Il Canto di Natale di Sirius Black
capitolo I
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I - I TRE SPIRITI
Sirius Black si rigirò su se stesso facendo cigolare la vecchia e logora branda su cui era steso. Volse lo sguardo verso quella finestrella, in alto, un buco rotondo nel muro freddo e viscido, unico occhio verso il mondo esterno. Quella finestrella, così preziosa per non impazzire, per poter ancora credere in ciò che faceva parte della sua vita precedente, quando era felice, quando era circondato da persone che lo amavano, quando era libero. Quella finestrella, così cara ma anche così crudele, senza sbarre, senza costrizioni, solo una fredda, invisibile barriera magica che non permetteva l'uscita neanche di un respiro, non permetteva neanche ad un raggio di Sole di entrare in quella cella buia e silenziosa.
Fuori nevicava, candidi fiocchi perfettamente cristallini si scioglievano al solo contatto con quell'energia misteriosa che isolava Black dal resto del mondo. La Luna era uno spicchio nel cielo di velluto blu, luminosa ed eterea, amica di tante notti della sua gioventù, quando era tutto più semplice, tutto più entusiasmante.
Sirius sospirò, ma non una lacrima uscì dai suoi occhi neri come la pece, il tempo delle lacrime era finito, il tempo della disperazione, delle grida, della sua voce che tuonava la sua innocenza...tutte cose che ora non facevano più parte di lui, non ne aveva più la forza. Era passato solo un anno, ma in quell'orribile luogo dove ora era rinchiuso, un anno, un solo anno valeva per dieci, una sola ora di dolore si ripercuoteva all'infinito, e non serviva più a nulla combattere, non serviva più a nulla gridare, ora c'era solo rassegnazione nei suoi occhi, rimpianto per tante cose non dette, odio per chi era stato l'artefice della sua tragedia.
"Ehi Black, stai dormendo?" chiese brusca una roca voce, distogliendo Sirius dai suoi pensieri.
Black non rispose, quasi non si mosse.
"Black, sei già morto? Andiamo, che i miei amici Dissennatori vogliono ancora divertirsi con te!" sbraitò la voce, seguita da una grossa e maligna risata di scherno.
Sirius finalmente si girò, e davanti a se vide il suo carceriere, quel piccolo mago tarchiato e deforme, che con il suo aspetto putrido e rivoltante lo salutava da dietro la barriera magica e trasparente della sua cella.
"Cosa vuoi?" chiese mestamente, guardando l'uomo con disprezzo.
"Sono venuto a portarti il tuo cenone, Black" rispose con voce ironica la guardia, facendo passare attraverso la barriera magica un piatto di coccio pieno di una sostanza nauseabonda ed una tazza di ferro arrugginita.
Sirius guardò di nuovo l'uomo, poi si rigirò dall'altra parte, senza più dire una parola.
"Buon appetito, e Buon Natale Sirius Black!" grugnì la guardia con un'altra risata roca e disgustosa, allontanandosi dalla cella e sparendo nell'ombra dei terrificanti corridoi della prigione, da cui provenivano le più agghiaccianti urla, strepitii, voci sconnesse dei prigionieri che avevano già provato sulla loro pelle la furia devastatrice dei Dissennatori.
Natale, era la vigilia di Natale. Non se ne era neanche accorto, a dire il vero non gli importava. Eppure ora che la guardia lo aveva menzionato, Sirius non poté fare a meno di pensarci...era la vigilia di Natale, il suo secondo Natale ad Azkaban, quello che probabilmente sarebbe stato il peggior Natale della sua vita. L'anno precedente era tutto più...vero, più reale, meno offuscato. Un solo anno tra Dissennatori e prigionieri malati di mente gli aveva fatto totalmente perdere la nozione di tempo.
Eppure, eppure...eppure lui ricordava ancora perfettamente tanti particolari del suo passato. Ricordava nitidamente del suo ultimo Natale da uomo libero, ricordava l'ultimo Natale a Hogwarts, ricordava il primo Natale a Hogwarts...gli pareva ancora di sentire le risate di Lily e Remus, la voce calda e familiare di James, la dolcezza di Harry sorridente all'ombra del grande albero decorato, sentiva il profumo dei biscotti della signora Evans, e le parole paterne di Silente...ma cosa stava facendo? Cosa gli diceva la testa? Doveva essere realista, non poteva perdersi nei ricordi...non voleva...perché faceva troppo male. Tutte quelle persone ora lo odiavano, lo ritenevano un traditore della peggior specie. E lui non sarebbe mai riuscito a riabilitarsi, non ne avrebbe mai avuto l'occasione. Ormai tutto era perduto, a cosa serviva pensare ancora a quei momenti? A cosa serviva lottare? A cosa serviva disperarsi?
Chiuse gli occhi lentamente, liberandosi la testa da quelle che ormai riteneva sciocchezze, si addormentò, il sonno sconvolto da mille incubi, da mille voci.
Era ancora tra il sonno e la veglia, gli occhi neri velati, quando gli parve di sentire qualcosa. No, non veniva dall'esterno, qualcosa...o qualcuno...si stava muovendo dentro la cella. Aprì definitivamente gli occhi, si girò lentamente, un po' spaventato, agitato, curioso...
Ebbe un sussulto, il cuore gli arrivò in gola, non si mosse, confuso, colpito da ciò che lo stava fissando. Un ombra trasparente era seduta davanti a lui, ai piedi del suo letto. Colorito azzurrino, capelli scuri scompigliati sulla nuca, la figura fissava Sirius con i suoi occhi trasparenti, da dietro un paio di lenti tonde...
"James..." Sirius avrebbe voluto gridare, ma lo stupore gli permise solo un sussurro. "James..." ripeté, alzandosi dal letto ed avvicinandosi alla presenza.
"Ciao Sirius" rispose Potter sorridendo alla faccia basita dell'amico. Anch'egli si alzò, ed era ora faccia a faccia con Black, i cui occhi neri erano velati dal pianto.
"James..." Sirius ripeté ancora una volta
"Lo so come mi chiamo, Felpato. Stupito di vedermi qui?" rispose Potter ancora sorridendo sarcastico.
Sirius si lanciò a braccia aperte verso l'amico, tentò di abbracciarlo forte, ma tutto ciò che poté sentire fu un freddo raggelante, attraversando da parte a parte la figura di James. Black si ritrovò alle spalle di Potter, ad abbracciare il nulla. Volse lo sguardo verso l'amico, che si girò e lo guardò con dolcezza.
"No Sirius, mi spiace...questo non ci é concesso" disse, guardando l'espressione sul volto di Black.
"Sei un...un...fantasma..." costató Sirius tornando a sedersi.
"Certo, cosa volevi che fossi!" rispose James, come se quella fosse stata la situazione più logica del mondo.
Non poteva crederci, eppure James era lì davanti a lui. Era passato più di un anno da quando i coniugi Potter se ne erano andati, e mai Sirius avrebbe immaginato di poter un giorno rivedere il suo migliore amico. Era una cosa bellissima, una sensazione strana, avvolgente, terrificante.
"Oh mio Dio James...come...oh Dio, io ho tante cose da dirti, tante cose da chiederti, mi manchi tanto James, non puoi immaginare neanche quanto...." disse Sirius tutto d'un fiato, pieno di emozione.
"Non ora Sirius...non ho tempo..." rispose calmo James.
"Cosa..." cominciò Sirius allibito.
James prevení la domanda ovvia di Sirius, e prese parola "...cosa ci faccio qui? Be'...sai, ad un po' di persone lassù non piace come ti stai comportando" iniziò indicando il soffitto con una mano "Ma come...Sirius, Sirius Black, l'uomo più sicuro del mondo, che si lascia andare in questa maniera? Cosa ti prende, Sirius? Perché hai smesso di combattere per la tua innocenza?" concluse con lo sguardo rattristato.
"Ma a cosa serve James, a cosa serve...nulla, non posso fare nulla, ormai sono inutile...Sirius Black é scomparso dalla faccia della terra, ormai nessuno più sente la mia mancanza là fuori" disse Sirius abbassando lo sguardo.
"Sciocchezze"
"Sciocchezze? Jim, le persone che più amavo ora mi credono un traditore, un assassino...sono felici che io marcisca qui dentro, nessuno mi compiange" rispose Sirius con rabbia.
"Oh, cambierai idea...se dentro di te c'é ancora anche una briciola del Sirius Black che conoscevo, tempo domani mattina ed avrai cambiato idea..." sentenziò James sorridendo.
"Domani mattina?" chiese Sirius con aria inquisitoria.
"Sirius" iniziò James con tono didascalico "Tu non puoi...non puoi abbandonarti qui, non puoi perdere la speranza, non puoi chiudere gli occhi davanti al futuro"
"Ma quale futuro?" chiese Black sarcastico guardando il fantasma negli occhi.
"Sirius...non puoi capire...non puoi capire quante persone stanno soffrendo per te, quante persone soffriranno...Questo vuole essere un avvertimento, un dono, chiamalo come vuoi, per farti capire...accettalo, saprai apprezzarne il valore, non a tutti é concesso...Questa notte...allo scoccare della mezza notte, riceverai la visita di tre spiriti..."
"Tre spiriti?" chiese Sirius con un sorriso. Sapeva quanto James odiasse essere interrotto, quando impartiva la sua lezioncina, anche da morto non era cambiato di una virgola
"Fammi finire. Si, dicevo...tre spiriti...il primo dei tre, il più saggio, ti condurrà nel tuo passato, ti fará rivivere momenti dei tuoi Natali passati...ricorda Sirius, i ricordi non sono mai veritieri, non del tutto almeno. Lo Spirito dei Natali Passati portá farti vedere solo ciò che tu vuoi davvero vedere, solo ciò che tu vuoi davvero ricordare. É nel tuo inconscio che Egli abita...lì andrà a cercare, lì troverà quello che tu hai deciso di mantenere vivo nella tua mente, per non dimenticare..."
"Molto interessante...ma James...perché..."
Potter non fece neanche caso alle parole dell'amico "...il secondo Spirito sarà l'unico a saperti dire la verità, l'unico che portá mostrarti le cose come stanno, perché non si può cambiare il presente, ed é proprio nel cuore di Natali Presenti che Egli ti condurrà...fai attenzione Sirius, cogli ogni aspetto di ciò che vedrai con il secondo Spirito, perché il presente é fuggevole, basta un attimo, un solo rintocco di orologio e, senza avvertimenti, é già diventato passato...il terzo Spirito ti porterà nei..."
"Natali Futuri?" chiese Sirius ironico.
"Si, esattamente...ora, ricorda bene che il futuro non é ancora stato scritto, tutto ciò che vedrai dipende solo da te, il futuro é solo un'ombra che incombe su di noi, ma siamo noi stessi, con le nostre azioni, con le nostre decisioni, a dargli forma. Non farti fuorviare da ciò che lo Spirito ti mostrerà anche se Egli fará sembrare tutto reale, tutto terribilmente minaccioso...nulla é ancora deciso, siamo noi stessi il nostro futuro...vedrai Sirius, con il loro aiuto imparerai che il mondo ha ancora bisogno di Sirius Black, del vecchio Sirius Black..."
"No James...a niente, non serve a niente..." sussurrò Sirius scotendo la testa.
"Vedrai Sirius, vedrai...ora devo andare" disse Potter guardando fuori della finestra "Sirius, credimi, abbi fiducia..." la voce di James pian piano si faceva sempre più lontana, la sua figura sempre più dissolta.
"Addio Sirius" mormorò prima di sparire del tutto.
"Addio Jim" rispose Sirius guardandolo ad occhi sbarrati, un sorriso amaro sulle labbra, una lacrima a rigargli la guancia.
Ma cosa voleva dire James? Chi mai al mondo poteva ancora desiderare la sua libertà. Ormai lui non era più nessuno, era solo un numero sui registri di Azkaban, destinato a qualcosa di ben peggiore della morte stessa, e nessuno, nessuno se ne sarebbe preoccupato. Spiriti o no, Sirius sapeva benissimo che ormai il suo futuro non esisteva più.
Si stese nuovamente sulla branda cigolante, si mise a fissare il soffitto, la testa ancora avvolta nelle immagini di pochi istanti prima, ancora persa nelle inutili parole di James.
Chiuse gli occhi, riprese lentamente a dormire, scordandosi dei tre spiriti, di James, dei suoi avvertimenti, credendo...volendo credere di essersi sognato tutto.
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