Risveglio
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Il gatto nero portava al collo un collare su cui scritto era il nome Hypnos e dormiva sul letto, ai piedi di due figure vicine sotto le lenzuola, che dormivano l’uno tra le braccia dell’altro. Capelli neri, corvini, che si mescolavano a capelli rossi, appena rigati di grigio, le mani unite, intrecciate tra loro. I due uomini, uniti da sempre oltre ogni ostacolo, oltre la loro stessa consapevolezza, riposavano, in pace, finalmente uniti anche nello Spazio. Il sole già aveva iniziato il suo cammino mattutino e i suoi raggi tepidi filtravano, dalla finestra, tra le tende, e posavano la loro luce sui due visi sereni. Due occhi color dell’ambra s’aprirono, stuzzicati dolcemente dai raggi vividi dell’astro dorato. Remus guardò accanto a sé. Sirius aveva la testa sotto il suo mento, con il viso rivolto a lui, come se non volesse perdere nemmeno con un respiro il profumo dell’altro che, per anni, aveva solo potuto ricordare. Le loro mani, intrecciandosi, si riempivano a vicenda. Sorrise e sprofondò nel piacere del silenzio e della pace. Sirius si mosse, aprì gli occhi e tirò su il viso fino ad arrivare davanti a Remus. Gli occhi d’onice e quelli d’ambra si fusero, come sempre e come sempre in modo diverso; magneticamente e ineluttabilmente attratti gli uni dagli altri. I visi, vicini, sorridevano, assaporando quei momenti al risveglio dolci come il nettare dei fiori.
- Buongiorno Lunastorta. – sussurrò Sirius, sfiorando con una mano il viso del suo amante e passandogli il pollice sulle labbra.
- Buongiorno, Felpato. – sussurrò a sua volta Remus, baciando il suo Sirius. Il gatto in fondo al letto si stiracchiò e se ne salì più su, andandosi a piazzare tra di loro.
- Gatto comodone…ma come ci è venuto in mente di portarcelo dentro? – chiese Sirius.
- Era lì fuori e miagolava disperato. E l’idea di prenderlo, ti ricordo, è stata tua. – rispose Remus, ridendo – Vieni, Hypnos…- afferrò il gatto e lo mise da un lato del letto, mentre lui si stringeva a Sirius. – così non romperà più le scatole, che dici? –
- Ottima idea, Lunastorta. – Sirius abbracciò Remus, ora molto più vicino, e i due si scambiarono un bacio che sapeva di gioia, di amore, di passione, ma anche di ricordi, di paura di trovarsi di nuovo separati, di nostalgia. Dovevano recuperare i dodici anni che Sirius aveva dovuto trascorrere, innocente, ad Azkaban, e gli anni precedenti, quando non si erano nemmeno resi conto di ciò che veramente provavano l’uno per l’altro. E pure se segnali ce n’erano stati, non erano stati pronti a raccoglierli. Si separarono lentamente e guardarono l’orologio…era ora di alzarsi e cominciare una nuova giornata. Uscirono da sotto le coperte e, rivoltandole per uscire, seppellirono il gatto, che, ovviamente, non s’accorse di niente. Quando poi le tolsero per rifarlo, il gatto volò per terra con tutte le coperte…miagolando come un disperato.
I due uomini finirono di fare il letto ridendo, mentre Hypnos, offeso, se ne andava coda all’aria. Andando in cucina per fare colazione, Sirius recuperò il gatto, che era ancora offeso, da terra e lo accarezzò finché non sentì le fusa.
- È come te, Lunastorta. –
- Che vuoi dire? –
- Prima s’arrabbia e poi bastano due carezze e ricomincia a fare le fusa. –
- Faccio le fusa, io? –
- No, però se ti arrabbi basta poco per calmarti. –
- Se mi arrabbio con te, perché non posso rimanere arrabbiato con te. –
- Lo so…e poi se qualcun altro ti calmasse…potrei essere geloso…-
- Buono a sapersi. – un lampo divertito passò negli occhi di Remus, che si mise a ridere. E lo stesso fece Black, mentre il gatto si era già addormentato in collo a lui. Stavolta lo prese e lo posò sul divano, senza fargli fare brutte fini per terra, e andò ad aiutare Remus con la colazione. Appena Hypnos sentì odore di Bacon s’alzò e andò in cucina, a strusciarsi contro le gambe dei due, e facendo quasi fare un volo per terra a Remus. Sirius lo sostenne appena in tempo.
- Ma tu ti svegli solo per mangiare?? – chiese Remus al gatto, rialzandosi.
- Sembra di sì…mphh….è un pericolo pubblico…eheheheh. Proprio come noi…-
- Già, un evaso e un lupo mannaro. Che bell’accoppiata. –
- La migliore che esista. –
- La migliore. – un altro bacio, inevitabile pure questo, sigillò quell’affermazione. Vita insieme. Un giorno mai uguale all’altro. Non pensavano al futuro: era il presente a contare.
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