Friction (2007)
for cello and live electronics

Dur. 13'
Tra i miei lavori passati, quelli con cui Friction si situa maggiormente in relazione sono:

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Alif (1999) per chitarra amplificata (l'indagine strumentale, la conformazione delle figurazioni in partitura, il rapporto suono-rumore bianco, la gestione della micro-forma);
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To walk the night (2002) per quintetto ed elettronica (le nubi di granulazione che si condensano in modo spiraliforme intorno agli oggetti musicali eseguiti dallo strumentista);
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Dissection (2005-06) per violino, video e live electronics (la gestione della macro-forma mediante suddivisone in più sezioni e sotto-sezioni trattate ognuna in modo peculiare dal punto di vista dell'interazione con il mezzo elettronico e del materiale strumentale in partitura)
Friction nasce come indagine circa il rapporto tra l'idea di attrito e l'idea di evento incorporeo alla superficie, nella formulazione della scuola stoica. Gli eventi sono come cristalli, diventano e crescono soltanto per i bordi, sui bordi e, procedendo lungo la loro superficie, avviene il passaggio dai corpi all'incorporeo sottile vapore che fugge dai corpi, pellicola senza volume che li circonda, specchio che li riflette, scacchiera che li pianifica. In questi termini Deleuze incapsula Attraverso lo specchio di Carroll e, in maniera analoga, in Friction, la sostanziale estraneità degli eventi alle cose si riflette nel continuo mutare/ripetersi di oggetti che subiscono insistenti micro-variazioni e cadono preda dell'oblio. Oblio, amnesia e astigmatismo sono le strategie compositive attraverso le quali perseguire l'estasi, intesa come assenza di peso.
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