Il Libro dei Quattro

Prologo

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PROLOGO - LA SALA DEI QUATTRO

La porta si aprì piano, con un lentissimo, agghiacciante cigolio. "Sirius? Jim?" disse Remus entrando timidamente, in punta di piedi. La camera dei quattro ragazzi era avvolta nel buio più totale "Vi sentite bene, perché avete lasciato la festa...?" chiese al nulla.

Poi, d'improvviso.

"BOOOOOO!!!" Sirius spuntò da sotto uno dei quattro letti urlando e con aria falsamente minacciosa. Remus ebbe un sussulto di paura, e con un solo salto indietreggio di quasi un metro. "SIRIUS!" urlò.

James uscì allo scoperto e con un colpo di bacchetta magica illuminò la stanza.

"AH AH, Non ci posso credere, te l'abbiamo fatta, e con lo scherzo più vecchio del mondo" disse Sirius piegandosi in due dalle risate.

"NON. É. DIVERTENTE" esclamò Remus con una mano al petto, ancora un po' scosso e pallido, mandando un'occhiata gelida agli amici.

"Avanti Lunastorta, é Halloween, su non te la prendere!" disse Sirius dando un colpetto sulla spalla dell'amico "E poi abbiamo grandi notizie...io e James abbiamo scoperto qualcosa, un nuovo passaggio segreto che non abbiamo ancora esplorato...che ne dici, ci facciamo una passeggiata nel castello stanotte?"

"Ma certo!" gli occhi di Remus tornarono a brillare di nuovo interesse "Dobbiamo dirlo a Pete, é ancora giù alla festa..."

Alcune ore dopo, a notte fonda, quando tutto il castello dormiva, quattro figure si muovevano, a mala pena nascoste dal mantello dell’indivisibilità di Potter. Ogni tanto spuntava fuori un piede o un braccio dal nulla, ma per i corridoi non c'era nessuno, ed il buio aiutava.

"É qui" bisbigliò James agli altri tre. Si erano fermati davanti una grande statua di un mago dal viso coperto. Sul petto aveva il simbolo di Hogwarts, una grande H attorniata dai quattro animali simboli delle case: il Leone, il Serpente, il Corvo ed il Tasso.

"Guardate, basta fare così..." disse Sirius poggiando un dito esattamente al centro della lettera marmorea.

La statua si mosse verso destra senza fare alcun rumore, lasciando così libero il passaggio ad un corridoio buio ed apparentemente molto lungo. I quattro si incamminarono lungo le mura buie e fredde, liberati dalla stretta del mantello, che lasciarono all'ingresso del passaggio, pronto per essere riutilizzato al ritorno. La statua senza volto si chiuse dietro di loro con la stessa quiete con cui si era aperta.

"Lumus!" esclamò Remus brandendo la sua bacchetta, e così fecero gli altri tre ragazzi. Andavano avanti guidati dalla luce fioca emanata dalla punta delle bacchette. Il corridoio si faceva sempre più gelido, le pareti erano formate da grossi mattoni grigi, non una luce si poteva vedere. Davanti a loro c'era solo un tunnel che sembrava senza uscita.

Dopo circa un'ora di cammino, i quattro ragazzi si fermarono per esaminare la situazione.

Peter era stanco, implorava gli amici di tornare in camera "Ragazzi, credo proprio che questo sia un vicolo cie--" ma le sue parole furono interrotte da un urlo. James, che guidava il gruppo, era sparito, come risucchiato dal terreno. Le sue urla riecheggiavano nello stretto passaggio. "JAMES!!" urlò Sirius, puntando la bacchetta verso il punto in cui Potter era sparito. Una buca, larga abbastanza per far passare un paio di persone si era improvvisamente aperta nel pavimento lastricato di marmo e scurito dalla polvere. Attaccata ai margini c'era una scala di corda, formata da un intreccio di fili d'oro e d'argento. Un tonfo sordo fece capire ai ragazzi che James era arrivato a terra. "James!! Tutto bene??" Sirius gridò nella direzione della buca, mentre Remus e Pete lo guardavano preoccupati.

"Ragazzi, presto calatevi! O mio Dio, non crederete ai vostri occhi!"

"Presto andiamo!" Sirius fu il primo a scendere aggrappandosi alla scala, subito seguito da Remus e da un riluttante Peter.

Lo spettacolo che si prospettò ai loro occhi fu davvero impressionante: la botola conduceva ad un'enorme sala, illuminata da centinaia di fiammelle rosso sangue che galleggiavano a mezz'aria. Il soffitto, altissimo, era adornato da un enorme affresco raffigurante i simboli delle quattro case, che luccicava alla luce delle fiamme sottostanti. La stanza era pavimentata con lo stesso marmo del lungo corridoio, ma non vi era un granello di polvere ad oscurarne la lucentezza. Ma la cosa davvero strabiliante era il contenuto della grande sala: quattro enormi mausolei si ergevano al centro della camera. Ai piedi di ognuno c'era una statua...un leone alato, un corvo, un serpente, un tasso...le quattro costruzioni scintillavano, i marmi colorati che le componevano sembravano essere stati appena levigati...eppure tutta la polvere del corridoio non lasciava alcun dubbio, nessuno era più entrato lì da secoli...

I quattro Malandrini ammiravano il tutto a bocca aperta. Il primo a rompere il silenzio fu Sirius "Wow..." disse in un sospiro..."Voi credete che siamo capitati..."

"Credo proprio di si...le cripte di Hogwarts...questa...queste devono essere..." disse Remus ancora con lo sguardo rapito.

"...Queste devono essere le tombe dei Quattro Fondatori!" James completò la frase dell'amico, muovendo alcuni passi verso la prima enorme statua, quella dedicata ai Tassorosso. Gli amici lo seguirono.

"Ma...ma come fa ad essere tutto così rilucente..." chiese Peter.

"Un incantesimo...sicuramente..." rispose James distrattamente, mentre piano saliva le poche scale che conducevano alla cima del mausoleo, tutto adornato da marmi neri e gialli.

Arrivati in cima ancora un altro brivido percosse i quattro ragazzi. Adagiato in un letto di velluti ocra, e coperto da una teca di cristallo lavorato, videro il corpo di una donna, non molto alta, i capelli rossi e ricci adagiati sul petto. Indossava una veste medievale dello stesso colore dei capelli.

"Tosca Tassorosso..." sussurrò Remus avvicinandosi alla bara.

"Ma...potevano almeno seppellirli come persone normali..." disse Peter lanciando uno sguardo pieno di paura verso il cadavere. Il corpo della strega era così perfetto che dava tutta l'impressione che la donna stesse solo dormendo.

" Ma Pete...loro non sono persone comuni...non lo erano..." Sirius stava percorrendo il perimetro della tomba, quando si fermò e fece un segno con la mano agli altri. Incastonata ai piedi della bara c'era una targa. Le lettere erano talmente luminose che quasi non si potevano leggere. Sotto alla targa, una specie di pomello a forma di testa di tasso. Sirius iniziò a leggere:

"Dalla Valle portai il dono della Pazienza

Il Duro Lavoro e la Lealtà erano propri della mia Casa

Il Giallo ed il Nero i suoi Colori"

Sirius tese un braccio verso il pomello di dura roccia, che al solo tocco del ragazzo roteò su se stesso, aprendo una specie di cassetto magico all'interno della bara. I quattro avvicinarono gli sguardi per vedere cosa conteneva: un paio di cesoie e due guanti vecchi di secoli erano adagiati sul freddo marmo corvino. "I simboli del duro lavoro dei Tassorosso.." mormorò James osservando con cura gli oggetti.

"Presto andiamo a vedere gli altri!" disse Remus, entusiasta per la scoperta che avevano appena fatto. Scesi di corsa dalla tomba di Tassorosso salirono a passo deciso le scale del mausoleo blu notte dei Corvonero.

Steso su velluti di un blu inteso e scintillante c'era il corpo di Priscilla Corvonero. Bellissima, nella sua lunga veste d'argento e d'indaco, la strega teneva tra le mani una rosa magicamente ancora fresca. I capelli neri le scendevano lunghissimi lungo i fianchi. "Wow..." fu l'unico commento di Sirius mentre rimirava il corpo. Nel frattempo Remus aveva iniziato a leggere la targa marmorea, che anche questa volta sormontava un pomello, a forma di testa di corvo.

"Dalla Scogliera portai il dono della Ragione

La Grazia e l'Ingegno erano propri della mia Casa

Il Bronzo ed il Blu i suoi Colori"

James tese la mano fino a toccare il piccolo corvo scolpito. Questa volta il cassetto magico conteneva una splendida penna di corvo luccicante ed un pettine d'argento, abbellito da diverse pietre preziose.

"Ragione e grazia..." ripeté James mentre osservava gli oggetti "...doveva essere molto vanitosa!" aggiunse Peter ammirando il pettine.

"E ne aveva tutte le ragioni..." rispose Remus, ancora rapito dalla bellezza della strega.

Si precipitarono ancora una volta giù dalle scale, per salire questa volta sul mausoleo verde smeraldo, quello dei Serpeverde. Arrivarono in cima e furono agghiacciati da ciò che videro nella bara di cristallo. Un uomo magro, adagiato su velluto verde e con addosso una tunica di un verde talmente scuro da sembrare quasi nero. Il suo viso era scavato, incolore, un accenno di barba rendeva il suo ghigno ancora più inquietante. Dei tre che finora avevano visto, Serpeverde era l'unico a sembrare davvero morto.

"Ed ecco quel simpaticone di Salazar Serpeverde..." disse Sirius mandando un'occhiata disgustata alla bara. Peter lesse la scritta, sotto la quale c'era un minaccioso serpente scolpito nella pietra argentea.

"Dalla Palude portai il dono della Furbizia

La Ambizione e la Perseveranza erano propri della mia Casa

L'Argento ed il Verde i suoi Colori"

Con riluttanza Peter toccó il pomello serpentino. All’interno del vano magico erano contenuti un flacone pieno di un liquido verde ed un drappo scintillante che aveva tutta l'impressione di essere un lembo di pelle di serpente. "Andiamocene da qui...non mi piace quel tizio..." disse Minus con aria spaventata, mentre cercava in tutti i modi di non poggiare lo sguardo sul raccapricciante contenuto del cassetto di pietra.

Finalmente, scesi dal mausoleo smeraldo, arrivarono alla parte della sala che più li incuriosiva, la tomba di Godric Grifondoro, il fondatore della loro casa. Il mausoleo era risplendente di marmi rossi ed oro. Dentro la bara di cristallo era adagiato il corpo di un uomo dall'aspetto forte e valoroso. Indosso aveva una scintillante armatura dorata. I capelli biondi e la barba dello stesso colore formavano dei riccioli sul suo viso. Un sorriso gli attraversava il volto. "É proprio come me lo immaginavo" disse James, con una voce che non nascondeva la sua emozione. Remus lesse ad alta voce la scritta sulla targa che troneggiava sulla testa di un fiero leone.

"Dalla Brughiera portai il dono del Coraggio

Un Cuore Giusto e una Mente Salda erano propri della mia Casa

L'Oro ed il Rosso i suoi Colori"

Il ragazzo avvicinò la mano tremante al pomello leonino, che fece immediatamente spazio ad un vano più ampio dei tre precedenti--ed i ragazzi ben presto capirono perché. Al suo interno infatti era custodita una meravigliosa spada, la cui elsa brillava per i preziosi rubini incastonati. Vicino alla spada, ad un nastro rosso era legato un medaglione d'oro con incise le iniziali di Grifondoro.

"Eccoli i simboli di Grifondoro...il coraggio e la giustizia..." disse Sirius, mentre ammirava con occhi rapiti la spada.

"Ragazzi, probabilmente siamo gli unici studenti ad essere mai entrati qui..." disse Remus emozionato. I quattro si guardarono negli occhi. Le otto pupille scintillavano di gioia. Ci fu un attimo di silenzio. Un crepitio dalla tomba di Serpeverde li fece sobbalzare, distogliendoli dai loro pensieri di gloria.

Peter disse, o meglio urlò spaventato "Ragazzi, credo che sia ora di andare..."

I quattro scesero, ma prima che potessero arrivare alla scala di corda, qualcosa che non avevano notato prima attirò la loro attenzione. Esattamente al centro della sala, attorniato dalle quattro tombe, c'era un basso leggio di legno intagliato. Sopra vi era poggiato un grande libro dalla copertina di pelle color nocciola. Il simbolo di Hogwarts vi campeggiava sopra. Remus si avvicinò per primo. Aprì il pesante volume, ed iniziò a leggere la prima pagina del tomo...

"Al Lettore,

Noi Fondatori della Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts affidiamo a questo volume tutte le informazioni a nostra conoscenza sul Castello di Hogwarts. Confidiamo nella buona fede dei posteri affinché queste informazioni vengano usate nella maniera giusta.

Priscilla Corvonero, Godric Grifondoro, Salazar Serpeverde, Tosca Tassorosso"

"Ragazzi, qui ci sono pagine e pagine su tutti i segreti del castello...é...é fantastico..." disse Remus mentre continuava a girare le pagine in maniera entusiasta.

"O mio Dio, questa é la più grande scoperta di tutta la nostra carriera di Malandrini!" esclamò Sirius.

"Oh..." sospirò Remus soffermandosi su una delle ultime pagine.

"Cosa c'é?" chiese James.

"Oh...oh"

"COSA?" chiese Sirius all'amico, sempre più incantato dalla pagina del libro.

"Sentite un po' qua..." Remus iniziò a leggere in tono preoccupato.

"Ed ora ultima ma non meno importante--una formula che non vorremmo mai veder utilizzata ad Hogwarts, ma che siamo costretti a tramandare. Hogwarts é e dovrà sempre rimanere uno dei luoghi più sicuri per i maghi di tutto il mondo. Ma purtroppo molte sono le menti distorte che hanno tentato-e tenteranno in futuro-di distruggere questo luogo di armonia che abbiamo creato. Se finisse nelle mani sbagliate, Hogwarts, con tutti i suoi segreti raccontati in queste pagine, potrebbe diventare la più potente arma magica mai esistita. É per questo che qui di seguito troverete un incantesimo-il più potente e devastatore di tutti quelli fino ad ora trattati-un incantesimo che permetterà al castello di scomparire nel nulla, assieme a tutti i suoi contenuti, in caso questo fosse l'unico modo per tener lontane le forze delle Arti Oscure dalla Scuola"

"Poi riporta un incantesimo...sembra molto complesso..." disse Remus, mentre gli altri erano rimasti a bocca spalancata.

"Un incantesimo per distruggere Hogwarts..." disse James con gli occhi persi nel nulla.

"Remus, dobbiamo distruggere quella pagina..." mormorò Sirius.

"NO. Se interi secoli di Presidi hanno ritenuto che quest'incantesimo dovesse rimanere intatto ci sarà un buon motivo..." disse Remus risoluto.

"Ma se finisse nelle mani sbagliate..." continuò Sirius.

"Remus ha ragione, deve rimanere lì dove é...e naturalmente nessuno di noi dovrà dir parola su questo posto a nessuno...credo proprio che questo punto del Castello resterà fuori dalla nostra Mappa..." concluse James.

"E va bene...mi arrendo" disse Sirius con un sospiro.

"Adesso VOGLIAMO TORNARE IN CAMERA??" piagnucolò Peter.

I ragazzi si incamminarono verso la botola con la scala di corda, diedero un ultimo sguardo alla loro grande scoperta, e lasciarono la Sala dei Quattro con il cuore pieno di emozione e--allo stesso tempo--di paura.

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