La Soglia

capitolo VI

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CAPITOLO VI - RITORNO A CASA

Sirius era seduto sulla sua poltrona preferita all'interno del salotto settentrionale della grande, oscura casa di Grimmauld Place. Aveva le lunghe gambe distese, con i piedi scalzi poggiati su un tavolino in legno che si trovava proprio davanti alla sedia. Nella camera c'era il silenzio più assoluto. Il mago era assorto nel contemplare la luce del tardo pomeriggio che, trasparendo dalle tende semichiuse, illuminava il volto stanco di Remus Lupin, che gli era seduto di fronte, mentre leggeva con interesse un pesante tomo. Sorrise lentamente, mentre spiava i movimenti dell'altro, che ormai conosceva da così tanti anni. Come i suoi occhi ambra si illuminavano, seguendo le linee scritte delle pagine ingiallite, come la sua mano sfiorava leggermente l'orlo della pagina per voltarla, come il suo volto si concentrava nei passi più difficili del libro. Aveva visto quella scena tante volte, nei dormitori di Hogwarts, lui steso sul suo letto a far niente e Remus a studiare.

Una pendola sulla parete della camera tuonò le cinque. Sirius si mosse sulla poltrona, e voltò il capo in direzione della porta.

"Kreacher!" gridò d'improvviso, facendo sobbalzare Lupin.

"Kreacher, vecchio sgorbio, vieni subito qui!" continuò, imperioso.

Remus scosse la testa, riponendo il libro. Pochi istanti dopo, sulla porta apparve l'esile e curva figura del vecchio elfo domestico. L'essere, squadrando i due maghi con i grandi occhi spenti, si portò al centro del salotto e disse ad alta voce "Il Padrone ha chiamato?" per poi aggiungere, in un sommesso mormorio isterico "Non si strillava mai, quando la Padrona era con Kreacher, nessuno osava strillare, quando la Padrona era con..."

"Smettila" disse Sirius fermo, con disgusto "...smettila di borbottare e portaci il tè"

Kreacher gli lanciò uno sguardo d'odio, poi posò i suoi occhi sui piedi di Black che ancora erano sul tavolino, per farli poi roteare sospettosi verso Remus, che era rimasto seduto a guardare.

"Il Padrone vuole il tè, e Kreacher glielo porta..." disse mordendosi le labbra. A passo lento si allontanò verso la porta, sempre più curvo, sfregandosi freneticamente le mani e continuando a mormorare in un respiro frasi sconnesse "Quando la Padrona era con Kreacher non si serviva il tè a puzzolenti nati a metà...quando la Padrona era con Kreacher, non si mettevano i piedi sui tavoli, oh no...rovinare la casa della Padrona...sporchi mezzosangue...sporchi traditori del Sangue...sporchi..." i suoi bisbigli svanirono man mano che l'elfo scompariva alla vista.

Sirius lo guardò andare via con una smorfia "Brutto sporco maledetto figlio di..."

"Sirius!" intervenne Remus con tono perentorio "Lascialo in pace"

"Io, lasciare in pace lui? Dovrebbe essere il contrario!" si lamentò Black "Se c'è una cosa che odio ancor di più che restare in questa casa a far niente, è di doverci restare con quel coso..." mormorò mestamente.

Remus non disse nulla. Sirius continuò con il suo sfogo "...lo odio, odio tutto di questa casa, odio le tende, odio le stanze, odio i ritratti...soprattutto uno...odio la polvere e le ragnatele e l'oscurità...non so quanto ancora potrò resistere!"

Remus sorrise. Esitò per un momento, poi, sporgendo la testa leggermente in avanti, come per voler bisbigliare qualcosa a Sirius, iniziò a parlare "Sai Sirius...stavo pensando, si insomma, è qualcosa che mi ha fatto venire in mente Molly, mentre parlavamo ieri, nulla di serio, solo una chiacchierata e..."

"Cosa?" lo interruppe secco Sirius.

"Be' ecco..." Remus esitò di nuovo, arrossendo leggermente "...parlavamo di cosa avremmo fatto dopo...si insomma, dopo che tutto sarà finito. Perché finirà, prima o poi, e tutti abbiamo molta fiducia nella riuscita dell'Ordine..."

"Vai al dunque"

"...stavo pensando che, visto che tu detesti questo posto, e per un buon motivo...be' mi chiedevo se forse, dopo che tutto sarà a posto...vedi, l'unica cosa che possiedo è la vecchia casa di famiglia, una piccola casa di campagna su al Nord, non troppo distante da Hogwarts. Non ci vado da anni e non so come sia ridotta, ma forse noi insieme potremmo..."

"Si?" chiese Sirius, un luccichio gli illuminava gli occhi.

"...forse potremmo metterla a posto, ed andare a stare lì, da soli..."

Sirius non cambiò espressione. Rimase muto davanti all'offerta.

Remus si tirò indietro imbarazzato "S-scusa, non volevo, dopotutto ci siamo ritrovati solo da poco, non ti do torto se pensi che vivere insieme sia una cosa stu--"

"Moony!" lo interruppe Sirius, mentre un ampio sorriso gli si formava sulle labbra "É...è l'idea più bella che io abbia mai sentito!"

Remus sospirò con sollievo. Sorrise al suo compagno, e nella sua mente già si profilava un futuro pieno di gioia insieme a Sirius Black.

Remus fece scricchiolare la grande chiave all'interno della vecchia ed arrugginita serratura. La porta di legno si aprì con un sonoro "crack".

Prima di entrare, il mago volse lo sguardo dietro di se. Un viottolo veniva direttamente dalla deserta strada di campagna, arrivando fino al vecchio portico che preannunciava la piccola casetta di legno e pietra, sola e silenziosa. Tutt'intorno di stendevano boschi ed alberi che si perdevano e si confondevano con i margini della Foresta Proibita.

Remus introdusse la testa all'interno della casa, spingendo lentamente la porta. Entrò, posò il suo bagaglio a terra, si guardò intorno. Una camera buia e fredda, su cui si aprivano tre porte laterali e, diviso da un muretto basso interrotto da un apertura, il salotto ombroso, che pareva dorato nella luce del crepuscolo che traspariva dalle tende polverose ed i vetri appannati. Lupin sospirò.

Era tutto come lo aveva lasciato, quel giorno di tanti anni prima. Quando sua madre se ne era andata, un anno dopo la cattura di Sirius. Quel giorno aveva promesso a se stesso di non tornarci mai più. Troppi ricordi serbava quella casa, troppi ricordi che tornando alla mente non lo facevano respirare. Ed ora a quei ricordi si aggiungeva la speranza di un futuro sognato, ma che ormai era ben lontano dal potersi avverare.

Per un momento immaginò di vedere la casa così come lui e Sirius l'avrebbero resa. Calda ed accogliente, piena di un amore che era rimasto nascosto per troppo tempo.

Poi bruscamente la mente gli ripropose, come in un orrendo e brutale film, gli avvenimenti del Dipartimento dei Misteri. Scosse la testa. Mandò un secondo sguardo all'interno della casa, e questa aveva ripreso le sembianze squallide di un luogo da anni abbandonato.

Il mago si tolse il mantello, posò la valigia su una cassapanca tarlata vicino alla porta, quindi a passo pesante si avviò verso il salotto. Era troppo stanco, sia fisicamente che moralmente, per fare qualsiasi cosa. Si lasciò cadere su una poltrona, alzando una grande nube di polvere. Sentiva rabbia arrivare dal profondo del suo cuore.

Non era possibile. Dovunque andasse, lui lo seguiva. Non poteva lasciarlo indietro, non ci sarebbe mai riuscito. Qualunque posto avrebbe avuto un particolare che gli faceva tornare alla mente lui. Ormai si sentiva braccato. Un lupo braccato da cacciatori che facevano di tutto per portarlo indietro, per non fargli dimenticare.

Nei giorni precedenti, aveva visto a quella casa come a un rifugio. Una tana dove finalmente il lupo avrebbe potuto riposare, dimenticare, andare avanti. Ma si rese conto che non era così, che mai avrebbe trovato un posto del genere. Doveva solo rassegnarsi, e sperare che il tempo guarisse le ferite. Ma certe ferite inflitte da certi cacciatori erano difficilmente curabili, per quanto il lupo provasse e riprovasse con ogni mezzo a sua disposizione a rimarginarle.

E così passarono i giorni. Lo sconforto e la rabbia ben presto si mitigarono, diventando malinconia e rassegnazione ad un'impotenza irritante. Per quanto gli era possibile, Remus cercava di trovare qualsiasi cosa che potesse distrarlo dai suoi pensieri.

I primi giorni si fece in quattro per rendere vivibile la sua vecchia casa di gioventù. Riuscì a ricordare con precisione ogni incantesimo che Molly gli aveva insegnato per ripulire Casa Black, e si mise all'opera portando a nuovo splendore la piccola abitazione. La cucina, la sua vecchia camera, la camera dei genitori, tutto fu ripulito e risistemato con cura. Alla sera Remus era così stanco e dolorante per lo stremante lavoro che si addormentava senza problemi, e questo gli dava sollievo. Dormiva un sonno profondo e rassicurante, coccolato dall'oscurità di una notte senza sogni. Ma anche questo durò poco.

E quando ormai il lavoro pesante fu finito, i sogni tornarono più orribili di prima ad opprimere le sue ore di riposo.

Iniziò a lavorare per Fred e George, sperando di trovare fatica e spossamento in quel lavoro, sperando di coricarsi alla sera talmente distrutto da poter dormire tranquillo...ma quel lavoro non era abbastanza, non era abbastanza per portargli una notte priva di visioni.

Una sera di metà Agosto si ritrovò seduto al tavolo della minuta cucina, intento a rispondere all'ultima lettera giunta con il servizio postale interno del negozio di scherzi. Una cosa positiva del lavorare con i gemelli Weasley era senza dubbio il fatto che le lettere dei due ragazzi lo facevano sempre sorridere.

"Cari Fred e George...

Iniziò, posando la penna d'aquila intinta nell'inchiostro nero su una pergamena vuota.

"...Sono molto felice che gli affari vadano bene. Come da voi previsto, le vendite sono aumentate in prossimità dell'inizio della scuola, e vi ringrazio per l'aumento del mio stipendio"

Continuava a far scivolare la punta della penna sul foglio, calibrando ogni parola.

"E non ho alcun dubbio che la vendita dei vostri prodotti per saltare le lezioni sia ormai salita alle stelle. So che la richiesta è tanta e che vi piace sperimentare sempre nuovi prodotti. Temo però, che la polvere aromatica prodotta con vermi velenosi essiccati non sia la cosa più adatta per Hogwarts"

Sorrise, continuando a scrivere.

"So quanto gli studenti trovino esilarante vedere le facce dei loro Professori diventare color arcobaleno, ma temo che suddetta polvere non sia completamente legale. Vi sarei grato quindi, se non mi chiedeste più di ordinarne per voi. E vi consiglierei anche di non cercare di procurarvene altra a Knockturn Alley.

Cordialmente vostro, Remus J. Lupin"

Il mago ripose la penna nel calamaio. Rilesse velocemente la nota e ripiegò la pergamena con un sorriso. L'avrebbe affidata ad un gufo l'indomani mattina.

Era molto tardi, e le palpebre di Remus cominciavano a vacillare. Il mago mandò uno sguardo alla porta della sua camera, e d'improvviso la paura e l'ansia si impadronirono nuovamente di lui. Non poteva certo non dormire, eppure avrebbe dato qualsiasi cosa per non andare a letto.

Sospirò e si alzò. Spense la candela che illuminava il tavolo, e a passo incerto si diresse verso la camera. Aprì la porta, si cambiò, ed in breve tempo era già addormentato sul suo morbido cuscino.

Puntuali e temibili, i sogni vennero ancora a disturbarlo. Ancora una volta una scena di morte violenta i cui protagonisti erano lui e Bellatrix Lestrange. Ancora una volta il sangue della donna che grondava dalle sue mani pallide.

Poi, la scena mutò d'improvviso. Remus era ora in una grande stanza dalle pareti di pietra. Dietro di lui si innalzavano alte gradinate, mentre davanti a lui, su un rialzo di pietra, c'era un antico arco, chiuso da un velo nero che sembrava danzare leggiadramente nell'aria. Una voce familiare lo chiamò, e Remus si accorse di non essere solo. Vicino a lui c'era Harry, sorridente.

Il ragazzino alzò il braccio e puntò l'indice in direzione del velo e dell'arco.

"Lui è lì" disse, e la sua voce sembrava venire da chilometri di distanza.

"Lui è lì, è ancora lì" ripeté Harry.

"No" mormorò Remus, ed anche la sua voce era persa nello spazio e nel tempo "No, Harry, lui non c'è più"

"Lui è lì, lì dietro" disse nuovamente Harry, insistendo con il braccio in direzione del velo "Noi lo rivedremo. Tornano sempre, alla fine. Me lo ha detto un'amica. Loro si nascondono, ma sono lì" e distese ancora di più il braccio.

Remus guardò a lungo il velo. Poi il sogno si dissolse piano. Le pareti erano trasparenti ed Harry era diventato solo un'ombra. Tutto era luce e oscurità, e Remus si destò avvolto nelle sue lenzuola, nel buio familiare della camera materna.

Si sentiva confuso, perso, ma con sua grande sorpresa, non era spaventato, non era triste. Anzi, sentiva una sensazione come di speranza, come un alba che sorgeva dentro di se. Pensò ad Harry, e a cosa aveva detto nel sogno. Si convinse che erano tutte sciocchezze, tutti prodotti del suo inconscio che non lo lasciava in pace. Eppure, dentro di se, era più leggero, sollevato...e passò il resto della notte senza più sognare.

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