Queste sono alcune informazione trovate in rete ...per chi intendesse saperne di piu' ....
Action, questa sconosciuta
Comunemente per action si intende la distanza tra il bordo inferiore delle corde e la sommità dei tasti. Dato che questa distanza è regolata da diversi fattori (tipo di muta montata, curvatura del manico, altezze di ponticello e capotasto), la regolazione dell'action è una vera e propria ricerca dell'assetto più soddisfacente tra uno strumento e il suo musicista. Esistono numerosi specchietti recanti le misure medie dell'action, forniti anche dalle case costruttrici, ma in realtà non esiste una regola universale: la buona regolazione è frutto di un compromesso tra i limiti fisici dello strumento e le esigenze dell'esecutore.
Gli estremi di questi valori, misurati al dodicesimo tasto, vanno da un minimo di 1 mm. per il mi cantino e 1,5 mm. per il mi basso (limite oltre il quale le corde "friggerebbero" su qualsiasi chitarra) a un massimo di 2,4 mm per il cantino e 2,8 per il basso (in realtà non c'è un limite massimo per l'altezza delle corde, ma oltre questi valori voi state suonando una folk e non un'elettrica!).
La prima operazione che si deve compiere quando si desidera controllare o regolare l'action è montare una muta di corde nuove e intonarle al tono perfetto (le corde vecchie hanno perso elasticità e non lavorano più alla tensione stabilita, inoltre la sporcizia dovuta alla sudorazione delle mani si accumula nel bordo inferiore della corda e la fa friggere anche con un'action alta).
La seconda operazione consiste nella regolazione della curvatura del manico.
Il manico di una chitarra non deve essere perfettamente dritto, ma presentare una leggera concavità. Un semplice metodo per controllare la curvatura del manico si ottiene tenendo premuto il mi basso al primo tasto e in corrispondenza dell'innesto del manico sulla cassa; intorno a metà manico, tra il sesto e l'ottavo tasto, la distanza tra la corda e il tasto sottostante deve essere tra compresa tra due e cinque decimi di millimetro a seconda del tipo di chitarra. Se così non fosse ruotate il dado o la vite di regolazione in senso orario (allentate leggermente le corde in questo caso prima di agire) per diminuire la concavità e in senso antiorario per aumentarla. Attenzione! Non più di un ottavo o un quarto di giro per volta e aspettate qualche minuto prima di controllaee il risultato; se il manico non dovesse reagire dopo un giro completo o non reagisse del tutto, affidate la chitarra ad un professionista. Purtroppo su alcune chitarre (Fender e simili) sarà necessario smontare il manico dal corpo per accedere alla vite e la regolazione sarà più lunga e laboriosa.
Conclusa questa operazione controllate nuovamente la distanza tra corde e tastiera: se dovesse risultare non ancora ottimale dovrete agire ora su ponticello e capotasto.
Per controllare se l'altezza del capotasto è corretta potete seguire questi due metodi:
1 - controllate la distanza tra la corda a vuoto e il primo tasto e, dopo aver premuto la corda al primo tasto, rapportatela con la distanza tra la corda premuta e il secondo tasto, quest'ultima deve essere leggermente inferiore a quella verificata con la corda a vuoto, se risultasse inferiore di molto il capotasto è da abbassare
2 - Il secondo metodo è più semplice e immediato: suonate un brano in prima posizione e risuonatelo subito dopo con il capotasto fisso sul primo tasto, se in questo secondo caso risultasse molto più facile eseguire il pezzo il capotasto è troppo alto.
Per regolarne l'altezza si limano i solchi con un set di lime sottili e di diversa foggia, oppure si stacca il capotasto e lo si lima sul fondo. Il primo metodo è sicuramente migliore, poiché consente, agendo su una corda per volta senza smontare le altre, una regolazione più fine con minor rischio di abbassare troppo il capotasto. Se le corde suonate a vuoto dovessero friggere, il capotasto è troppo basso. Anche in questo caso si può procedere in due modi: inserite degli spessori sotto il capotasto fino a far sparire il ronzio, quindi misurate con un calibro l'altezza di capotasto e spessori e rifate un capotasto nuovo (potete tenere anche gli spessori senza rifare il capotasto, ma ne risentono look e timbro dello strumento).
Il secondo metodo, più spartano e meno professionale, consiste nel turare con della colla (superattak o simili, lasciate asciugare per alcune ore) o con della plastica fusa i solchi troppo bassi del capotasto e rimodellarli con delle lime sottili. Con i capotasti metallici bloccacorde delle chitarre con ponti tremolo in genere non è necessaria alcuna regolazione.
Una volta regolati manico e capotasto, si regola l'altezza del ponticello per ottenere l'action più gradita agendo sulle rondelle del ponte (ponticelli jazz, Tune-0-Matic Gibson e simili),
sulle brugole delle sellette (Fender e simili) e sulle viti ai lati delle sellette sui Floyd-Rose e simili.Se una o più corde dovessero friggere anche con un action alta probabilmente si dovrà intervenire anche sull'altezza dei tasti.
Effettuata questa ultima regolazione il passo successivo è l'intonazione dello strumento. Suonate le corde a vuoto e al dodicesimo tasto una per volta per sentire se l'ottava emessa è calante o crescente: se risulterà calante avvicinate la selletta al manico agendo sulla vite di regolazione (nei Fioyd-Rose ricordatevi di allettare la brugola che blocca la selletta), allontanatela se risulterà crescente.
Ogni volta che cambiate il diametro della muta di corde cambiate la tensione di lavoro della chitarra: controllate quindi, e regolate se necessario, il manico, l'action e l'intonazione.
Per concludere ricordatevi di tenere sempre d'occhio la curvatura dei manico, è essenziale per una buona action, per avere sempre uno strumento ben intonato e per farlo vivere più a lungo!
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Corde per chitarra
E or 6th, .009, Pure Nichel Wrop, Exagonal core, Light Top-Heavy Bottom, Phosphor Bronze, Round wound, Flat wound, Silk and steel, ecc. Vi sono familiari questi termini? Ebbene sì, stiamo parlando di corde, di quei sottili fili tesi attraverso i quali riusciamo a esprimere il nostro senso musicale. Forse un'analisi particolareggiata dei vari tipi disponibili ci aiuterà a capire quale possa rispondere di più alle nostre esigenze.
Corde per chitarra classica
Sono fabbricate in monofilamento di nylon la prima, la seconda e la terza. Le altre sono in nylon con avvolgimento in rame argentato. Solitamente non ne viene specificato il diametro, ma la tensione, che potrà essere, a seconda dei tipi, bassa, media, medio alta, alta. Ad una muta a bassa tensione dovrà corrispondere un tocco leggero ed espressivo, mentre con tensioni alte sarà possibile usare la massima vigorosità, tipica dei suonatori di flamenco. A volte alcuni chitarristi classici usano contemporaneamente corde di marche diverse per ottenere un suono più personale.
Corde per chitarra acustica
Sono reperibili di tre tipi: Bronze, Phosphor Bronze e Silk and steel. Le corde con avvolgimento in bronzo, distinguibili dal colore molto simile all'ottone, sono caratterizzate da un suono pieno e ricco di bassi con acuti evidenti e molto dolci. Sono corde dall'uso pressoché universale che però ultimamente si spartiscono un po' il mercato con le phosphor bronze. Queste sono corde dal suono cristallino e penetrante che hanno una notevole resistenza all'invecchiamento. Le Silk and steel, letteralmente seta e acciaio, si differenziano dai primi due tipi per avere uno strato di nylon o seta interposto tra l'anima di acciaio e il rivestimento esterno in lega argentata. Ciò conferisce a queste corde un suono chiaro, mai aspro e una dolcezza e docilità non riscontrabili sui due tipi precedenti.
Corde per chitarra elettrica
Questa è la famiglia più numerosa e i tipi disponibili sono talmente tanti che talvolta diventa problematico operare una scelta ponderata. Sostanzialmente si dividono in tre tipi e tre sottotipi, per cui potremo trovare corde con rivestimento in nickel puro, in acciaio nichelato oppure in acciaio inossidabile. Oltre al materiale di cui è composto il rivestimento, questo potrà essere round wound, half round oppure flat wound. La corda elettrica per eccellenza è quella con rivestimento in nickel puro, caratterizzata da un suono aperto e ricco di sfumature, molto caldo e aggressivo, docile e scorrevole sotto le dita. Ha, unico neo, una durata limitata, in quanto perde abbastanza velocemente le caratteristiche iniziali. Le corde in acciaio nichelato si differenziano dalle precedenti per il materiale usato per il rivestimento. Viene usato filo di acciaio nichelato a forte spessore, ottenendo così corde che sollecitano notevolmente i magneti dei pickup pur mantenendo il feeling delle corde in nickel. Hanno un suono molto simile a queste, con un attacco più pronto e un timbro più aggressivo, con una buona tenuta nel tempo. L'acciaio inossidabile viene utilizzato da non molto per il rivestimento delle corde elettriche e lo si può riconoscere molto bene poiché presenta un colore più scuro rispetto al nickel. Non altrettanto si può dire del suono che risulta invece molto brillante. Sono corde moderne, adatte al rock più duro anche perché si sposano bene con i processori di segnale. Tutte le corde suddette sono normalmente round wound, cioè la sezione delle spire del rivestimento è perfettamente circolare, mentre alcune case producono corde in nickel half round, dove la sezione della spira è leggermente appiattita in superficie, conferendo una sensazione di maggiore scorrevolezza e un suono leggermente meno brillante. I jazzisti continuano a prediligere le corde flat wound, la cui superficie è perfettamente liscia, caratterizzate dalla più alta scorrevolezza e dal suono molto rotondo. La loro durata è lunghissima. Esistono al nickel e stainless steel (acciaio inossidabile).
Anatomia delle corde
I cantini, così si chiamano le corde più sottili, sono solitamente realizzati in filo di acciaio armonico (swedish steel). A volte la lega può cambiare leggermente da una ditta produttrice all'altra e anche il timbro può essere diverso. Per determinare la bontà di una corda, sia liscia che ricoperta, vale questa semplice regola: la corda è più buona, quanto più tende a tornare dritta una volta tolta dalla bustina. Le corde ricoperte sono ottenute avvolgendo il filo che compone il rivestimento sopra un'anima di sezione circolare o esagonale, sempre di acciaio armonico, tenuta tesa alle estremità. Solitamente la sezione dell'anima è uguale per dimensioni a quella del rivestimento. Variando però le proporzioni si potranno ottenere corde che, a parità di diametro esterno, avranno tensioni, e quindi timbriche, diverse.
Consigli utili
Ancorare bene le corde alle meccaniche e non far sovrapporre le spire.
Sollecitare bene la corda prima di accordarla definitivamente.
Pulire bene le corde dopo aver suonato.
Se si cambia marca di corde ricontrollare bene l'intonazione. Due corde di calibro uguale non sempre vibrano allo stesso modo.
Se si cambia marca o misura controllare sempre il manico. A parità di calibro non sempre si ha la stessa tensione.
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Chitarre pulite
CHITARRA NUOVA.
E semplicemente nostro dovere mantenerla il più possibile tale. Le regole sono semplici e devono diventare abitudine:
suonare con le mani pulite;
dopo aver suonato pulire corde e tastiera con una pezza di tessuto di cotone ("popelin", t-shirt);
pulire manico e corpo con un panno morbido;
riporre lo strumento al suo posto e nelle adeguate condizioni ambientali (vedere articoli in merito in questo sito).
Quanto sopra dovrebbe essere sufficiente per conservarla nelle migliori condizioni per molti anni.
CHITARRA USATA/VINTAGE.
Le chitarre vintage, specie le arch-top e le acustiche, essendo più delicate necessiteranno di un approccio particolarmente attento e di "mano leggera". Proprio in questottica di riguardo espongo le operazioni di pulizia in ordine: si parte con una tecnica e, poi, solo se questa non si è rivelata sufficiente, si proseguirà con la successiva.
OCCORRENTE:
pezze di tessuto di cotone bianco (t-shirt è il meglio);
ovatta di cotone idrofilo bianco (evitare i batuffoli colorati da make-up perché .)
panni di lana;
rotolone di carta da cucina;
"paglietta" o lana di ferro fina (si trova in ferramenta o colorificio, specificandone luso da"restauro mobili"; NO pagliette saponate!);
nastro adesivo in carta, da imbianchino;
coltello dalla lama piatta lunga ca. 10 cm;
petrolio raffinato (detto anche petrolio lampante, p. luminante, p. bianco, uso mobili, in colorificio);
olio per mobili (ho visto anche un "lemon oil" per strumenti musicali );
polish per chitarre (esistono sia liquidi che spray, a vari marchi: Fender, Martin, GHS, ecc.);
cleaner per chitarre (idem come polish);
pennello piatto a setole morbide di cm. 2 ca. (nuovo, o comunque non usato per altri scopi);
olio di gomito e pazienza in gran quantità!
Si incomincia sempre con la pulizia della tastiera, essendo questa unattività che "crea sporcizia". Costituiscono eccezione a quanto segue le tastiere in acero verniciato "tipo Fender" che necessitano, in linea di massima, di una tecnica simile a quella utilizzata per la pulizia di corpo e manico.
Normalmente occorre prima rimuovere le corde: è la soluzione più comoda. A volte, specie sulle arch-top dannata, è preferibile invece allentare 3 corde per volta, senza rimuoverle completamente, ed operare su mezza tastiera. Ciò al fine di evitare danni che potrebbero insorgere dallimprovvisa assenza di tensione.
Strofinare la tastiera con una pezza di cotone, aiutandosi vicino ai tasti metallici con le unghie o con la lama.
Asportare la sporcizia evidente, secca, aiutandosi con la lama. Questa dovrà essere mantenuta ben salda e in posizione verticale. Soffiare o spennellare via lo sporco così rimosso. Procedere a un tasto per volta.
Pulire ed "omogeneizzare" il legno della tastiera con la paglietta. Precauzione: mascherare con nastro di carta i segnatasti ed i filetti delicati.
Lucidare ciascun tasto metallico con la paglietta, "afferrandolo" con pollice ed indice e scorrendo con la paglietta lungo di esso. Rimuovere di volta in volta la sporcizia rimossa e gli sfridi della paglietta.
Nel caso in cui il legno della tastiera presenti un aspetto asciutto, arido, ravvivarlo e nutrirlo strofinandolo con una pezza di cotone appena inumidita di olio per mobili (o "lemon oil"). Asportarne gli eventuali eccessi con una pezza di cotone asciutta o con carta da cucina.
Dopo aver ripulito il piano di lavoro si passa alla pulizia di paletta, manico e corpo.
Rimuovere delicatamente ogni traccia di povere e/o residui di pulizia della tastiera dapprima soffiando e poi con panno morbido e pennello.
Alitare su una zona da pulire e, con moto rotatorio, strofinare con una pezza di cotone o con ovatta. Continuare fintanto che larea non sia sufficientemente pulita e "limpida". Rivoltare sovente il panno o cambiare lovatta: la loro funzione è rimuovere lo sporco e non "spalmarlo".
Agire sulle piccole macchie particolarmente ostinate bagnandole, una per volta, con saliva ( saliva, avete letto bene) e, dopo aver lasciato agire per una ventina di secondi, strofinare energicamente con lovatta.
Per macchie "impossibili" provare con un batuffolo di cotone "appena inumidito" di petrolio per mobili. Terminare con la tecnica 2). Alternativamente al petrolio si potrà usare un polish specifico per chitarre, seguendo le istruzioni riportate sul prodotto medesimo.
A questo punto non rimane che pulire le parti metalliche, quali meccaniche e attaccacorde: strofinarle con una pezza di cotone inumidita di petrolio. Asciugare con una pezza di cotone asciutta o con ovatta.
Alla fine di tutto, ma proprio alla fine, per un effetto "splindente", una leggera spruzzata di "guitar cleaner" sui legni, da "tirare" immediatamente con un panno morbido di lana o con ovatta.
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Ponti Vibrato
Considerazioni e suggerimenti sui ponti vibrato, da quelli tradizionali ai Floyd Rose
La nascita del sistema Floyd Rose ha sicuramente rivoluzionato il modo di utilizzare la leva sulla chitarra dato che, se montato correttamente, è praticamente impossibile scordarla anche con un uso selvaggio.
Esiste però un sistema molto semplice per ottenere ottimi risultati anche con un ponte vibrato tradizionale montato di serie in tutti i modelli di Stratocaster e similari.
Uso da parecchio tempo sia il Floyd sia i ponti tradizionali e in entrambi i casi non ho mai avuto problemi di scordatura pur cambiando le corde al massimo un'ora prima di ogni concerto.
Vediamo innanzitutto di analizzare il motivo per cui la corda non tiene l'intonazione: quando si abbassa la leva, allentando drasticamente la tensione, questa tende a riavvolgersi sulle meccaniche per effetto di un effetto molla che si crea attorno al perno della meccanica. Per risolvere il problema il Sig. Floyd ha inventato il suo sistema che evita l'effetto sopra descritto tramite quello speciale capotasto metallico che blocca le corde mantenendo la tensione sulla meccanica praticamente costante.
Un atro modo per risolvere il problema è quello di utilizzare delle meccaniche cosiddette autobloccanti come le Sperzel oppure quelle montate sulle chitarre Paul Reed Smith.
In queste meccaniche la corda non viene avvolta attorno al perno ma viene bloccata con una sorta di morsetto evitando quindi l'effetto molla. Questa soluzione è molto valida perchè non comporta quasi nessuna modifica alla chitarra e permette l'utilizzo di ponti tradizionali. Il Foyd Rose infatti ha come unico grande difetto una grossa incompatibilità con le sedi che vengono normalmente realizzate per i ponti tipo strato e il doverlo applicare su strumenti costosi ne degrada irreparabilmente l'originalità. Il Floyd rimane comunque il migliore in termini di stabilità, precisione e escursione ma è meglio prevederlo già installato sullo strumento che si acquista piuttosto che applicarlo successivamente.
Resta di fatto comunque che, alla base della stabilità dell'accordatura, gioca un ruolo determinante il modo con cui vengono montate le corde a prescindere dal ponte e dal sistema che si utilizza. Anche con le meccaniche normali è possibile ottenere ottimi risultati. Per prima cosa, in base a quello che ho precedentemente detto sull'effetto molla, bisogna montare le corde con il numero spire minori attorno al perno della meccanica.
Molti hanno forse notato che la corda che più crea problemi è il SOL che si scorda sempre "in alto" ovvero cresce in intonazione una volta abbassata la leva. Provate a montare le corde facendo al massimo 1 giro e mezzo, frustate le corde in modo che si assestino, abbassate del tutta la leva, riaccordate la chitarra. Se avete montato le corde come dico io solo il SOL probabilmente subirà una variazione significativa. Accordate nuovamente la chitarra e vedrete che al prossimo uso della leva la chitarra rimane accordata anche se fatte le bombe alla Hendrix. Probabilmente quando suonando tirate il SOL è facile che questo cali leggermente ma basta un colpetto di leva per riportarlo all'intonazione giusta. Il problema si elimina quasi definitivamente se mettete nel perno della meccanica qualche goccia di olio per macchine da cucire. La cosa non è così automatica e serve un minimo di pratica ma il risultato è garantito dal sottoscritto che utilizza sia chitarre con il Floyd sia una Stratocaster AS con ponte tradizionale.
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Un ampli per ogni chitarra
Ogni amplificatore nasce per un determinato tipo di chitarra. E viceversa...
1-Fender HOT ROD + Stratocaster AM STD Che dire...ci si potrebbe suonare quasi tutto! Pulito squillante, crunch presente e distorto (senza pretese alla PANTERA) buono per i lead. Il top per questo connubio è il BLUES alla SRV (2° e 4° posizione sulla strato) ma vi assicuro che ci potete tirar fuori anche un pizzico di cattiveria in più.
2-MESA BOOGIE DC2 + Stratocaster AM STD (con 3 Dimarzio HS3) Il Mesa è un ampli molto medioso. Il meglio che ho potuto tirar fuori è stato un ottimo LEAD alla Stef Burns e un bellisimo suono pulito per arpeggi con il pick up centrale: brillante e con un attacco da paura. Non molto soddisfacenti i bicordi sulle posizioni basse...un po scorreggianti! Ma si sa... il singoli impastano un po.
3-MARSHALL JCM 600 head + Marshall 1922 + Les Paul Standard (EPIPHONE!!) Forse questo è il set-up più bello che mi sia rimasto impresso, sia per la versatilità, sia per il rapporto qualità prezzo. Puliti di tutti i tipi: brillanti, caldi, jazzati e chi più ne ha più ne metta. Il Blues forse avrebbe bisogno di meno saturazione col pick up al ponte e più attacco... ma sui distorti mbè sui distorti niente da dire! Ci potete suonare rock dagli anni 60 ad oggi, passando per le sonorità anche più ricercate!
4-Marshall jcm 900 + Stratocaster AM STD con Jeff Beck jr al ponte Mbè... mettete la distorsione a manetta, il pick up al manico e regolate il grado di saturazione solo dal volume della chitarra! Il massimo per il rock!! Certo non avrete un suono alla Steve Vai. Ma gli Iron Maiden, col pick up al ponte, ci sono tutti... e avanza anche un po di Satriani. PS: se poi cavete pure un Boss DS-1... ..
5-Fender Twin REVERB + Paul Reed Smith CE24 Questo è il set-up del "chitarrista maturo". Colui che se ne frega dei SUPER LEAD GAIN ma che apprezza tutte le sfumature. Colui che si siede per mesi davanti allampli e che con pazienza ci tira fuori TUTTO. Colui che non ha bisogno di multieffetto, e che il riverbero dellampli è più che sufficiente. Non per tutti. Con questo set up il suono lo devi fare uscire dalle dita... provate ad eseguire dei passaggi veloci con la chitarra semidistorta...da 0 a 10 quanto siete stati puliti?
6-JMP-1 + Marshall el34 20/20 + Jem Steve Vai Dal distorto in su! Qui cè da far urlare la chitarra...e se ci fosse un cry baby? Ahh...Dio solo sa! Bicordi Potenti e acuti da bucare i coni, certo non stiamo parlando di un RECTIFIER, ma a 20 watt per canale ci potete tirare davvero il collo! Questo set up non va assolutamente bene per il blues. Amanti del rock progressivo, armatevi e partite lungo le scale della musica!
7-Line6 POD (oppure yamaha DG stomp)+ Ibanez S270 + CREATIVE Sound Blaster LIVE Sicuramente non sarà come suonare una TWIN oppure un DC2... ma sono i risultati quello che contano...no? Con poche lire potete registrare qualunque cosa, genere o canzone... tecnica e bravura permettendo. Moltissimi dischi in giro sono stati registrati col POD!! Altro che microfonature & Co. Se poi volete osare, potete anche provare ad usarli LIVE direttamente sullimpianto voci... vi assicuro che chi ascolta senza guardare, non noterà mai la differenza...voi che suonate si, però!
E voi quale preferite? Il set up è come lamore: quello più bello è sempre lultimo... .
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Non stressiamo il cavo
Quando suonate una chitarra elettrica è sempre bene che facciate passare il cavo in uscita dal jack tra il corpo e la cinghia facendolo appoggiare al bottone reggicinghia. In tal modo si aiuta il cavo a stare in posizione riducendo nel contempo lo stress alla presa femmina.
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Le chitarre e i ladri
Anche le chitarre possono essere rubate e, come per molte altre cose, può succedere in caso di ritrovamento di non avere argomenti sufficienti per dimostrare che quello strumento è il vostro. Vi consigliamo, quindi, di prendere le seguenti semplicissime contromisure. Si tratterà di scrivere da qualche parte il vostro nome, indirizzo o il solo numero della patente di guida o altro numero che possa senza alcun dubbio identificarvi (il numero del passaporto, della tessera sanitaria, ecc,). Per le chitarre elettriche cercherete un posto non facilmente accessibile. Per i modelli bolt-on (con manico fissato da viti) potreste scrivere quanto detto, dopo aver tolto il manico, nell'incavo che ospita la sua parte finale. Potreste scegliere anche la zona sotto la mascherina e nel reparto molle se si tratta di uno strumento con vibrato. Un'altra idea potrebbe essere quella di scrivere i vostri dati con una penna speciale in modo che questi siano leggibili unicamente se posti sotto raggi ultravioletti. Per le acustiche le cose si fanno più semplici. Dopo aver saggiato le proprietà adesive su legno non verniciato di più etichette, o comunque di materiale adesivo scrivibile, scriveteci sopra i vostri dati e attaccatelo in qualche parte all'interno del corpo sotto il piano armonico in modo che sia visibile solo tramite uno specchietto. Per chi colleziona chitarre è bene depositi i numeri di serie ed altri elementi identificativi presso un notaio.
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Uno spessimetro gratis
Raramente succede che un chitarrista abbia a disposizione uno spessimetro a meno che sia anche un appassionato di vecchie macchine e motori, e ogni tanto si diletti a controllare il gioco delle aste e i bilancieri della sua amatissima carretta. Comunque, anche se un chitarrista non ce l'ha a disposizione se lo può fare in quattro e quattr'otto utilizzando un pezzettino di legno molle (legno dolce, balsa o altro) e i pezzettini di corda che normalmente taglia con il trancino a cambio di corde avvenuto. I pezzettini di corde avvolte andranno infilati nel legno molle dalla parte dove l'anima non risulta ricoperta. Generalmente con uno spessimetro si controllano l'azione, la luce tra i tasti centrali e il Mi basso a corda premuta (per la rettilineità o leggera concavità del manico) e la luce tra i pickup e le corde frettate all'ultimo tasto in modo da ottenere le distanze consigliate e far sì che una eccessiva vicinanza delle corde ai pickup non inibisca le vibrazioni delle prime (a causa della forza di attrazione dei magneti che sono poi calamite). Sul pezzettino di legno, scriverete in corrispondenza di ogni corda il relativo calibro e disporrete così di uno spessimetro con i valori che gradirete. Dal momento poi che le corde vengono spesso fornite con le misure del loro calibro sia in millimetri che in centesimi di pollice, se dovrete seguire delle indicazioni in inglese non sarete costretti a usare la calcolatrice per le corrispondenze millimetri/pollici o viceversa.
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La posizione del ponte mobile
Sulle vecchie chitarre economiche con corde in metallo degli anni Cinquanta e Sessanta e su molte arch-top di varia qualit si trovano spesso un attaccacorde a trapezio (sì, anche sulle acustiche normali) e un ponticello mobile. Questo, per molte ragioni può facilmente spostarsi ma ritrovare la sua corretta posizione è alquanto semplice. Una volta trovata (presumendo continuiate a usare lo stesso calibro di corde), vi suggeriamo di segnarla una volta per tutte con un filettino sottile di carta adesiva ottenuto ritagliando un pezzettino di etichetta per audio-cassetta. Questo lo posizionerete lungo la placca del ponte includente la sella. Per trovare la giusta posizione, accordate il Mi basso libero con un accordatore e poi suonatelo all'ottava controllando se l'intonazione è corretta. Se è crescente, allontanate di un po' il ponte verso l'esterno, se è calante avvicinatelo al centro della chitarra. Riaccordate il Mi libero e ricontrollate l'ottava frettata e così via, fino a che ci sarà una perfetta corrispondenza tra il Mi suonato libero e l'ottava. Segnate la posizione del ponte (con un pennarello) dal lato Mi basso e fate lo stesso procedimento aiutandovi con il Mi cantino, facendo attenzione a far rimanere in posizione corretta il ponte dal lato Mi Basso. Non impauritevi se alla fine il ponte sarà leggermente di sghimbescio, obliquo. Può accadere che una corretta compensazione implichi questo suo posizionamento, non tanto anomalo visto che sulle chitarre acustiche spesso la sella fissa è anch'essa posizionata obliqua, slanted come dicono quelli che sanno
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Valore di resistenza e pickup
La resistenza delle bobine, come pure il disegno dei magneti e delle espansioni polari, influenzano l'uscita del pickup. In generale, più la resistenza è alta, più risulta evidente il taglio alle frequenze acute e più alto il livello di uscita Il valore della resistenza in corrente continua di un normale single coil va da 6000 a 7500 ohm mentre quella dei normali humbucker da 8000 a 9000 ohm. Pickup con valori di resistenza più alti hanno, come abbiamo già detto, un livello diuscita più alto ma anche una decisa enfatizzazione delle frequenze medio alte. Il valore della resistenza misurata in corrente continua è utile per fare paragoni fra pickup ma bisogna tenere sempre in mente che questo valore ci da informazioni solo su una delle molte caratteristiche che contraddistinguono il segnale in uscita da un pickup.
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Una sella troppo alta
Quando il cedimento di un manico incollato su di una chitarra acustica porta ad avere una azione eccessivamente alta e il valore dello strumento non giustifica l'intervento di un liutaio che rimetta in assetto del manico stesso, potete abbassare procedendo come segue. Togliete le corde e, prima di estrarre la sella del ponte dal canaletto sulla placca, segnate con una matita una riga seguendo il profilo della placca. In tal modo, estratta la sella, saprete quanta parte di essa era affogata nella placca. Procuratevi della carta vetrata n. 200 e 300 e passate la sella sulla prima mangiando il millimetro o i millimetri necessari, o solo possibili. Con la 300 rifinirete il tutto. Attenzione a mantenere la rettilineità del fondo e l'andamento originale della sella. Per questo tenete come punto di riferimento la linea tracciata in precedenza. Doveste sbagliare di grosso l'operazione, non disperatevi e andate ad acquistare una nuova sella portandovi appresso come campione quella vecchia. Abbassare il ponte può significare di dover fare un invito alle corde verso i fori conici che ospitano i piroli. Per far questo usare una piccola raspa a coda di topo.