Lupi Solitari

La Storia della Famiglia Lupin

capitolo III

------------------------------------------------------------

III - LA MALEDIZIONE

Nei pressi di Grantown-on-Spey, nel cuore delle Highlands, Scozia, una notte di fine Agosto 1815

"NOOOOOO!!" l'urlo disperato ed inconscio del giovane dai capelli color rame si fece sentire forte nella piccola casa di campagna, avvolta nel buio della notte. Il ragazzo scattò seduto sul suo morbido letto coperto da mante di lana, si passò una mano sulla fronte e poté sentire il freddo raggelante del sudore che gli scendeva copioso, mentre cercava di riprendere fiato respirando profondamente.

"Duncan, cosa succede?" chiese assonnata la voce della donna che gli era stesa accanto. La giovane uscì fuori dalle calde coperte, e con un gesto della bacchetta magica che teneva sul tavolo accanto al letto, accese una candela. La orientò verso Duncan, il cui volto apparve terribilmente lacerato dalla paura alla luce tenue della fiammella.

"Duncan...cosa é accaduto? Perché hai strillato?" chiese preoccupata la donna passando una mano affettuosa sul volto sconvolto del marito.

"Ni--niente tesoro, ti prego, torna a dormire..." mentì il ragazzo.

"Duncan, cosa ti prende? Sei bianchissimo, avanti, cos'hai.." chiese la moglie, asciugando il sudore dalla fronte del suo amato con un fazzoletto di stoffa "Aspetta, ti prendo del latte..." aggiunse.

"No, Moibeal, non devi alzarti, riposati, il bambino ha bisogno di riposo, ricorda cosa ha detto la signora McIvory...io sto bene, davvero" si affrettó a dire Duncan, mentre la ragazza dai lunghi capelli marroni si alzava ed andava verso la brocca di porcellana sul tavolo.

"Oh sciocchezze...cosa ne vuole sapere quella vecchia levatrice..." sentenziò testarda Moibeal "Allora, mi vuoi dire cos'hai? Un brutto sogno?" chiese con un sorriso, mentre versava del latte in un mestolo di legno, con fare amorevole. A fatica si muoveva nella piccola camera, con la camicia da notte chiara avvolta attorno al dolce pancione da mamma in attesa.

"In effetti..."

"Alla tua età?" sorrise la ragazza.

"Oh Mo'...era terribile...la cosa più orribile che abbia mai visto..." rispose Duncan, ancora scosso.

"Cosa hai sognato di così orrendo?" chiese Moibeal sedendosi nuovamente sul letto, con la schiena dolorante per il peso della gravidanza.

"Un mostro...una creatura infida delle fiabe che mia nonna mi raccontava quando ero bambino, un mostro della sua terra..."

"Tua nonna Maureen? Un mostro Irlandese?"

"Si...io ho sognato...ho sognato una Banshee...la signora delle fate del Sidhe, il paradiso sotterraneo delle figlie di Oberon, l'essere più mostruoso e terrificante che esista..." continuò il ragazzo.

"Credi che il sogno possa avere qualche significato? Può rappresentare una qualche premonizione?" incalzò Moibeal, rimettendosi sotto le coperte.

Il ragazzo fissò la donna, poi cominciò a farfugliare qualcosa, evitando lo sguardo della sua metà "Oh....no...n-non credo..." mentì una seconda volta, accarezzando il ventre caldo della moglie. Poteva sentire i calci del suo figlioletto al di sotto della camicia di lino candido.

"Be'...allora hai preso solo un brutto spavento...buona notte, Duncan" disse dolcemente la giovane voltandosi e spegnendo la candela con un soffio.

"Buona notte, Mo'...buona notte, piccolino..." rispose il ragazzo, andandosi ad accovacciare nuovamente sotto le coperte, con una sensazione di terrore che gli pervadeva il cuore. Mentre cercava di riaddormentarsi, continuava a sentire nella sua testa la voce di sua nonna, le sue parole, il suo inconfondibile accento da donna Irlandese..."La Banshee non é una semplice fata, mio piccolo Duncan...la Banshee é un simbolo, la Banshee é un avvertimento per chiunque abbia un po' di sangue irlandese nelle sue vene...quando la Banshee urla, gli uomini piangono...la Banshee porta morte, lutto, lacrime..."

L'immagine evanescente dell'orrenda donna dai lunghi capelli grigi e dall'urlo serpentino e lacerante continuò a perseguitare le notti di Duncan per i tre giorni successivi. Non voleva dire niente alla sua amata, non voleva darle alcuna preoccupazione, non ora che il bambino, il piccolo Lupin ancora senza nome, stava per nascere. Era ormai questione di giorni.

La mattina della domenica successiva Duncan si alzò con una sensazione di leggerezza nel cuore. Non aveva sognato la Banshee quella notte...era un buon segno? Baciò sua moglie, si mise il kilt da festa, pronto per andare a messa "Mo', io passo a prendere i tuoi cugini, fatti trovare pronta, poi andiamo tutti insieme" annunciò gioioso alla ragazza, che si stava appena svegliando, pallida e bellissima nella luce mattutina.

"Luuupin!!" urlò in direzione di Duncan la voce allegra e spensierata di Gawyn McTailor, seguito dall'arcigna figura della signora McTailor, mentre il ragazzo dai capelli ramati si dirigeva verso il paese, trotterellando sul sentiero battuto.

Gawyn era il cugino più giovane di Moibeal, ed il miglior amico di Duncan. Lupin aveva trovato in lui ed in quasi tutta la famiglia della moglie un valido supporto affettivo dopo la morte di suo padre, Jullien Lupin. Grazie alla sua unione con Moibeal, una scozzese pura, i Lupin avevano finalmente ottenuto quel rispetto e quell'accettazione che da secoli cercavano in Scozia. Malgrado ciò, nella vecchia e burbera madre di Gawyn, e zia di Moibeal, Duncan ancora trovava uno scoglio insormontabile. Cailleach McTailor era la più vecchia fattucchiera dell'intera langa, e la sua destrezza nel campo delle Arti Oscure era conosciuta in tutte le Highlands. La donna non aveva mai visto di buon occhio il giovane Lupin, per lei lui era ancora solo un "mezzosangue" da evitare, e non gradiva che Duncan fosse così unito a suo figlio, né tanto meno approvava la scelta fatta da sua nipote. Ma neanche la presenza di quella figura nera e repellente poteva turbare l'amicizia che si era istaurata tra i due ragazzi.

"Gawyn! Allora, come va'?" chiese Duncan abbracciando l'altro.

"Come sta Mo'?? Il bambino?" disse Gawyn, mentre la madre lo guardava ancora con sguardo altero.

"Sta benissimo...stamattina vuole venire anche lei in chiesa, andiamola a prendere" rispose Duncan, ed insieme si avviarono verso la casetta dei Lupin.

Il giorno successivo, l'ultimo giorno d'agosto, Duncan si alzò di buon ora. Aveva promesso a Gawyn che lo avrebbe accompagnato alla fiera del paese vicino, oltre la foresta, dove il giovane mago avrebbe potuto acquistare l'attrezzatura per il suo settimo anno di scuola.

"Allora Gawyn, emozionato per questo nuovo anno scolastico?" chiese Lupin al suo amico, mentre si incamminavano lungo il sentiero che conduceva alla lugubre boscaglia. La mattinata era uggiosa, l'aria pungente.

"Puoi scommetterci, Duncan...non vedo l'ora di finirla...Hogwarts é un luogo meraviglioso, ma ora ho solo voglia di iniziare una nuova vita, andarmene da lì..." rispose sognate il ragazzo.

"Anch'io dicevo così, non molti anni fa, quando frequentai il mio settimo anno...ma poi si rimpiange anche la scuola, Gawyn, credimi..."

Duncan non ebbe modo di finire il suo discorso, quando urla femminili vennero da dietro le sue spalle. Una ragazzina, la figlia della levatrice, correva verso di lui agitando le mani.

"Luuupin! Luuupin!!" gridava.

"Cosa c'é, Annabel, é successo qualcosa a Moibeal?" chiese concitato Duncan, prendendo per le spalle la bambina.

"Tua...." la ragazzina stentava a parlare, il respiro affannato per la lunga corsa "Tua moglie...sta per avere il bambino...tuo figlio sta per nascere!" annunciò gioiosa.

Duncan sorrise, la bocca spalancata, lo sguardo fisso sulla piccola. Anche Gawyn era felice.

"Va'...va', Annabel, dille...dille che sto arrivando..." sussurrò Lupin, mentre la ragazza si allontanava nuovamente correndo.

Duncan guardò Gawyn, sorrise di nuovo, poi in un attimo tornò alla realtà "Oh Gawyn, dovevo accompagnarti hai ragione...ma..."

"Scherzi, Duncan?? Vai da tua moglie!! Andrò da solo alla fiera!" sentenziò il giovane ridendo.

"Oh...si...si...ma....ma fai attenzione, mi raccomando, nella foresta...Gawyn, prendi questa" disse lanciando la bacchetta all'amico "Fai molta attenzione, e torna presto a vedere il tuo nipotino!!" disse inebriato di gioia, saltellando via e salutando McTailor con la mano.

Duncan si fiondó verso la casetta ai margini del paese, sorridendo come un idiota a chiunque incontrasse, correndo come un pazzo verso la sua amata Moibeal.

Spalancò la porta della capanna, e si vide davanti i suoi suoceri, la signora McIvory e la sua figlioletta sporche ma sorridenti, e sul letto, più bella che mai, la sua metà, sua moglie, i capelli nocciola che le cadevano sul petto, l'espressione stremata ma felice, e tra le braccia un fagottino avvolto in lenzuola bianche.

"Mo'..." mormorò Duncan avvicinandosi, le lacrime agli occhi.

"Eccolo, Duncan...ecco tuo figlio, il piccolo Lupin..." sussurrò Moibeal, mostrando il bimbo all'estasiato papà. Una creaturina dolcissima e quieta, che dormiva placidamente nelle braccia calde dell'amorevole madre.

"Posso..." chiese timidamente Duncan.

"Ma certo" Moibeal gli fece un grande sorriso, porgendogli il neonato. Duncan lo accolse tra le sue braccia come la più delicata delle porcellane. Lo guardò profondamente, versò qualche lacrima, lo strinse dolcemente.

"Ora dovete decidere un nome" disse la levatrice risoluta.

Duncan guardò la moglie con espressione interrogativa. Moibeal comprese i pensieri del marito, e tacitamente acconsentì, con un cenno del capo.

"Jullien" disse allora Duncan, fiero "Jullien Lupin" continuò, mandando un'altra occhiata rapita alla creaturina.

In quel preciso istante la portá si spalancò di nuovo, questa volta con fare più violento, ed all'uscio apparve uno spettacolo orribile, che fece sussultare tutti i presenti.

La signora McTailor era lì, in ginocchio, il volto rivolto verso il cielo, un'espressione di lacerante dolore disegnata sulla bocca. Tra le braccia teneva il corpo martoriato di Gawyn, la camicia chiara intrisa di rosso sangue, il kilt polveroso, il volto straziato,la bacchetta di Duncan ancora in pugno.

A quella vista Moibeal emise un urlo, e poi svenne nel suo letto, subito soccorsa dalla madre e dalla signora McIvory. La vecchia strega era ancora sulla porta, il vento che le scompigliava il mantello nero, assorta in un silenzioso ed agghiacciate pianto. Duncan, impietrito, senza dire una parola si avvicinò al corpo senza vita dell'amico, dopo aver consegnato il piccolo Jullien tra le braccia del nonno.

"Cosa...cosa...é accaduto?" chiese in un singhiozzo, versando lacrime questa volta di dolore, stringendo la mano ancora calda del ragazzo morto.

La strega voltò di scatto il viso in direzione del giovane, lo guardò con odio con i suoi occhi vitrei e velati da lacrime. Lasciò cadere il corpo del figlio, si alzò, puntò un dito scheletrico verso Duncan.

"TU!" urlò d'improvviso, avanzando "TU, FRANCESE! TU, TU HAI UCCISO IL MIO BAMBINO!" continuava nel pianto.

"Ma cosa...cosa stai dicendo..." farfugliò Lupin.

"Lo hai lasciato solo, solo nella foresta, avevi promesso di accompagnarlo, avevi giurato di essere suo amico...lo hai lasciato solo, il mio bambino...divorato dalle bestie che abitano gli antri più oscuri della foresta...tu, lo hai ucciso tu, tu e quel tuo bastardo..."

Il padre di Moibeal strinse forte a se il bambino, mentre Duncan ancora guardava incredulo Gawyn, steso sul pavimento.

"Ma non finisce così, francese..." continuò la donna con la voce rotta dal pianto. Scaraventò via la piccola McIvory, non si preoccupò di Moibeal svenuta sul letto, si avvicinò al neonato. Duncan guardava la scena impotente.

La strega puntò il dito verso il bambino "Possano le forze della Terra e della Luna ascoltare questa mia preghiera...possa la più terribile delle bestie esaudire la mia richiesta, durante una notte di plenilunio..." iniziò con voce surreale, come ipnotizzata "Tu, piccolo bastardo, tu figlio di francesi ed irlandesi...la tua discendenza sarà maledetta, i figli dei tuoi figli, fino al giorno in cui arriverà il tuo diretto discendente, ed allora la mia vendetta si compirà! Io ti maledico, Lupin, e maledico tutta la tua famiglia! "

Pronunciato il terribile anatema, la donna si girò, gli occhi fiammeggianti, come in trance. Raccolse tra le sue braccia Gawyn "Una vita per una vita" sentenziò, con lucida follia. Prese qualcosa dalla tasca della sua gonna, lanciò sul pavimento una manciata di polvere, ed i due sparirono in una nuvola di fumo.

Il padre di Moibeal teneva ancora stretto il piccolo Jullien, piangendo lacrime di disperazione. Duncan, spiazzato, continuava a guardare suo figlio, sua moglie ancora svenuta, il ricordo del suo giovane amico morto. La maledizione era stata pronunciata, e lui non aveva potuto fare niente per fermarla.

------------------------------------------------------------