Piero Melograni
Il disastro italiano in 14 punti
"Mondo economico"
10 ottobre 1993

Per individuare le cause dell'attuale disastro italiano proviamo a riconsiderare la storia dell'ultimo mezzo secolo. Cerchiamo di farlo senza rancori, sapendo che molte responsabilità appartengono a tutti, e con brevità, limitandoci a un elenco di fatti che suddivideremo in quattordici punti. Mi scuso se parlerò soprattutto del Partito comunista, ma esso è stato un partito di straordinaria importanza nella storia recente ed occupa un posto centrale nella ricostruzione di essa.

1 Nel 1944-45, con la fine del fascismo, tornò a diffondersi tra gli italiani il mito comunista, che tanti guasti aveva provocato nel 1919-20. Tuttavia, a differenza di allora, il Pci di Palmiro Togliatti adottò una linea moderata e prudente, niente affatto massimalistica.

2 La linea moderata e prudente si giustificava fra l'altro, con la spartizione dell'Europa in sfere di influenza, in relazione alla quale l'Unione Sovietica si era accordata con gli occidentali per rinunciare all'Italia in cambio di altre terre. Non soltanto Washington, insomma, ma anche e soprattutto Mosca volevano evitare (e l'intesa durò fino al 1989) che i comunisti italiani andassero al Governo attraverso insurrezioni o perfino attraverso elezioni. Se quest'ultima eventualità si fosse verificata, anche i polacchi, gli ungheresi e i cecoslovacchi avrebbero preteso libere consultazioni, in base a un criterio di reciprocità e con effetti dirompenti per la pace mondiale.

3 A conferma di ciò si può ricordare che nel 1948, quando Togliatti subì un attentato e alcune città insorsero, Stalin intervenne bloccando la rivolta. Negli anni 70 Mosca vietò al Pci di entrare a far parte di un Governo di coalizione e accettò la proposta del compromesso storico perchè il Pci si impegnò ad appoggiare il Governo Dc soltanto dall'esterno. Lo ha confermato Oleg Gordievskij, uno dei capi del Kgb, nel volume da lui pubblicato due anni fa insieme con Christopher Andrew (La storia segreta del Kgb, Rizzoli).

4 Grazie alla sua abilita' e prudenza, il Pci divenne il secondo partito italiano (diventò addirittura il primo partito alle elezioni europee di otto anni fa). In tal modo esso condizionò l'intero schieramento delle opposizioni poiché, in base ai dati elettorali, nessuno avrebbe potuto progettare un'alternativa di governo senza il suo concorso.

5 Ma il Pci, per le ragioni già esposte, non poteva andare al Governo ed era costretto a temporeggiare. Nell'attesa che la situazione internazionale evolvesse, pretendeva di essere nello stesso tempo "conservatore e rivoluzionario, partito di lotta e partito di Governo". Si presentava come l'antagonista della Dc e stringeva con essa un compromesso storico.

6 L'elettorato comunista era fino a un certo punto consapevole della paralisi del suo partito, attendeva gli eventi e si compiaceva per i successi parziali sperando in un domani più radioso. Gli elettori anticomunisti, viceversa, temevano questo domani e molti, pur di evitarlo, votavano a scatola chiusa, senza criticare e senza protestare. Temevano di fare il gioco del nemico.

7 I partiti di Governo, dal canto loro, si compiacevano di strumentalizzare il Pci sia come spauracchio acchiappavoti (per la sua potenzialità rivoluzionaria) sia come sostegno diretto (per la sua pratica consociativa). Giudicavano molto comodo che in Italia non esistesse un'opposizione capace di controllare i reggitori della cosa pubblica, sfidarli sul piano dell'efficienza e sostituirli grazie a ricambi di maggioranze.

8 Le crisi di Governo erano frequentissime, ma al fondo sussisteva una grande stabilità. L'Italia è l'unica società politica dell'Occidente europeo in cui un partito, quello dc, sia rimasto ininterrottamente al Governo per quasi mezzo secolo. C'è rimasto nonostante la presenza del più forte Partito comunista dell'Occidente o, per meglio dire, proprio grazie a questa presenza.

9 Vasti settori della società italiana si adattavano a tali anomalie cercando di sfruttarle. In assenza di quei controlli che in un normale sistema parlamentare sono consuetudinari, l'Italia gonfiava a dismisura il debito pubblico distribuendo privilegi a partiti, sindacati, imprese, falsi invalidi, pubblici dipendenti, parlamentari, portaborse e via di seguito. Si espandeva la corruzione in misura superiore a quella di qualunque altro Stato dell'Europa occidentale.

10 La svolta arrivò nel 1989. Le strane regole sulle quali l'Italia si era fino ad allora retta entravano in crisi con il crollo del sistema sovietico, la fine della guerra fredda e la cancellazione delle zone di influenza. L'Italia, da allora, non costituisce più l'avamposto dello schieramento occidentale, che gli Stati Uniti e i loro alleati devono soccorrere a ogni costo. La sua economia può restare esposta alle crisi e la direzione della cosa pubblica può essere affidata a tutti, anche a un governo comunista, purché il Parlamento lo voti.

11 Tuttavia, a conferma indiretta delle difficoltà connaturate al Pci ai fini dell'esercizio di una vera opposizione parlamentare, occorre qui ricordare che proprio dopo l'89, vale a dire proprio dopo che gli si sono spianate le strade del pieno gioco democratico, il Pci è stato costretto a cambiare nome e a spaccarsi.

12 Una nuova opposizione è nata quindi al di fuori del sistema partitocratico che ha governato l'Italia in questo mezzo secolo ed è rappresentata dalle leghe. Si ha la sensazione che queste ultime potranno essere sconfitte soltanto da quel partito che deciderà di assorbire in tutto o in parte le loro rivendicazioni.

13 La partitocrazia è in crisi mortale di fronte alla situazione assolutamente nuova che si è determinata. Ma stenta a rendersene conto, prolunga invano la sua agonia, sembra incapace di esprimere un leader, un partito, un movimento in grado di prendere saldamente in mano le sorti dello Stato.

14 Frattanto anche la società cambia. Stava già cambiando socialmente prima dell'89, con l'affermazione di un "mondo medio" quasi per nulla somigliante alle classi medie tradizionali o alla piccola borghesia di un tempo. Sta oggi cambiando politicamente perché si rivolge sempre di meno alle vecchie formule politiche, esigendo in misura crescente ideali nuovi e fatti concreti. E comincia ad accorgersi soltanto ora della gravità della crisi.

 

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