Il Canto di Natale di Sirius Black

capitolo II

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II - LO SPIRITO DEI NATALI PASSATI

Uno. Due. Tre. Dieci. Dodici...la campana che contava le ore per i condannati di Azkaban tuonò la mezzanotte. Sirius dormiva ormai profondamente, sul pavimento di roccia era ancora poggiato il piatto con la sua cena, il lenzuolo rattoppato e tarlato a mala pena gli copriva i piedi nudi, tremanti per il freddo.

"Sirius" nella cella echeggiò una voce lenta, pacata, amorevole.

"Sirius" ancora ripeteva, insistente. Black si voltò nel sonno, emise un mormorio, si rigirò dall'altra parte.

"Sirius" la voce si faceva più nitida, ed allo stesso tempo più surreale.

Black si voltò ancora, ed aprì a mala pena gli occhi, tanto da bastargli per vedere cosa...chi stava davanti a lui, in piedi, fissandolo.

D'un tratto Sirius realizzò ciò cosa stava accadendo, sobbalzò sulla sua branda, si mise seduto, fissò la figura che si stagliava alta davanti a lui. Poteva sentire un sudore gelido che gli bagnava la fronte, gli occhi spalancati davanti all'ombra ingrigita di un uomo di mezza età, dai capelli scuri che gli arrivavano alle spalle. Era vestito di nero, e neri erano i suoi occhi, neri, come quelli di Sirius. Sul viso dell'uomo era appena accennato un sorriso.

"Ciao piccolo" disse inarcando le sopracciglia.

Sirius restò in silenzio per un momento, guardò a profondo negli occhi del fantasma, si portò una mano alla bocca, gli occhi sempre più sbarrati. Aprì le labbra e riuscì finalmente a balbettare qualcosa "Pa--papà..."

"Meno male, allora non ti sei completamente scordato di me" rispose l'uomo, facendo un ampio sorriso in direzione del figlio.

"Non---non vorrai dirmi che tu sei lo--lo Spi--" cominciò Sirius stupito.

"Spirito dei Natali Passati...si...avresti dovuto immaginarlo, chi ti conosceva meglio di me da bambino?" il signor Black pian piano si avvicinò al letto di Sirius, si sedette accanto a lui, facendogli provare una sensazione di freddo nelle ossa.

"Papà...come...come stai...oh, ma che domande faccio, come vuoi stare, sei morto...oh, ma...papà..." Sirius ormai piangeva a dirotto, e combatteva contro se stesso pur di non circondare il collo del padre con le sue braccia. Avrebbe voluto stringerlo forte, ma sapeva benissimo di non poterlo fare.

"No Sirius...non sono qui per questo, non sono venuto da te per farti piangere, smettila...non hai mai pianto, neanche da bambino..." la voce dello spettro si faceva più calda ed umana.

"Si che ho pianto da bambino...quando te ne sei andato, se non fosse stato per i miei amici, io non so...non so davvero come lo avrei sopportato..." rispose Sirius asciugandosi gli occhi con la manica della casacca.

"...sono venuto per mostrarti delle cose, per mostrarti alcuni momenti del tuo passato...per non farti dimenticare che al mondo ci sono persone che ti hanno voluto bene, mio piccolo Sirius...ora sei un uomo, ed ancora ti tratto come un bambino..." disse lo spirito scotendo la testa.

"Lo hai sempre fatto" rispose Sirius sorridendo.

"Ora dobbiamo andare Sirius, non abbiamo tutta la notte..." il signor Black si alzò e si diresse verso il muro che dava sull'esterno. Poggiò una mano sulla roccia, e la fece sparire dentro la parete, attraversandola "Allora, cosa stai aspettando?" chiese al figlio.

"Papà...io...io non credo di essere capace a..." Sirius indicò la mano semiscomparsa "E...a meno che tu non abbia nascosto la mia moto dietro quella parete, sappi che io non so neanche volare..."

"Oh Sirius, andiamo, vieni qui e non fare il bambino. Essere morti porta qualche vantaggio, sai" disse l'uomo ridendo "Prendi la mia mano e...non preoccuparti"

Sirius si alzò, sfiorò con le dita la mano libera del padre. Il signor Black avanzò verso il muro, sparì del tutto, e dietro a lui sparì anche Sirius.

Si trovarono entrambi sospesi a mezz'aria nella freschezza della notte.

"Whoa..." Sirius cercava di mantenere l'equilibrio, attaccato alla mano di suo padre, che al contrario si trovava a suo perfetto agio.

"Sei pronto?"

"Più o meno...dove andiamo?" Sirius si guardò intorno con incertezza.

"Non dove Sirius...quando..."

In un attimo Sirius si trovò a volare sospeso in un vortice di colori e suoni, accanto a se vedeva l'ombra di suo padre che lo guardava con dolcezza, sotto i suoi occhi si avvicendavano mari, monti, case, città, campagne, tutto passava veloce, tutto spariva in fretta dalla vista.

D'improvviso tutto si fermò. Sirius ed il signor Black furono poggiati delicatamente sulla neve soffice, come due foglie trasportate dal vento. Black si guardò attorno cercando di capire dove si trovasse. La strada era illuminata da un lampione solitario, attorno a lui si ergevano enormi edifici grigi e spogli. Le ciminiere che spuntavano dai tetti facevano intuire la presenza di fabbriche, l'aria era intrisa da una nebbia densa e bassa.

"Non...non possiamo trovarci a..." Sirius ancora girava in tondo cercando di trovare un indizio che gli facesse riconoscere il luogo, era in dubbio...non poteva essere, dopo tanti anni...

"Guarda tu stesso" consigliò il fantasma puntando il dito verso una delle casette a schiera rannicchiate sotto la mastodontica presenza delle fabbriche. Sirius fece alcuni passi nella neve in direzione del punto indicato, si accorse che dietro di se non lasciava alcuna impronta. Il padre comprese il suo stupore "Siamo qui solo come spettatori, Sirius...siamo solo ombre..."

Finalmente entrambi giunsero alla casetta, l'unica con tutte le finestre chiuse e buie--tutte tranne una, la piccola finestra che dava sulla strada, illuminata dall'interno con una luce tenue.

Sirius si avvicinò alla cassetta delle lettere, imbiancata dalla neve, e lesse il nome inciso sopra a chiare lettere "Si...é proprio..siamo a casa" Non poté fare a meno di sorridere.

Scavalcò la staccionata con un salto, come quando era ragazzo, corse verso la porta, si fermò sull'uscio.

"Entriamo?" propose il padre, da dietro le sue spalle. Sirius sfiorò nuovamente le dita incorporee del fantasma ed entrambi attraversarono la porta d'ingresso. L'interno della casa era silenzioso, l'unica luce proveniva da una camera laterale. I due entrarono. Al centro della piccola stanza c'era una poltrona di pelle nera, posta davanti ad un camino acceso. Nulla faceva pensare ad una sera di vigilia di Natale, la camera era completamente spoglia, neanche un ramoscello di vischio a rallegrare l'atmosfera. Seduto sulla poltrona Sirius riconobbe suo padre--la versione giovane di suo padre. Teneva tra le mani la fotografia in movimento di una giovane donna dai lunghi capelli chiari, che sorrideva in tutta la sua bellezza. Il giovane signor Black se la rigirava tra le dita affusolate, guardandola ora con odio, ora passione, ora con rabbia, mentre lacrime calde gli bagnavano il viso.

Sirius ebbe come un flash nella sua memoria. D'improvviso si ricordò di aver già vissuto quella situazione. Si girò verso suo padre--verso il fantasma di suo padre-- "Io...io mi ricordo...adesso...adesso io...cioè...io da bambino entrerò da quella..." Sirius indicò la porta attraverso la quale erano entrati nella stanza, ma non fece in tempo neanche a finire di parlare che un bambino sui sei anni, con i capelli lunghi e nerissimi fece il suo ingresso, portando tra le mani una ciotola piena di biscotti ed una caraffa di latte fumante. Entrambi gli oggetti erano decorati con foglie di pungitopo e nastri Natalizi.

Il bambino si avvicinò alla poltrona, richiamò l'attenzione dell'uomo seduto e disse con una voce sincera ed affettuosa "Buon Natale papà".

Il giovane signor Black si asciugò le lacrime, guardò con amore il figlio, poi di nuovo la foto. Sorrise. Con decisione, lanciò l'immagine della donna tra le fiamme del caminetto. Prese latte e biscotti e li poggiò sul pavimento, per poi tirare verso di se il ragazzino, lo abbracciò forte, gli sussurrò in un orecchio "Ti voglio bene Sirius".

Sirius--il Sirius adulto--guardò la scena con commozione "Era...era il primo Natale senza la mamma, se ne era andata da pochi mesi e tu ancora non te ne eri fatto una ragione" sorrise "Non avevi voluto addobbare la casa...niente albero, niente calze, niente dolci...quella sera ero tristissimo, ma non volevo rinunciare al Natale..."

"...E così con il tuo gesto semplice mi facesti capire che eri solo un bambino, e che dovevi avere il tuo Natale, separazione o no..." lo spettro del signor Black concluse il pensiero del figlio "Senza di te non so come avrei sopportato l'abbandono di tua madre, non ci sarei mai riuscito da solo...da quella sera capii che dovevo andare avanti, e dovevo farlo per te, Sirius...e se tu non ci fosti stato, chissà come sarei finito..."

Lo spirito fece qualche passo verso l'uscita della camera "Ora andiamo Sirius...ho ancora qualcosa d farti vedere...dobbiamo andare avanti di qualche anno...". Black seguì il padre, uscirono nuovamente per la porta d'ingresso, ma all'esterno non trovarono più la fuligginosa Londra dei quartieri di periferia, ma le solitarie stradine di un paese di campagna.

"Caspita" sentenziò Sirius "Ancora mi ci devo abituare a queste cose..." continuò guardandosi attorno.

Riconobbe il familiare profilo dei colli e delle foreste della sua adolescenza, non dovevano essere lontanissimi da Hogwarts. Distanziata dalle altre, notò una villetta illuminata. Davanti, nel bel giardino curato, si ergeva in tutta la sua bellezza la nera e lucente motocicletta volante,vanto dei suoi anni da studente.

"Siamo a Godric's Hollow...e quella é la casa di Jim!" disse entusiasta.

Si recarono a passo veloce verso l'edificio, entrarono per la porta chiusa. A differenza della vecchia casa di Black, la villa dei Potter era tutta addobbata con decori Natalizi. L'aria era intrisa del profumo di dolci appena sfornati, e risate allegre provenivano dal salotto.

Sirius ebbe un attimo di esitazione prima di entrare nella camera da cui provenivano le voci, sapeva cosa e soprattutto chi avrebbe trovato all'interno. "Vai...é la tua unica occasione" lo incoraggiò il padre.

Sirius entrò, e dovette fermarsi di colpo per prendere un profondo respiro. Davanti a lui c'era il salotto di casa Potter, luminoso e bellissimo nella sua veste Natalizia. Accalcati vicino ad un altissimo albero luccicante c'erano i signori Evans, e James, Lily, Harry piccolissimo...e poi Peter, e Remus, ed egli stesso, ringiovanito di non molto tempo, che rideva e scherzava, un atteggiamento che ora Sirius aveva perso...o forse, aveva imparato a nascondere.

"Oh James...Lily, Harry...Remus..." Sirius fissava i suoi amici, con un misto di nostalgia e di rabbia. Restò lì, a guardare, per quelle che sembrarono ore, i momenti più felici della sua vita.

Vide i piccoli giochi, le piccole magie che "zio" Remus e "zio" Sirius facevano per far divertire il piccolo Potter, vide l'allegria negli occhi azzurri di Minus...e pensare che già in quel momento Peter era in combutta con Voldemort, mentre rideva e giocava con i suoi amici già li stava pugnalando alle spalle.

"Oh Pete...perché l'hai fatto...perché..." Sirius si avvicinò agli altri. Dietro di lui il padre guardava in disparte.

"Questo..." disse Black girandosi verso il fantasma "É il primo Natale di Harry...me lo ricordo benissimo, Lily era furiosa con me, avevo regalato al bimbo un piccolo casco per fargli fare un giro in moto..." sorrise guardando l'amica dai capelli rossi che chiacchierava con la madre, seduta su di un ampio tappeto rosso, con il piccolo Harry in braccio, sorridente e bella come non mai.

"E James...Jim aveva appena trovato lavoro, e trattava me e Remus come due scapestrati, ancora senza famiglia...lui invece, con la sua bella moglie, ed il suo bel figlioletto, e la sua bella casetta...come era buffo quando si impuntava..."Ma insomma Sirius, quando ti deciderai a crescere...!"...ed io e Lunastorta che continuavamo a prenderlo in giro" Sirius guardò Remus. Il mago stava guardando il Sirius giovane con affetto, mentre quest'ultimo scartava i suoi regali con la stessa gioia di un bambino.

Ci fu un momento di silenzio tra Black e lo spirito. Sirius guardò un'ultima volta la scena felice, si volse verso il padre, tirò un sospiro "Basta papà...tutto questo é insopportabile...perché devo compiangermi in questa maniera..."

"Va bene Sirius...andiamo, il tempo dei ricordi é finito...spero solo che tutto ciò ti sia servito...vedi Sirius, vedi come sei stato felice, vedi come hai reso felici tante persone...tu devi lottare, lo devi fare per loro" il fantasma indicò con un cenno della testa James e Lily, che ora si baciavano dolcemente, sotto un ramoscello di vischio appeso sulla parete.

Il signor Black condusse Sirius fuori della casa. All'esterno il paesaggio era ancora una volta cambiato. L'ambiente di paese di campagna aveva lasciato il posto ad una nebbiosa strada illuminata da lampioni, le casette grigie erano tutte disposte in fila, si trovavano nel quartiere residenziale di un piccolo centro. Su una targa all'inizio della strada si poteva leggere "Privet Drive" scritto a chiare lettere metalliche.

"Ehi papà, dove ci troviamo ora?" chiese Sirius guardandosi attorno, ma non vi fu risposta. Sirius si girò, il padre era sparito, dissolto nel nulla.

"Papà?? Papà?" urlò Sirius cercando nella nebbia.

"Tuo padre ha finito il suo compito...ora tocca a me" da dietro le spalle di Black arrivò una voce soffice e rassicurante.

Sirius si voltò, e deglutì alla vista della sua prossima guida.

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