Lupi Solitari
La Storia della Famiglia Lupin
capitolo IV
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IV - HOGWARTS
Edimburgo, Scozia, 1 Settembre 1940
Il signore e la signora Lupin si svegliarono prestissimo quella fredda mattina di Settembre. Si guardarono negli occhi, sorrisero. "Sei riuscita a chiudere occhio questa notte?" domandò l'uomo alzandosi dal letto.
"No" rispose la signora ridendo "E tu?"
"Scherzi...sono così emozionato che non chiudo occhio da quasi una settimana!"
"Ma non dovrebbe essere Doug quello più emozionato?" chiese la donna, vestendosi in fretta.
"Ma figurati...Doug dorme pure sotto le cannonate, anche se ieri sera sembrava abbastanza agitato..." rispose il marito, allacciandosi gli stivali e riscaldandosi le mani.
"Tesoro mio, il primo giorno di scuola...speriamo solo che vada tutto bene..." disse la signora con occhi sognanti e commossi.
"Ma certo che andrà bene, cara. Ora andiamolo a svegliare, il viaggio per Londra non sarà breve..."
Nella sua piccola camera, all'ombra di una lampada accesa sul tavolo, il giovane Lupin ancora sonnecchiava, in quello stato tra il sonno e la veglia in cui tutto ancora é confuso. Aprì i due brillanti occhi color ambra per vedere i profili dei suoi genitori che avanzavano verso di lui.
"Doug! Douglas! Svegliati!" ripeteva il padre, scotendolo.
"Si---si papà, mi alzo, mi alzo..." rispose il bambino assonnato.
Si vestì lentamente, scese per fare colazione. Mandava sguardi annoiati alla madre ed al padre, che correvano di qua e di là per preparare borse, valige, il baule, il gufo, il calderone...ma cosa gli era preso? Douglas era tutto fuorché entusiasta di andare a Hogwarts. Avrebbe dovuto lasciare i suoi amici babbani, avrebbe dovuto iniziare una nuova vita con persone che non conosceva. Ma non aveva altra scelta. Tutta la sua famiglia era andata a Hogwarts, fin dai tempi in cui i suoi antenati ancora vivevano nelle Highlands, e lui certo non avrebbe rotto la tradizione.
La famigliola uscì di casa con largo anticipo, si recò alla stazione dei treni della grande città, ancora immersa nel silenzio del primo mattino, la nebbia che avvolgeva gli antichi palazzi. Douglas salutava ogni cosa, ogni vicolo della sua amata Edimburgo, rinviando l'appuntamento con la sua casa all'estate successiva. Cosa avrebbe dato pur di non lasciare quella città, dove i suoi nonni avevano trovato una casa, nuovi affetti, e dove si erano recati per trovare fortuna, abbandonando le campagne.
Il treno per Londra non si fece attendere. Per tutto il viaggio Doug non disse una parola, mentre i genitori continuavano a guardarlo con affetto. Il paesaggio continuava a cambiare sotto gli occhi del ragazzo, la pioggia batteva sui finestrini formando grandi gocce trasparenti, tutto fuori era grigio, sempre uguale, sempre offuscato. Era immerso nelle sue sensazioni, cercando di non pensare troppo a cosa lo attendeva dopo quel viaggio. Ma inevitabilmente la sua mente ricadeva su Hogwarts, sui sette anni che vi avrebbe trascorso, estraniato dal mondo esterno, proprio ora che invece il mondo intero ruggiva per farsi sentire, proprio ora che ogni ragazzo della sua età che non fosse un mago si dava da fare per resistere ad una situazione difficile, grave, incontenibile. Aveva visto alcuni dei suoi amici portati via, verso quel "qualcosa" che i nemici cercavano di tener nascosto al resto del mondo, terribili luoghi su cui se ne sentivano tante, ma di cui nessuno sapeva davvero nulla di preciso. Aveva sentito di famiglie distrutte dal rumore incessante degli aerei da bombardamento, aveva visto partire persone che conosceva, a cui voleva bene, eroi che non sarebbero mai più tornati...era cresciuto in fretta, lui, ma dopo tutto era difficile non crescere in fretta in quelle condizioni, era difficile guardare al mondo ancora con quell'innocenza e quella semplicità che dovrebbe essere propria dei bambini...
Ed ora i suoi genitori gli stavano chiedendo di rinchiudersi per sette anni in una torre d'avorio, lontano da ciò che la terra stava subendo...come avrebbe resistito? Non era il tipo da tirarsi indietro, non quando le persone a lui care chiedevano aiuto...Eppure, ancora taceva, eppure ancora doveva essere vittima del suo sangue magico...
A Londra, la pioggia cessò di scendere. Come era triste quello spettacolo che si prospettava ad ogni angolo della città. Interi quartieri distrutti, case diroccate, la Guerra non aveva risparmiato nulla. La pazzia e l'avidità avevano messo in ginocchio una delle più belle città del mondo, la rabbia ribolliva nelle vene di Douglas...ma lui cosa poteva fare, era solo un bambino...
La King's Cross Station era brulicante di gente. Intere famiglie babbane che partivano per chissà dove, lasciandosi dietro gli orrori che la città aveva subito. Ma anche tante facce gioiose, quelle dei giovani maghi che si apprestavano a tornare a Hogwarts, desiderosi di preoccuparsi per tutta la durata dell'anno scolastico solo di magia e compiti in classe, e non più di partizione delle provviste, politica internazionale, radio che continuavano a dare solo notizie tragiche, sirene di allarme, coprifuoco.
Con un po' di paura, Douglas attraversò il passaggio che portava al binario 9 e 3/4, dove il grande e luccicante treno porpora per Hogwarts attendeva tutti gli studenti, nuovi e veterani.
Il giovane Lupin salutò i genitori commossi, trasportò il baule sul vagone, e avanzò verso una cabina libera. Entrò, i quattro posti erano vuoti, anche se una piccola valigia di stoffa viola era poggiata sul portabagagli sulla sua testa. Una targhetta d'ottone splendente portava il nome "Lilibeth" inciso sopra.
In quell'istante entrò nello scompartimento una ragazzina, i capelli scuri legati sulla nuca, la gonna grigia che le arrivava alle caviglie.
Doug la guardò, e poi indicando la valigia viola chiese "Lilibeth?"
La ragazza sorrise, porse la mano ed annuì "Elizabeth Shaw, piacere"
Lupin strinse la mano della ragazza e sorrise a sua volta "Doug Lupin, molto piacere...spero che questi posti non siano occupati..." disse.
"No, non preoccuparti, ci sono solo io" si affrettó a rispondere la ragazzina, sedendosi vicino al finestrino. Douglas si accomodò di fronte a lei.
"Sei anche tu del primo anno?" chiese Elizabeth scrutando il ragazzo, che se ne stava in silenzio.
"Si..." rispose lui.
"Sei scozzese, vero?" chiese la ragazza ridendo.
"C-come??"
"Si, sei scozzese, non c'é dubbio...l'accento é inconfondibile, e sei avido di parole.." rispose continuando a sorridere con quei suoi bei occhi blu.
"Si...sono scozzese, brava" disse Douglas finalmente con il sorriso sulle labbra "E tu di dove sei?"
"Londra" ripose la ragazza, con un sospiro. La situazione per la città non era delle migliori in quei giorni.
"L'avevo capito" sentenziò Douglas, scherzoso, cercando di far tornare il sorriso sul volto di Elizabeth.
"Ah si, e come?"
"Dall'accento...e dal fatto che parli tanto" rispose con gli occhi d'ambra che brillavano, lanciando uno sguardo divertito alla ragazza, che sorrise ed arrossì.
Il treno cominciò lentamente a partire, movendosi prima piano, poi prendendo velocità. Alcuni minuti dopo, si sentì bussare alla porta della cabina, violentemente. Lo scompartimento si aprì, ed il faccione gongolante di un ragazzo enorme dai capelli neri e disordinati fece capolino dentro.
"Tutto occupato?" chiese con un vocione possente ma dolce.
"N-no...entra pure" rispose Douglas con gli occhi sbarrati.
"Vieni, qua ci é un posto vuoto..." continuò il ragazzone voltandosi verso qualcuno che gli stava alle spalle.
Il gigante entrò seguito da un altro ragazzino, alto e con i capelli scuri. Aveva un'aria malinconica sul volto, due occhi blu e gelidi, ed uno sguardo affascinante. Scrutò Lilibeth e Doug, poi si presentò con una voce elegante, avvolgente "Tom Riddle, molto piacere"
"Ed io mi chiamo Rubeus Hagrid" tuonò la voce del ragazzo sproporzionato "Lui é del terzo anno, io del primo anno, pure voi ci siete, vero?" chiese sedendosi, ed occupando più di un sedile e mezzo, costringendo così Douglas a schiacciarsi contro il finestrino.
"Si..si" farfugliò il ragazzo, cercando di respirare sotto il pesante pastrano scuro di Hagrid che quasi gli copriva il volto.
Il resto del viaggio fu molto piacevole. Rubeus era un ragazzone davvero dolcissimo e simpatico, Tom li aveva conquistati tutti con i suoi modi ricercati, ed Elizabeth...era proprio carina, ed amichevole, e così invasiva che ti bombardava di domande in pochi secondi, senza mai riprendere fiato...
Doug non avrebbe mai pensato di godersi così tanto il viaggio verso la scuola. Non con tutto ciò di cui si sarebbe dovuto preoccupare...ma c'era qualcosa di speciale in quella compagnia, qualcosa che, per la prima volta nella sua vita, lo faceva sentire tranquillo, sereno...leggero, libero da ogni altra cosa.
Arrivarono finalmente alla stazione di Hogsmeade, quando ormai era già sera. Furono fatti salire su delle barche, con cui attraversarono lo specchio d'acqua scura che conduceva direttamente allo spettacolare castello di Hogwarts, con le sue mille finestre accese, le sue mille torri.
Gli alunni del primo anno, emozionati e preoccupati, furono fatti sedere davanti a tutti i professori nella Sala Grande del Castello, sovrastata da un soffitto magicamente stellato. Gli insegnati li scrutavano, chiacchierando tra di loro. L'unico a rimanere in silenzio era l'uomo più vecchio, seduto al centro. Aveva il viso scavato e la barba bianca, un'espressione stanca sul volto. Per il posto di riguardo che occupava doveva essere probabilmente il Preside, pensò Lupin.
Un uomo dai capelli castani, il Professor Silente, spiegò loro come funzionava lo smistamento, dopo aver fatto entrare il Cappello Parlante.
"Non vi deve importare dove mi mettono...basta che riuscite a combinare qualcosa di importante in questa scuola...non vorrei per nulla al mondo andarmene senza lasciare alcuna traccia..." annunciò Riddle fissando il cappello con occhi lucidi e sognanti, ripensando al giorno in cui l'oggetto lo aveva messo tra i Serpeverde.
"La mia famiglia é stata sempre assegnata a Grifondoro, spero di andare anche io lì..." disse Elizabeth ai nuovi amici.
"Io ci vorrei andare a Grifondoro...dicono che sia la migliore..e mi hanno detto buone cose su quel Silente" confessò Hagrid.
Il Professor Silente aveva intanto iniziato a chiamare in ordine alfabetico gli alunni, facendoli accomodare sullo sgabello di legno e ponendogli in testa il logoro cappello.
"Grifondoro! Serpeverde! Corvonero! Tassorosso!" quest'ultimo urlava, trovandosi sotto ogni volta un nuovo ragazzo.
Quando Silente, con la sua voce calda, chiamò "Hagrid, Rubeus" ed il ragazzo si alzò per andare verso il cappello, da tutti i tavoli si sollevarono tanti "Ohhhh" e "Ahhh"...tutti commentavano la statura dell'enorme Rubeus. Egli non vi badava affatto...era troppo emozionato. Non appena appoggiato sulla capigliatura arruffata di Hagrid, il cappello urlò "Grifondoro!", seguito dall'applauso degli alunni di quella casa.
"Lupin, Douglas...." fu assegnato a Grifondoro. Lupin si sedette al tavolo della sua nuova casa, sorrise ai nuovi compagni, con i quali avrebbe passato i sette anni successivi.
Altri nomi, altri volti, e poi...
Finalmente anche "Shaw, Elizabeth" fu mandata dai Grifondoro. La ragazza si andò a sedere vicino a Doug e gli fece un largo sorriso "Lo sapevo" disse, con la sua aria sbarazzina.
Douglas le sorrise e la guardò con i profondi occhi ambrati, mentre lei si presentava ai nuovi compagni di scuola...non c'erano dubbi, era proprio carina...
Il ragazzo ripensò alla sua casa, ai suoi genitori ed a cosa si era lasciato dietro. Ora lo aspettava una vita diversa, che lui aveva sempre temuto. Ma chissà, forse con l'aiuto di persone come Lilibeth, Tom e Rubeus il tutto sarebbe stato più semplice...forse quegli anni non sarebbero stati così terribili...e ben presto Douglas comprese che Hogwarts aveva una grande facoltà, quella di generare nuovi sogni, quella di far tornare il sorriso della spontaneità negli occhi dei bambini diventati troppo presto adulti...
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