La Soglia
capitolo II
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CAPITOLO II - LA PIÚ GRANDE PAURA
La stanza era ovale e scura, le pareti fredde e spoglie. Una candela, una sola candela galleggiava nell'aria, illuminando il volto invecchiato prima del tempo del mago, la luce della fiammella diritta dentro gli occhi. Remus poteva sentire i polsi stretti in una morsa d'acciaio, dietro la sua schiena che poggiava sulla spalliera di una dura sedia di legno. Era stanco, dolorante, confuso, incatenato senza possibilità di fuga. Nella fioca luce della candela si fece avanti un'ombra, sottile, che man mano si delineava sempre più. L'ombra di una donna, il volto scavato, la bocca sfigurata in una smorfia d'odio. La donna si avvicinava, una lunga veste nera le arrivava fino ai piedi, la bacchetta in mano pronta a colpire ancora...
"Allora Lupin, ne vuoi ancora...vuoi proprio arrivare ad impazzire come i tuoi amici Longbottom..." sibilò la voce della donna, fredda e volgare.
Remus non si mosse. Aspettava da un momento all'altro un'altra maledizione senza perdono, altre scintille partire dalla bacchetta di Bellatrix Lestrange...ma...cosa stava facendo, ora? Si domandò Remus.
La donna si avvicinava, aveva posto la bacchetta nella cintura, e si avvicinava, le braccia scheletriche protese in avanti. Ora era così vicina che Remus poteva sentirne il respiro lento sul volto...e si avvicinava ancora, le labbra semiaperte...e si avvicinava, finché le loro labbra si chiusero assieme, e Lupin non poteva liberarsi, nel bacio mortale della donna, oppure...oppure si, poteva liberarsi, ora si, sentiva i suoi polsi liberi, non era più incatenato alla sedia. Sentiva le sue braccia libere dietro lo schienale, e sentiva...nella sua mano destra, sentiva qualcosa di freddo, appuntito, metallico. Tese il braccio violentemente e sentì la lama del pugnale che lentamente penetrava nella carne di Bellatrix, il fianco della donna sanguinava, le sue labbra ancora erano spinte verso quelle di Remus...
"No!" Remus si sollevò di scatto seduto sul letto mormorando e tremando. Era coperto di sudore freddo, e davanti agli occhi ancora vedeva l'ombra delle pupille maligne di Bellatrix che si dilatavano di stupore, nel momento in cui la sua mano infliggeva il colpo mortale.
"No" ripeté Remus, alzandosi dal letto e cominciando a camminare per la stanza scura e silenziosa, portandosi una mano alla fronte ed asciugandosi il sudore con la manica del pigiama.
"Io...non...non sono un mostro..." sussurrò a se stesso, spalancando la finestra e prendendo grandi boccate d'aria fresca "Non sono un mostro...io...non farei mai..." la mente gli ripropose tutti i sogni che aveva avuto nelle ultime settimane, tutti quelli che poteva ricordare. In ogni sogno, in ogni scena, era sempre presente lui, da umano o in forma di lupo mannaro, ed il sogno si concludeva sempre nello stesso modo...l'assassinio a sangue freddo di Bellatrix Lestrange..."No" mormorò ancora una volta il mago, poggiando i gomiti sul davanzale della finestra e guardando fuori, nel cielo senza nuvole della periferia di Londra.
Quel pensiero lo ossessionava, lo tormentava, e non gli permetteva una sola notte di sonno da quando Sirius se ne era andato...Remus si chiedeva, inconsciamente, in quei momenti quando andare avanti diventava penoso ed insostenibile...si chiedeva cosa avrebbe fatto, come si sarebbe comportato se un giorno, ed era sicuro che sarebbe successo prima o poi...se un giorno si fosse trovato faccia a faccia con la donna che gli aveva tolto l'unico affetto che gli era rimasto. Ed i suoi sogni, quei sogni così terrificanti e violenti, i suoi sogni gli davano la risposta...una risposta che non voleva, una risposta che rifiutava con tutto se stesso...ma che sentiva sua, una risposta che sentiva immensamente, spaventosamente vicina a ciò che provava.
Per tutta la sua vita aveva avuto il pieno controllo delle sue azioni, per tutta la vita la sua parte animale era stata sottomessa dalla sua forza interiore, che aveva sempre fatto prevalere l'uomo sulla bestia. Ed ora sentiva tutte queste convinzioni sbriciolarsi tra le sue mani, perché sapeva cosa il suo io più nascosto davvero desiderava.
Alzò la testa, verso il cielo blu scuro, dove una miriade di stelle risplendeva, non nascoste dalla nottata serena. Una stella, in alto, brillava più di tutte. Brillava tanto intensamente da oscurare tutte le altre con la sua luce cristallina. Remus sorrise.
"Ciao Sirius" disse in un respiro. Nei suoi occhi ambra brillò più forte la luce di quella singola stella.
"Mi stai tormentando, lo sai, Sirius?" chiese ironicamente Remus, diretto all'astro luminoso. La stella sembrò vibrare a quelle parole.
"Io non sono un mostro...e tu non vorresti che mi comportassi come tale. Tu non lo hai mai voluto, ti sei battuto tutta la vita per me, per farmi accettare dagli altri...e per Harry, per fargli vivere una vita il più possibile felice" la stella brillò ancora più forte, quasi in risposta alle parole di Remus, che ancora la fissava intensamente.
"A proposito di Harry...domani è il suo compleanno, e noi gli faremo una sorpresa. É meglio che vada a letto...mi devo alzare presto perché lo andiamo a trovare, è una bella idea, vero? Non vedo l'ora di lasciare questo posto...non reggerei una giornata di più qui..." le sopracciglia di Lupin si aggrottarono in direzione del corpo celeste, la cui luce ora sembrava essere smorzata, malinconica.
"Mi manchi, Padfoot" concluse Remus con un sorriso amaro. La luce della stella più luminosa gli sfiorò le guance, quasi come una carezza leggerissima ed impercettibile. Remus chiuse gli occhi, e per un momento ancora assaporò l'aria della notte. Poi chiuse la finestra, si trascinò di nuovo verso il letto, e vi sprofondò sperando di avere un sonno senza sogni.
Il mattino seguente Remus fu svegliato dalla peggiore delle sveglie: gli urli della signora Black echeggiavano in ogni camera della grande casa di Grimmauld Place. Passarono non meno di dieci minuti prima che qualcuno si decidesse a coprire il quadro della vecchia strega con le pesanti tende. Il mago si alzò, strofinandosi gli occhi. Si vestì con la povera giacca rattoppata, e scese nei piani inferiori dove gli altri membri dell'Ordine lo aspettavano per colazione.
"Chi è che ha svegliato la vecchia arpia?" chiese sbadigliando mentre entrava nella cucina, dove attorno al grande tavolo di legno erano seduti Mad-Eye Moody, Kingsley Shacklebolt e Tonks, mentre la signora Weasley ed Hestia Jones erano indaffarate ad imburrare pane e versare caffè.
"Ehm...io...come al solito...mi spiace, sono inciampata nell'ultimo gradino..." mormorò Tonks, i cui capelli questa mattina erano lunghi fino alle spalle e di un forte colore verde acido.
"Non fa niente..." rispose Remus dolcemente sedendosi vicino alla ragazza "...bel colore, comunque" aggiunse, puntando il dito alla chioma della giovane.
"Grazie" rispose Tonks sorridendo soddisfatta "Hai...hai passato una buona nottata?" chiese, mentre Molly Weasley le metteva davanti il suo piatto di uova fritte.
"Si..." mentì Remus soprappensiero. Non aveva detto a nessuno dei suoi compagni dei sogni che lo avevano assillato fino dalla morte di Sirius. Non voleva che gli altri sapessero quali sentimenti gli bruciavano l'anima...e non voleva tirare in ballo la memoria di Sirius, per non far cadere gli altri, e per non cadere egli stesso, nella più profonda tristezza.
"Dov'è Arthur?" chiese Lupin distrattamente alla signora Weasley, che si stava sedendo di fronte a lui.
"L'ho mandato a casa per vedere come stanno i ragazzi" rispose concitata Molly "E...Remus, quando torna deve parlarti. Credo che sia riuscito a trovare un buon posto al Minis--"
"No" la bloccò Lupin alzando una mano "No Molly...ti ringrazio, ma non posso accettare, e lo sai bene"
"Ma, Remus, ora che la Umbridge è stata licenziata e Dumbledore è di nuovo al Wizengamot puoi tornare a lavorare..." si intromise Kingsley, con la sua voce profonda e calma.
Remus scosse la testa, socchiudendo gli occhi. Ma come facevano a non capire?
"Molly, lavorare al Ministero vorrebbe dire restare a Londra, e lo sai che questa sera io non tornerò con voi qui a Grimmauld Place..." disse Lupin deciso. Tutti gli occhi dei presenti erano puntati su di lui. Sentiva un forte impulso di alzarsi e lasciare la stanza.
"Ma, Remus...ti prego, si ragionevole, non puoi lasciare il Quartier Generale, e poi...dove andrai?" chiese Molly con voce flebile.
Remus non rispose. Prese in mano la sua tazza ed iniziò a sorseggiare il suo tè bollente.
"E poi perché vorresti lasciare Grimmauld Place ragazzo...ormai la casa è quasi del tutto libera, e tu non hai dove altro andare..." aggiunse Moody, squadrando Lupin sia con il suo occhio normale sia con quello magico.
Remus poggiò delicatamente la tazza sul tavolo "Perché..." iniziò lentamente, controllando la rabbia ed il dolore che gli salivano alla testa "...fa troppo male"
La stanza cadde nel silenzio. Tutti guardavano Remus. Per un attimo sembrò al mago che Tonks volesse dire qualcosa, ma prima che la ragazza potesse aprire bocca, Remus si era alzato e stava uscendo dalla cucina.
"Fatemi sapere quando siete pronti per uscire" disse freddamente "Io sono nell'ala Ovest" e la sua sagoma sparì verso le scale che portavano al piano superiore.
Mentre si dirigeva vero la Sala della Musica, una delle poche stanze ancora da controllare, a cui Molly gli aveva chiesto di dare un'occhiata prima del loro viaggio verso Little Whinging, Remus pensò a quanto era accaduto nella cucina. Disse a se stesso di essere stato scortese con persone che stavano tentando solo di aiutarlo, eppure una parte di lui non poteva fare a meno di rimanere profondamente arrabbiato con i suoi amici. Come facevano a non comprendere cosa significava per lui rimanere a Grimmauld Place? Vivere nella stessa casa dove fino a non molto tempo prima aveva vissuto con Sirius, in quelle stesse stanze dove Sirius aveva trovato un po' di felicità nei rari momenti in cui le preoccupazioni non lo assalivano, girare per quei corridoi dove era risuonata la voce roca di Sirius che cantava gioioso carole di Natale dedicate agli Ippogrifi...tutto ciò era troppo da sopportare, come potevano non capire...
Aprì lentamente la porta della grande sala buia, che cigolò rumorosamente. Si avvicinò alle pesanti tende tarlate e le tirò via, facendo entrare luce all'interno. Nella sala c'era una grande collezione di strumenti musicali. Un grande pianoforte che probabilmente non veniva usato da anni, una viola ed un violoncello, un'arpa poggiata su un grande tappeto porpora, il tutto ricoperto da un paio di dita di polvere.
In un angolo c'era un piccolo mobile basso in mogano, i cassetti chiusi erano ingrigiti dal tempo, e quando Remus provò ad aprirne uno per vedere cosa contenesse, si trovò le dita piene di polvere ed impiastrate di ragnatele. Il cassetto aperto rivelò al suo interno diversi spartiti musicali, vecchi e mangiucchiati dai topi, le cui note erano appena leggibili. Remus prese a sfogliarne uno, e dall'interno del libro cadde qualcosa. Il mago si chinò per vedere di cosa si trattasse, e prese tra le mani una foto in bianco e nero, una foto magica. Dall'interno del riquadro salutavano sorridenti tre ragazze ed un bambino. Due delle giovani erano estremamente attraenti, una con lunghi capelli corvini, l'altra con una treccia color platino. La terza ragazzina era meno bella, ma simpatica, un piccolo faccino a forma di cuore ed un sorriso gioviale. Il bambino che era in mezzo a loro, un mezzo sorriso sulle labbra, era bardato come un piccolo lord ed aveva capelli neri lunghi fino alle spalle, raccolti in un codino con fiocco. Remus non esitò un attimo. Avrebbe riconosciuto quegli occhi scuri tra milioni...passò un dito affettuosamente sopra la figurina del bambino, sorridendo, per poi voltare la foto. Una scrittura chiara e non sbiadita dal tempo diceva "Bellatrix, Narcissa, Andromeda e Sirius, Agosto 1961"...Remus voltò di scatto la foto, e fissò con stupore crescente la bella ragazza dai capelli neri, che gli sorrideva maliziosa. Per un momento non volle credere ai suoi occhi. Azkaban non era stata compassionevole con Bellatrix Lestrange, a l'aveva resa irriconoscibile e storpiata ancora di più di quanto non avesse fatto con Sirius. Con un moto di rabbia e di disgusto, Remus pose la vecchio foto sul pavimento, deciso di gettarla al più pesto nel fuoco, e con essa gettò anche tutti gli spartiti inutilizzabili. Tornò a rovistare nel cassetto, ma un rumore proveniente dalle sue spalle, il rumore di carta che veniva strappata, lo fece girare. Ebbe appena il tempo di vedere con la coda dell'occhio la figura arcuata di Kreacher l'elfo domestico che usciva furtivamente dalla stanza, tenendo qualcosa stretto contro il petto ossuto. Remus mandò uno sguardo al pavimento, e raccolse cosa rimaneva della fotografia. Kreacher aveva tirato via sia Bella che Narcissa Malfoy, ed ora Sirius ed Andromeda Tonks si guardavano intorno stupiti, gli occhi puntati verso il bordo strappato della foto. Remus sorrise amaramente verso il punto in cui aveva visto strisciare via l'elfo, e con un gesto automatico si mise la fotografia in una tasca interna del mantello. Ora non desiderava più tanto ardentemente distruggerla.
Un rumore dalla cassettiera lo riportò alla realtà. Nel cassetto più alto si muoveva qualcosa, che probabilmente si era svegliata per la luce ed il cigolio della porta. Dal rumore che faceva, Remus intuì che si doveva trattare di un innocuo Boggart. Eliminato quello, la stanza non presentava altri problemi, quindi sarebbe potuto presto tornare a preparare i suoi bagagli.
Il mago cominciò ad aprire lentamente il cassetto, la bacchetta pronta, convinto che si sarebbe presto trovato davanti un globo luminoso e galleggiante...
Ma cosa uscì dal mobile lo fece sobbalzare talmente che indietreggiò di alcuni passi, gli occhi ambra spalancati, e cadde sulla schiena, impotente, ed urlando uno straziato "No!"
Dal profondo del cassetto era uscita per magia la sua stessa immagine. Un Remus Lupin dal sorriso ghignante gli si avvicinava guardandolo. Le mani erano coperte di sangue, così come impregnata era la sua camicia. Nella mano destra aveva un pugnale, anch'esso rosso di sangue gocciolante...ma la cosa che fece rabbrividire ancora di più Remus fu ciò che il suo gemello sosteneva con il braccio sinistro...il cadavere di Bellatrix Lestrange, la testa rivolta all'indietro, i lunghi capelli neri pendenti, crivellata di colpi mortali al petto, che ancora buttava fiotti di sangue...
Remus era terrorizzato. Guardava quel suo riflesso così crudele senza sapere cosa fare, e passarono lunghi momenti di panico prima che il mago tornasse in se, e preso atto di ciò che stava vedendo, con un leggero movimento del polso sventolò la bacchetta in direzione del Remus assassino, ed in una nuvoletta di vapore il Boggart si dissolse.
Remus era ancora a terra, fissando il punto in cui l'essere era appena sparito, gli occhi e la bocca sempre più spalancati.
"Remus?? Remus è tutto a posto?" venne da fuori la porta la voce preoccupata di Molly Weasley.
"S--si..." si affrettò a rispondere Lupin, rialzandosi in piedi.
"Allora vieni giù, siamo pronti ad andare" e nel momento in cui Molly disse ciò, ripresero le urla insostenibili della signora Black.
Remus avanzò incerto ed ancora scosso verso la porta, e prima di uscire e raggiungere gli altri, mandò un'ultima occhiata alla cassettiera aperta, al punto del tappeto dove aveva visto il sangue di Bellatrix gocciolare dalle sue stesse mani.
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