“TUTTA LA NOSTRA AZIONE E’UN GRIDO DI GUERRA CONTRO L’IMPERIALISMO. E’ UN INVITO ALL’UNITA’ DEI POPOLI CONTRO IL GRANDE NEMICO DEL GENERE UMANO: GLI STATI UNITI D’AMERICA” Ernesto Che Guevara

 

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Tratto da: www.comedonchisciotte.net

EDITORIALE.


In questi giorni ricorre l’anniversario di un uomo che ha modificato in modo significativo la concezione della lotta politica e che ha fornito un grande contributo teorico e pratico al movimento socialista mondiale.Parliamo di Vladimir Ilych Lenin, il rivoluzionario russo tra i massimi artefici della Rivoluzione Sovietica del 1917.

 

Proprio questa ricorrenza ci offre lo spunto per esaminare in modo disincantato e privo di ogni tentazione retorica qual è stato l’apporto di Lenin alla costruzione del socialismo , quali sono ancora le intuizioni valide e cosa invece ha indubbiamente perso di attualità.

 

In un’epoca di rimozioni forzate ed interessate in cui molti che pure dicono di ritenersi ancora “comunisti”, la figura e l’opera di Lenin viene spesso accompagnata da imbarazzati distinguo e prese di distanza , se non di aperta condanna ,come nella recente presa di posizione di Fausto Bertinotti.

 

L’atteggiamento eguale e contrario è , invece, riscontrabile presso gli agiografi e quei gruppi di nostalgici che preferiscono “imbalsamare” il contributo teorico di Lenin quasi a stabilirne l’immutabilità e la perenne validità.Il che equivale ad annullarne ogni originalità.

 

Ambedue le posizioni peccano di strumentalizzazione e non forniscono alcun che dal punto di vista dell’analisi e della comprensione, ma , vivaddio, questo dualismo rimozione/esaltazione acritica spesso vanno a braccetto in un incomprensibile connubio.

 

Lenin ha reso possibile l’affermazione dell’Ottobre Rosso perché oltre ad aver saputo fornire un forte contributo teorico all’impianto marxista ne ha saputo adattare i postulati alla realtà che aveva di fronte, riuscendo a coglierne gli aspetti validi in quel dato momento storico, pur non avendo la società russa dell’epoca  molte delle caratteristiche indicate nell’opera marxiana come necessarie per un cambiamento di società.

 

Il pragmatismo di Lenin, non era un volgare adattamento alle contingenze , che in molti uomini politici assume l’irritante caratteristica dell’opportunismo, ma un sapiente calcolo tattico dei rapporti di forza che man mano si modificano e che solo un’attenta lettura degli avvenimenti nel loro dipanarsi può fornire gli strumenti di interpretazione di quello che sta accadendo.

 

Lenin ha sempre osteggiato velleitarismi insurrezionali fuori tempo e senza le necessarie condizioni, ha duramente castigato gli infantilismi estremistici e parolai , ha sempre osteggiato le “fughe in avanti” anche contrapponendosi duramente ai suoi compagni, ma non ha mai confuso il realismo con il tradimento degli obiettivi.

 

Questo è uno degli insegnamenti sicuramente più preziosi della sua opera che in molti dovrebbero tenere a mente quando si accingono ad accostarsi al suo pensiero ed alla sua attività politica.

 

In molti hanno tentato di demolirne la figura contestando soprattutto il suo scetticismo verso la classe operaia di essere “classe intermodale in sè” cioè capace di trasformare i rapporti di produzione a proprio vantaggio in quanto classe: Lenin aveva intuito giustamente che la classe operaia o oggi potremmo dire latu sensu lavoratrice, non è assolutamente “rivoluzionaria in sè” ma necessitava e forse necessita ancora, di uno strumento che lui individuava nel Partito capace di dare coscienza della propria condizione e di indirizzarne la pratica rivoluzionaria.

 

La validità di questo ragionamento dopo due secoli di storia è sotto gli occhi di tutti, ed ancor più lo è oggi , visto che al posto della classe operaia, il vecchio determinismo economicista vi ha posto le cosiddette “moltitudini” o “movimenti” che qualcuno vorrebbe automatico e necessitante contrapporre alla globalizzazione capitalistica. Possiamo affermare temerariamente forse, che Lenin è stato il primo autentico demolitore nei fatti di tanta retorica deterministica rendendosi perfettamente conto che senza un nucleo di agitatori e di “rivoluzionari di professione” la classe operaia russa  avrebbe sicuramente optato per la socialdemocrazia. Cosa che, infatti, puntualmente avvenne negli altri paesi europei, anche per altre cause, certo, ma non ultima l’errato convincimento summenzionato che permeava i dirigenti dei movimenti operai in Europa.

 

Anche sulla questione dell’”imperialismo” e del necessario apporto dei paesi oppressi o colonizzati, Lenin intuì giustamente che un processo di liberazione sociale in Europa avrebbe potuto aver luogo solo se la spinta delle lotte di liberazione nazionale in ogni angolo del mondo avesse messo in crisi il modello capitalista scotendolo sin dalle fondamenta, per la sua intrinseca necessità di dover dipendere da un liberoscambismo che garantiva il controllo delle materie prime dei paesi extraeuropei e dalla possibilità di esportare quote di plusvalore in eccedenza sui mercati internazionali.

 

La stessa teoria della “contraddizione interimperialistica” consente un analisi logica e distaccata degli avvenimenti mondiali che fa comprendere come la lotta tra i “capitali” scatena guerre e conflitti spaventosi per il dominio dei mercati, ma offre anche opportunità alle forze rivoluzionarie che sappiano cogliere le occasioni .

 

Lenin non è un determinista, fa suo il metodo materialista dialettico, ma mostra di non crederci troppo; la sua opera teorica , di grande rilevanza e che qui abbiamo volutamente sfiorato , ma non approfondito, si scompone, si adatta , si mutua e si aggiorna a fronte degli avvenimenti e della realtà. In questo sicuramente dando prova di un eccellente fiuto politico, teso a realizzare l’obiettivo di fare e di salvaguardare la Rivoluzione del 1917.

 

A quanti lo rimproveravano di aver accettato l’armistizio di Brest-Litovsk cedendo alle richieste del Kaiser, Lenin replicò che la prima sua preoccupazione non era quella di salvaguardare alcuni chilometri del confine russo, ma di salvare l’incombente minaccia delle truppe prussiane che avrebbero travolto l’esercito russo, demotivato e sfiancato da cinque anni di guerra zarista, e con esso la neonata Rivoluzione.

 

E’ probabilmente in questo periodo che Lenin dà la maggiore prova della sua abilità politica e del suo pragmatismo poichè dopo la presa del potere, invece di dare ascolto ai massimalismi ed agli estremisti che volevano la decapitazione dei vertici della burocrazia amministrativa e d’impresa che aveva servito lo Zar , capisce che per varare la Nep ha bisogno delle necessarie competenze tecniche per non far affondare il paese e le conquiste ottenute. Anche in questo caso, con le armate bianche di Denikin e di Wrangel che mettono a repentaglio la rivoluzione, nessuna concessione alle “fughe in avanti”.

 

Come tutte le teorie e le costruzioni politiche, esse sono destinate a crollare miseramente davanti alla dura prova dei fatti ed è un peccato che proprio negli ambienti che aspirano ad autoproclamarsi “comuniste” e/o “rivoluzionarie” non si tenga a mente l’opera di Lenin e soprattutto la sua rigorosa capacità di analizzare gli avvenimenti in modo corretto, senza farsi trasportare da un ideologismo che vorrebbe che la realtà fosse conforme ai propri desideri ed auspici.

In quest’ottica, va considerato, secondo noi, la sua figura e non nella sciocca e pedissequa riproposizione scolastica delle sue teorie, molte delle quali obsolete per forza di cose, ma pur sempre pregne di spunti interessanti anche per l’oggi, soprattutto in materia di “alleanze di classe” e sull’”imperialismo”….guarda caso proprio quelle liquidate da Bertinotti come inutili e vecchie.

Socialismo e Liberazione

Comunismo

Antiamericanismo

Rivoluzione

 

..:I marxisti di fronte alla guerra

 

[-] Comunitarismo - Spirito Tribale e Nuove Prospettive

In questi mesi il dibattito sulle prospettive di un soggetto politico popolare di liberazione antiamericanista che sappia indirizzare i sempre piu’ urgenti inviti a rimuovere le acque stagnanti della politica ha registrato alcuni passi in avanti ed alcuni fraintendimenti.

Partendo dai primi si è potuto riscontrare con piacere che esiste in Italia la possibilita’ di dare una poderosa spallata alle vetuste categorie politiche e culturali del Novecento che ancora infestano le aree che si oppongono , o che vorrebbero opporsi, alla deriva imperialista americana nel mondo.

Molti soggetti sembrano oramai insofferenti al richiamo dei vecchi schemi militanti che necessitano atti di fede dogmatici nei confronti di astrattismi che hanno lasciato dietro di se’ una lunga scia di fallimenti e collettivi.

La voglia di mettersi in gioco e di abbandonare le “tribù” esiste ma ancora c’è molta strada da fare per portare a compimento la completa rimozione degli ostacoli di natura concettuale che impediscono ai piu’ “il salto del fosso”.

Le incrostazioni culturali di decenni che hanno permeato coscienze e cuori di molti, sono la cosa piu’ difficile da rimouvere ed , in molti casi, come ha dimostrato la caccia alle streghe che si è abbattuta sulla manifestazione del 13 dicembre a sostegno della resistenza irachena, trovano spazio anche presso tanti in buona fede. [continua]

 

[-] La nostra storia - Lenin: un genio rivoluzionario di Giancarlo Paciello

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[-] Marxismo - Invito ad una discussione radicale sul marxismo

Costano Preve.

 Un invito all’apertura di una discussione radicale sul marxismo dovrebbe in teoria essere accolto con approvazione, piacere e gratitudine. Non è quasi mai così. La diffidenza è spesso la prima reazione. Si ha paura di una sorta di cavallo di Troia che vuole entrare con questo pretesto nelle mura delle nostre pigrizie e dei nostri pregiudizi, su cui abbiamo costruito un’identità, un’appartenenza, delle abitudini di militanza che crediamo stabili e che sono invece quasi sempre fragilissime e precarie. Eppure è ormai chiaro che le vecchie forme di marxismo costituitesi nel Novecento, non importa se maggioritarie o minoritarie, ortodosse o eretiche, ecc., non sono più in grado di rispondere alle nuove esigenze conoscitive ed interpretative di questo inizio di secolo XXI°, dalle nuove forme di potere capitalistico alle ragioni profonde del vergognoso crollo degli Stati e dei sistemi sociali del comunismo storico novecentesco, dalla cosiddetta globalizzazione alle nuove forme storico-antropologiche della soggettività individuale e collettiva, battezzata troppo spesso frettolosamente in termini di postmodernità. [continua]

 

[-] Antiimperialismo - GUANTANAMO E' PIU' VICINA PASSANDO... PER LA TURCHIA!

Gli apparati repressivi, con gli arresti di una cinquantina di militanti
turchi del DHKP, accusati di terrorismo, e di 3 militanti del Campo
Antimperialista di Perugia, accusati di fiancheggiamento, pensano di poter
approfittare di alcune divisioni politiche del "movimento" per conseguire 3
obiettivi importanti: il primo è quello di integrare maggiormente la Turchia
nei disegni dell'Unione Europea, per giunta concorrenzialmente con gli Usa;
il secondo è quello di sdoganare il fascistoide governo turco, di fatto da
sempre costantemente nel mirino di una larga schiera di "associazioni
umanitarie per i diritti civili"; il terzo è quello di criminalizzare
l'opposizione all'aggressione imperialista a danno dell'Iraq, anche in vista
di un'Europa gendarme paritetico con gli Usa nella guerra permanente
preventiva.

Hanno fatto male i loro conti! [continua]

 

[-] Comunitarismo - Gli Usa, l’Occidente, la Destra, La Sinistra , il fascismo ed il comunismo.

Di Costanzo Preve

Siamo alle solite. Vogliamo mettere in piedi un movimento politico e culturale di resistenza all’impero americano, uno dei progetti più ambiziosi e strategici degli ultimi decenni in Italia e crediamo di poterlo fare con i vecchi patetici arnesi delle polemiche contingenti di breve respiro contro provocatori, energumeni e narcisisti del tutto casuali. Brutto segno. Un movimento di resistenza all’impero americano ha come presupposto indispensabile una riclassificazione strutturale di gran parte delle culture politiche ereditate dal Novecento.

Personalmente non mi sottraggo ad un’eventuale funzione di direzione politica di questo futuro movimento (che non c’è ancora, perché non basta un’autoproclamazione ultraminoritaria per fare un movimento), ma dichiaro solennemente che il mio interesse primario va alla riclassificazione strutturale delle culture politiche ereditate dal Novecento. Chi non capisce la crucialità di questo punto diventerà prima o poi (e più prima che poi) un fattore di ritardo e di confusione. [continua]

 

[-] Mondo Dopo Nassiryia. Di Costanzo Preve.

I fatti di Nassiryia hanno provocato in Italia molta emozione e poca riflessione. Questa è stata anche la precisa volontà del circolo mediatico-politico: provocare molta emozione e poca riflessione. Si è cominciato, ovviamente, da una mistificazione linguistica alla Orwell: una legittima operazione di resistenza di un popolo aggredito ed occupato contro truppe straniere di occupazione è stata battezzata “vile attentato terroristico”.

La repubblica italiana non si basa più sulla resistenza, che a suo tempo fu una legittima operazione di un popolo occupato contro truppe straniere di occupazione, ma su Orwell, o meglio sulla cosiddetta “neolingua” orwelliana, in cui la Guerra è chiamata Pace.

La prima operazione sta dunque nel ristabilimento del significato razionale ed autentico delle parole. [continua]

 

[-] S e L - Utopia e Libertà
Articolo di Costanzo Preve per la rivista comunitarismo, in formato word... [scarica il testo]

 

Altri articoli:

- Preve su Grimaldi

- Comunismo e comunitarismo

- Il passato, il presente e il futuro. Note su tradizione, gerarchia, tecnica, differenza e universalismo.

- "Marxismo e Filosofia" di Costanzo Preve

- Chiarimento

- Antiamericanismo e antifascismo

- Girotondi, disubbidienti e sindacalisti in "pensione"
- Dossier sulla liberazione nazionale della
Colombia
- Giù le mani dal
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- Animalismo:
Gli animali in cifre
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Per il comunismo e le liberazioni nazionali
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DESTRA E SINISTRA
- Gli intellettuali e la
questione scolastica
- Ciufo: il revisionismo di
Fausto Bertinotti
- Mexico, marzo 2002. Discorso di
Fidel
- Islam e nazione in Palestina:
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- Il Venezuela
RESISTE!
- La tragedia
venezuelana
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- La tragica guerra solitaria
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- Organismi geneticamente manipolati e
Monsanto

 

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Forum comunista nazionalitario

Bollettino comunitarista

 

  Comunitarismo  la rivista

 Aggiornato il 07/05/2004  

 

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