Girotondi, disubbidienti e sindacalisti in “pensione”

In questa ripresa autunnale in molti si aspettano una ripresa in grande stile del conflitto sociale .In effetti, i presupposti per un peggioramento delle condizioni di vita dei lavoratori vi sono tutte . recessione mondiale dalla quale non si intravede una scadenza di fuoriuscita, perdita reale del potere d’acquisto da parte dei salari, inflazione legata all’introduzione della moneta unica, crisi di fiducia dei consumatori legata ai fattori sopraelencati. Tutti elementi che insieme potrebbero innescare una diffusa reazione delle classi salariate che il Governo della CDL tenta goffamente di arginare ricorrendo ad un uso del deficit pubblico che sta creando problemi a livello comunitario con la Commissione Europea che chiede il rispetto dei “parametri” di Maastricht. Davanti a questo scenario la sinistra interviene puntuale per distogliere l’attenzione dai fattori economico -sociali e dalle tragiche intenzioni guerrafondaie americane che fanno da cornice a questa situazione, per “mettere in scena” l’ennesima pagliacciata moralistica e poujadista ,ultimo parto di quella cricca di “intellettuali” che da decenni si sentono investiti dell’autorita’ di interpretare la “societa’ civile”…… Come tutti gli appartenenti alla categoria degli intellettuali, i promotori di queste buffonate girotondare usano un linguaggio estremista ed a tratti violento ( basta guardare la faccia stralunata di Moretti quando impugna il megafono in piazza..) che non è altro che l’anticamera del piu’ abietto opportunismo e della piu’ sfacciata integrazione al sistema di potere dal quale hanno avuto soldi e carriere. Il loro “antiberlusconismo viscerale” si esercita, perlopiu’, su questioni irrilevanti e del tutto secondarie ( le rogatorie, le concessioni televisive , il campionato di calcio…) fino a trovarsi a difendere giornalisti strapagati come Biagi e Santoro ed a difendere i club miliardari del calcio italiano perche'’la Rai non vuole, giustamente, sborsare milioni di euro per i diritti televisivi.ma questo sarebbe il meno: gli stessi individui hanno approvato la guerra imperialista del 1999 , sono in prima fila nell’appaludire al processo-farsa dell’Aja contro Milosevic , non hanno speso una parola sull’imminente genocidio del popoli irakeno, ne’ tantomeno su quello palestinese, anzi molti di essi sono filo-sionisti. Nella loro malafede l’unico male dell’Italia, è Berlusconi , mentre il resto, non conta .Questo ragionamento apparentemente cosi’ stupido sul quale sembrerebbe, a prima vista, inutile spendere qualsiasi considerazione per la sua pochezza, serve, invece, a mascherare da una parte la strenua difesa della borghesia “pubblica”, ove per pubblica intendiamo quella frazione della borghesia legata direttamente o indirettamente allo Stato ed ai suoi canali di distribuzione ( giornalisti rai, cineasti, intellettuali hanno tutti beneficiato per decenni di sostanziosi contributi pubblici per poter divulgare le loro opere….) che non intende cedere il passo davanti al popolo delle “partite Iva” e della media borghesia liberista berlusconiana. Seconda considerazione : etichettando Berlusconi come “fascista” o novello “dittatore” questa frazione della borghesia puo’ tentare il ricompattamento sotto le sue insegne, di quel variegato e confusionario mondo anche di estrema sinistra che va da Rifondazione Comunista al mondo dei “Disubbidienti” fino alla Cgil di Cofferati. E’ ovvio che il richiamo della foresta, di un imminente ritorno al fascismo, suona per una sinistra allo sbando teorico e politico, come una dolce musica per futuri accordi “frontisti” , siano essi limitati alla piazza oppure di piu’ ampio respiro elettorale. Andiamo ad analizzare ora gli altri protagonisti, consapevoli o meno, di questa piece’ teatrale che andra’ in onda prossimamente sotto l’accurata regia della lobby della sinistra imperialista. Il “movimento dei movimenti” è sicuramente uno dei bocconi piu’ ghiotti per questa gente: lo è ,sia perche’ con il suo “petizionismo moralistico” nei confronti dell’imperialismo, è quel che ci vuole per coprire le pudenda di una sinistra impresentabile ed anche per la sua composizione eterogenea, con settori cattocomunisti che possono , sia pur criticamente, aderire a simili richiami. Di qui il capo cosparso di cenere di Violante a Genova , in occasione della commemorazione del compagno Giuliani, le aperture ai “no global”sul terreno dei “diritti da estendere con la globalizzazione” , l’adozione da parte del PRC del “movimento dei movimenti” come “ideologia di organizzazione” del partito e le frequenti apparizioni “mediatiche” degli autonominati portavoce Casarini, Agnoletto e compagnia che freneticamente cercano di agganciare il Movimento no-global al carrozzone di questa sinistra , tramite Bertinotti e…..Cofferati. Non ci vuole molto a far di conto ed a comprendere come il Movimento dovrebbe trovare la forza di sottrarsi a questo “abbraccio mortale” nel quale ha tutto da perdere e che la divaricazione tra gli antiimperialisti e questa sinistra deve essere totale. Ci chiediamo pero’ se il mondo no - global abbia i necessari anticorpi rispetto a questo processo di inglobamento, posto che non ha ancora elaborato una seria critica all’ americanizzazione culturale di molta parte del suo mondo, al suo disprezzo per la questione dell’indipendenza nazionale ed alla sua visione alquanto miope dell’imperialismo . Tutto questo, nonche’ il “continuismo generazionale” che si tramanda di padre in figlio, a sinistra , in modo assai tribale, tra l’attempato intellettuale americanizzato ma con un passato di ex-sessantottino ed il giovane no-global moralmente indignato contro le multinazionali che affamano l’Africa , non ci fanno ben sperare sulla tenuta del “movimento dei movimenti”. L’ultima cinghia di trasmissione della catena è il ruolo svolto da Cofferati per favorire , tramite la CGIL l’intruppamento del mondo no-global, o almeno di una parte di esso, nell’imminente “campagna di autunno antiberlusconiana “. Da piu’ parti si odono richiami alla necessita’ di saldare il legame tra le lotte dei lavoratori ed il mondo dei movimenti no-global, cosa in se’ sacrosanta e giusta, se non fosse che nella pratica si vogliono disarmare entrambi i soggetti, per portarli entrambi nel vicolo cieco dell’antiberlusconismo fine a se’ stesso e funzionale alla frazione borghese egemone a sinistra . Il che vorrebbe dire due cose : la prima è che passerebbe definitivamente nel mondo no - global la truffaldina e nefasta tesi che esiste una globalizzazione “buona” e che si puo’ “governare” , tesi oramai sbugiardata in tutto il mondo, e che quindi, al limite si puo’ “protestare” contro la globalizzazione ma non opporvisi, perche’ per questa sinistra il “libero mercato” è sacro. La seconda conseguenza è che la contestazione, in verita’ assai pacata, del mondo no-global nei confronti dell’imperialismo Usa e delle sue nefaste aggressioni a popoli ed a Stati sarebbe ancor meno efficace di oggi, visto il rapporto organico della sinistra dei Furio Colombo, dei Lerner, dei Rutelli, Fassino e company agli Usa ed alle sue scelte di politica estera. Si rafforzerebbero in seno al movimento, i soliti capziosi “distinguo” se non gli atti di vera e propria connivenza con gli Usa che abbiamo visto sia in occasione di Porto Alegre con l’esclusione delle Farc e di altri fronti di liberazione nazionale, sia in occasione dell’ illegalizzazione dei nazionalitari di Batasuna o del processo - farsa a Milosevic e che siamo sicuri si ripeteranno con l’Irak di Saddam Hussein nel caso di attacco americano, con conseguente affossamento del residuo antiimperialismo. Quanto alla Cgil dopo anni di sonnecchiosi borbottii’ all’epoca dei Governi di centrosinistra , quando si introducevano tutte le leggi , i patti ed i contratti in materia di lavoro che Berlusconi ha solo portato avanti, ha inaugurato una nuova stagione di lotta .Anche in questo caso, ci sarebbe solo da gioire se non fosse che siamo abbastanza certi del fatto che i lavoratori saranno “merce di scambio” di qualche accordo sottobanco alla prima occasione utile a Cofferati ed al ceto dirigente cigiellino e che se la sinistra ritornasse miracolosamente al Governo, la CGIL il giorno stesso stipulerebbe a Palazzo Vidoni un accordo per introdurre nuova “flessibilita”. In conclusione il disegno è chiaro e va denunciato con forza, onde evitare che il mondo no-global. al cui interno esistono buone potenzialita’ e filoni di pensiero anticapitalisti ed antiimperialisti interessanti ed originali, non finisca per servire da truppa di complemento al ceto dirigenziale , mediatico e imprenditoriale di una sinistra in tutto e per tutto uguale e speculare alla destra berlusconiana. Staremo a vedere.

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