilio Vaticano II molti documenti sulla domenica giorno del Signore:

Costituzione Sacrosanctum Concilium [cfr. in particolare i nn. 102-106]

CEI, Il Giorno del Signore (1984) [questo documento è per tanti aspetti insuperato] GIOVANNI PAOLO II, Dies Domini (1998) Codice di Diritto Canonico cann. 1246-1248 Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1166 -1167

CONFERENZA EPISCOPALE dell’Emilia-Romagna, Domenica, Giorno del Signore e Signore dei giorni (1994)

CONFERENZA EPISCOPALE PUGLIESE, Lettera alle famiglie in preparazione al Congresso Eucaristico Nazionale (2003)

A. PASINI Lettera pastorale per la Quaresima, Il Giorno del Signore (1979)

C E I, Comunicare il vangelo in un mondo che cambia (CVMC), nn. 47-48

C E I, Volto missionario della parrocchia in un mondo che cambia (VMPMC), soprattutto n. 8 XXI Sinodo Diocesi di Parma nn. 190-191 e 192-201

Riportiamo in questa appendice alcuni brani del XXI Sinodo diocesano.

Altri testi potranno essere trovati, in tutto o in parte, nel materiale di sussidio predisposto nel corso dell’anno dagli uffici pastorali.

Triduo Pasquale e Giorno del Signore […]

190. La Chiesa celebra, nel corso dell’anno, l’opera della salvezza, culminante nella Pasqua di Cristo, ma anche ogni settimana fa esplicita memoria della Risurrezione. La Domenica è il giorno in cui la comunità cristiana celebra, attraverso i secoli, il mistero pasquale di Cristo. Quel giorno è quindi la Pasqua settimanale, il giorno dell’Eucaristia e della preghiera, della comunità e delle famiglie, giorno di riposo e di festa, di attenzione ai fratelli e di impegno nella carità. Sarà quindi necessario che le comunità non riducano la celebrazione del Giorno del Signore alla sola assemblea eucaristica, ma trovino spazio per altre forme di pietà e di incontri formativi, già convalidati dalla tradizione o di nuova realizzazione. Per il senso di missionarietà che scaturisce dall’Eucaristia, in questo giorno deve trovare concreta realizzazione l’impegno di testimonianza della propria fede e l’attenzione ai fratelli più bisognosi.

191. La cultura contemporanea sta lentamente alterando il significato religioso originario della domenica, sostituendolo con evasioni nel privato o con altri svaghi di massa. I cristiani dovranno saper cogliere gli aspetti positivi del nuovo modo di vivere la domenica e riproporre, in forme diverse, il profondo valore del "Giorno del Signore" per testimoniare a tutti la gioia che deriva dal Signore risorto. Dalla Risurrezione, infatti, nasce, per i credenti, il bisogno di ritrovarsi insieme per celebrare gioiosamente l’evento che dà una prospettiva nuova alla vita di ogni uomo. Più che un precetto è un’esigenza spirituale dalla quale non si può evadere.

Celebrazioni liturgiche Eucaristia

192. L’Eucaristia domenicale, centro e culmine della vita cristiana e della comunità, affinchè sia compresa e vissuta come forma piena di evangelizzazione, sia diligentemente preparata dal presbitero e dai fedeli.

A questo scopo non si moltiplichi senza grave necessità il numero delle SS. Messe e ci si attenga alle disposizioni diocesane del 1989 (cfr.

L’Eco della diocesi n. 3).

Si formino i ministranti per le celebrazioni. Pur essendo preferibili i giovani e gli adulti, siano ammessi gradualmente anche i fanciulli. I diaconi, gli accoliti e i ministri straordinari dell’Eucaristia, portando ai malati e ai sofferenti il Pane Eucaristico, daranno compimento al gesto di Cristo che si offre come cibo per la salvezza di tutti.

193. L’accoglienza alla celebrazione è un modo insostituibile per favorire la comunione tra i partecipanti. Essa riguarda, sia gli aspetti personali (l’attenzione alle diverse categorie di persone: anziani, fanciulli, turisti, disabili, ecc.), sia gli aspetti materiali (pulizia, decoro, funzionalità degli impianti sonori, di illuminazione, di riscaldamento, ecc.). Si favorisca la partecipazione delle giovani coppie con bimbi piccoli organizzando per questi, se possibile, un servizio di assistenza nei locali della comunità. 194. Nella celebrazione liturgica la proclamazione della Parola di Dio deve essere fatta con il massimo di diligenza. Particolarmente nella celebrazione della S. Messa, la lettura, per sottolineare la dignità della Parola ed educare all’ascolto, deve avvenire sempre dall'ambone, facendo uso del lezionario. Di conseguenza è sconsigliabile, salvo particolari esigenze, l'abitudine invalsa di leggere le letture individualmente da foglietti volanti. Tali sussidi possono essere consegnati opportunamente ai fedeli per prolungare la meditazione personale delle letture. Poiché il culmine della proclamazione è l'annuncio del Vangelo, si dia risalto in modo speciale all'evangeliario.

195. I lettori siano preparati con cura, avviandoli possibilmente al ministero del Lettorato. Abitualmente siano incaricate, per questo momento particolare della celebrazione, persone adulte o comunque ritenute idonee. Si eviti l'usanza, frequente in varie comunità, di affidare a persone inesperte e non preparate la proclamazione della Parola.

196. Per l'accoglienza proficua delle letture si faciliti la riflessione con le pause di silenzio, con la recita o il canto del salmo responsoriale, con l'omelia.

197. L'omelia è parte integrante della celebrazione liturgica: essa ha lo scopo di esprimere, con un linguaggio adeguato ai presenti, il mistero celebrato, annunciato dalla Parola e vissuto dalla Chiesa presente.

Nell’equilibrio della celebrazione all’omelia compete uno sviluppo sobrio e incisivo; per raggiungere questi risultati, è necessaria una preparazione accurata e puntuale.

198. Le preghiere dei fedeli siano in sintonia con la liturgia che si celebra. Non manchino quelle per la Chiesa universale, per la diocesi e per la società civile. Si preparino anticipatamente, tenendo conto degli eventi principali che toccano la vita della comunità e del mondo intero.

199. L’annuncio della salvezza di Cristo trova il suo culmine nella preghiera eucaristica. Il presbitero che presiede abbia una cura particolare per fare risaltare la dignità e la solennità del testo liturgico; tutta l’assemblea intervenga con le acclamazioni, manifestando anche in questo modo la sua dignità sacerdotale ricevuta nel Battesimo. Anche i gesti fisici, suggeriti dal messale, esprimano il valore comunitario del celebrare e la partecipazione di tutta la persona al sacrificio spirituale.

Si abbia cura di eseguire in canto le parti che per loro natura richiedono di essere cantate. Non è permesso il suono di strumenti musicali durante la preghiera eucaristica, la quale deve essere distintamente udita dall’assemblea.

200. Nelle comunità dove si celebra l'assemblea domenicale in assenza del Presbitero, si osservino con fedeltà lo spirito e le norme dell'apposito Direttorio, per celebrare degnamente il giorno del Signore.

A guidare l'assemblea sia di preferenza un membro della comunità che ne condivide la vita. Si curi la formazione permanente delle persone scelte per tale servizio, portandole, appena possibile, ad assumere un ministero istituito.

201. È antica e lodevole tradizione della Chiesa prolungare la celebrazione della Messa con il culto e l'adorazione dell'Eucaristia conservata o portata in processione.

Si sostenga o si riprenda nelle parrocchie la pratica delle Giornate eucaristiche (quarantore) secondo le indicazioni proposte dalla diocesi. In tale occasione si favorisca l'adorazione prolungata e la "lectio divina".

Quando le circostanze ne suggeriscono l'opportunità, si uniscano, per tali celebrazioni, le parrocchie vicine, scegliendo in modo ciclico la chiesa dove compiere l'adorazione.

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