Welcome to Heaven

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Apro gli occhi, lentamente, e mi ritrovo davanti ad un bianco immacolato, abbagliante.

Compio quel gesto che per lunghi periodi della mia vita ho odiato fare. Aprivo gli occhi e desideravo non averlo mai fatto.

Per anni e anni ho maledetto il giorno in cui, un piccolo fagotto urlante avvolto in un semplice telo, ho schiuso per la prima volta i miei occhi d’ambra innanzi al mondo, appena nato dalla splendida madre da cui ho ereditato il sorriso.

Neonato, il mondo mi appariva magico, dorato, splendente e meraviglioso, luccicante d’oro. Fino a quando ho scoperto che quell’oro era solo una patina utile a mascherare il marcio sotto.

Quante volte ho pregato di addormentarmi per sempre, di non dover più schiudere le palpebre dinanzi al rifiuto, al disprezzo che mi veniva sputato addosso a causa della mia doppia natura. Quand’ero nel fiore degli anni, fanciullo e studente, non sono mai riuscito a prendermela con nessuno … come ora, d’altronde. Di chi era mai colpa s’ero quel che ero ? Di nessuno. Come nel periodo della mia maturità, mi sono sempre limitato a soffrire da solo, per non recar dolore ad altre persone. Per me era giusto così. Pensavo ch’era meglio scomparire, svanire nel nulla … era quella la soluzione migliore. Almeno fino a quando non ti ho conosciuto, e quando non eri con me. Per te avevo scelto di vivere.

Quante volte ho pianto fra le tue braccia, trovando nel tuo caldo e protettivo abbraccio l’unico momento per sfogarmi di tutti gli anni di dolore e patimenti che ho passato, mentre mi carezzavi la testa, sussurrandomi dolcemente che andava tutto bene, ch’eri con me e che quindi il mondo non avrebbe più causato neanche un lieve graffio al mio cuore, giovane ma già fin troppo stanco di soffrire.

Quante volte mi hai tirato su il viso con la mano, fissandomi negli occhi, dicendomi di smettere di piangere, mentre con le labbra prendevi ogni singola lacrima che tracciava le mie guance, per poi baciarle, seguitando ad affermare che non mi avresti più fatto piangere, che con te le lacrime non erano più necessarie, che saresti diventato il più bravo fidanzato del mondo, così con te avrei solo riso, sarei stato solo felice, il mio cuore sarebbe stato pieno fino a scoppiare di pura gioia … e i tuoi occhi di cielo notturno brillavano di quella luce particolare che avevi solo quando stavi con me, e questo mi faceva sentire ancora più speciale di quanto mi facevi sentire speciale tu … e mi fissavi con le tue stupende iridi, sostenendo che non ti saziavi mai di guardarmi …

Mille e mille volte mi sono perso nei tuoi occhi d’oltremare : intorno a me non c’era più nulla, se non i tuoi occhi meravigliosi incorniciati da quel viso perfetto che in tanti anni avevo imparato ad amare.

I tuoi occhi erano aperti per me, solo per me.

Anche i miei occhi lo erano. Avevo deciso, dal giorno del nostro fidanzamento, quel San Valentino che mai scorderò, che li avrei aperti solo per te.

E nuovamente lo faccio.

I miei specchi di miele dorato, come amavi definirli, sono schiusi innanzi ad un paesaggio totalmente bianco, puro, immacolato.

Mi dà un senso di pace e mi ricorda quel luogo tanto raffigurato nei libri che da piccolo leggevo sotto lo sguardo paziente ed esperto di un sacerdote, di cui non ricordo nome o volto, e di mia madre, che tanto ci teneva a farmi crescere con i principi della religione cristiana, sostenendo che, in qualsiasi baratro mi sarei trovato, la mia fede mi avrebbe risollevato, e che quindi essa non avrebbe mai dovuto crollare.

Tu capovolgesti tutto, insegnando a non crederci.

Questo bianco immacolato mi ricorda tanto il Paradiso, il luogo di Dio, quello che la mamma mi descriveva come il più bel posto in cui sarei potuto capitare.

Allora è proprio questo il Paradiso ? Non so … non so se esiste un luogo simile … poiché, come tu mi convinsi, non sono certo dell’esistenza di Dio, quindi neanche dell’effettiva esistenza del luogo in cui lui regna incontrastato. Ricordo come se fossi ieri quando mi parlasti delle tue teorie sul Signore, di quel tuo discorso che mi feci in biblioteca. Quando risposi al tuo complimento, quando mi paragonasti ad un angelo, e ti dissi che allora tu eri un dio, lentamente mi togliesti dalle tue gambe dov’ero seduto, la mia schiena premuta contro il tuo addome, la testa sul tuo petto, e mi poggiasti sulla sedia dov’eri seduto tu, t’inginocchiasti dinanzi a me, mi baciasti la mano destra e la stringesti nella tua, cominciando a parlare, illustrandomi la tua teoria che mi rapii, che feci mia, quella teoria che unica che riuscì a entrarmi nel cuore … non so se fosse perché era la tua voce a pronunciarla o per la validità della tua tesi …

“Non credere in Dio, anche se sei un angelo. Anche se sei per me quella che comunemente definiscono la creatura che lo serve, essere alato, meraviglioso e splendente, non pensare ch’egli esista, che vegli su di noi, poiché egli, al principio del mondo, vietò l’amore fra due persone dello stesso sesso. Per questo non esiste. Poiché se esistesse lui, noi non saremo qua. Se fosse presente lo sciocco che pronunciò quelle assurde parole che molti hanno creduto verità incontestabile, noi non potremo toccarci, abbracciarci, baciarci. Io non credo in colui che molti chiamano Dio Onnipotente, poiché altrimenti avrei dovuto odiarmi, rinnegare, annientare i miei sentimenti. Non l’ho fatto perché non trovo per nulla strano quel che provo. Non m’interesso delle idee bigotte di coloro che non vedono all’infuori delle regole imposte da uomini stupidi che sostengono di parlare in vece di un dio dall’esistenza oggettivamente ignota, e che non hanno mai assaporato il dolce gusto dell’amore. Se fosse per me, l’intero mondo sarebbe reso partecipe dell’immenso amore che ci lega, tesoro mio. L’unico ostacolo che me lo impedisce è non essere a conoscenza di tutte le persone che popolano questa Terra. Non ridere, amore mio, poiché sono serio, per una delle prime volte in vita mia. Io sono all’apice della gioia in ogni singolo momento passato insieme a te e non temo di renderlo noto ai miei, e tuoi, amici e conoscenti tutti. Non ho certo paura di quel che potrebbero dire, a me o a te, poiché, se davvero ci vogliono bene come sostengono, accetterebbero il nostro amore, che non è certo diverso dagli altri. Siamo due persone, non dobbiamo avere appiccicate addosso delle stupide etichette che i cosiddetti fedeli darebbero a due amanti come noi. Noi non siamo omosessuali, come loro direbbero, no : siamo semplicemente Sirius e Remus, due ragazzi che hanno avuto la fortuna di pochi di trovare così facilmente la loro anima gemella, la persona perfetta per loro. Non c’è proprio niente di cui vergognarsi, come insegnerebbe la religione di Dio, in tutto questo, anzi … c’è solo da festeggiare … e, tanto per essere maliziosi, io conosco un ottimo modo di festeggiare …” e lentamente ti alzasti, baciandomi delicatamente il collo, la mia risata che soffiava sul tuo collo, gli sguardi teneri e addolciti di James e Lily su di noi.

Quelle tue parole mi rimasero talmente impresse da restarmi in mente per anni.

Durante tutti i bellissimi anni in cui siamo stati in pace insieme, niente che ci disturbava, potevamo amarci senza fastidi, senza impicci, senza sapere cosa ci attendeva.

Anche dopo la tua cattura, quando mi obbligavo ad odiarti, ma non ci riuscivo, neppure per un momento.

Anche durante Azkaban, quei lunghissimi 12 anni che sembravano divorarmi dentro, mentre seguitavo a cercar di sforzarmi di pensare a te come un pericoloso assassino, un pazzo, mentre nella mia mente si parava solo il tuo meraviglioso volto sorridente e radioso, e il mio cuore mi diceva solamente ch’era impossibile che tu fosse un omicida, e ch’era solamente folle pensare di odiarti, perché io potevo solo amarti con tutto me stesso.

Anche dopo Azkaban, quando riuscii ad abbracciarti per così poco e poi ti toccò fuggire, e non riuscimmo a ricongiungerci definitivamente.

Anche durante la nostra permanenza all’Ordine, quando finalmente potevamo amarci, dimentichi d’ogni sguardo indiscreto, dimentichi delle occhiate intenerite di Molly, le occhiate divertite di Tonks, quelle burbere ma in fondo felici di vederci così sereni di Malocchio …

Anche dopo la tua morte, quando così desideravo di morire.

Anche dopo … la mia morte.

Dopo che mi sono lasciato andare allo spirito della morte, sono arrivato qui.

Quello che, probabilmente, comunemente chiamano Paradiso.

Istintivamente guardo il mio corpo, come per vedere se ne ho ancora uno.

Vedo che vesto di un paio di pantaloni bianchissimi, come la maglia senza maniche, aderente. Non calzo niente ai piedi.

Mi metto a camminare senza meta. Avverto il ‘pavimento’ ch’è morbido e soffice. Direi che sarebbero nuvole, se non sapessi che se fossero davvero nuvole mi sarei già fracassato al suolo. Oppure sono davvero nuvole, dato che oramai non ho un corpo nel vero senso del termine … sinceramente, non è che mi interessi molto la natura nel suolo.

Mentre passeggio nel bianco più assoluto, senza sapere cosa lascio alle mie spalle e cosa mi aspetta proseguendo il cammino, sento una voce chiamarmi.

“Moony !! Ehi, Moony !!”

Come potrei non riconoscere la voce allegra e squillante di Jamie ? Eccolo, vestito di una camicia lunga e aperta sul petto del mio stesso colore, come i pantaloni. Al suo fianco la sempre bellissima Lily, che mi mostra un sorriso dolce e radioso, di quella dolcezza che hanno solo le madri. Ha un vestito lungo e candido che le giunge fino alle caviglie e le maniche corte, mano nella mano col marito. Mi raggiungono assieme, per poi abbracciarmi.

Con l’istinto tutto speciale delle donne, la meravigliosa donna ch’è diventata la rossa Prefetto di Gryffindor capisce al volo quel che il mio viso sembra palesare in modo molto evidente :

“Sirius è qua vicino … anche se non sarà molto contento di vederti … almeno non qui e non ora …” finisce, con una punta di tristezza nella voce cristallina.

“Perché non dovrebbe …” comincio, addolorato dall’idea di essere un fastidio per il mio amato Sirius, interrotto da James.

“Sirius ti guarda da qua da quando è morto, come noi facciamo con il nostro piccolo Harry … sta crescendo proprio bene il mio ragazzo, eh ? E’ diventato un Cercatore degno di suo padre e fa innervosire sempre quell’antipatico di Snape, è proprio un grande …” oramai si è perso nell’adorazione di suo figlio, con un sorriso dolcissimo dipinto sulle labbra e gli occhi luccicanti d’orgoglio … beh, come dargli torto ? Harry è davvero un ragazzo fantastico …

“James ! Ti sembra il momento di decantare le lodi del nostro Harry ??” lo rimprovera Lily tirandogli l’orecchio.

“Ahi ahi ahi ahi !! Dai, tesoro, lascia stare il mio povero orecchio …” la bella donna ubbidisce docilmente alla richiesta del marito … nonostante si siano sposati e siano morti, sono sempre gli stessi di quando erano studenti … è cambiata solo la leggera ubbidienza di Lily … a scuola non dava retta al suo ragazzo, come poi a chiunque altro degli studenti, neanche sotto tortura …

“Remus …” comincia di nuovo il mio amico dagli occhi nocciola, facendosi nuovamente serio “Sirius ha sofferto tantissimo quando ti sei lasciato andare alla morte … chiaramente voleva rivederti con tutta l’anima, ma avrebbe aspettato ancora cent’anni … oh beh, non c’è bisogno che te le spieghi io queste cose …” e senza proferire nessun’altra parola mi indica con la mano un uomo di schiena, alto e dalle spalle robuste, vestito di una canottiera bianca molto aderente, che risalta sotto i lunghi capelli d’ebano, e pantaloni immacolati altrettanto aderenti, che mettono in risalto i suoi muscoli perfetti, le sue gambe altrettanto perfette e il suo … ehm, fondoschiena assolutamente perfetto.

Lo chiamo piano, come se avessi paura a pronunciare il suo nome, come se esso perdesse la sua magia nel venir parlato, quella parola per me la più bella ch’esiste.

Di scatto si volta, lo sgomento dipinto nel bel viso dai lineamenti adulti e sempre perfetti, quei lineamenti che ho amato per anni, quei lineamenti ch’erano sempre presenti nei miei sogni ed incubi, notturni e diurni, quando anche ad occhi aperti lui era lì, come un fantasma.

Di corsa lo raggiungo, le lacrime che cominciano a nascere dai miei occhi, ansioso come non mai di riabbracciarlo, come se volessi che mi insegnasse nuovamente come farlo … troppo tempo è passato dall’ultima volta che l’ho strinto fra le mie braccia, annusando il profumo di menta dei suoi capelli, respirando la dolce fragranza della sua pelle, gustando il dolce sapore delle sue labbra per un tempo che speravo infinito.

E’ vicinissimo a me, se solo facessi un piccolo salto potrei essergli addosso e trascinarlo con me per terra, riempiendolo di baci e lacrime, ripetendo mille e mille volte quanto l’amo e quanto mi è mancato … se non che …

*SCIAFF*

Uno schiaffo.

Cinque dita, impronta sulla mia gota prima bianca.

Mi tengo la guancia con la mano, gli occhi colmi di pianto, lo guardo per scoprire che sta piangendo e comincia a gridare :

“Stupido, stupido !! Sei solo uno stupido !! Come ti sei potuto suicidare ?! Come hai potuto abbandonarti alla morte in quel modo ?! Non sei che uno stupido !! Ci provasti già una volta, e sai bene quanto odi un gesto del genere !! Sei solamente un idiota !! Io … avrei aspettato cent’anni per riaverti con me !!”

“Sirius … la mia vita … non è niente … senza di te …” sussurro, piangendo.

E’ come se le mie parole l’avessero colpito al cuore.

Con un singhiozzo più forte degli altri, mi è addosso. Mi abbraccia, piangendo sulla mia spalla, come un infante, scosso dai singulti.

“Remus, Remus, quanto ti amo, quanto ti amo !! Era insopportabile vederti da qui senza poterti toccare … Dio, come ti amo, com’è stata intollerabile la vita qui senza di te !! Non posso più stare senza di te, ti amo da impazzire, amore mio, tesoro mio, angelo mio … ti amo, ti amo !!”

Siamo abbracciati, ora seduti a sedere, piangenti come due bambini … senza parole, come se ci fossimo letti nel pensiero alziamo il viso nello stesso istante, e nuovamente le nostre labbra s’incrociano, in un contatto dolce e lieve, necessario per riscoprire nuovamente il sapore reciproco delle nostre bocche …

Sento arrivare James, che ci annuncia, con la sua solita voce squillante e allegra :

“Sirius Black, Remus Lupin, da quel che vedo posso ufficialmente dirlo … benvenuti in Paradiso”

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