Lupi Solitari

La Storia della Famiglia Lupin

capitolo VIII

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VIII - UNA NUOVA SPERANZA

Nei pressi di Bedgebury Forest, Kent, Inghilterra, Giugno 1971

"Lilibeth, Lilibeth presto apri!!" urlò da fuori la casa il signor Lupin. La moglie aprì di corsa la porta e vide davanti a se il marito che teneva in braccio il corpo svenuto di Remus, avvolto in una coperta, al fianco una profonda ferita sanguinante.

"Oh mio Dio, cosa é successo?" chiese la donna facendo spazio a Douglas, che adagiò il ragazzo sul divano dell'ingresso.

"L'ho trovato vicino al lago, deve aver tentato di assalire un cervo o un cinghiale ieri notte...presto, prendi la bacchetta e le erbe" intimò il signor Lupin togliendo la coperta dal corpo di Remus.

La signora Lupin si recò in cucina e ne uscì con un barattolo di coccio scuro contenente delle erbe grigie dal forte odore. Le porse al marito, che ne prese una manciata e la sparse sulla ferita. Agitò la bacchetta in direzione dell'anca del ragazzo, ed in pochi secondi la ferita si rimarginò del tutto, lasciando sulla pelle candida del bambino solo una cicatrice poco visibile.

"Tutto a posto" sentenziò l'uomo rimettendo addosso a Remus la pesante coperta di lana "Prepara del tè...molto forte, ne avrà bisogno" aggiunse, lasciando che il bambino dormisse tranquillamente.

I signori Lupin entrarono nella piccola cucina illuminata dal Sole del primo mattino.

Mentre prendeva dalla credenza il vecchio bollitore di rame Elizabeth si rivolse al marito, con aria un po' colpevole "Doug...volevo...farti vedere una cosa..." disse, andando a rovistare tra un mucchio di riviste e pergamene sopra il tavolo.

"Guarda...é la nuova copia della Gazzetta del Profeta, é arrivata con il gufo del mattino...guarda, guarda qui..." continuò sfogliando il giornale "...dice che un elfo stregone Russo ha sperimentato con successo un antidoto contro i morsi di cane a tre teste, e forse la base di questa stessa pozione potrebbe anche rivelarsi utile contro i Lupi Manna---"

"Elizabeth, basta" la fermò con prepotenza il signor Lupin con un'espressione dura sul volto "Perché...perché ogni giorno devi illuderti in questa maniera...a cosa serve? Sono cinque anni che scorrazziamo su e giù per il mondo tentando di trovare una cura per Remus...e ancora non siamo arrivati a nessun risultato...é inutile, Lilibeth, é inutile..." concluse scotendo la testa.

"Ma..." iniziò la signora Lupin sdegnata "...ma non te ne importa niente di tuo figlio?? La speranza non deve mai morire, questa potrebbe essere la volta buona, me lo sento..."

"Proprio ciò che hai detto quando hai sentito di quello sciamano del Congo...e poi quella fattucchiera di Napoli, e poi il goblin a Dublino, e poi la maga di Boston, e lo stregone di Atene, la medium Brasiliana ed il Lama Tibetano...e tutti gi altri ciarlatani di cui ti sei voluta fidare...basta Lilibeth, basta" disse risoluto Douglas abbassando lo sguardo.

"No Doug...non dirò mai basta" controbatté decisa la donna "Non dirò mai basta finché c'é anche una minima, minuscola possibilità che il mio bambino torni ad essere normale, come tutti gli altri, possa giocare, ed andare a scuola, e non preoccuparsi delle fasi di quella maledetta Luna...il mio bambino non sarà un mostro per tutta la vita, mettitelo bene in testa" concluse con gli occhi che le si riempivano di lacrime.

"Un mostro" la voce bassa e sonnolenta di Remus venne dall'entrata della cucina.

Elizabeth si girò di scatto per vedere il figlio che se ne stava in piedi, con la coperta avvolta addosso, l'aria stremata. Il bambino avanzò verso di loro e si sedette su una delle sedie, poggiando i gomiti sul tavolo "Un mostro" ripeté con aria assente.

"Tesoro, non é quello che volevo dire, io intendevo..." cercò di consolarlo la madre, poggiandogli una mano sulla spalla.

"So benissimo quello che volevi dire" rispose Remus con lo sguardo perso nel vuoto.

"No, Remus, no...tu sei il mio bambino, e lo sarai per sempre" mormorò Lilibeth amorevolmente "Sai, ho una sorpresa per te...questa mattina ho scritto una lettera molto importante, e ho mandato il vecchio Rufus a consegnarla..."

"Che lettera?" chiese svogliato Remus.

"Io ho...." Elizabeth esitò a parlare, mandando occhiate preoccupate al marito "Io ho...scritto al Preside di Hogwarts chiedendogli di accettarti a scuola quest'anno" disse finalmente tutto d'un fiato.

Gli occhi di Remus si accesero, un accenno di sorriso si fece largo sulle sue labbra, un sorriso pieno di gioia e di speranza che da anni non illuminava il suo bel volto. Ma il padre non era così entusiasta.

"COSA??" sbraitò Douglas alzandosi di scatto "Elizabeth, sei impazzita?? Ma sai cosa significherebbe mandare Remus a Hogwarts?? Mettere in pericolo la vita di centinaia di persone!!!" il bambino lo guardò con rabbia "Tanto Silente non lo accetterà mai..." concluse l'uomo.

"Lo vedremo" rispose ferma la donna, immensamente felice per lo sguardo di ritrovato interesse nella vita che finalmente aveva visto nell'ambra delle pupille del figlio.

La tensione che si era creata dopo quella discussione in casa Lupin era palpabile. Douglas non riusciva a capire l'ostinazione della moglie. Perché non voleva accettare che il loro figlioletto ormai era condannato ad una vita da...diverso? Era terribile da pensare, ma era la pura e semplice verità.

Quando una mattina di inizio Luglio arrivò alla finestra della casetta un enorme gufo argentato con un messaggio legato alla zampa, l'intera famiglia si precipitò a leggere la lettera, sigillata con l'inconfondibile marchio di Hogwarts.

La signora Lupin aprì impazientemente la busta, e lesse la pergamena senza mai staccare gli occhi dalle belle lettere scritte con inchiostro e penna d'oca.

D'improvviso alzò gli occhi ombrati da lacrime in direzione del figlio, e senza dire una parola corse ad abbracciarlo forte, lo strinse a se e gli sussurrò nell'orecchio "Andrai a Hogwarts, Remus, andrai a Hogwarts!"

Remus si distaccò dall'abbraccio materno, guardò la donna negli occhi, con un sorriso stampato sul volto. Non poteva crederci. Il suo sogno più grande...ciò che più sperava ed allo stesso tempo temeva...stava diventando realtà...stava per accadere, proprio a lui, a Remus J. Lupin, quel bambino che da cinque anni non aveva mai messo piede al di fuori della foresta...lui sarebbe andato a Hogwarts, in mezzo a tanti altri ragazzi e ragazze, proprio come aveva fatto suo fratello, avrebbe cominciato una vita quasi del tutto...quasi del tutto normale.

"Ecco, leggi Doug, é tutto scritto qui...Silente ha dovuto combattere molto, ma sembra che abbiano finalmente preso una decisione" disse Elizabeth raggiante porgendo la lettera al marito "Dovranno prendere delle precauzioni ovviamente, ma comunque il Preside dice che non c'é alcun motivo per cui Remus non debba frequentare la scuola..."

"Fate come vi pare" borbottò Douglas "Ma non chiedetemi di aiutarvi in questa pazzia" aggiunse, uscendo dalla camera, sotto lo sguardo stupito e rattristato di Remus.

A metà Agosto la signora Lupin e Remus decisero di recarsi a Londra per comprare il necessario per Hogwarts. Molte delle vecchie cose di Collean si rivelarono utili, alleviando così l'ingente spesa che si presentava alla modesta famiglia. Il signor Lupin ancora non approvava, ma davanti alla gioia della moglie e del figlio non poteva far altro che tacitamente acconsentire.

"Sei pronto tesoro?" chiese Elizabeth sistemandosi il cappello, mentre Remus si allacciava gli stivali seduto su una panca "Si mamma, arrivo"

In breve furono sul treno per Londra, lo stesso treno che Remus aveva preso anni prima, durante quell'infausta giornata. Arrivarono in città in mattinata, e poi finalmente a Diagon Alley, illuminata da uno splendido Sole d'Agosto.

Le strade erano affollate e le vetrine luccicanti, tutto era come Remus se lo ricordava, tutto gli faceva pensare a quell'ultima, meravigliosa giornata passata insieme al fratello.

Cosa avrebbe pensato Collean di lui? Sicuramente sarebbe stato fiero del suo "scricciolo", che si apprestava ad aprirsi finalmente al mondo esterno. Sarebbe stato felice di vedere come Remus aveva affrontato la sua maledizione, di come ora tentava di condurre una vita normale. Lo avrebbe incoraggiato, lo avrebbe spronato...e Remus sentiva la presenza di suo fratello accanto a lui quel giorno, sentiva che Collean stava pregando per lui, dovunque egli si trovasse in quel momento.

Cinque anni di solitudine non avevano certo cambiato Remus, era sempre quel bambino timido che non voleva giocare con i suoi coetanei davanti alla Gelateria Florian...ma ora un qualcosa, una nuova speranza, la speranza di poter ricevere dalla vita tutto ciò che ormai sembrava essere lontano anni luce dalla sua condizione di mostro, quel qualcosa lo spingeva a desiderare con tutto il cuore di andare a scuola, conoscere nuova gente, trovare finalmente veri amici.

"Dunque vediamo...userai la vecchia bacchetta di Collean, ed anche per il calderone e per la divisa non ci sono problemi...dobbiamo prendere tutti questi libri, speriamo di trovarli usati..." diceva a se stessa la signor Lupin controllando la lista di Hogwarts, mentre il figlio assaporava ogni istante di quella passeggiata per le rumorose vie del quartiere magico.

"Una cosa però devo comprartela nuova, devo assolutamente...una promessa si deve sempre mantenere,anche se chi ce l'ha fatta non é più qui con noi" disse d'improvviso la donna, fermandosi davanti alla vetrina del Serraglio Stregato.

Remus la guardò e sorrise, e pensò alla promessa che il fratello gli aveva fatto tanti anni prima. Non poté proprio fermare una lacrima che gli rigò la guancia, lacrima che la signora Lupin notò. La donna tirò un sospiro, si abbassò per guardare Remus nei profondi occhi "Lui vorrebbe solo vederti felice e gioioso in questa giornata...avanti, entriamo" disse asciugando il viso del figlio con un fazzoletto morbido.

Pochi minuti dopo i due uscirono dal negozio con una gabbia in cui era adagiato un bellissimo gufo color rame, dai profondissimi occhi giallo oro.

"Come lo vuoi chiamare?" chiese la signora al figlio, che guardava intensamente l'animale.

Remus fissò negli occhi il gufo, alzò il volto verso la madre e sussurrò deciso "Collean"...

La mattina del primo di Settembre arrivò prima di quanto Remus si aspettasse. La sera prima non aveva chiuso occhio, ed a tavola non ebbe il coraggio di toccare cibo. Lo stomaco era come sigillato ermeticamente. Era agitatissimo e nervoso, continuava a fissare il tavolo mentre la madre dietro di lui correva avanti ed indietro preparando i suoi vestiti, i libri, riempiendo di cioccolata il suo baule.

Ad un tratto il signor Lupin si andò a sedere vicino al figlio, e lo guardò a fondo.

"Remus..." esordì "Io...io...mi dispiace per come mi sono comportato, io ero..solo...non lo so, ma sappi che ti voglio bene e se ho detto quelle cose era solo per proteggerti..." continuò, con il volto triste, prendendo la mano del figlio.

"Lo so papà...non preoccuparti é tutto a posto..." lo rassicurò Remus con un sorriso.

"Remus, presto, andiamo!!" urlò la signora Lupin dall'ingresso.

"Su, ora vai Remus o farai tardi" intimò Douglas mentre il bambino si alzava "...buona fortuna ragazzo" disse in un sospiro.

"Arrivederci papà" salutò dolcemente Remus baciando l'uomo sulla guancia.

Remus non disse una parola durante il viaggio per Londra, sentiva ancora lo stomaco chiuso, il cuore impazzito per l'emozione. Arrivarono finalmente alla King's Cross Station, in largo anticipo. I binari erano affollati da una miriade di persone, sia babbani che giovani maghi pronti per il viaggio verso Hogwarts.

Elizabeth condusse il figlio in direzione del muro tra i binari 9 e 10. Lo guardò, sorrise, gli carezzò la guancia.

"Ora Remus...concentrati, e poi vai diritto verso il muro...di corsa, e con decisione!" incitò la donna, quando fu sicura che nessuno stava guardando in quella direzione "Io arriverò subito dopo...sei pronto?"

Remus annuì. Fissò il muro davanti a se, quel muro che ormai era l'unica barriera verso la sua nuova vita, verso quell'unica speranza di esistenza da essere umano che gli era rimasta.

Sorrise, strinse nelle mani il carrello su cui erano poggiati il suo baule e la sua gabbia, prese un profondo respiro, deglutì e...via! Si immerse nel muro, scomparendo agli occhi di sua madre, lanciato verso il binario 9 e 3/4, verso l'Hogwarts Express, verso il suo futuro.

Chi può dire dove arriverà la strada
Dove scorre il giorno
Solo il Tempo...*

FINE

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* "Only Time", musica e testo di Enya, interpretata da Enya.

*Nomi, pronuncia e loro significato

Louvel: "Lu-vell" dal Francese antico, "Piccolo Lupo"

Galatee: "Galatí" dal Francese antico, "Candida come il Latte"

Fantine: "Fan-tin" dal Francese, "Fanciullesco, Bambinesco"

Arnoux: "Arnú" dal Francese antico, "Lupo dagli Occhi di Falco"

Maureen: "Mo-rin" dall'Irlandese antico, "Dura, Pestifera"

Leverett: dal Francese antico, "Piccola Lepre"

Duncan: "Dan-can" dallo Scozzese antico, "Guerriero Bruno"

Moibeal: "Mo-bel" dallo Scozzese antico, "Amorevole, Materna"

Gawyn: "Gauin" dallo Scozzese antico, "Aquila Albina"

Cailleach: "Ca-llich" dallo Scozzese antico, "Vecchia Fattucchiera, Megera"

Jullien: dal Francese, "Gioviale, Giovanile"

Douglas: "Da-glas" dallo Scozzese antico, "Dalle Acque Oscure"

Collean: "Coll-in" dallo Scozzese antico, "Combattivo"