Marchese Vittorio Centurione Scotto

Marchese Vittorio Centurione Scotto

Capitano Pilota della Regia Aeronautica

(1900-1926)

   

"Immerso nell'azzurro che Lo chiamava

Infrantasi l'ala terrena

Risalì sull'ali dello spirito

Agli altissimi cieli"

 

 

 

 

Vittorio nacque a Genova il 7 maggio 1900 dalla nobile famiglia dei Centurione Scotto, erede di una casata da cui la repubblica di Genova aveva attinto ben sei dogi e che pare avesse avuto fra i suoi dipendenti Cristoforo Colombo.

Il principe Carlo, padre di Vittorio, cultore di ogni forma d'arte oltre che grande appassionato di ippica, fu legionario con D'Annunzio a Fiume.

Vittorio, ragazzo esuberante e fanatico del volo, uscì dall'accademia navale a soli 17 anni e subito fece domanda per entrare nella scuola di pilotaggio. Nel 1918 partecipò alle operazioni di guerra ad Ancona, in forza alla 264a squadriglia e si meritò la medaglia di bronzo al valor militare. In questa città lo trovò la fine della guerra.

Nel dopoguerra divenne Capitano della 187a squadriglia in base a Muggiano (SP). In diverse occasioni fu al fianco di Italo Balbo col quale condivise la gioia di pilotare i nuovi tipi di idrovolanti. (foto con Balbo)

Vittorio ha 24 anni quando incontra Liala ma secondo una legge dell'Aeronautica in vigore a quel tempo non poteva sposarsi fino al compimento del 28° anno di età. Oltre a questo ostacolo, il loro amore incontrò il disappunto della famiglia di lui che non considerava Liala la donna più adatta al proprio figlio: sposata, con una bambina piccola e più grande di lui di tre anni. Col trascorrere del tempo tale severo giudizio dei marchesi Centurione Scotto cambiò.

Vittorio si era intanto messo in luce battendo il record di altezza per idrovolanti, record poi rimasto imbattuto.

Durante un colloquio che si tenne a Roma, Benito Mussolini comunicò al principe Carlo di aver scelto suo figlio per correre la Coppa Schneider per idrovolanti, una gara di alta velocità a cui teneva moltissimo. Da una cernita fra i migliori piloti italiani Vittorio era risultato essere il più idoneo per la salda tempra e per le innegabili capacità.

Era il 1926.

In quell'anno la gara si sarebbe svolta a Norfolk. La squadra italiana, dopo la selezione, risultò composta oltre che da Centurione, dal maggiore De Bernardi, dal capitano Arturo Ferrarin, dal tenente Adriano Bacula e dal capitano Guascone Guasconi. (foto piloti)

Gli M39 (vedi foto), gli idrocorsa progettati per le gare dall'ing. Mario Castoldi, non erano ancora usciti dagli stabilimenti ma gli allenamenti iniziarono con altri apparecchi il 18 luglio all'idroscalo della Schiranna.

Il comandante della squadra era il maggiore De Bernardi, valoroso pilota della Prima Guerra Mondiale. Tra questi e gli altri piloti, però, pare non corresse troppo affiatamento e Centurione stesso, sebbene disciplinato e rispettoso sempre, non si sentiva a proprio agio con lui che era abituato ad altri sistemi.

Non si sa esattamente cosa accadde in quel giorno di inizio autunno.

Il 21 settembre 1926, durante l'allenamento, De Bernardi disse qualcosa a Vittorio che immediatamente scattò sul suo idrocorsa e iniziò un magnifico volo sulle acque del lago di Varese.

E d'improvviso la tragedia: l'apparecchio si avvita e in un istante scompare, col suo pilota, nelle acque tranquille del lago. Sono le 17:20.

L'incidente sembrò dovuto ad una insufficiente inclinazione dell'apparecchio nelle curve. L'aria, battendo con violenza sulle fiancate dei galleggianti, aveva opposto un'azione superiore alla correzione dei comandi e causato il rovesciamento di tutto l'apparecchio nel senso opposto al giro di curva.

Quell'anno, l'edizione della coppa Schneider fu vinta splendidamente dall'Italia.

I genitori di Vittorio, disperati, non vollero rassegnarsi alla prematura scomparsa del figlio e cercarono perfino di contattarlo tramite sedute spiritiche. Questo contatto però non avvenne mai.

La madre Luisa morì a 53 anni di crepacuore.

I marchesi avevano anche un altro figlio, il secondogenito Giacomo, che però visse sempre all'ombra del ricordo del fratello. E' morto attorno al 1997, in miseria.

 

Nel libro di Valfredo Fradeani "Storia di un primato. Dalla Coppa Schneider all'impresa di Agello" 1976, U. Mursia Editore, troviamo la motivazione della medaglia conferita a Vittorio durante la guerra.

""Pilota di idrovolanti, eseguì numerose sistematiche, lunghe esplorazioni senza scorta ed a tarda ora, nonchè alcune ricognizioni su territorio nemico dimostrando sempre zelo, ed in varie circostanze critiche coraggio e calma lodevolissime."

(grazie ad Enrica per la segnalazione)

 

 

     Il Castello di Millesimo (SV) , qui riprodotto in un dipinto di Simona Bellone. 

Ex monastero, divenne poi proprietà dei Centurione ed è qui che il marchese Carlo, padre di Vittorio, cercò di comunicare con il figlio morto attraverso le sedute spiritiche.

 

Per saperne di più:

"I misteri del castello di Millesimo: un'incredibile storia vera di medianità" di A.Ferraro, MEB, 1997.

 


 

                                   

                                                                    foto dal libro "Oltre le nubi il sereno" del Gen. Alberto Briganti                                                                   

                                                                                                                    

 

 

"..quando vedo il lago dove si inabissò il tuo apparecchio,

io mi domando come poté essere che un uomo del tuo valore,

della tua abilità, della tua sicurezza,

si sia schiantato così, in acque chete, piene di sole.

Passa la mia vita in un ricordo, la vecchiaia porta i rimpianti a folate:  

vorrei essere con te e vorrei essere qui, in attesa di te.

Guidami tu, così come mi hai guidata nella tua breve, splendida esistenza,

fatta di amore per me e per quella Italia che tutti insieme si amava, allora."

                                                                                                                      Liala (Diario Vagabondo-1976)

 

 

 

Le lettrici di Liala hanno conosciuto Vittorio nelle pagine dei suoi romanzi e hanno imparato a volergli bene. "Ombre di fiori sul mio cammino", "Voci dal mio passato", "Diario Vagabondo" contengono i ricordi dell'autrice, episodi della sua vita a volte lieti, a volte malinconici, sempre toccanti e straordinariamente intensi. Tra questi, il periodo vissuto insieme a Vittorio è rievocato con insanabile rimpianto, anche a distanza di moltissimi anni.

Di lui Liala ci descrive la splendida giovinezza, l'ardimento, la passione per i suoi velivoli, l'amore per la sua Patria. Ci descrive un uomo che sapeva amare completamente, con dedizione assoluta, la donna che aveva scelto come compagna della vita e che non poté rimanere accanto a questa donna perché tradito da un Destino crudele, nel pieno dei suoi anni più belli.

Alla memoria di Vittorio è dedicata questa pagina.

Barbara

 

 

 

 

Un grazie di cuore al Sig. Giovanni Gatti del Comitato Piccola Coppa Schneider e alla mia amica Paola di Mantova per il prezioso contributo. Senza di loro la realizzazione di questa pagina non sarebbe stata possibile.

 

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