La Soglia
capitolo V
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CAPITOLO V - VECCHI AMICI E NUOVE PARTENZE
Remus entrò nella cucina nel sotterraneo di Grimmauld Place sbadigliando apertamente, strofinandosi il volto e con gli occhi ancora pieni di sonno. Salutò con un cenno del capo i presenti e si andò a sedere su una delle sedie che contornavano il grande tavolo di legno. Sirius era seduto a capotavola, le spalle rivolte al caminetto acceso, un ampio sorriso sulle labbra all'entrata di Lupin.
"Remus, ma quando sei tornato?" chiese Tonks esultante, avvicinandosi al lupo mannaro.
"Ieri notte" rispose lentamente Remus "Mi sono fiondato a letto. Ero esausto" aggiunse ancora sbadigliando.
"Questo ti rimetterà su!" esclamò squillante Molly Weasley porgendo a Remus una tazza di caffè fumante.
"Strano" riprese Tonks "La mia camera è vicina alla tua, e non ho sentito alcun rumore! Eppure sono stata sveglia fino a molto tardi"
"Non te ne sarai accorta" disse distrattamente Remus portandosi alle labbra la sua tazza, ed iniziando a sorseggiare la bevanda bollente.
"Però..." continuò Tonks "...ho sentito parecchi rumori venire dalla stanza di Sirius"
A quelle parole a Remus andò di traverso un sorso di caffè. Il mago tossì arrossendo mentre il sorriso sul volto di Sirius diventava quasi un ghigno.
"Un rumore cigolante, come di una porta che si apriva...o di un letto traballante, non so" riprese la giovane strega mandando un'occhiata confusa a Remus.
"F-forse..." rispose il mago "...f-forse c'è un altro Boggart nascosto da qualche parte" concluse forzando un ampio sorriso e visibilmente imbarazzato. Lupin poteva sentire lo sguardo divertito di Sirius diritto sul suo volto. Si portò nuovamente la tazza alle labbra, fingendo noncuranza.
"Comunque" intervenne Moody, che era seduto di fronte a Lupin "Come è andato il viaggio? É stato duro, ieri sera?"
"Oh si, almeno due volte" intervenne Sirius con tono canzoniero. A Remus andò di traverso il secondo sorso di caffè, e questa volta gli servirono due possenti pacche sulla schiena da parte di Kingsley per rimettersi e riprendere fiato.
"...almeno due volte, Remus mi ha scritto di quanto sarebbe stato duro il viaggio di ritorno" aggiunse Sirius accennando un occhiolino divertito a Lupin, che gli rispose con un'occhiata gelida.
Ci fu un attimo di silenzio, e poi Moody riprese a parlare "Be'...è ora che noi andiamo, Tonks, Kingsley, Molly! Affrettiamoci, o perderemo quella stupida metropolitana...Remus, cerca di riposarti, oggi non avremo bisogno di te" e detto ciò si alzò, immediatamente seguito dai due Auror. Molly Weasley si tolse il grembiule, prese la bacchetta e lanciò un incantesimo sui piatti e sulle tazze sporche, che presero a lavarsi da sole. Quindi seguì gli altri tre membri dell'Ordine, che uscendo salutarono Sirius e Remus. I due si ritrovarono improvvisamente soli nella grande cucina.
"Sei un idiota" disse Remus ancora rosso per l'imbarazzo, quando fu certo che tutti gli altri erano ormai lontani "E non sei affatto spiritoso"
Sirius prese a ridere apertamente, si alzò e si avvicinò alla sedia del compagno "Andiamo Moony" disse dolcemente poggiandogli le mani sulle spalle "Stavo solo scherzando. Non prendermi sul serio"
"Va bene" rispose Remus sorridendo a sua volta "Però niente più sciocchezze e doppi sensi, d'accordo? Già abbiamo abbastanza problemi senza che gli altri sappiano di..."
"Ma quale sarebbe il problema?" chiese Sirius avvicinando la sua bocca all'orecchio di Lupin "Pensi davvero che agli altri importerebbe qualcosa di noi due?" disse bisbigliando sommessamente.
"Probabilmente no" rispose Remus girando il capo ed incontrando lo sguardo nero di Sirius "Ma aspettiamo che tutto sia finito..." sussurrò "...poi...poi avremo tutto il tempo di essere felici insieme, senza più nasconderlo a nessuno" concluse, stringendo le mani di Black nelle sue.
Remus stava osservando con sguardo perso la sua ciotola di porridge. Senza neanche accorgersene si ritrovò a sorridere. Il pensiero di quella mattina, di quella colazione in cui Sirius lo aveva punzecchiato tutto il tempo lo divertiva immensamente. Ripensandoci, si accorse di come era stato sciocco, di come era stato inutile la segretezza del loro rapporto. Ora avrebbe gridato al mondo intero i suoi sentimenti, con tutta la forza che possedeva nei polmoni, se solo ciò fosse servito a rivedere il sorriso di Sirius anche una sola volta ancora. Come aveva potuto tentare di reprimere ciò che sentiva per Sirius anche per un momento solo? Se solo avesse saputo che ancora pochi mesi separavano quei giorni felici dal periodo più orrendo della sua vita...una seconda separazione dalla persona che più amava al mondo, e questa volta una separazione a cui non c'era scampo. Era stato uno sciocco, si ripeté, ancora assorto nella contemplazione della sua colazione.
"Be'!" una voce chiara e forte proveniente da sopra le sue spalle lo fece tornare alla realtà "Il mio porridge è così simpatico che ti fa venire da ridere?" chiese la voce di donna, con tono scherzoso.
Remus alzò lo sguardo dal tavolo ed arrossì, vedendo la figura slanciata della locandiera che lo fissava con il sorriso sulle labbra rosse e sensuali. Doveva sembrare così sciocco, da solo seduto a fissare una tazza di porridge.
"Ciao Rosmerta" disse il mago amichevolmente.
"Allora! Va bene che sei professore adesso, ma siamo diventati così distanti?" chiese la donna divertita, con una punta di stupore negli occhi scuri e luminosi "Rosmerta! Andiamo Remus!"
"Preferisci ancora Rosy?" chiese Remus sorridendo a sua volta.
"Se si tratta di vecchi amici, si" rispose Madama Rosmerta, e nel dire ciò si tolse il grembiule che le copriva il vestitino con minigonna e le lunghe gambe, e sorridendo ampiamente si sedette di fronte a Remus. Mandò un urlo ad uno dei suoi camerieri dicendogli di occuparsi dei clienti per un po', quindi si voltò nuovamente verso Remus e gli sorrise. Era ancora così bella, dopo tanto tempo. Remus ricordava ogni dettaglio, ogni piega dei suoi lunghi capelli ondulati al vento dei giardini di Hogwarts, il suo profumo, quando lui, insieme a James e Sirius e Peter la guardavano passare.
"Mio Dio, erano secoli che non ci vedevamo. Non ti sei fatto vedere a I Tre Manici di Scopa per troppo tempo, Remus..." disse la donna fissando a lungo il mago "E guardati!" iniziò squadrandolo sempre più a fondo "Sei cambiato, eppure...eppure..." Madama Rosmerta cercò di penetrare con le sue pupille nella parte più recondita dell'animo di Lupin "...Non me la dai a bere...anche se ora fai tutto il serio, c'è ancora in te quel ragazzino che si impiastricciava le mani di cioccolata e veniva sgridato da Madama Pince, disperata per la pulizia dei suoi adorati volumi! Lo vedo nei tuoi occhi..." la strega portò una mano sulla fronte di Lupin e scansò i capelli ingrigiti che cadevano davanti alle pupille d'ambra del mago, oscurandole.
Remus rise arrossendo "E tu sei ancora splendida, Rosy. Non sei cambiata per niente. Sei sempre la strega più affascinate della classe del '72!"
"Oh santo cielo" rispose la donna con una risata malinconica "Il '72...non dirlo in giro, dico di avere almeno cinque anni di meno" aggiunse facendo l’occhiolino a Remus.
"Non ne hai certo bisogno"
"Be' si fa quel che si può..." rispose la donna con simulata aria civettuola "...due mariti uno peggio dell'altro e devo ancora stare attenta che le mani dei clienti stiano a posto"
Entrambi risero di cuore. Remus si domandò per quanto ancora sarebbero andati avanti questi preamboli nostalgici...ci fu un lungo momento di silenzio. Le ultime risate scivolarono via, aprendo la strada a discorsi più penosi.
"E..tu...come stai?" chiese infine la locandiera con voce sommessa ed uno sguardo pieno di dolcezza verso Lupin.
"Ci siamo" si disse Remus "Ho sentito questa domanda tante di quelle volte nelle ultime settimane..." tirò un sospiro e piano mormorò "Bene" guardando con la stessa dolcezza la strega.
"Sai ho..." iniziò Rosmerta "...ho letto tutto sul Daily Prophet, si insomma...tutto quello che è successo, con il Ministero ed il Dipartimento dei Misteri e...Remus mi...mi dispiace" nel dire ciò avanzò le braccia verso l'altro capo del tavolo, e strinse carezzandola delicatamente e con affetto la mano del mago.
"E perché mai?" chiese Remus in tono di sfida "Dopotutto...sono morti solo Mangiamorte" non poteva credere alle sue stesse parole. Harry aveva ragione. La cosa più terribile era dover ancora recitare, dover ancora far credere a tutti sentimenti che erano lontani anni luce da ciò che davvero egli provava...lo aveva dovuto fare quando Sirius era ancora accanto a lui, dissimulando il loro vero rapporto, per sua scelta. Ed ora invece doveva farlo per dovere, ed era se possibile anche più gravoso per lui.
"Lo so" rispose la donna sospirando anch'ella, con tono di rassegnazione "Ma, so anche che un'amicizia così profonda e così duratura non può essere cancellata neanche dalla peggiore delle magie nere...Sirius e James erano un'accoppiata vincente, ma era da te che lui veniva quando aveva dei problemi seri. Tu eri colui per il quale lui avrebbe affrontato da solo tutti i Serpeverde messi insieme"
Ci fu un secondo attimo di silenzio. Remus cercò di non guardare la strega negli occhi, concentrandosi su un punto non meglio identificato del pavimento.
"É incredibile" sussurrò d'improvviso Madama Rosmerta "Mi sembra ieri che lui faceva sanguinare il naso di quel Malfoy perché aveva preso in giro te o Peter. Sono passati tanti anni, ed ancora non riesco a capire come...pensa che ci sono anche uscita, un paio di volte" la donna sorrise tristemente.
"Tu e tutte le ragazze del nostro anno" rispose Remus ironico.
"Già" disse ridendo la strega "Tranne...tranne Lily. Se c'era una persona che odiava più di James Potter quello era Sirius Black. Del vostro allegro gruppetto gli piacevi solo tu. Ma poi tutto è cambiato...e chissà...forse sarebbe stato meglio che avessero continuato ad odiarsi..."la donna sollevò di nuovo lo sguardo su Remus, e vide i suoi occhi ambrati scintillare "Scusa Remus" si affrettò a dire "Non--non parliamo di queste cose. Piuttosto, dimmi di te! Cosa ci fai ad Hogsmeade?"
Remus le mandò un sorriso di ringraziamento. Non sapeva quanto ancora avrebbe retto a quelle parole, ai ricordi dei tempi della scuola, senza che il suo cuore non impazzisse di rabbia e di dolore. Avrebbe voluto urlare a squarciagola l'innocenza di Sirius, e sentì in lui quella stessa energia distruttiva che provava ogni volta che sognava di Bellatrix Lestrange. Ma si limitò a cacciare dalla sua testa quei pensieri, con grande sforzo.
"Sono arrivato a Hogsmeade questa mattina" rispose il mago prendendo controllo di se "Vengo da Londra, mi sono fermato qui per sbrigare delle faccende per conto dei figli di Arthur Weasley. Prendo il treno fra poco e torno su, alla vecchia casa dei miei genitori. Andrò a stare lì, anche se non ho idea di come sia ridotta la casa, non ci vado da anni" accennò un sorriso smorzato, e poi controllò la grande pendola che era sulla parete principale della locanda "Sarà meglio che vada" fece per alzarsi, prendendo il suo mantello dallo schienale della sedia.
Rosmerta si alzò, e gli pose una mano con amicizia "Ti rivedremo a Hogsmeade?" chiese speranzosa.
"Spero di si" rispose Remus sorridente, stringendo la mano della strega "Dimmi, quanto ti devo?" aggiunse, frugando le tasche del mantello.
"Oh non dire sciocchezze!" sentenziò decisa la donna, bloccando l'operazione del mago "Offre la casa"
"Grazie" sussurrò Remus "Addio, Rosy"
"A presto, Remus" rispose Rosmerta, mentre la dismessa figura grigia del mago usciva dalla porta de I Tre Manici di Scopa, nel Sole delle affollate strade della cittadina, la valigia consunta in una mano, il mantello piegato poggiato al braccio.
Remus si guardò intorno per la strada del paese, cercando dove andare. Si diresse con passo deciso nella direzione che l'insegna indicava come "via per la Stazione Ferroviaria".
Giunse infine all'edificio da dove partivano i treni dei maghi, si diresse verso il banco dove il controllore timbrava i biglietti e, sorridendo al mago barbuto e dall'aria boriosa che lo fissava da dietro il vetro, si portò la mano nella tasca interna del mantello, da dove estrasse il suo biglietto ed un altro pezzo di carta ingiallito dal tempo.
Porse il biglietto al controllore, e si fermò ad analizzare l'altro foglio che aveva in mano. Era la vecchia foto di Sirius bambino che aveva trovato a Grimmauld Place. Era rimasta nella sua tasca per tutto quel tempo.
Remus si diresse verso la banchina del treno. Sorrise amaramente al bimbo dai lunghi capelli neri della foto, lo carezzo con un dito, lo portò alla bocca e lo sfiorò lentamente con le labbra. Poi pose la fotografia nuovamente nella tasca.
Madama Rosmerta lo aveva riportato indietro con i ricordi, indietro nel tempo, in un tempo che non esisteva più. Sirius, il suo Sirius, apparteneva a quel tempo ormai. Di lui ormai c'era solo il caro, straziante ricordo che riposava in fotografie come quella che Remus teneva vicino al cuore. Il treno che stava per arrivare lo avrebbe portato verso un nuovo domani, verso una nuova vita in cui quel ricordo così lacerante doveva sparire, per proseguire, per riuscire ad andare avanti e non vivere nel passato. Eppure, malgrado la parte più razionale di Remus gli dicesse queste cose, dentro di se il mago sentiva che la cosa più spaventosa era che lui non aveva nessuna intenzione di lasciarsi alle spalle il passato, se questo voleva dire lasciarsi alle spalle Sirius, per sempre...
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