La Soglia
capitolo IX
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CAPITOLO IX - SPERANZA
La carrozza saltellava lentamente su e giù, rendendo impossibile il viaggio a Remus. La sua testa pesava come mai aveva fatto prima di allora. Il dolore, la malinconia, non erano sensazioni nuove nella sua vita. Aveva conosciuto la gioia e l'amore per troppo poco tempo, e mai pienamente, perché su di lui sempre gravava quel peso sovrumano della maledizione.
Eppure, durante questa nottata serena di fine estate, nella frescura portata dal buio, nel silenzio del viale che stava percorrendo, sentiva una sentimento mai provato prima, e per la prima volta nella sua vita provò cosa fosse la speranza. E si accorse che dopotutto non è una sensazione tanto bella come viene descritta. Anzi, era forse più lacerante del dolore, più penetrante della malinconia. Era uno stato nebuloso, un grigio sfumato, uno stadio di mezzo che non voleva dire nulla...perché da una parte c'era un sogno infantile, che la sua solita razionalità rimandava indietro da dove era venuto. E dall'altra, c'era la stessa razionalità, che gli diceva che anche solo pensare a ciò che tormentava la sua testa da ore era la cosa più stupida di questo mondo. Per la prima volta nella sua vita, sentiva che il suo buon senso lo stava abbandonando, e che non avrebbe retto ancora per molto. Era pronto ad esplodere.
"Non la sopporto più, questa stupida carrozza..." pensò, portandosi una mano alla testa dolorante, e mandando uno sguardo fuori dal finestrino. Davanti a lui, l'orrida ombra del terribile cavallo alato che lo trainava verso l'ultimo posto che avrebbe voluto rivedere.
La Luna era calante, le stelle gli illuminavano il viso. Provò nuovamente quello strano calore sulle guance e sulla fronte, quello stesso calore che provava ogni volta che la luce della stella più luminosa del firmamento gli carezzava i lineamenti stanchi. Sorrise.
Davanti a lui già si ergeva, spettrale eppur così familiare, il castello di Hogwarts. Tra non molto vi sarebbe rientrato, per la prima volta da quando Sirius non c'era più.
Non sapeva ancora come avrebbe reagito. Vedere quei corridoi dove insieme trascorrevano delle ore, riscoprire quell'atmosfera che mai più sarebbe stata la stessa.
Ma doveva farlo. Era ben deciso, e lo faceva per una buona causa. Harry era tutto ciò di veramente caro che gli rimaneva, e le cose sarebbero potute diventare davvero pericolose per lui.
Chissà, forse il ragazzino non aveva neanche sfogliato il nuovo numero del Quibbler. Ma non si dovevano correre rischi, e parlare con Dumbledore era l'ultima cosa rimasta da fare.
La mattina stessa della sua scoperta Remus aveva scritto al Preside, che aveva risposto al suo appello immediatamente, ma con grande sorpresa di Remus, la sua lettera non sembrava affatto allarmata o preoccupata. Anzi, Dumbledore gli aveva scritto, con il suo solito fare cortese, di restare calmo e di recarsi a Hogwarts per una chiacchierata. Ormai Lupin non faceva neanche più caso alle stranezze del vecchio mago.
La carrozza si fermò d'improvviso. Remus guardò fuori, e si accorse di non essere ancora arrivato al castello. Nell'oscurità distinse l'ombra della vecchia capanna di Hagrid.
E poi, senza alcun avvertimento, la porta della carrozza si aprì fortemente, facendo sobbalzare il passeggero. L'alta ed imponente figura del Guardiano di Hogwarts si stagliò di fronte a Remus, che sorrise rassicurato.
"Ciao Professore!!" urlò il mezzogigante aiutando Lupin a scendere dalla carrozza, a lanciandogli un pesante braccio attorno al collo.
"Salve Hagrid" rispose timidamente Remus "Perché...non sono arrivato al castello direttamente?"
"Oh niente, Dumbledore è occupato ora, mi ha incaricato di prendermi cura di te per una mezz'ora. E sa che mi ci fa piacere a rivederti!" disse giocondo Hagrid. Con un cenno del capo ed un movimento della mano mandò via il cavallo, e fece strada a Remus nella piccola casa di pietra.
"Vieni, vieni dentro" disse l'uomo aprendo la porta. Una volta dentro, si aiutò con il fuoco del camino acceso per accendere delle candele ed illuminare la stanza disordinata, ma accogliente.
Remus si tolse il mantello e lo poggiò su di una sedia, mentre il mastodontico Fang lo salutava gioioso sbavandogli sulle scarpe consunte.
"Siediti pure, ti faccio un tè, l'acqua è già sul fuoco" disse Hagrid indicando un bollitore appeso al caminetto. In breve a Remus fu servito un tè nerissimo e profumato, in una tazza di porcellana sbeccata. Hagrid si sedette davanti a lui, e lo guardò a lungo con i simpatici occhi neri.
Sembrava impaziente, forse un po' a disagio. Fece un commento sulla bella serata, per poi ricadere nel silenzio.
Remus sorrise divertito. Prese un sorso di tè, guardò il gigante dolcemente.
"Avanti" disse alfine rompendo l'imbarazzo "Su, dai, chiedimelo. Lo dico io per te? 'Come stai, Remus?'...è questo che volevi dire?"
Hagrid arrossì ed esitò per un momento "Be' ecco...be' si...sai non ti ho più rivisto da quando..."
"Male, Hagrid" lo interruppe Remus "Sei la prima persona a cui lo ammetto apertamente. Sei la prima persona a cui lo dico chiaramente...male, Hagrid, sto male. E non per tutto quello che è successo..." prese un altro lungo sorso di tè "...quello ormai fa parte di me. Non si può sfuggire. Ma...tutta questa faccenda...è troppo. Sirius se ne è andato, questa è la verità. Se ne è andato, per sempre. Perché alimentare la mia speranza con sciocchezze del genere...mi faccio solo del male così. É troppo da sopportare..." abbassò lo sguardo
Hagrid poggiò un'enorme mano sulla spalla del mago, e gli sorrise con compassione "Ma forse non sono solo sciocchezze. Io--" esitò "--io non sono intelligente, non sarò un tipo svelto, certo con la mia goffaggine riesco a malapena a confortare le persone. Ma so cosa vuol dire perdere qualcuno che si ama. E so anche un'altra cosa. Lascia stare il Quibbler e tutto ciò che scrive, lascia stare tutte le speranze che ti danno il tormento...perché anche se quelle risultassero vane, Sirius vivrà sempre, nella memoria di tutti noi" il gigante fece un ampio sorriso sotto la folta barba nera. Remus continuava a tenere la testa bassa.
"Adesso andiamo, Dumbledore ti starà aspettando" Hagrid riprese la parola dopo un attimo di silenzio "Ti accompagno fino al castello"
Camminarono insieme, sotto le stelle, fino al grande portone di legno del castello, che era semiaperto. Da dentro traspariva la luce delle tante candele dell'ingresso. Hagrid salutò Remus con un abbraccio affettuoso, per poi lasciare il mago entrare nella scuola.
All'interno, tutto era silenzioso. Non c'era neanche un fantasma a volteggiare nell'aria, ferma ed avvolgente come sempre, nei luoghi della sua infanzia.
Remus fece alcuni passi avanti, verso la grande scala di marmo, guardandosi attorno. La luce rossa delle candele quasi lo accecava, dopo la penombra della capanna di Hagrid e la notte buia dell'esterno.
Si girò, cercando un qualche cenno di vita, dando le spalle alle scale. Poi, d'improvviso, una voce lo richiamò.
Si girò di scatto e vide il Preside Dumbledore che lentamente scendeva le scale. Quando Dumbledore entrava in una stanza, c'era sempre un calore indescrivibile che lo circondava. Remus gli sorrise.
"Benvenuto, Professor Lupin" disse il vecchio mago giovialmente "Vieni, vieni pure Remus. Su, andiamo nel mio ufficio, parleremo più tranquillamente"
Remus acconsentì tacitamente, e seguì il Preside sulle scale, e poi verso la porta sovrastata dalla statua del Gargoyle. Quindi su, per la scala a chiocciola, ed infine nell'ufficio di Dumbledore, dove Fawkes era appisolata sul suo trespolo, le penne oro e porpora che iniziavano a cadere, e dove i ritratti dei Presidi di Hogwarts si destarono all'entrata del visitatore.
Remus continuava a guardarsi intorno, tra tutti gli alambicchi e gli strani aggeggi, e ad un cenno del capo di Dumbledore, si sedette di fronte alla scrivania.
Da uno dei quadri più bassi, un mago dall'aspetto poco rassicurante, con il mento a punta e gli occhi taglienti, rimase a bocca aperta nel vedere Remus.
Una voce serpentina risuonò dalle sue labbra sottili "Ah, il vecchio lupo mannaro! Ti ho visto più volte, a Casa Black, sempre insieme col mio povero nipo--"
"Phineas, per favore, taci" disse Dumbledore con calma, prendendo posto dietro il tavolo. Il quadro ammutolì di scatto.
"Gradisci del tè, Remus?" chiese Dumbledore cordiale.
"No, grazie. L'ho già preso da Hagrid" rispose il mago con noncuranza "Preside, come lei sa c'è una questione molto importante su cui discutere..." iniziò Remus senza mezzi termini, cercando nella tasca interna del mantello la copia del Quibbler. Fu sorpreso nel vedere che Dumbledore, di fronte alla sua evidente agitazione, rideva lievemente. Senza mai sembrare scortese, ma con un gentile tono di divertimento.
"Cosa...?"
"Remus, non agitarti. Sta calmo. So tutto del Quibbler. Sono io che ho fatto pubblicare quell'articolo" rispose il Preside con un sorriso sereno.
La bocca di Lupin si spalancò. Rimase in silenzio, gli occhi ambra pieni di meraviglia. Poi riprese controllo di se, e farfugliò un "Cosa?!" poco convinto.
"Il buon Lovegood è un caro amico di vecchia data. Dopo il resoconto di sua figlia, non voleva pubblicare nessun articolo sul Dipartimento dei Misteri, ne tantomeno sulla Camera della Morte. Il ragazzo ha un solo difetto--non crede mai alle cose vere" Dumbledore ridacchiò "Ma poi, quando glielo ho chiesto per piacere, non ha potuto tirarsi indietro"
"Ma..." Remus iniziò incredulo "...perché?"
"É molto semplice, caro Remus. Harry ha bisogno di risposte. Risposte a domande che sono troppo grandi per te, per tutti i fantasmi di Hogwarts, perfino per me. Risposte che può trovare in un solo luogo, e che può udire dalla bocca di una sola persona. Ed io...ho cercato di indirizzarlo sulla via giusta, se così si può dire..."
"Ma, è pericoloso, non pensa a cosa..." Remus cercò di mettere insieme una frase sensata, con gli occhi sempre più sbarrati per lo stupore. Ma Dumbledore lo fermò.
"Pensi che l'Ordine della Fenice sia rimasto inattivo dopo la tua dipartita da Grimmauld Place?" chiese il vecchio mago quietamente "Harry è tenuto sotto controllo ogni giorno. Se il ragazzo decidesse di tornare al Dipartimento, e conoscendolo sono sicuro che lo farà...ci sarà sempre qualcuno a vegliare su di lui"
"Proprio come l'ultima volta..." disse amaramente Remus abbassando lo sguardo.
"Voldemort è avventato, forse, ma non è certo uno stupido, Remus. É già stato sconfitto una volta in quel luogo, e se deciderà di seguire Harry di nuovo, non lo farà certo personalmente. Manderà uno dei suoi uomini, e per quelli basta una coppia di buoni Auror..."
Remus emise un suono a metà tra un sospiro ed una risata sarcastica "Be', allora se è tutto sotto controllo, almeno come dite voi..."
"Remus" disse solenne Dumbledore, smorzando le parole in bocca al lupo mannaro "Dimmi la verità. Perché sei venuto qui stasera? Remus...io posso vedertelo dentro. So bene a cosa pensi. Ed anche tu lo sai, anche se non vuoi ammetterlo. Di cosa hai davvero paura?"
"Non capisco..." balbettò Lupin.
"Io invece credo che tu capisca. Si, sicuramente ti sta a cuore la salute di Harry, così come a tutti noi. Ma cosa ti fa davvero più paura, Remus...la possibilità che Harry trovi il pericolo nel Dipartimento dei Misteri...oppure..."
Remus trattenne il fiato.
"....oppure ti fa più paura quel che tu potresti trovare nella Camera della Morte? Ti fa più paura sapere che forse, lì dentro, potresti trovare la prova inconfutabile che Sirius non tornerà mai più..."
Remus lo guardò risoluto "Sirius era un grande amico. Ed ho sofferto molto...ma tutto passa. Ora ciò che conta è Harry" il mago si sorprese, perché una voce lontana, dentro la sua testa, gli stava gridando che tutte quelle cose erano solo bugie...
"Mi spiace Remus, ma non sei proprio bravo a mentire" rispose sorridendo amaramente Dumbledore "Sirius era molto di più di un amico...sono troppo vecchio per non accorgermi di queste cose"
Remus fissò il tavolo imbarazzato.
"Lo si vede nei tuoi occhi, che stai soffrendo. E fa male tenere tutto dentro, Remus. Fa male" il Preside fissò il mago per un lungo tempo "Sai, forse mi sbagliavo. Non è solo Harry quello bisognoso di risposte. Anzi, forse tu ne hai molto più bisogno di lui..."
Remus rise "Io non ho bisogno di risposte. No...perché so, io so...tutto ciò di cui ho bisogno è dimenticare. Passare avanti. Non pensarci più, far uscire da dentro me questa insopportabile sensazione di attesa...attesa per un qualcosa che non avverrà mai..."
"É proprio questo ciò di cui parlavo" rispose Dumbledore "Harry ha lasciato la casa dei suoi zii questa mattina. Ora è dai Weasley..."
Remus si allertò immediatamente.
"...e sono convinto che entro stasera sarà già arrivato a Londra. Accetta un consiglio di un vecchio amico...non perdere l'occasione per trovare le tue risposte" il mago fece un leggerissimo cenno col capo indicando la porta.
Remus esitò per un momento. Poi sorrise, fece per alzarsi, ed in un sussurrò, in un bisbiglio sommesso, amaro ed allo stesso tempo pieno di una nuova luce, disse semplicemente "Grazie"
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