Il volo del gallo

 

L'aprir la porta mi sbatte in muso una sferzata d'aria fredda che cerca di ricacciarmi nello stavolo in cui abbiamo dormito. Sono le cinque di mattina, il sole non è ancora sorto, ma c'è già luce che entra in questa valle stretta tra le montagne ed illumina la terra ed il cielo come fosse giorno.

Mentre l'acqua mi lava velocemente il viso, le braccia, il collo e il petto, sento il russare profondo e denso di mio zio, provenire da dentro. Arriva fino qua fuori... Stanno dormendo ancora tutti, solo mio padre ed io siamo in piedi. Ero arrivato fin quassù e adesso per nulla al mondo avrei rinunciato a cercare il canto dei galli forcelli. Purtroppo avevo dovuto mediare col vecchio e rinunciare ad uscire prima dell'alba, per almeno svegliarsi con le prime luci...

Da dietro il loro ricovero, si sentono le mucche muoversi e sembrano risuonare insieme ai loro campanacci. Ma hanno movimenti scoordinati, forse si sono appena alzate anche loro... Come in un presepe, stanno lì, accovacciate sulla zampe e in piedi, e girano il collo per guardare chi è che si sta avvicinando. Sono abituate alla stalla, ma da quando sono quassù, forse è l'aria dei milleduecento metri o forse l'erba, ma l'istinto selvaggio torna in loro. Due anni fa, una delle vacche all'alpeggio era incinta. Quando sentì che era il momento si appartò in un angolo tra due rocce, in fondo al pascolo, insieme ad una "levatrice". E partorì da sola e per due giorni, finché il vitellino non fu in grado di alzarsi sulle sue zampe, e camminare da solo, non permise a nessuno di avvicinarsi, soffiando e minacciando con le corna abbassate di caricare.

Iniziamo subito la salita, perché non c'è tempo da perdere, ma piano e in silenzio, pronti a cogliere qualsiasi rumore. Appena entrati nel bosco di faggi, dal ghiaione sull'altro versante della valle, si sentono franare dei sassi e risuonare passi pesanti, di un animale grosso... Non è uno, sono di più... E' una famiglia di cervi, probabilmente la madre con uno o due cuccioli. Scoprirli così, senza mai vederli, ma riuscendo solo a seguire le loro tracce attraverso suoni e non impronte, come fossero fantasmi, è una cosa fantastica, sufficiente già da sola a motivare la nostra presenza lì!

In una piccola radura, dall'alto di uno dei due larici affiancati al centro, canta un piccolo pettirosso. E' affascinante la contrapposizione tra queste due piante enormi, così vicine da sembrare un albero solo e questo minuscola creatura che canta la sua gioia di esserci o forse a far compagnia alla sua compagna vicina, che cova. Non conosco le radure dei galli, nessuno è stato in grado di fornirmi informazioni e questo complica enormemente la situazione, ma durante la salita di ieri, mi sono fatto un due idee, su dove forse è possibile incontrarli. E questo canto allegro e squill ante che proviene dal petto di quel batuffolo di piume macchiate di rosso, mi mette di buon umore e mi fa sperare.

E proprio mentre pensavo a come fare e a dove avremmo dovuto piazzarci, un volo improvviso nel bosco. Da un ramo orizzontale di un faggio un po' sopra a noi, qualcosa di pesante e grosso si è staccato per volare nel fitto. E immediatamente silenzio... Un francolino? Potrebbe, ma sembrava più grosso... Un notturno? Ci sono allocchi, abbiamo trovato tante borre che rivelavano un'alimentazione a ghiri, lungo i sentieri, ma ci sono anche i gufi, compreso il reale... Chissà...

Ecco finalmente il mugo, che nasconde l'uscita alla valle. Ed ecco la valle di prima mattina. Il cielo è grigio scuro, ma dove le montagne si intersecano con l'aria, tutto è caldo, gialli, rosa, con fasci di luce che bucano le nubi e l'oscurità. Le foglie e le pietre sono fredde, impregnate dall'umidità della notte. L'erba è coperta di rugiada e attutisce i passi, ma ti lascia dietro, impronte leggere, ma visibili da un occhio esperto . La coperta di mughi, che dal fondo di questo catino sale a coprire i fianchi delle cime, è densa e sembra in ogni punto pronta a nascondere animali misteriosi e affascinanti. Draghi, linci, orsi, galli...

Tamburello coi polpastrelli sugli spigoli del sasso su cui sono seduto, il binocolo al collo e la macchina fotografica a tracolla. Guardo in giro, ho già esplorato passo a passo attraverso le lenti, tutte le zone scoperte... Quel ghiaione laggiù, gli sprazzi d'erba tra gli aghi scuri, compreso quello sotto le rocce dall'altra parte, le cime dei mughi... Ma non ho visto niente. E non c'era un suono in tutta la valle... Alcune passere scopaiole sembravano sonnecchiare posate sui pennacchi dei pini più alti.

Solamente i pensieri, volavano attraverso quell'aria densa e mi raccontavano di sonno, del sacco a pelo rimasto sul materassino nello stavolo e che alla fine mi ero alzato comunque troppo tardi... E dei cervi che passeggiavano sui sassi, dove ieri pomeriggio avevo camminato anch'io e provavo a immaginarmi tra loro. La madre grande, col mantello marrone scuro, diverso dal fulvo estivo del capriolo e dalla testa più allungata e con le orecchie più grandi. Respira l'aria, per cercare odori portati dall'umidità... Il segnale di fuga. E i piccoli dietro, non più di due, a guardarla incuriositi, con quegli occhietti acquosi e tondi, neri. Distratti poi dal volo di una mosca, una scollata di capo e di orecchie e di nuovo a trotterellarle dietro su quelle sproporzionate zampe lunghe e sottili, a seguire i passi della madre, ascoltando il rumore dei sassi che cadono... Sono pur sempre dei cuccioli... Già, chissà...

Chissà dov'era stamattina quel microscopico scricciolo, che ieri cantava tra le radici di un pino schiantato tra i sassi della prima radura. Con la sua codina diritta e i suoi colori mimetici, che lo dipingono come una beccaccia in miniatura. E che spalancava il becco così tanto da rivelare fauci color zafferano. E che poi, con un saltello, cambiava di posizione, per poi immobilizzarsi un attimo e in quel momento sembrava sparire, fondendosi nella corteccia.

E dove sono i merli dal collare, le nocciolaie, le cincie alpestri che aspettavo come promesse e che invece restano fantasmi nascosti? E l'unica stellina che brillava ieri sera sotto alle nuvole? A quest'ora dormirà di sicuro, sotto coperte certamente più calde di questo gelido cielo mattutino. Chissà cosa starà sognando e chissà se ogni tanto si distrarrà a pensare a me...

E uno schiocco e un contemporaneo frullare d'ali, nasce dall'erba, dietro ad un dosso coperto di mughi, che mi copre la visuale. Ma subito passa oltre e si materializza nell\rquote aria. Il collo teso in avanti e la lunga coda ricurva a lira, indietro. Il becco avorio, batte ad emettere suoni che per l'emozione però, non sento. Le ali nere, segnate di bianco, battono veloci per mantenere il volo. E' veloce, ma l'aria scoperta che deve attraversare è tanta e quindi questa magia continua... Non faccio in tempo a vedere il sopracciglio color del sangue, ma è lo stesso... Il maschio di forcello supera gli ultimi mughi, poi si getta a capofitto nel bosco di faggi, lasciandomi fermo, seduto, a stringere ancora il binocolo che guarda l'aria che porta ancora le sue vibrazioni, le orecchie continuano a sentire ancora il suono di quel volo... Sognavo di sentirti cantare e invece ti sei fatto ammirare in tutta la bellezza della tua natura... E non riesco a toglierti dalla mente, ti vedo ancora attraverso le lenti... Sta attento a non farti uccidere da quelli che sanno apprezzare la natura solamente da dietro un mirino e insegna a volare ancora a tanti giovani pulcini. E non ti preoccupare, cercherò di tornare, di tornare a cercarti...

Il resto della mattina, l'abbiamo passato passeggiando tra i mughi, dai quali per due volte qualcosa è volato via, un qualcosa che però è riuscito sempre a tenersi nascosto alla vista e verso le sette e mezza eravamo insieme a mio zio e ad Alessio sulla cima più alta, sotto la croce e il suono della campana ha salutato un nuovo giorno.


 

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