La Soglia

capitolo IV

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CAPITOLO IV - IL NEGOZIO DI SCHERZI

La porta cigolò lentamente ed un fascio di luce fiochissima invase la stanza buia e silenziosa. Remus si guardò attorno stringendo gli occhi per carpire qualche profilo nel nero assoluto della camera. Posò, cercando di non far rumore, la valigia che teneva in mano sul pavimento, e fece alcuni passi in avanti.

D'improvviso una luce illuminò il volto stanco del mago, apparendo istantaneamente mentre una voce roca sibilava "Lumos!"

Appena il profilo di Remus si fece chiaro nella stanza, quella stessa voce, con una nota di forte stupore e gioia, disse quasi urlando "Moony! Sei tu! Mi hai spaventato"

Remus sorrise "Ciao Sirius".

Sirius Black era seduto sul suo grande letto a baldacchino. I pesanti tendaggi neri erano aperti davanti a lui, mostrando un volto scavato appena illuminato dalla bacchetta accesa, ed un corpo esile coperto da diversi strati di lenzuola stropicciate.

"Quando sei arrivato?" chiese Sirius accendendo con la punta della bacchetta un grande candelabro su un tavolo vicino al letto, mentre Remus si toglieva il pesante mantello da viaggio.

"Proprio adesso" rispose Lupin sedendosi sul letto accanto a Sirius, chiudendo gli occhi e sospirando con grande stanchezza "Ho pensato di venirti a salutare"

Sirius gli si avvicinò e lo baciò delicatamente "Mi sei mancato...un'intera settimana! Allora, come è andata?" chiese, accoccolandosi tra le braccia del lupo mannaro.

Remus stese le gambe sul letto e disse lentamente "Un buco nell'acqua. Anzi, due" sospirò "Niente Mangiamorte nello Yorkshire, e niente lavoro per un lupo mannaro, non mi prenderebbero neanche come spazzino a Diagon Alley"

Sirius strinse a se il corpo trasandato di Lupin "Mi spiace..." mormorò.

"É tutta colpa di quella Dolores Umbridge. Lupi mannari, mezzogiganti, nessuno di noi è più al sicuro. Per non parlare di sirene e centauri...li ritiene alla stregua di bestie feroci..."

Sirius apostrofò Dolores Umbridge con un epiteto poco gentile che fece sorridere Remus.

"E qui come è andata?" chiese il mago sommessamente.

"Come al solito" rispose Sirius mesto "Una noia mortale. É insostenibile Moony, davvero. Credo che domani mi metterò uno dei grembiulini di Molly e preparerò una torta, tanto per fare qualcosa" aggiunse con tono ironico.

Remus sorrise ancora, e gli carezzo la testa "Mi spiace Padfoot..."

"Non è colpa tua" si affrettò ad affermare Sirius "Non è colpa di nessuno. É il mio destino...essere inutile per i miei amici..." sospirò malinconico.

"Tu non sei inutile. E certamente non sei inutile per me" sussurrò Remus guardando Sirius negli occhi neri.

Per un attimo la stanza risuonò solo dei loro respiri lenti e regolari.

"Sai Remus..." Sirius interruppe il silenzio "...oggi Moody mi ha fatto vedere una vecchia foto dell'Ordine. Ha detto che l'ha tirata fuori per quando Harry sarà qui. C'eravamo proprio tutti...tu ed io, Lily, Jim, i Longbottom, Dumbledore e suo fratello, Peter...ed ho pensato..."

"Cosa?"

"...Moony..." Sirius strinse ancora di più a se Remus "...metà della gente raffigurata su quella foto se ne è andata...e tu, e gli altri...rischiate la vita ogni giorno, mentre io devo stare chiuso qui dentro...Moony...ogni volta che te ne vai per una qualche missione lo stomaco mi si stringe in una morsa. Ad ogni squillo del campanello quando tu non ci sei mi sale il cuore in gola, terrorizzato dall'idea che qualcuno possa venire qui ad annunciarmi la tua mor--"

"Non dire sciocchezze" lo fermò Remus dolcemente "Non morirà nessuno. Ed io non ti lascerò mai. Mai. Siamo molto più preparati rispetto all'ultima volta...non devi preoccuparti..." cercò di rincuorarlo.

"Ma non posso farne a meno. Pagherei qualsiasi cosa pur di poter essere là fuori accanto a te, e non strisciare qui nell'ombra assieme a Kreacher aspettando il tuo ritorno..." Sirius abbassò lo sguardo.

Remus avvicinò la sua testa a quella di Black e lo baciò sulla fronte. Passarono ancora alcuni istanti di silenzio.

Remus si portò una mano alla fronte, un'espressione dolorante sul volto "Ora è meglio che vada a letto...sono esausto". Fece per alzarsi, ma Sirius lo bloccò.

"Ti prego, resta ancora un po'...sei appena tornato...non siamo stati una volta da soli da prima che tu partissi...e poi una settimana senza vederti..."

"Ma sono le due, non vorrai che qualcuno ci senta insieme..." esclamò Remus preoccupato, ma con il sorriso sulle labbra.

"Chi se ne importa degli altri" sorrise Sirius "Avanti, resta ancora un po'" e tirò Remus indietro sul letto, stringendolo ancora e baciandolo con amore.

Quel flash, quell'immagine, quella situazione risalente a mesi prima tornò nella mente di Remus, mentre il mago teneva poggiata la fronte sul finestrino del grande autobus viola, lo sguardo fisso verso l'esterno, senza però far molto caso alle innumerevoli cose che gli passavano davanti velocemente.

Non avrebbe potuto spiegare perché, proprio in quel momento, quel discorso avuto con Sirius nella sua camera da letto gli fosse tornato alla mente. Era semplicemente arrivato, inaspettato, un pensiero come un fulmine che aveva squarciato d'improvviso la sua mente, mentre disperatamente cercava di farne uscire lo sguardo di Sirius che lo tormentava.

Erano state parole dette per caso, eppure alla luce dei fatti da poco accaduti apparivano terribilmente profetiche. E Remus avrebbe dato qualsiasi cosa perché quella profezia si fosse avverata nel modo in cui Sirius l'aveva annunciata. Avrebbe dato qualsiasi cosa per essere al posto di Sirius...avrebbe dato qualsiasi cosa, anche la sua stessa vita, pur di sapere Sirius vivo. Ma il fato aveva scelto diversamente, e lui non poteva farci niente. E questa sensazione di impotenza lo devastava.

Lo Knight Bus si arrestò violentemente e Remus, avvolto nei suoi pensieri, si ritrovò catapultato verso la sedia di fronte, finendo in braccio ad una corpulenta vecchia strega.

"Diagon Alley! Prossima fermata Knockturn Alley!" risuonò la voce di Stan Shunpike all'interno dell'autobus.

Remus si rimise in piedi, arrossendo e scusandosi con la strega che lo guardava con aria minacciosa. Prese la sua valigia consunta dalla rete sospesa sulla sua testa e, percorso il corridoio che lo divideva dall'uscita, salutò con un cenno del capo Stan e scese le scalette del mezzo.

Appena mise piede sul marciapiede dell'affollata strada principale di Diagon Alley lo Knight Bus sparì dietro le sue spalle.

Remus si guardò intorno, nel Sole del primo pomeriggio che si rifletteva sulle vetrine dei tanti negozi del quartiere magico. Prese un profondo respiro e si incamminò per la strada principale.

"Vediamo" disse tra se e se estraendo un piccolo pezzo di carta dalla giacca "Numero 93...non dovrebbe essere lontano"

Voltò un angolo e scese giù per una strada ripida, voltò e girò ancora, percorse un vialetto ombroso ed oscurato dalle case intorno, e finalmente si trovò sul numero 93 di Diagon Alley. Davanti a lui scintillavano due vetrine contenti tutti i tipi di giochi, scherzi e trucchi che una mente magica potesse immaginare. Sopra le vetrine, a caratteri squillanti e colorati giganteggiava la scritta "Weasleys' Wizard Wheezes". Remus sorrise e si avvicinò alla porta del negozio, ancora con la sua valigia a braccio. Spinse lentamente la porta e si ritrovò all'interno del negozio di scherzi. Immediatamente fu abbagliato dall'enorme quantità di materiale presente nel piccolo spazio, ed ancora di più dalla grande quantità di ragazzini ed adolescenti che affollavano la saletta, tra schiamazzi di scherzi fatti esplodere per prova, vociare generale e risate continue. In mezzo a tante teste Remus scorse le due chiome rosso fiamma dei gemelli Weasley. Uno dei due era alla cassa, battendo freneticamente sul registratore mentre una fila lunga gli si formava davanti, tutti i clienti pieni di mercanzia. L'altro stava mostrando ad alcune giovani streghette un modello rosa shocking di Cappello dell'Invisibilità. Entrambi indossavano le loro giacche verdi di pelle di drago, ed apparivano esausti ma anche molto soddisfatti.

"Lupin!" urlò con gioia uno dei gemelli lasciando le streghette a scegliere il loro cappello preferito "Ti aspettavamo! George è lì alla cassa, vieni, e scusa per la confusione...come vedi gli affari vanno benone!"

"L'ho notato" commentò Remus sorridendo e stringendo la mano di Fred. Il ragazzo dai capelli rossi si avvicinò al bancone della cassa, bisbigliò qualcosa nell'orecchio del fratello, e poi iniziò a strillare a voce chiara per farsi sentire bene da tutti "Gente, si chiude prima oggi! Pausa tè! Tornate tutti alle sei e saremo lieti di aiutarvi" ci fu un mormorio di disappunto nel negozio "George, finisci di fare il conto alla signora e poi chiudi la cassa" aggiunse Fred a bassa voce, ed il gemello annuì.

In breve tempo il negozio si svuotò, e Remus rimase sbalordito. Quel posto era incredibilmente piccolo, non riusciva a credere che tutta quella gente fosse riuscita ad entrare lì dentro.

"Sentite un po', ragazzi..." iniziò il mago aggrottando le sopracciglia "...non è che voi due avete fatto un incantesimo di Allargamento su questo posto...incantesimo che, per inciso, è illegale secondo le leggi del Ministero dei Beni Edili nei luoghi Magici..."

"Professore!!" rispose George portandosi una mano al cuore, indietreggiando di un passo e con un'espressione costernata sul volto.

"Tu ci offendi" aggiunse Fred con una nota di falso disappunto nella voce.

"Si certo..." annuì divertito Lupin.

"Adesso basta con queste sciocchezze" si affrettò a cambiare discorso Fred "Ora si parla di affari. Su, andiamo nell’ufficio nel retro, prenderemo una tazza di tè" e dicendo questo i due gemelli condussero Remus in uno stanzino dietro il bancone, dove su una scrivania erano poggiati molti fogli, ed accanto a tre sedie vi era un trespolo con due gufi addormentati. George fece accomodare Remus e mise sulla scrivania tre tazze ed una teiera fumante. Mentre Remus si serviva, George si sedette accanto a lui di fronte alla scrivania, mentre Fred prese posto dietro al tavolo. Il ragazzo si fece un po' di spazio tra i fogli e poi disse con aria seria "Bene! É ora di parlare di cosa importanti" il giovane mago frugò in un cassetto della scrivania, e ne tirò fuori un paio di occhiali dalle grosse lenti tonde. Li inforcò, e poi scomparve per alcuni secondi sotto la scrivania, cercando dei documenti.

"Da quando porta gli occhiali?" chiese Remus inclinandosi verso George e bisbigliando.

"Non gli servono davvero" rispose George a bassa voce, e levando gli occhi al cielo in segno di noia "Dice che però incutono rispetto, quando si parla di affari"

"Oh..." sorrise Lupin.

"Allora" disse deciso Fred emergendo da sotto il tavolo "Remus, le cose stanno così" cominciò guardandolo severo attraverso gli occhiali "il negozio sta andando benissimo, ciò che abbiamo speso per aprirlo è rientrato con gli interessi. Ed è proprio per questo che abbiamo preso la decisione di assumere qualcuno. Io e George andiamo alla grande, ma non possiamo occuparci del negozio, dell'amministrazione, della contabilità e di tutte quelle altre cose noiose da soli..."

Remus sorrise. Fred aveva riassunto la sua aria da ragazzino mascalzone.

"Ci hai chiesto aiuto, e noi te lo daremo più che volentieri. A te serve un lavoro, che non ti obblighi a restare a Londra. E noi possiamo offrirtelo. Mentre io e mio fratello ci occupiamo del negozio direttamente, tu potrai aiutarci con l'amministrazione. Tenere ben aggiornati i registri, la contabilità, e tutto il resto. E potrai farlo da dove ti pare, grazie al nostro servizio di posta interno" Fred mandò un'occhiata soddisfatta ai due gufi sonnecchianti "Lo so che tu sei una persona molto intelligente e questo lavoro non è il massimo per te, ma certo non pretendiamo di tenerti con noi per sempre. Non lavori da mesi, e quest'offerta temporanea potrebbe farti comodo. La paga non è altissima ma potrebbe aumentare man mano che gli affari andranno meglio"

"Si avvicina la scuola" si intromise George con un sospiro "Quindi è probabile che le vendite subiranno una caduta...ma prevediamo una forte impennata nel periodo immediatamente precedente al ritorno a Hogwarts, specialmente di caramelle per saltare le lezioni...per non parlare delle feste di Natale! É un periodo d'oro"

Fred annuì e continuò "E comunque...ti offriamo la possibilità di startene da solo per un po'" la voce del ragazzo si fece più calda e pacata "Ed è questo che vuoi, no? Dovrai pur vivere, quindi i soldi ti servono...ma almeno avrai tempo per..."

Remus era stato in silenzio per tutto il tempo, e finalmente prese a parlare con un sorriso amaro sulle labbra "Grazie ragazzi. Non saprò mai ringraziarvi abbastanza"

"Allora siamo d'accordo?" chiese Fred avanzando la mano aperta oltre il tavolo.

"Certo" annuì dolcemente Remus stringendo la mano e sorridendo ai buffi occhiali del ragazzino.

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