Il Libro dei Quattro

Capitolo VI

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VI - UNA NOTTE INSONNE

Passarono momenti terribili. Sirius era intrattabile, persino Silente trovava difficoltoso parlargli. Il Preside sapeva quanto Black fosse legato a Remus...ma non fino in fondo. In quel momento l'unica persona a conoscere quale fosse il vero rapporto tra Remus e Sirius era Fleur, ma Black non voleva neanche incontrare il suo sguardo. Continuava a ripetersi che tutta la colpa era della ragazza. Ma in fondo al cuore sapeva bene che tutto ciò che era accaduto era accaduto anche e soprattutto per colpa sua, e questo la faceva stare terribilmente male. Ogni volta che il suo sguardo cadeva sul ciondolo d'argento di Remus non poteva fare a meno di versare qualche lacrima. Come aveva potuto ferirlo in quel modo? Non si era reso conto che la sua azione significava tradire la fiducia di Remus...ancora una volta...come tanti anni prima.

Due notti dopo la sparizione di Remus, Sirius fu tormentato da uno straziante incubo. Nel sonno, continuava a vedere Remus, e James e Lily...e poi ancora Peter, e Harry neonato che piangeva, i suoi genitori stesi per terra, morti...Lunastorta e Felpato, Ramoso e Codaliscia...e poi Fleur, Piton e i Dissennatori...e Azkaban...Azkaban...da quando aveva ritrovato Remus non aveva mai più sognato di Azkaban...ma ora che Remus era lontano da lui, quei terribili ricordi tornavano alla mente...

Si alzò seduto sul letto d'improvviso, il respiro affannato ed il sudore che gli impregnava la fronte. Si portò una mano sul petto, cercando di calmare i battiti impazziti. Chiuse gli occhi, riprese controllo di se, poi li riaprì, e diede uno sguardo all'orologio sul tavolo. Non erano ancora le quattro, il castello era avvolto nel più buio silenzio.

Si alzò, usci dalla stanza e si diresse verso le cucine. Non poteva continuare a dormire, non in quel modo, aveva bisogno di qualcosa che lo calmasse.

Le cucine erano deserte. Di solito interi stuoli di elfi si prodigavano per soddisfare ogni tuo desiderio, ma probabilmente Silente li aveva fatti andare via, per via degli attacchi.

Sirius aprì una credenza che, almeno ai suoi tempi, conteneva i liquori per i professori. Quante volte l'aveva aperta, da ragazzo, insieme ai suoi degni compari. Era ancora tutto lì. Le abitudini di Hogwarts difficilmente cambiavano con gli anni. Si versò qualcosa di molto forte in una tazza di coccio, e poi usci dalla cucina, dirigendosi verso la sua camera.

Ma qualcosa attirò la sua attenzione.

Un'ombra sottile saliva di corsa le scale che portavano al terzo piano. Era talmente silenziosa che Sirius poteva appena avvertirne la presenza.

Incuriosito, ed ancora con la sua tazza in mano, Black si incamminò su per le scale seguendo quella figura misteriosa.

Dopo alcuni minuti di silenzioso inseguimento, la figura si fermò. Nascosto dietro una colonna, Sirius cercò di vedere chi fosse, ma il buio era troppo forte. Solo quando sentì la gelida e familiare voce della persona capì: Fleur Delacour aveva appena pronunciato alcune parole in latino, ed era entrata in una stanza, nascosta da un quadro raffigurante un sinistro cardinale. Sirius si avvicinò, posò la tazza di liquore su una cassapanca vicina, e cercò di ricordare la parola d'ordine: conosceva quel passaggio segreto, naturalmente. Portava ad uno stanzino dove anticamente venivano rinchiusi gli alunni che avevano trasgredito qualche importante regola. Era chiuso da tempo immemorabile, solo i Malandrini ci avevano messo piede negli ultimi cinque secoli. Entrato, e facendo il meno rumore possibile, Sirius avanzò lungo lo stretto passaggio che portava alla camera. Si fermò poco prima dell'entrata, e si mise ad origliare. Fleur non era sola. Una voce maschile, familiare...fin troppo familiare...e poi...un sibilo che gli fece raggelare il sangue nelle vene. Sirius sbirciò nella stanza. Fleur era in piedi, pietrificata. Davanti a lei un fuoco blu che emanava un odore inebriante, e dalle fiamme una cosa che fece inorridire Sirius. Due volti, quello odioso di Minus, e quello agghiacciante di Voldemort in persona. Sirius ribolliva di rabbia, ma pensò bene di non uscire allo scoperto.

"Signore, fino ad ora é andato tutto bene, ma non posso andare avanti, vi prego, lasciatemi andare..." disse Fleur, la voce piena di paura.

"Abbiamo fatto un patto..." iniziò la voce serpentina.

"Ma..."

"Zitta, non interrompere il Signore mentre parla!" ammonì una vocina che somigliava ad uno squittio.

"Padrone...io andrò avanti...farò ciò che mi dite...ma mi promettete che alla fine..." chiese Fleur

"Io mantengo le mie promesse Fleur. Ma se non segui alla lettera i miei ordini...andrà a finire male."

"Va bene Padrone" disse Fleur rassegnata. "Addio" e gettò sulla fiamma blu una polvere nera che la fece sparire, insieme con i due volti, nel nulla.

Non appena Fleur si girò per andarsene, Sirius tornò di corsa all'entrata del passaggio, uscì attraverso il quadro e si nascose nell'ombra, aspettando che la ragazza fosse uscita.

Non appena il braccio bianchissimo della fanciulla fuoriuscì dal passaggio nel dipinto, Sirius la afferrò, senza che potesse opporre resistenza. La ragazza emise un urlo sordo, Sirius la sbatte al muro, tenendola ferma con le braccia. La guardò con odio.

"Allora sei tu..."

"Siriús lascia che ti spieghi..."

"Non c'é nulla da spiegare...sei una Mangiamorte...ma i tuoi giochi sono finiti Fleur..."

La ragazza continuava a dimenarsi nella stretta di Black.

"Ti prego, non é come pensi"

"E allora com'é, Fleur? Spiegamelo, nel poco tempo che ti rimane prima di marcire ad Azkaban..."

"Siriús...mi dispiace..." la ragazza tirò un forte calcio nello stomaco di Sirius, liberandosi dalla sua presa, estrasse la bacchetta dalla cintura argento che le stringeva l'abito candido e la alzò al cielo "Non sarei mai voluta arrivare a questo..."

Ma Sirius in un lampo fu vicino a lei, ancora steso per terra, e prima che Fleur potesse pronunciare un incantesimo, le diede un calcio sulle caviglie. La ragazza cadde, dalla punta della bacchetta partì un fascio di luce che andò a colpire una statua, fondendola. Mentre Fleur era ancora stordita, Sirius le sottrasse la bacchetta. Fleur si alzò in piedi, si accorse di non avere più con se la bacchetta, e si mise a correre disperatamente. Sirius la seguì, la bacchetta sguainata, giù per le scale, e poi per i corridoi deserti, fino a che Fleur si introdusse nella sala dei trofei. Sirius entrò lentamente, tenendo la bacchetta ben alta.

Era tutto completamente buio, di Fleur neanche l'ombra.

"Esci fuori Fleur, so che sei qui. Se ci aiuti a riportare le persone sparite indietro, forse non ti daranno il massimo della pena" disse Sirius, ansimando per la corsa.

D'improvviso qualcosa travolse Sirius dalle spalle. Fleur si era aggrappata con tutte le forze al collo dell'uomo cercando di strappargli di mano la bacchetta. Sirius la lanciò via, in modo che la ragazza non potesse prenderla. Per alcuni istanti la lotta corpo a corpo fu furiosa. Fleur era molto più forte di quanto ci si potesse aspettare.

Caddero entrambi a terra, uno sull'altro. Sirius blocco le braccia della ragazza inchiodandole al pavimento con le sue mani. Lei cercò di liberarsi ancora una volta, ma ormai era stremata. "Siriús...io...io...ho le mie ragioni..." disse Fleur in un sospiro.

"Posso immaginare" disse Sirius seccamente "Potere, denaro..."

"No, non é così..."

Ma Fleur non poté completare il suo discorso. Un rumore assordante riempì la stanza. Non fecero neanche in tempo a rialzarsi che si ritrovarono tutti e due avvolti in una abbagliante luce rosa e porpora. Per alcuni minuti che sembrarono un’eternità tutto intorno a loro era polvere, fumo, luce. Rumori agghiaccianti distruggevano i timpani. Poi, tutto finì.

Sirius riaprì gli occhi. Confuso e stordito, si guardò intorno. Tutto ciò che vedeva era luce e nebbia. Fleur era a pochi passi da lui, il viso rivolto per terra, i capelli disordinati sulla nuca, svenuta.

Piano piano un profilo si prospetto agli occhi di Sirius. Un profilo familiare, due occhi lucenti e cristallini, come due gemme. E poi, come se arrivasse da una stanza lontana ed isolata, una voce. Profonda, affettuosa.

"Sirius....Sirius...come stai?"

"Lunastorta...." sussurrò Black.

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